X
Entra
Accedi
Ho dimenticato la password
X
Se il tuo indirizzo è presente nel nostro database riceverai una mail con le istruzioni per recuperare la tua password

Chiudi
Reset password
Inserisci il tuo indirizzo email nella casella sottostante e ti invieremo la procedura per resettare la password
Invia
X
Grazie per esserti registrato!

Accedi ora
Registrati
Registrati
Ho dimenticato la password
Fotografia.it

La ferocia visiva di Bruce Gilden

Paolo Namias | 16 Marzo 2026
Amber, Las Vegas, Nevada, USA, 2014 © Bruce Gilden/Magnum Photos
Amber, Las Vegas, Nevada, USA, 2014 © Bruce Gilden/Magnum Photos >> Dati di scatto: 1/500s a f/16, ISO 200. Focale 70mm su medio formato

Guida all’immagine

L’immagine Donna rientra nel progetto “Face”, pubblicato intorno al 2015, e si scontra violentemente contro la tradizione della Steet Photography. Se prima Gilden era il fotografo che “saltava” addosso ai passanti a New York, qui diventa un “chirurgo” dell’immagine.

Per questi ritratti, Gilden ha abbandonato la sua fedele Leica 35mm a pellicola per passare a una Leica S medio formato digitale.
Molti fotografi usano il medio formato per rendere la pelle delle modelle morbida come seta, mentre Gilden l’ha usato per fare l’opposto: ha voluto esaltare ogni poro della pelle, ogni traccia di sudore.

La risoluzione dell’immagine è così alta che, alle mostre, i visitatori spesso provavano un senso di disagio fisico davanti alle stampe giganti.

Gilden e l’elogio della bruttezza

Per questo lavoro Gilden ha ricevuto critiche feroci, è stato accusato di essere un predatore che umilia i poveri e gli emarginati. La sua risposta è diventata famosa: “Non sto fotografando loro, sto fotografando me stesso. Sono un tipo tosto, vengo dalla strada. Non cerco la bruttezza, cerco la vita che ti ha preso a schiaffi.”

Gilden sostiene che fotografare una modella perfetta è noioso perché “non c’è storia su quel viso”. Per lui, un volto segnato è un libro aperto.

Il ruolo del flash

Sebbene questi ritratti sembrino fatti in studio, sono stati scattati per strada.

Gilden teneva la pesante Leica S in una mano e nell’altra un flash, avvicinandolo fino a pochi centimetri dal volto del soggetto.

Questa luce cruda accentua le texture della pelle: è proprio la luce che evidenzia i graffi sulla superficie di un disco: l’illuminazione radente rivela ogni imperfezione, che una luce frontale nasconderebbe.

Rachel Whitehawk, Cleveland, Ohio, USA, 2016. © Bruce Gilden/Magnum Photos
Rachel Whitehawk, Cleveland, Ohio, USA, 2016. © Bruce Gilden/Magnum Photos >> Dati di scatto: 1/180s a f/22, ISO 200. Focale 70mm su medio formato

Una ferocia visiva

Uno degli aneddoti più curiosi riguarda il suo lavoro nelle Midlands inglesi (la Black Country). Gilden andava in giro per i centri commerciali e le fiere locali e molti erano scioccati dal suo modo di fare brusco: eppure Gilden riusciva a convincere le persone a farsi fotografare a 10 centimetri.

E’ così che ha immortalato una classe operaia post-industriale con una tale ferocia visiva che i giornali locali lo accusarono di voler far sembrare gli abitanti degli “mostri”. Lui rispose che quei “mostri” avevano più dignità di qualunque politico in giacca e cravatta.

E Gilden rifiutava una post-produzione tesa ad ingentilire questi volti: se un soggetto aveva un dente d’oro o una macchia delle pelle, quella doveva diventare il fulcro dell’immagine. Gilden ha costretto il pubblico a guardare ciò che la società di solito si rifiuta di vedere.

Angel, Overtown, Miami, Florida, USA, 2022. © Bruce Gilden/Magnum Photos
Angel, Overtown, Miami, Florida, USA, 2022. © Bruce Gilden/Magnum Photos >> Dati di scatto: 1/350s a f/22, ISO 400. Focale 70mm su medio formato

Con questa serie ha ridefinito il concetto di “bellezza”

Gilden ha dimostrato che la ripresa macro non serve solo per documentare i fiori o gli insetti, ma può essere usata anche per rivelare l’anima (e i fallimenti) di una società.

La foto di Donna non è solo un ritratto, è un “pugno nell’occhio” nel senso più artistico e brutale del termine: rientra appieno nel controverso progetto “Face”, col quale Bruce Gilden ha abbandonato i marciapiedi di New York per concentrarsi su primi piani strettissimi.

Donna, Las Vegas, Nevada, USA, 2014. © Bruce Gilden/Magnum Photos >> Dati di scatto: 1/125s a f/22, ISO 200. Focale 70mm su medio formato
Donna, Las Vegas, Nevada, USA, 2014. © Bruce Gilden/Magnum Photos >> Dati di scatto: 1/125s a f/22, ISO 200. Focale 70mm su medio formato

Chi è Donna?

Donna non è una modella, ma una persona comune incontrata a Las Vegas nel 2014. Gilden è da sempre attratto dalle persone i cui volti raccontano una vita vissuta intensamente, spesso ai margini della società, volti segnati dal tempo.

In Donna, Gilden ha visto l’incarnazione dell’estetica “iper-reale” di Las Vegas: il trucco pesante, i gioielli vistosi e quella pelle che sembra incartapecorita dal sole del Nevada.

La serie Face è completamente diversa dai famosi scatti di strada di New York: qui Gilden non ha “rubato” la foto, ma si è avvicinato a Donna chiedendole il permesso di riprenderla: nonostante l’aggressività dell’immagine Donna ha reagito in modo collaborativo.

Perché questa foto ha fatto scalpore?

Quando la serie Face è uscita (pubblicata anche dal Guardian e poi in un libro), ha scatenato un dibattito feroce nel mondo della fotografia; molti critici hanno accusato Gilden di “bullismo fotografico”, sostenendo che mettesse in ridicolo persone vulnerabili evidenziandone i difetti.

Gilden si difese con la sua solita schiettezza: “Siamo tutti dei mostri, in qualche modo”.

Donna era per lui bellissima nella sua unicità.

Donna è diventata l’immagine di copertina di molte mostre di Gilden; la forza dello scatto sta nel fatto che, nonostante l’estrema vicinanza, Donna ha sostenuto lo “sguardo” della fotocamera con una dignità e una fermezza incredibili. Non è una vittima, è lì davanti a te e ti guarda.
Paolo Namias

L’intero articolo sarà pubblicato su Tutti Fotografi

La mostra
Il progetto, presentato per la prima volta in Italia a Brescia, è composto da una mostra – A closer look, al Museo di Santa Giulia – e da una installazione.
A cura di Denis Curti
L’iniziativa espositiva è uno degli appuntamenti più attesi della IX edizione del Brescia Photo
Festival.
Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Da 27 marzo a 23 agosto
https://www.bresciamusei.com/evento/mostra-grace-grazia-bruce-gilden-per-raffaello/

Paolo Namias
Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore
  • Cerca

  •