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© Anton Agarkov with Vivo X60 Pro

Come migliorare la propria smartphotography? I consigli del travel photographer Anton Agarkov

Il fotografo professionista Anton Agarkov, specializzato in reportage di viaggio, ha utilizzato Vivo X60 Pro durante la sua ultima avventura alle Isole Curili. In una breve ma intensa masterclass online, parla della sua esperienza e dà qualche consiglio per migliorare la fotografia di viaggio con lo smartphone.

Francesco Carlini | 16 Dicembre 2021

Come migliorare la propria “smartphotography” è stato l’argomento principale della masterclass tenuta da Anton Agarkov ieri mattina, svolta in collaborazione con Vivo. L’azienda cinese ha infatti fornito un X60 Pro al fotografo, con il quale il professionista ha realizzato un reportage di viaggio alle Isole Curili, un arcipelago composto da una cinquantina di piccole isole vulcaniche, per lo più disabitate, che si estendono dalla punta settentrionale del Giappone alla penisola russa della Kamchatka.

“Le Isole Curili mi hanno sempre affascinato molto, sono uno di quei posti che mi hanno spinto da sempre a vedere oltre il quotidiano”

Anton Agarkov

Sicuramente un argomento che in questo periodo va per la maggiore, soprattutto contando i volumi di smartphone venduti e la loro sempre crescente popolarità dovuta ai passi da gigante fatti in ambito fotografico. Una delle chiavi di questo successo sono sicuramente le partnership con popolari aziende fotografiche, vedi Hasselblad con OnePlus e Leica con Huawei e Zeiss, forse la più attiva tra tutte. Il marchio tedesco si può infatti trovare sui device Nokia, Sony e, più recentemente, anche sui Vivo. X60 Pro monta infatti obiettivi con tecnologia Zeiss: non si è limitata a “mettere il proprio logo” ma ne ha supervisionato le fasi di progettazione. Ma di questo parleremo più avanti, dato che abbiamo un Vivo X60 Pro in prova..

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Il fotografo Anton Agarkov

La collaborazione con Anton Agarkov è nata per mostrare le potenzialità della smartphotography e di cosa può fare un Vivo X60 Pro tra le mani di un professionista. Al giorno d’oggi siamo bombardati di immagini mozzafiato come quelle di Anton, spesso le scorriamo nei feed dei social quasi come se fossero la normalità; la dura realtà è che quelle immagini sono difficilmente replicabili da tutti, servono tecnica, occhio e una buona preparazione nel saper cogliere i dettagli. L’attrezzatura aiuta ma di certo non può sopperire all’occhio del fotografo. Per questo motivo Vivo non si è limitata a distribuire delle ottime foto ma ha organizzato un “mini workshop” online, nel quale Anton è riuscito a trasmettere la sua passione per il reportage di viaggio ma soprattutto a dispensare qualche consiglio utilissimo sulla composizione e a sfatare qualche mito sulle regole di base, come quella dei terzi o la sezione aurea.

La cosa principale nella fotografia di viaggio è la composizione, soprattutto per poter raccontare una storia. Dopo essersi guardati attorno la domanda da porsi è sempre: “Cosa c’è di importante? Qual è il soggetto principale dell’immagine che voglio scattare?” Una volta risposto a questa domanda si potrà cominciare a comporre, valutando cosa scartare dell’inquadratura e cosa mettere in risalto; per poterlo fare si può usare il primo o il secondo piano, posizionando il soggetto principale in una di queste due posizioni per fornire una migliore chiave di lettura della scena. Il tutto con un occhio sempre attento al bilanciamento dell’immagine e ai pesi che entrano nell’inquadratura, in modo da dirigere lo sguardo dello spettatore in uno specifico punto di interesse.

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© Anton Agarkov with Vivo X60 Pro

Nella fotografia di paesaggio il soggetto principale non deve per forza essere il paesaggio bensì anche un elemento “estraneo” come le persone può essere il “main character”. Posizionare e immergere un essere umano nell’inquadratura porta due vantaggi indiscussi: dare un senso di “dimensioni” del luogo in cui si trova e creare una connessione emozionale con lo spettatore. Quale? Portarlo direttamente lì con la mente, sussurrargli “Anche tu potresti essere qui, basta solo immaginarlo”. Discorso simile per gli animali che vivono nei luoghi che si vogliono fotografare, trucco che consente di ampliare la narrazione e creare anche delle parentesi simpatiche spezzando un po’ i classicismi.

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© Anton Agarkov with Vivo X60 Pro

Ma appunto, i classicismi. Nella fotografia molto spesso ci si basa su alcune regole di composizione come quella dei terzi e quella, molto più complessa (e spesso applicata in post!) della sezione aurea. Non sempre è necessario posizionare il soggetto nelle intersezioni delle linee, negli angoli. “Spesso si generano mostri” dice Anton. Ed è molto vero, in alcuni appassionati generano più confusione che altro.

L’importante è che la foto sia bilanciata, ad esempio si possono usare le linee guida come quella dell’orizzonte; in natura però si possono usare anche gli elementi del paesaggio per crearsi le proprie linee, come le increspature delle onde o le sovrapposizioni del terreno. Un ulteriore trucco è quello di sfruttare il più possibile i contrasti. Oppure quello del “framing”, incorniciare i soggetti con elementi naturali o artificiali.

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© Anton Agarkov with Vivo X60 Pro

Compito principale di un travel photographer è quindi quello di mostrare il mondo nella sua interezza. Un errore comune è quello di utilizzare una focale ultragrandangolare solo per inquadrare un paesaggio; certo, la natura è meravigliosa ma limitarla a soggetti “lontani” non è sempre la soluzione migliore. Ci si dimentica che i particolari sono altrettanto interessanti; focalizzarsi su soggetti piccoli, avvicinarsi ed avere un approccio più “minimalista” fornisce un’ulteriore e differente chiave di lettura della natura che ci circonda. Ma non in macro eh, sempre in ultrawide.

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© Anton Agarkov with Vivo X60 Pro

La luce è sempre un elemento imprescindibile ma è risaputo che in alcune situazioni lo smartphone mostra dei limiti, come nel controluce. Non sempre puntare l’obiettivo verso una luce diretta produce l’effetto sperato ma ci sono soluzioni per limitare o annullare del tutto gli inconvenienti. Il primo è saper aspettare: mai fotografare un tramonto quando il sole ancora non lambisce l’orizzonte. Il secondo è “nasconderlo” dietro un elemento della scena, come un ramo ad esempio: in questo caso si potrà ottenere un buon effetto “mistico” e delle ombre decenti. Poi ovviamente averlo fuori campo, magari lateralmente per dare ai soggetti una maggiore tridimensionalità.

Ma quanto conta la AI per un fotografo professionista? Anton non si nasconde e ammette di farne un grande utilizzo. “Nel caso i colori siano eccessivi, posso sempre abbassare un po’ la luminosità o abbassarne i valori in post”. Ed effettivamente l’analisi di questi device ormai ha pochi diffetti rispetto a quelli presenti in passato: dominanti di colore tendono a non essercene più, neanche nelle sfumature di blu.

Dopo circa un’ora questa bella discussione sulla smartphotography con Anton Agarkov si è conclusa. Non dimenticate che i suoi utili consigli sono sempreverdi in fotografia, qualunque sia il mezzo utilizzato per portare a casa uno scatto.

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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