
Scatto eseguito dall’Arsenale - F8 sotto esposto -1.33 iso 50 - Scatto singolo sviluppo mantenendo il profilo colore Hasselblad - Lavorazione con le maschere di luminanza di Astro Panel
In questo test approfondito della Hasselblad X2D II 100C analizziamo qualità d’immagine, resa agli alti ISO, autofocus, autonomia e comportamento del sistema con l’ottica XCD 35-100mm, per capire se il nuovo medio formato Hasselblad rappresenta davvero un punto di riferimento per i professionisti.
Testo e foto di Marco Brugnoli
Le aspettative erano alte, quasi inevitabili, attorno alla nuova Hasselblad X2D II 100C. Ogni aggiornamento, ogni dettaglio trapelato, aveva alimentato la curiosità di chi vive il medio formato come un territorio di precisione e poesia.
Per raccontarla davvero, ho scelto di dividere il test in capitoli, ognuno dedicato a un aspetto concreto dell’esperienza sul campo. Ma questa prova sarà diversa dalle altre: l’affronterò con un’unica lente, il 35–100mm, una scelta che limita la mia fotografia e, proprio per questo, la rende più sincera. Dentro i limiti si vede il carattere di una macchina, non nelle condizioni perfette.
So che molti aspettano con impazienza questo articolo. È il momento di capire se la X2D II 100C è solo un’evoluzione tecnica o qualcosa di più: un nuovo modo di interpretare il medio formato.
Il pacco è arrivato in silenzio, come fanno le cose importanti. Sapevo cosa c’era dentro, eppure l’attesa aveva quella tensione sottile che accompagna ogni nuovo inizio. Quando ho aperto la scatola, la Hasselblad X2D II 100C si è mostrata con un “uauuu” spontaneo, inevitabile: certe forme non hanno bisogno di presentazioni.

La prima impressione è stata di solidità. Il peso, calibrato e autorevole, ti ricorda subito che stai entrando nel territorio del medio formato vero. Le rifiniture, come sempre, sono un esercizio di precisione: pulsanti scolpiti, materiali che non cercano di stupire ma di durare, linee pulite che parlano la lingua dell’essenziale.
Poi il monitor, enorme, luminoso, quasi un invito a guardare il mondo con più calma. Accanto al corpo, la seconda batteria: una scelta voluta, quasi obbligata, per non restare a piedi nel momento sbagliato. Con Hasselblad non si improvvisa, si prepara.
Così è iniziato questo test. Non con un gesto tecnico, ma con una sensazione: quella di avere tra le mani uno strumento che pretende rispetto e restituisce visione.
Prima ancora di scattare, ho voluto entrare nel cuore della macchina: il menù. Mi aspettavo una curva di apprendimento, qualche minuto di orientamento, invece è successo l’opposto. In meno di tre minuti avevo già capito tutto e impostato la X2D II 100C esattamente come volevo.
La sensazione è quella di un’interfaccia semplice, efficace, essenziale. Le icone ricordano quelle di uno smartphone: immediate, pulite, intuitive. Non c’è nulla di superfluo, nulla che distragga. Ogni voce è dove deve essere, ogni funzione risponde con una logica naturale, quasi istintiva.
È raro dirlo, ma per me questo è il miglior menù mai visto su una fotocamera. Non perché sia ricco, ma perché è chiaro. Non perché stupisca, ma perché non ti fa perdere tempo. Ti mette subito nelle condizioni di fotografare, che è l’unica cosa che davvero conta.
Con questo secondo capitolo, la macchina inizia già a mostrare la sua filosofia: togliere il rumore, lasciare spazio alla visione.
Non vedevo l’ora di provarla. Così, senza pensarci troppo, ho caricato lo zaino e sono partito verso San Marco, Venezia. La prima immagine della X2D II 100C sul campo è stata quella del cavalletto aperto in Piazza San Marco, la macchina fissata con la calma di un gesto antico. Tre impostazioni rapide sul display, un controllo veloce alla composizione, e già stavo scattando. Nessuna esitazione, nessun ostacolo: solo il piacere puro del primo clic.
I due chili di peso non sono un limite. Anzi, diventano parte del processo: una presenza che ti ancora al momento, che ti ricorda che stai lavorando con uno strumento pensato per restituire il massimo. Ti accompagna senza stancarti e, soprattutto, ti permette di portare a casa lo scatto che avevi immaginato.
Ma è stato dopo questa prima uscita, quasi frettolosa, che mi sono fermato a riflettere. La X2D II 100C è una macchina che ha una sua consapevolezza. Non è veloce – non nel senso tecnico del termine – e proprio per questo ti costringe a rallentare. Ti invita a ragionare, a respirare, a guardare davvero ciò che hai davanti. È uno strumento che non si piega al ritmo frenetico: ti chiede di adeguarti tu, di entrare nel suo tempo.
E lì è scattato qualcosa. Ho capito che per lavorare con lei dovevo cambiare approccio, abbandonare l’automatismo, ritrovare la lentezza come valore. Mi sono adattato io a lei, non il contrario. Se non l’avessi fatto, avrei scattato come fanno tutti, senza ascoltarla, senza cogliere ciò che questa macchina vuole davvero offrire.
Questa uscita non è stata solo un test tecnico. È stata un incontro. Un primo dialogo tra fotografo e strumento, dove la macchina non è un mezzo, ma una voce che ti guida verso un modo diverso di vedere.

