X
Entra
Accedi
Ho dimenticato la password
X
Se il tuo indirizzo è presente nel nostro database riceverai una mail con le istruzioni per recuperare la tua password

Chiudi
Reset password
Inserisci il tuo indirizzo email nella casella sottostante e ti invieremo la procedura per resettare la password
Invia
X
Grazie per esserti registrato!

Accedi ora
Registrati
Registrati
Ho dimenticato la password
Fotografia.it

Gli 80 anni della Repubblica Italiana

Il libro “La liberazione d’Italia: 80 anni” racconta i fatti storici, scandendoli con immagini significative e ampie didascalie che guidano la lettura: si va dall’entrata in guerra dell’Italia fino alla sua liberazione e la guerra partigiana.

Redazione fotografia.it | 26 Maggio 2026

La Repubblica Italiana, che quest’anno compie 80 anni (1946-2026), è nata dalla resistenza e lo scorso anno abbiamo pubblicato il libro “La liberazione d’Italia: 80 anni” che unisce accurati testi storici alle immagini degli archivi fotografici americano, tedesco e polacco.

E’ una pubblicazione innovativa per come racconta i fatti storici, scandendoli con immagini significative e ampie didascalie che guidano la lettura.
Il libro racconta gli eventi a partire dall’entrata in guerra dell’Italia fino alla sua liberazione e la guerra partigiana.

E’ disponibile in versione digitale (pdf) (€ 9,90)  e come libro stampato (€ 39.00)

In occasione del 2 giugno pubblichiamo qui 3 capitoli

Un aereo dell’Air Transport Command sorvola le piramidi in Egitto; carico di rifornimenti e materiali di guerra urgenti, l’aereo fa parte di una flotta che li trasporta dagli Stati Uniti attraverso l’Atlantico e il Continente africano verso le zone di battaglia strategiche. Uomini e mezzi vengono concentrati in Nord Africa per partire alla conquista (leggi liberazione) del Continente europeo. La prossima operazione in programma è lo sbarco in Sicilia. E poi chissà, magari si riesce a liberare tutta l’Italia se le cose vanno nel verso giusto e si trova un accordo tra Downing Street e la Casa Bianca  1943, Egitto Autore sconosciuto o non fornito © Courtesy Collection National Archives at College Park / U.S. National Archives
Un aereo dell’Air Transport Command sorvola le piramidi in Egitto; carico di rifornimenti e materiali di guerra urgenti, l’aereo fa parte di una flotta che li trasporta dagli Stati Uniti attraverso l’Atlantico e il Continente africano verso le zone di battaglia strategiche. Uomini e mezzi vengono concentrati in Nord Africa per partire alla conquista (leggi liberazione) del Continente europeo. La prossima operazione in programma è lo sbarco in Sicilia. E poi chissà, magari si riesce a liberare tutta l’Italia se le cose vanno nel verso giusto e si trova un accordo tra Downing Street e la Casa Bianca 1943, Egitto Autore sconosciuto o non fornito © Courtesy Collection National Archives at College Park / U.S. National Archives

IL MOMENTO DELLA SVOLTA DELLA GUERRA

Il 13 maggio finisce ufficialmente la Guerra in Nord Africa. Dal giorno prima Americani e Inglesi sono impegnati nella terza Conferenza di Washington, nome in codice Trident. Oggetto della discussione, tanto per cambiare, è di nuovo come portare avanti la Guerra. È chiaro a tutti, infatti, che la Germania non sarà sconfitta entro l’anno come prospettato a Casablanca.

Il Capo di Stato Maggiore americano, il Generale George Marshall, torna alla carica con l’idea di sbarcare in Francia subito dopo aver conquistato la Sicilia. I Generali britannici invece vogliono continuare ad attaccare i Tedeschi nell’Europa meridionale per frammentare ulteriormente le forze dell’Asse. Il compromesso è trovato: lo sbarco in Francia avverrà entro il maggio del 1944. Fino a quella data gli Alleati continueranno ad avanzare in Italia.

A Roma, intanto, ci si rende conto che la situazione è critica. La spedizione in Russia dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), con la sconfitta delle forze dell’Asse a Stalingrado, è finita in un disastro. Tutte le colonie d’Africa sono perdute: il che tradotto nel linguaggio dell’uomo comune significa che l’Impero è decisamente andato a farsi benedire.

Il Generale Vittorio Ambrosio, il nuovo Capo di Stato Maggiore generale, fa presente che 10 Divisioni sono in fase di riorganizzazione, 36 sono all’Estero con compiti di occupazione (in particolare nella Francia Meridionale, nei Balcani e in Grecia) e ne restano in Italia solo 13 pronte all’azione. Aerei e navi scarseggiano: la Guerra ha decimato gli uni e le altre.

