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Dedicato a Elisa Tomaselli

I fotogrammi di Elisa sono Street allo stato puro. Uno stile duro, affilato sul limite che separa l’aspetto dei protagonisti ritratti dal sentimento che da essi scaturisce. Una sorta di rivelazione…

Eugenio Tursi | 7 Marzo 2021
Dedicato a Elisa Tomaselli

Copyright Elisa Tomaselli. "Dedicato a Elisa Tomaselli".

[ Tratto da Progresso Fotografico # 63 ]

A cura di Eugenio G. Tursi
grazie alla collaborazione di Roberta Pastore di “Street Photography In The World” .

Ripercorrendo l’opera fotografica di Elisa Tomaselli, essa ci appare vasta e al tempo stesso coerente con lo stile maturo dell’autrice. Come se la sua giovane età sia un dettaglio trascurabile per un modo di osservare la realtà, attraverso la fotocamera, ben chiaro e definito. Potremmo dire naturale e intimo al tempo stesso, spontaneo.

Se la Street racconta non solo l’ambiente ove si svolgono le storie, ma soprattutto le persone che le popolano, ebbene i fotogrammi di Elisa sono Street allo stato puro. Uno stile duro, affilato sul limite che separa l’aspetto dei protagonisti ritratti dal sentimento che da essi scaturisce.

Una sorta di rivelazione la quale, secondo la tradizione della Street più realista, è un riflesso dell’animo di chi scatta più che di quello dei soggetti che scorrono davanti all’obiettivo.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Elisa non può raccontarcelo di persona perché è scomparsa giovanissima, pochi mesi orsono, lasciando in chi la conobbe un grande vuoto, ma anche la consapevolezza di avere perduto prematuramente un’artista di rara sensibilità, acutezza e capacità narrativa.

“Il mio incontro con Elisa, come spesso capita nei rapporti personali più solidi, è iniziato con un diverbio…”

L’intervista a Elisa che pubblichiamo è stata realizzata dalla redazione di “Street Photography In The World” con la supervisione di Roberta Pastore, fotografa, fondatrice e amministratrice di questo sito, ma soprattutto amica di Elisa Tomaselli. E’ lei stessa che ce la racconta.

“Il mio incontro con Elisa, come spesso capita nei rapporti personali più solidi, è iniziato con un diverbio nato da un commento di anni orsono, forse nel 2014, riguardo a uno scatto da lei pubblicato sul nostro gruppo. Nel mio commento lo criticavo, e lei non la prese bene.

Nonostante ciò, prevalse lo spirito con cui tre anni prima era nato Street Photography In The World, ovvero creare legami tra i membri della nostra piccola comunità di fotografi amanti della Street.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Lo stile di Elisa, e lei come persona, erano differenti da come in seguito li avremmo conosciuti. Timidissima di carattere, in fotografia ha da subito mostrato interesse per la persona e per l’emozione che da essa può scaturire. E’ però negli ultimi anni che abbiamo potuto apprezzare appieno la sua grande lucidità nel comunicare la propria visione; trovo che Elisa fosse geniale nel riuscire a isolare i propri soggetti, estrapolandoli dal contesto. Sono immagini in cui prevalgono i neri e la luce flash, spesso usato in slow-synch, sempre a distanza ravvicinata; da qui nascono immagini in cui ritroviamo praticamente solo chi ne è protagonista, con l’espressione bloccata dal lampo duro.

“In questi anni Elisa è cresciuta fotograficamente, ha cambiato strumento…”

Nel 2016 ho chiesto a Elisa di entrare a fare parte del gruppo di amministratori e moderatori del sito e questo ha contribuito a farla conoscere al nostro (vasto – ndr) pubblico. In questi anni Elisa è cresciuta fotograficamente, ha cambiato strumento (ultimamente una Ricoh GR II dopo gli inizi con una reflex), ha iniziato a partecipare a eventi ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti all’estero, più ancora che in Italia. Riconoscimenti inevitabili per un talento del genere.

Tra tutti i suoi lavori vorrei ricordare “Natalia”, un progetto con respiro da reportage portato a termine con fatica e dedizione particolari, forse perché Elisa si sentiva umanamente vicina a queste tematiche (www.umbriaworldfest.it). Elisa ha purtroppo deciso di lasciarci. La sua eredità, non solamente fotografica, merita di essere conosciuta per l’intensità e l’umanità che è in grado di trasmetterci.”.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Tornando indietro nel tempo, come è nata la tua passione per la fotografia?

Circa dieci anni fa, durante le vacanze estive che trascorrevo nella città di mia nonna. Scattavo delle foto che non erano altro che istantanee e per migliorarmi decisi di iscrivermi a un corso di fotografia; tuttavia, dopo aver completato sia i livelli base che quelli avanzati, lasciai la fotografia. L’anno scorso, avendo in mente un progetto fotografico, ho riallacciato i rapporti con la mia associazione e mi sono unita a un progetto collettivo che i membri stavano sviluppando; il tema riguardava i tram a Roma e ho iniziato a girare a lungo per le strade della città.

