X
Entra
Accedi
Fotografia.it

Per le strade di Copenhagen con la nuova Sony A6600

Nei giorni scorsi Sony ha presentato due nuove fotocamere mirrorless APS – A6600 e A6100 – e due nuove ottiche a corredo marchiate G – E 16-55mm f/2.8 G ed E 70-350mm f/4.5-6.3 G. Per questo motivo sono volato fino a Copenhagen, sede della presentazione europea, per poter mettere mano a queste novità.

Francesco Carlini | 2 Settembre 2019

Se con A7R IV Sony aveva preso un po’ di petto Fuji e la neonata GFX 100, con A6600 va a mirare direttamente X-T3: se per qualità video possono considerarsi alla pari, per quanto riguarda AF e longevità della batteria la A6600 può considerarsi un passo avanti. Il perché di questo voler puntare sul formato APS è presto detto: Sony è di gran lunga dominante sul mercato europeo nel segmento Full frame, ma quello APS è ancora un terreno fertile che evidentemente l’azienda non vuole lasciare indietro. Con questi nuovi modelli la domanda è quindi coperta interamente: c’è il modello consumer (A6100), il medio (A6400) e il pro (A6600) che permetteranno a tutti di sceglier il corpo più adatto. Le differenze tra questi corpi sono molto poche e probabilmente chi ha appena acquistato una A6400 potrebbe aver qualcosa da ridire in merito: per farla molto semplice, Sony A6100 è una A6400 con un mirino meno definito e senza Picture Profile mentre A6600 è una A6400 con in più la stabilizzazione in body, il Real Time Eye AF in modalità video, jack per le cuffie e una batteria garantita per il doppio degli scatti.

A6600

Ma vediamo meglio A6600, fotocamera con sensore APS da 24 Mpxl, processore Bionz X – quello che ha fatto la sua comparsa su A9 e che ora troviamo anche su A7RIV e RX100 VII – scatto continuo a 11 fps e gamma ISO fino a 102400 e mirino EVF da 2.36 milioni di punti. Il form factor è quello conosciuto e ormai apprezzato dei modelli precedenti, c’è un’unica differenza che però è sostanziale: il grip è leggermente più pronunciato. Se è vero che ciò avvantaggia la presa, un’impugnatura più grande ha permesso a Sony di infilare dentro il corpo macchina la capiente batteria Z – quella delle A7 – che permette di raddoppiare l’autonomia rispetto ai modelli precedenti. Coloro che utilizzano una macchina non solo per scattare ma anche per registrare video (4K/30p con full pixel readout, HLG per le riprese in HDR, profili S-Log3 e S-Log2) ne saranno entusiasti; per loro è stato anche inserito un comodo jack per le cuffie accessibile dallo sportellino laterale e un display posteriore basculante verso l’alto di 180°. A6600 è anche compatibile con il nuovo microfono ECM-B1M, presentato in occasione del lancio di A7R IV, ma purtroppo la slitta non supporta il segnale digitale per cui ci si dovrà accontentare dell’analogico. Poco male. Un difetto di questo possibile bundle però c’è: con un mic esterno montato sulla slitta si impedisce la visuale “selfie” del display quando sollevato verso l’alto.

In piena filosofia Sony sono invece le altre novità tecnologiche inserite in questo corpo, molte prese direttamente dalle Alpha Full frame. Su A6600 troviamo infatti un comparto AF da 425 punti a rilevamento di contrasto e di fase, con copertura dell’84% del sensore; non solo, perché è ovviamente fornita di Real Time Tracking, Real Time Eye AF (ora anche in modalità video) e Animal Eye AF. In una città come Copenhagen, nella quale le biciclette sono di gran lunga il mezzo di locomozione più utilizzato in assoluto (forse addirittura più che ad Amsterdam), mettere alla corda un simile autofocus era quasi un obbligo e, come ormai ho potuto apprezzare anche su altri modelli, chiaramente non ha perso un colpo. L’Eye AF è poi davvero sorprendente in quanto riesce ad agganciare l’occhio del soggetto anche se questo porta gli occhiali da sole! Ora mi ripeterò per l’ennesima volta: rispetto ad una A7/9, date anche le dimensioni del corpo, comprendo la differente posizione dei tasti personalizzabili ma ciò che fatico ad accettare è che manchi il joystick AF, indispensabile per sfruttare un simile AF e poter cambiare le zone di messa a fuoco in maniera agile e intuitiva.  Quello che però fortunatamente non manca è lo stabilizzatore a 5 assi integrato nel corpo macchina in grado di compensare fino a 5-stop. Entra in azione premendo a metà corsa il pulsante di scatto ed è infinitamente comodo soprattutto se si maneggiano lunghi zoom.

