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Fotografia.it
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La messa a fuoco con i soggetti in movimento è rapida e precisa. Dati di scatto: 1/2000s F1.8 Iso 500 21mm

Sigma 17-40mm F1.8 DC Art: tre in uno

Un obiettivo che non si limita a sostituire il predecessore, ma lo reinventa, proiettandosi verso un futuro in cui fotografia e videomaking convivono con pari dignità.

Michael Minelli | 5 Gennaio 2026

Come non ricordare il classico setup dei fotografi anni ’80 di reportage? In un’epoca dove gli zoom non erano ancora diffusi, a causa della loro scarsa qualità, non era strano vedere fotografi con a spalle un tris di macchine compatte a pellicola con ottiche fisse dall’ampia apertura (non c’erano pellicole da 12800 iso) che coprivano la gamma di inquadrature: dal classico 24mm, al mitico 35mm al normale 50mm. 

Naturalmente oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante e Sigma, con il suo nuovo 17-40mm F1.8 DC Art, ha deciso di racchiudere questo modo di narrare con le immagini in un unico obiettivo zoom.

Un nuovo standard per gli zoom luminosi APS-C

Poche lenti hanno lasciato un segno profondo come il leggendario Sigma 18-35mm F1.8 Art dedicato al mondo della fotografia APS-C. Oggi, quel capitolo si evolve. Con 17-40mm F1.8 DC Art, Sigma presenta un obiettivo che non si limita a sostituire il predecessore, ma lo reinventa, estendendo la versatilità con 1mm in grandangolo (non è poco) e 5mm in tele, migliorando l’ergonomia e proiettandosi verso un futuro in cui fotografia e videomaking convivono con pari dignità.

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Sigma 17-40mm F1.8 DC Art con Fujifilm X-H2s

Pensato per mirrorless, disponibile anche per Fujifilm X-Mount, questo 17-40mm si distingue per la sua apertura F1.8 costante su tutta la focale. È il primo zoom a coprire questo range grandangolare-standard con tale luminosità, mantenendo dimensioni contenute (530 grammi circa) dato che il barilotto non si estende durante lo zoom, dettaglio essenziale per videomaker e fotografi dinamici.

Otticamente, Sigma non ha lesinato: 17 elementi in 11 gruppi, con 4 lenti SLD e 4 asferiche, per controllare con precisione aberrazioni cromatiche, distorsione e coma. Il risultato? Immagini nitide anche a tutta apertura, una firma che la linea Art ha reso sinonimo di eccellenza. La versatilità della focale 17-40mm (equivalente a 25-60mm su Full Frame) abbraccia paesaggi, reportage, street e ritrattistica ambientata. Ma è il diaframma a 11 lamelle arrotondate, unito all’apertura generosa, a trasformare ogni scatto in un’occasione per scolpire la luce e il bokeh con precisione da ottica fissa. La distanza minima di messa a fuoco di 28 cm estende la creatività in spazi ristretti, mentre il nuovo motore HLA (High-response Linear Actuator) garantisce autofocus rapido, fluido e silenzioso: un alleato prezioso anche nei set video. Non manca la costruzione resistente a polvere e schizzi e una lente frontale trattata contro acqua e grasso.

A differenza del suo competitor XF 16-55mm F2.8 WR II non è stabilizzato ma, se montato su corpi Fujifilm con IBIS come X-T5 o X-H2s, si integra perfettamente in un sistema bilanciato e con prestazioni da prime, con un microcontrasto che rende ogni scatto credibile, profondo, tridimensionale. Il riferimento a questo obiettivo XF è naturale: a livello di costruzione il Sigma è leggermente più lungo (ma Fujifilm pareggia in estensione), ha un diametro minore (67mm contro 72mm) e un diaframma maggiore. Ma non lasciamoci ingannare perchè i 15mm in più di zoom sul modello Fujifilm portano lo sfocato ad essere molto simile a quello del Sigma a 40mm e con una profondità di campo identica, almeno sulla carta. Poca poi la differenza di peso: 530 grammi per Sigma contro 410 grammi per Fujifilm.

Prova sul campo

Mi piace sempre raccontare l’attrezzatura che provo sul campo in contesti simil-lavorativi, in modo da non soffermarmi solo sulle immagini astratte o utili a se stesse ma anche a quelle che potrebbero essere fotografie da dare ai clienti. Clienti con un certo stile un certo gusto come quelli che frequentano i sempre più numerosi raduni di auto, d’epoca e non. Un vero e proprio movimento che fa dello stile e del “coolness” il proprio marchio, che apprezza i dettagli catturati con cura ma anche l’occhio del fotografo che deve essere pronto a cogliere le situazioni. Quindi, parola d’ordine: versatilità.