La vera prova di un sensore non si gioca alla luce del giorno, ma quando la scena si assottiglia, quando le ombre diventano profonde e la luminosità si riduce a un soffio. È lì che emergono i limiti, o le eccellenze. Con la Hasselblad X2D II 100C, la prova agli alti ISO è stata un punto di svolta.
A ISO 6400, il comportamento del sensore è sorprendente. Il rumore non scompare – sarebbe innaturale – ma viene gestito con una finezza che raramente ho visto su un medio formato. Il processore lavora in modo chirurgico: non appiattisce, non impasta, non crea artefatti. Sembra quasi che il file mantenga la sua struttura originaria, come se la macchina avesse deciso di proteggere ogni micro‑dettaglio.
La cosa che colpisce di più è la pulizia del file. Non ho trovato tantissimi pixel bruciati, nessuna zona che collassa o si spegne. Le alte luci restano controllate, le ombre rimangono leggibili. E soprattutto, il dettaglio sopravvive. Non è un dettaglio “finto”, ricostruito: è reale, organico, ancora perfettamente utilizzabile per una stampa di qualità.
Il margine di recupero è altrettanto impressionante. Nelle ombre si possono recuperare fino a due stop e mezzo senza introdurre rumore invasivo o banding. È un recupero pulito, lineare, che mantiene la tridimensionalità dell’immagine. Per un sensore da 100 megapixel, questo comportamento è tutt’altro che scontato.
Ad oggi, per la mia esperienza diretta, questa è la migliore resa ad alti ISO che abbia mai visto su un medio formato. Non solo per la quantità di rumore contenuto, ma per la qualità complessiva del file: la coerenza cromatica, la tenuta dei toni, la capacità di preservare la materia dell’immagine anche quando la luce è quasi assente.
La X2D II 100C dimostra che il medio formato non è più confinato alla luce perfetta. Ora può muoversi anche nel buio, senza perdere la sua identità.

Nei giorni successivi imposto una metodologia di test più controllata per valutare in modo oggettivo la resa cromatica e la gestione del contrasto della X2D II 100C. Scelgo di lavorare esclusivamente in condizioni diurne o durante l’ora blu, utilizzando sempre un bracketing di tre scatti con sottoesposizione di –1 e –2 EV. Questo mi permette di osservare come il sensore reagisce a variazioni di gamma dinamica e come distribuisce le informazioni nelle alte luci e nelle ombre.
Per l’analisi mi concentro sullo scatto singolo, selezionandone uno per ogni serie e applicando una post‑produzione minima:
L’obiettivo è isolare il comportamento nativo del file, evitando interventi che possano alterare la risposta cromatica originale. Per questo motivo mantengo colori e temperatura colore così come prodotti dalla macchina, senza correzioni manuali.
La X2D II 100C conferma una delle sue caratteristiche più evidenti: la fedeltà dei colori. Il sensore non introduce saturazioni artificiali né deviazioni tonali. La resa cromatica rimane neutra, stabile e coerente con la scena reale.
Questa neutralità permette di lavorare con un file che non richiede compensazioni correttive, ma solo eventuali scelte estetiche personali. Nella notturne di città si nota una dominante sull arancione e con un tinta che punta sul verde. Nulla di preoccupante risolvibile in post produzione.