La linea strategica Sony è sempre stata abbastanza palese: concentrarsi sui corpi macchina, svilupparne le tecnologie e poi passare al segmento obiettivi. Le Sony G non sono mai state estremamente performanti, d’altro canto l’azienda giapponese ha sempre potuto contare su un partner come Zeiss che ha sempre garantito la qualità ottica necessaria a supportare i corpi Alpha. Ultimamente però, dopo aver “vinto” la fetta di mercato più importante grazie ai corpi, Sony ha deciso di spingere sulle ottiche. Da anni le GM sono la linea di qualità ma pensata per il professionista “con portafoglio”. Ultimamente però le cose stanno cambiando in positivo per la Serie G che ha visto comparire tra le sue fila ottiche Full frame importanti quali l’85mm f/1.8 G e il 35mm f/1.8 G. Ma se Sony ora vuole spingere sul formato APS, segmento che non beneficia delle ottiche GM, ha anche bisogno di ottiche G performanti. Come fare? Portando alcune tecnologie G Master anche sul formato ridotto. I nuovi obiettivi – E 16-55mm f/2.8 G ed E 70-350mm f/4.5-6.3 G – sono infatti dotati degli stessi motori AF di 400mm f/2.8 GM135mm f/1.8 GM e 600mm f/4 GM, inoltre hanno schemi ottici ridisegnati per garantire una maggiore qualità.

E 70-350mm f/4.5-6.3 G

Il lavoro svolto dagli ingegneri è subito palese: i nuovi obiettivi APS seguono la nuova filosofia delle moderne ottiche G, ovvero quella di fornire un prodotto meno professionale e più economico senza però essere costretti a lesinare sulla qualità. Ma inizialmente non mi aspettavo molto: abituato al Full frame Sony, erroneamente sottovalutavo le potenzialità del sistema APS. Mi sono dovuto ricredere..e non ci ho messo molto, è bastato guardare i primi scatti. Dopo averli provati entrambi in maniera veloce, giusto per farmi un’idea sommaria, ho deciso di concentrarmi di più sul 70-350mm (come dimostrano anche le foto precedenti e successive): una città come Copenhagen, piena di persone e di possibili ritratti, mi sembrava giusta da affronare con un lungo zoom piuttosto che con un’ottica prettamente tuttofare come il 16-55mm. E poi, se non si parla di ottiche fisse, i difetti si notano di più sulle focali estreme che su quelle ridotte.

Dati di scatto: 1/500s – f/6.3 – ISO 800 – 350mm

Solitamente più uno zoom ha escursione più perde in qualità, ma qui le cose sembrano essere differenti. Sony E 70-350mm f/4.5-6.3 G (SEL70350G) è composto da 19 elementi suddivisi in 13 gruppi, con una lente asferica e tre elementi ED in grado di minimizzare le aberrazioni cromatiche e sferiche e di contenere la distorsione. Già ad f/4.5 lo sfocato è tendenzialmente circolare e davvero molto piacevole e questa particolarità è accentuata anche dallo schiacciamento dei piani favorito dal sensore APS, grazie al quale staccare il soggetto in primo piano dallo sfondo diventa estremamente facile.

Dati di scatto: 1/320s – f/5.6 – ISO 800 – 200mm

L’ottica poi riesce a riprodurre un fedele incarnato nonostante le condizioni di luce mista (tipiche di una giornata in paesi nordici), tanto che non abbisognano quasi del tutto di correzioni in post. Stessa cosa si può dire del contrasto, ben gestito dal lavoro combinato di ottica e processore Bionz e mai eccessivamente duro.

E 16-55mm f/2.8 G

Detto questo, non ho snobbato del tutto Sony E 16-55mm f/2.8 G (SEL1655G)..solo che due ore per provare entrambi non sono state certo sufficienti. Di primo acchito resta che l’apertura f/2.8 regala un piacevolissimo sfocato, grazie al diaframma arrotondato a 9 lamelle, e che di sicuro sarà un obiettivo tuttofare apprezzato per il sistema APS. Non a caso è uscito in coppia con 70-35mm proprio per andare a completare un corredo “base” che possa coprire la maggior parte delle focali. È composto da 17 elementi suddivisi in 12 gruppi, con due lenti AA (Advanced Aspherical), due lenti asferiche e tre elementi ED.

Dati di scatto: 1/160s – f/2.8 – ISO 100 – 55mm

In conclusione

Tiriamo le somme. Fino a ieri un corpo Sony APS poteva essere il primo step verso un miglioramento successivo e questo grazie alla compatibilità dell’E-Mount: si prendeva il corpo magari in kit con uno zoom e trascorso un po’ di tempo, se si era soddisfatti, si andavano ad acquistare ottiche Full frame – con i grandi benefici in termine di risoluzione sul formato ridotto. Il tutto per preparare il terreno al grande salto verso un corpo “35mm”. Ma ora che le nuove A6xxx, capitanate da A6600, sono dotate di tutte le tecnologie delle sorelle maggiori – ma soprattutto possono contare su ottiche G APS performanti e, tutto sommato, non esageratamente costose – il sistema ridotto di Sony potrebbe anche considerarsi un punto di arrivo per molti fotoamatori e appassionati.

Ecco la gellery di immagini fatte con Sony A6600 ed E 70-350mm f/4.5-6.3 G

Ecco la gellery di immagini fatte con Sony A6600 ed E 16-55mm f/2.8 G

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.