Mussolini deride chi vede il futuro nero ma comincia a contare poco quello che pensa: la fiducia dei potenti e del popolo se l’è ormai giocata. E lo sa perché non è uno stupido. Propone a Hitler di chiudere la partita a Oriente facendo un accordo con Stalin ma il Führer si rifiuta e lo rassicura: entro l’estate -sostiene- la Russia cadrà.

Non basta all’Establishment italiano che cerca una via di uscita dalla Guerra che eviti sia l’invasione dell’Italia da parte degli Alleati, sia eventuali reazioni violente dei Tedeschi. La Diplomazia segretamente sta già tastando il terreno con gli Anglo-Americani. E all’interno del Partito Fascista ci si sta già organizzando per liberarsi del Duce.

Hitler ha tante spie in Italia e si rende conto che Mussolini perde prestigio e potere ogni giorno che passa. Se il Duce cade, nel migliore dei casi l’Italia si arrende, nel peggiore passa dall’altra parte. È meglio organizzarsi finché si è ancora in tempo: i Tedeschi approntano l’Operazione Alarico (occupazione della Penisola), la Konstantin (neutralizzazione delle forze italiane nei Balcani), la Siegfried (occupazione delle aree della Francia meridionale), la Nürnberg (salvaguardia della frontiera franco-spagnola) e la Kopenhagen (controllo dei valichi sulla frontiera franco-italiana).

Commettono però un errore fondamentale: cadono nella trappola dell’Operazione Mincemeat (carne tritata), una messinscena ispirata a un rapporto del 1939 di John Godfrey, Direttore dell’Intelligence navale di Sua Maestà, probabilmente scritto da Ian Fleming, suo assistente in qualità di Agente segreto della Marina britannica e futuro padre del personaggio letterario di James Bond, alias Agente 007 con licenza di uccidere dell’Agenzia inglese di spionaggio MI6.

Durante l’invasione alleata della Sicilia la nave Liberty Robert Rowan (K-40), che trasportava munizioni, esplode al largo di Gela dopo essere stata colpita da tre bombe di un bombardiere tedesco Junkers Ju 88. Il grande Corpo di Spedizione alleato riesce a sbarcare sull’Isola: i depistaggi britannici hanno funzionato. I Tedeschi sono colti di sorpresa, gli Italiani molto meno 11 luglio 1943 Gela, Sicilia, Italia. Autore Lt. Longini, U.S. Army Signal Corps © Courtesy U.S. Army Signal Corps / U.S. National Archives
Durante l’invasione alleata della Sicilia la nave Liberty Robert Rowan (K-40), che trasportava munizioni, esplode al largo di Gela dopo essere stata colpita da tre bombe di un bombardiere tedesco Junkers Ju 88. Il grande Corpo di Spedizione alleato riesce a sbarcare sull’Isola: i depistaggi britannici hanno funzionato. I Tedeschi sono colti di sorpresa, gli Italiani molto meno 11 luglio 1943 Gela, Sicilia, Italia. Autore Lt. Longini, U.S. Army Signal Corps © Courtesy U.S. Army Signal Corps / U.S. National Archives

 LA COMMEDIA DEI SERVIZI SEGRETI INGLESI: L’OPERAZIONE MINCEMEAT

La commedia messa in piedi dai Servizi Segreti inglesi con l’Operazione Mincemeat per depistare i Tedeschi ha come sfondo geografico una spiaggia spagnola del Mediterraneo e per protagonista un cadavere. I Britannici prendono infatti il corpo di un soldato gallese morto suicida con del veleno per topi (tanto le autopsie allora erano piuttosto indietro dal punto di vista scientifico), lo vestono da ufficiale e gli mettono addosso foto di finta fidanzata, lettera di finto padre e lettera di una banca vera che gli intima di coprire il conto in rosso.

Quindi lo dotano di finta corrispondenza con ufficiali veri in cui si fa intendere senza essere espliciti che gli Alleati sbarcheranno in Sardegna e in Grecia. Un sottomarino inglese rilascia il corpo vestito di tutto punto con le uniformi adatte all’occasione davanti alla Costa spagnola e dà il via alla farsa. Il piano prevede che sia recuperato dalle autorità locali, che la causa della morte sia da attribuire ad affogamento e che sia consegnato ai Tedeschi. La logica è che gli Spagnoli sono sì neutrali ma essendo franchisti e perciò -in teoria- di sentimenti fascisti dovrebbero essere legati più ai nazisti che ai Britannici e quindi consegnare agli Agenti del Führer il cadavere con tutto quello che ha  addosso, soprattutto se rilevante dal punto di vista bellico.

Ma avviene l’imprevedibile: le autorità spagnole lo vogliono restituire a Londra con tutti i suoi segreti. A comandare a livello locale sono infatti dirigenti dell’ala nazionalista e monarchica del Regime che non amano per nulla le carnevalate psicopatiche di Fascismo e Nazismo. Alla fine, i Britannici riescono a fare arrivare la notizia dell’esistenza del cadavere ai Servizi Segreti di Berlino, che di prepotenza mettono le mani sulle sue lettere e le credono convintamente vere.