Detto questo, se avessi dovuto recarmi presso il raduno domenicale milanese di piazza Affari (spostato in via Marina a causa di lavori nella piazza) sarei stato molto in linea con l’età delle auto presenti “indossando” tre mirrorless con relative ottiche fisse, come i grandi fotografi degli anni ’80 menzionati in precedenza. E invece niente gilet da pescatore e tris di fotocamere penzolanti! Solo la mia fedele Fujifilm X-H2s con montato il nuovo Sigma 17-40mm F 1.8 DC Art, pronto a camminare con disinvoltura tra auto sportive e non. Un bundle perfettamente bilanciato tra le mani.

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Lo sfocato del nuovo Sigma 17-40mm F1.8 è molto gradevole grazie alle sue lamelle del diaframma arrotondate. Dati di scatto: 1/800s F1.8 Iso 160 40mm

Inizio ad avvicinarmi alle auto parcheggiate e ciò che mi colpisce, rispetto alle auto moderne, sono i dettagli, personali e per nulla banali, e che meritano di essere messi in risalto. Per esaltarli si sa che il miglior modo è sfocare quello che c’è intorno a loro e questo obiettivo, grazie alla corta distanza di messa a fuoco di 28cm, mi permette di avvicinarmi molto al dettaglio; in coppia con il diaframma ampio che ‘’apre’’ fino a F1.8, il gioco è fatto.

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Utilizzare lo sfocato per far cadere l’attenzione sul particolare che vogliamo, l’apertura ampia a F1.8 ci da un grande aiuto. Dati di scatto: 1/200s F1.8 Iso 160 40mm

All’inizio della via c’è uno stupendo distributore carburanti in stile retrò che utilizzo per fare qualche scatto a 17mm per verificare la bontà delle lenti Sigma anche a tutta apertura. il risultato è eccellente: non c’è traccia né di aberrazioni sui contorni degli alberi né di vignettatura. Solo un leggero calo di luminosità se si ruota tutta la ghiera dello zoom fino ai 40mm, infatti il dettaglio del distributore risulta leggermente più contrastato.

La luminosità dell’immagine non è costante a tutti i livelli di zoom, a 40mm c’è un leggero calo e l’immagine pare piu contrastata a parità di soggetto e impostazioni

Il sole ancora basso del mattino mi permette di capire anche il suo comportamento in controluce. Mentre inquadro una stupenda Lancia Flaminia il sole sbuca da dietro gli edifici e irradia il mio mirino: la costruzione mi aiuta a contenere effetti come flare e aberrazioni anche a F1.8. Solo una leggera “palla azzurra” compare nel fotogramma, non la vedo come un difetto anzi come un tocco creativo se gestita nel modo giusto.

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Ecco come si comporta in controluce il nuovo Sigma 17-40mm F1.8. Dati di scatto: 1/800s F1.8 Iso 160 17mm

Sempre con la Flaminia immersa nel verde testo lo sfocato a F1.8 con lo zoom in posizione grandangolare di 17mm. Sarà che il soggetto era abbastanza lontano e grande ma mi aspettavo uno sfondo più morbido; invece bokeh in risalto e molto bello quando si scattano primi piani o dettagli che lasciano spazio allo sfondo. Lo sfocato è molto pastoso e rotondo come una vera e propria ottica fissa senza pregiudicare la nitidezza che è di alto livello.

Conclusioni

Gli anni ’80 sono finiti ma sembra che il loro fascino continui a perseguitarci, in contrasto con i tempi moderni dove difficilmente ci è permesso il tempo (e il lusso in termini economici) di sviluppare tre rullini di tre differenti fotocamere a ottica fissa. Sigma 17-40mm F 1.8 DC Art sembra capire questo nostro desiderio e cerca di realizzarlo grazie alla sua ampia apertura di diaframma di F1.8 e una lunghezza focale giusta per raccontare con stile ciò che stiamo guardando attraverso il mirino. Riesce a farlo in modo leggero e compatto senza rinunciare a una qualità molto alta, inaspettata per un sistema tuttofare come questo. Se paragonato ad alcune ottiche fisse con apertura F1.8 risulta addirittura migliore. Al prezzo di € 999 circa diventa il fedele compagno del fotografo che è stanco di passare la giornata a innestare e togliere ottiche fisse dal proprio corpo macchina, ma che è pronto a rinunciare a un po di bokeh, soprattutto in grandangolo, in nome della versatilità e del non lasciarsi sfuggire l’attimo giusto.


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Michael Minelli
Nasce nel 1988 in provincia di Brescia. Fin da bambino cresce immerso nel mondo dei motori e trova nella fotografia il linguaggio per trasmettere la sua passione. Intraprende l'avventura nel mondo dei raly collaborando con affermati fotografi; il viaggiar molto contribuisce ad affinare il suo stile e il suo punto di vista. Dal 2011 apre la sua azienda che lo vede ora impegnato in importanti progetti per i più noti brand dell'automotive e del lifestyle.
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