All’inizio provavo difficoltà a scattare agli estranei e non sapevo nemmeno bene cosa fotografare, per cui passavo molte ore a guardare il lavoro dei bravi fotografi. Alcuni fotografi sportivi mi dicevano che ero troppo lenta, per questo nel progetto Tram cercai di lavorare più velocemente. Il progetto collettivo si è concluso con un’esposizione, ma la mia collaborazione con i fotografi sportivi non è proseguita. In ogni caso ho trovato la mia fotografia e il modo di esprimermi.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Considerando le tue opere, quali hanno segnato il tuo ingresso nel mondo della fotografia reale?

L’anno scorso ho avuto occasione di incontrare la fotografa Joan Liftin; è entrata nell’associazione e ci ha mostrato “Marsiglia”, il suo ultimo lavoro. Sono stata subito catturata dalle sue foto, in particolare quelle in cui si vede una coppia ballare la sera con il bambino in braccio. A prima vista non avevo notato la testa del bambino e accorgermene è stata una rivelazione che mi ha fatto capire la forza della fotografia come mezzo di comunicazione. Alla fine della sua presentazione Joan Liftin disse: “Questa è la MIA Marsiglia” e per me è stata un’illuminazione.

Come scegli tra colore e bianconero?

In origine scattavo direttamente in bianconero, ma dopo aver scoperto gli straordinari lavori di Alex Webb e William Eggleston ho capito l’importanza del colore nella fotografia. Il colore cattura lo sguardo e una tonalità forte è in grado di indirizzare l’attenzione dell’osservatore su ciò che il fotografo ritiene importante. Di contro ritengo le immagini bianconero più “senza tempo” rispetto a quelle a colori. L’assenza del colore aiuta l’osservatore a concentrarsi sull’emotività trasmessa dal soggetto, ma io preferisco usare il colore ogni volta che questo è un elemento chiave della storia che voglio raccontare, scelgo invece il bianconero quando a giocare il ruolo più importante sono la luce, la forma o la trama dell’immagine.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

In base a cosa stabilisci se una foto è “buona” o no?

Quando esamino le mie foto per valutare la loro qualità prendo in considerazione elementi come la luce, la composizione e il messaggio. Ho imparato dai maestri che è “buona” la foto in cui puoi sentire l’odore della strada e quando i soggetti ti coinvolgono; un’immagine insomma che ti fa sentire “ dentro la foto”. Come avrai capito, la cosa più importante per me è l’impatto emotivo. Una buona foto deve mostrare sia la prospettiva personale del fotografo, sia una visione del mondo.

Quando scatti, hai in mente l’immagine che realizzerai, o questa è anche il risultato di un lavoro di post-produzione?

Quando cammino per strada scatto a tutto ciò che mi coinvolge emotivamente e visivamente, spesso pre-visualizzando l’immagine. Dopo aver fatto la selezione, elaboro le immagini con Lightroom; non uso Photoshop perché sono troppo pigra per impararlo e preferisco dedicare il mio tempo a girare per le strade piuttosto che stare dietro a un computer. A un software richiedo solo pochi comandi, come contrasto, chiarezza e controllo delle ombre; di solito non ritaglio le immagini perché questo determinerebbe una prospettiva diversa. In generale non elaboro particolarmente le mie foto perché nella fotografia di Street il fotografo deve esprimere le proprie sensazioni in modo genuino.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

La fotografia richiede una continua crescita, è così anche per te?

L’anno scorso è stato importante per la mia formazione; ho partecipato a numerosi incontri con grandi fotografi come Alex Webb e Rebecca Norris, Joan Liftin, Larry Fink, Alisa Resnik, Niki Nitadori e Ferdinando Scianna. Ho partecipato anche a un workshop italiano dedicato alla Street photography. Di fatto, la teoria è essenziale ai fini della propria preparazione, ma credo che per migliorare le proprie capacità sia importante la pratica .

Ci sono autori a cui ti ispiri?

Sono diversi i fotografi che apprezzo, e tra questi Alex Webb, William Eggleston, Josef Koudelka, Bruce Gilden e Mary Ellen Mark. Solo per citarne alcuni. Ho anche molti amici che praticano la Street e il cui lavoro è per me una importante fonte di ispirazione.

Cos’è per te la fotografia?

La ritengo una finestra aperta attraverso la quale è possibile scoprire nuovi significati della realtà. Le mie fotografie non sono illustrazione, voglio interpretare il mondo che mi circonda. Dopotutto, non si dovrebbe scattare a qualsiasi soggetto ci passi davanti.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Qual è la foto che più ti ha colpito della storia della fotografia?