Il gioco è fatto: a quel punto perfino Hitler pensa che lo sbarco in Sicilia sia una bufala. Il 10 luglio la più grande Flotta messa in piedi fino a quel momento nella Seconda Guerra Mondiale sbarca un esercito di 160.000 uomini con migliaia di mezzi sull’Isola. È la messa in atto dell’Operazione Husky.

John H. Christopher, motociclista della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ritratto in un momento di pausa mentre sta dirigendo il traffico dei mezzi militari. La corsa alleata verso Palermo e Messina è già cominciata, ma non tiene conto che i Tedeschi sono ossi duri con visione strategica. I loro rinforzi arrivano in tempo per disilludere gli Alleati dopo i successi iniziali. La conquista della Sicilia non sarà una passeggiata 19 luglio 1943 Barrafranca, Sicilia, Italia Autore Wallace, U.S. Army Signal Corps Digitalizzazione di Signal Corps Archive © Courtesy U.S. Army Signal Corps / U.S. National Archives
John H. Christopher, motociclista della Polizia Militare dell’Esercito degli Stati Uniti, ritratto in un momento di pausa mentre sta dirigendo il traffico dei mezzi militari. La corsa alleata verso Palermo e Messina è già cominciata, ma non tiene conto che i Tedeschi sono ossi duri con visione strategica. I loro rinforzi arrivano in tempo per disilludere gli Alleati dopo i successi iniziali. La conquista della Sicilia non sarà una passeggiata 19 luglio 1943 Barrafranca, Sicilia, Italia Autore Wallace, U.S. Army Signal Corps Digitalizzazione di Signal Corps Archive © Courtesy U.S. Army Signal Corps / U.S. National Archives

LO SBARCO IN SICILIA

Gli unici a non credere ai depistaggi alleati sono gli Italiani, che da sempre pensano che gli Anglo-Americani abbiano un solo obiettivo: la conquista della Sicilia. Sono sulla stessa linea sia Mussolini che i suoi Ufficiali, il Generale Vittorio Ambrosio, Capo di Stato Maggiore, e il Generale Alfredo Guzzoni, Comandante delle forze in Sicilia. I Tedeschi restano convinti fino all’ultimo che se ci fosse un’invasione alleata dalle parti dell’Italia avverrebbe piuttosto in Sardegna o in Corsica. In Sicilia ci mandano poche truppe, anche perché ritengono che sia difficilmente difendibile, hanno paura che possano rimanere intrappolate e in più preferiscono essere pronti a prendere il controllo dell’Italia continentale in caso di defezione di Roma.

A togliere ogni paura a Berlino che le armate tedesche possano rimanere incastrate sull’Isola ci pensano però gli Alleati, che decidono di seguire il piano di Montgomery, che è tutto tranne che audace. Non prevede infatti la conquista dello Stretto di Messina per tagliare le linee di rifornimento alle forze dell’Asse, ma lo sbarco nella Sicilia sud-orientale e sud-occidentale in ventisei punti lungo 150 chilometri di costa.

Appena i Tedeschi se ne accorgono mandano nuove armate piuttosto esperte che riescono a fare la differenza e rallentano l’avanzata anglo-americana. Le forze italiane invece hanno atteggiamenti ondivaghi. Che non avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo per la difesa della Patria, i Tedeschi lo sanno già dalla loro resa senza combattere, circa un mese prima, a Pantelleria e nelle Isole Pelagie. È Mussolini ad averla autorizzata, anche se poi fa un discorso minaccioso in cui afferma che l’unico lembo d’Italia che avrebbero occupato gli Alleati sarebbe stato il bagnasciuga delle nostre spiagge e per di più da orizzontali, cioè da morti.

Il linguaggio è colorito come piace a lui, ma alle parole non seguono i fatti. Gli Alleati sbarcano e per quanto gli Italiani (almeno quelli che decidono di combatterli) e i Tedeschi ci provino a ributtarli in mare, l’orda avanza e li travolge. Conquistate le spiagge, gli Americani si dirigono -come da programma- su Palermo e la prendono il 22 luglio.

Guidati dal Generale Patton puntano poi su Messina – d’altronde il primo che ci arriva tra lui e Montgomery si prende tutta la gloria. Ma i Tedeschi, nel frattempo, si sono organizzati e con i rinforzi hanno approntato una linea difensiva sulla costa settentrionale dell’Isola rovinando i piani dell’Americano. Montgomery con la sua 8a Armata rimane a sua volta incastrato a Sud di Catania. Lo slancio iniziale è perduto.

Redazione fotografia.it
  • Cerca

  •