Una delle mie preferite è “Amanda and her cousin Amy”, di Mary Ellen Mark, in cui Amanda appare con orecchini, una collana e un trucco pesante mentre fuma una sigaretta accanto a sua cugina Amy. Mark sottolinea il contrasto tra le due bambine come rappresentazione della differenza tra età adulta e  infanzia. Mentre Amanda sembra una donna, la piccola Amy, sovrappeso e con addosso una maglietta per ripararsi dal sole, gioca allegramente in piscina. Inoltre, Mark scatta in un momento ben preciso per catturare Amanda mentre espira il fumo della sigaretta per accentuare la natura ribelle della ragazza.

Ciò che mi attrae di questa foto è come in un singolo fotogramma si possano leggere tanti elementi e significati.

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Tratto da: maryellenmark.tumblr.com – “Amanda and her cousin Amy”, di Mary Ellen Mark. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Perché hai scelto la fotografia di Street?

Come dicevo, è stato per caso che ho iniziato a fare della Street, ma questa è la fotografia che sento. E’ impegnativa e ci vuole fortuna perché non sai mai cosa troverai e soprattutto se troverai qualcosa. Scattare alle persone mi dà la possibilità di conoscere meglio il mondo che mi circonda, mi fa vivere la realtà in modo più coinvolgente. Inoltre mi permette di andare oltre le apparenze, realizzando immagini iconiche che superano i limiti della lingua.

Quale ritieni il tuo migliore scatto?

L’immagine che meglio fa capire come intendo io la Street è quella delle due generazioni a confronto. Quando l’ho scattata, l’atmosfera era rilassata e leggera. Ho colto con la coda dell’occhio nella folla queste due persone; ho scattato immediatamente perché la loro espressione era in forte contrasto con l’ambiente circostante, come se vivessero in un mondo tutto loro.

Quello che mi piace è scoprire una realtà non ordinaria in un mondo normale.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli. “Dedicato a Elisa Tomaselli”.

Qual è il tuo rapporto con la strada e le persone che appaiono nei tuoi scatti?

Non conosco le persone che fotografo, non parlo con loro. Di solito cammino lungo la loro stessa strada e non mi concentro sulle caratteristiche del luogo, ma piuttosto sulle possibilità che offre; non importa quale luogo sia, sono più interessato a vagare e a vivere la vita che a scattare foto.

Che tipo di fotocamera usi?

Cercavo una fotocamera piccola e leggera e ho trovato la Ricoh GR II; sono davvero soddisfatta della mia scelta, è proprio la fotocamera di cui avevo bisogno.

Qual è stata la tua prima fotocamera?

Ho imparato su una Canon Eos 1000D, ma l’ho venduta abbastanza presto perché volevo una fotocamera di maggiori prestazioni; per questo ho acquistato una Eos 7D che ho usato per alcuni anni.

Dedicato a Elisa Tomaselli
Copyright Elisa Tomaselli

C’è una tecnica che preferisci?

Lo scorso inverno ho incontrato Alex Webb ad un evento fotografico a Roma e questa è stata l’occasione per conoscere meglio sia lui come fotografo, che il suo lavoro.

All’epoca, seguendo il suo stile, ero alla ricerca di colori brillanti, luci forti e ombre. Attualmente sto lavorando con il flash sia di giorno che di notte, una tecnica di ripresa che si adatta perfettamente alla mia fotografia. In generale uso fotocamera e flash in manuale perché desidero controllare la quantità della luce sui miei soggetti, oltre che la sua direzione. Mi piace fotografare i miei soggetti da vicino e non uso lo zoom che mi darebbe una percezione voyeuristica.

Da “Street Photography In The World” che ringraziamo per la collaborazione.

Chi era Elisa. Breve (ma intensa) biografia di una giovane fotografa.

Elisa nasce a Frosinone nel 1981 – si legge nella sua biografia in rete – si trasferisce per un breve periodo a Londra e successivamente a Roma, dove viveva. Da sempre affascinata dalle forme di linguaggio visivo, in particolar modo dalla fotografia, nel 2009 si iscrive ad alcuni corsi di formazione per apprenderne le nozioni base.

Accantonata la fotografia per qualche anno, la riprende nel 2016 in occasione dello sviluppo di un progetto collettivo, che le darà modo di approfondire la piena potenzialità di espressione del mezzo fotografico. I suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero e pubblicati in diverse riviste come “Grain Magazine” e “Eye Magazine”. Ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui il Sony Photography AwardLife FramerIPA, primo posto portfolio al London Street Photography Festival e primo posto portfolio all’Umbria World Festival.

Eugenio Tursi
Nato a Firenze nel 1974, ho fatto tutto al contrario. Dia prima, camera oscura dopo. Prima dell'Hasselblad avevo già la digitale. Ho imparato da Alpino, frequentando ed insegnando poi in scuole di fotografia milanesi. Scrivo dal 1999, mi laureo in Informatica e ricollego il tutto alla fotografia digitale. Faccio anche il fotografo freelance oltre a coordinare Progresso Fotografico che conobbi nel 1995. Mi hanno insegnato 'qualcosa’ Leonardo Brogioni, Roberto Signorini, Gerardo Bonomo.
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