Parallelamente analizzo il JPEG generato dalla macchina con la funzione HDR attiva. Il comportamento è interessante:
L’HDR interno sembra applicare un tone mapping molto controllato, che migliora la leggibilità dell’immagine senza alterarne la naturalezza. Il risultato è un JPEG che può essere utilizzato direttamente, soprattutto in contesti dove si richiede rapidità operativa. La nota negativa è che con scatti di cielo sereno si nota la vignettatura molto presente che personalmente ritengo troppo presente fino a f8 specie in ora blu.
In ogni caso con una macchina così risulta d’obbligo una post sul file.
Le condizioni meteo sulle Dolomiti erano troppo instabili per garantire sicurezza: il pericolo valanghe oscillava costantemente tra 3 marcato e punte di 4, rendendo impossibile pianificare una sessione notturna in quota. Per questo motivo ho scelto una soluzione più prudente, spostandomi rapidamente verso il centro Italia, in Val d’Orcia, per una sessione “toccata e fuga”. Anche qui il meteo nei giorni precedenti era stato incerto, ma almeno l’ambiente non presentava rischi oggettivi.

La notte inizia con un imprevisto banale ma determinante: mi addormento senza impostare la sveglia. Un’ora persa che ha compromesso l’intera programmazione, riducendo drasticamente il margine operativo prima della scomparsa della Via Lattea. Nonostante ciò, sono riuscito a portare a casa i test principali.
Uno degli aspetti più sorprendenti della X2D II 100C è la semplicità del menù. Anche in condizioni di forte stanchezza – due ore di sonno, fretta, buio totale – la navigazione rimane intuitiva e immediata.Rispetto alla mia Sony, la differenza è netta: la Hasselblad richiede meno passaggi, meno micro‑menu, meno distrazioni. In notturna questo si traduce in precisione operativa e riduzione degli errori.
Per lo star trail decido di modificare il mio workflow abituale:
Durante la sequenza, il display si spegne automaticamente e si riaccende 4 secondi prima dello scatto successivo. È un comportamento previsto dal sistema, utile per risparmiare energia e ridurre il rischio di flare o riflessi interni. Risultato superiore alla Sony A7R V, che in condizioni simili soffre molto di più. Non ho potuto fare molte prove su stelle inseguite.

Per la sessione sulla Via Lattea ho potuto realizzare pochi scatti a causa del tempo limitato, ma l’analisi dei file conferma la presenza degli stessi artefatti già riscontrati nelle immagini di fine ora blu con cielo pulito: coma evidente ai bordi e vignettatura marcata, entrambe caratteristiche tipiche di uno zoom con schema ottico complesso come il 35‑100. In un contesto notturno, dove si lavora a tutta apertura e si richiede massima correzione delleaberrazioni sagittali, un’ottica fissa avrebbe garantito una resa nettamente superiore, soprattutto in termini di micro‑contrasto e pulizia delle stelle ai bordi del frame. Purtroppo le condizioni meteo non hanno permesso di ottimizzare la sessione né di effettuare ulteriori test comparativi.”
In definitiva, utilizzare un medio formato per riprendere il cielo non è solo possibile: è straordinariamente efficace. La quantità di dettaglio registrata, la pulizia del file e la naturalezza della resa superano le aspettative e aprono scenari interessanti per chi vuole portare l’astrofotografia su un livello qualitativo superiore.
X2D II 100C mette a disposizione un sistema essenziale ma efficace per il tracciamento del soggetto: un’icona dedicata per l’Animal Detection e un comando rapido nel menù per la stabilizzazione IBIS. Per questo test ho mantenuto tempi relativamente alti e un diaframma minimo, lavorando quasi esclusivamente a 100 mm, una focale che mette subito in evidenza limiti e punti di forza dell’autofocus.
Il riconoscimento animali funziona in modo preciso: il quadrato verde aggancia l’occhio del soggetto anche durante movimenti rapidi, il tracking rimane stabile finché i movimenti non diventano troppo bruschi e la reattività è buona. Ma i 3 fps della macchina rappresentano un limite fisiologico per l’azione più intensa.

La stabilizzazione interna lavora molto bene con tempi medi e movimenti controllati. Tuttavia con tempi troppo bassi e movimenti improvvisi, l’IBIS non può compensare completamente ma la resa rimane comunque superiore alla media per un medio formato. La combinazione corpo e lente offre un risultato complessivo vamente solido, con immagini nitide anche in condizioni non ideali.
Pur non essendo una macchina pensata per la fotografia d’azione, la X2D II 100C supera il test con risultati convincenti:
Il confronto con la concorrenza era necessario e la macchina ha dimostrato di poter gestire situazioni dinamiche con sorprendente competenza, pur nei limiti della sua raffica contenuta.
Per garantire continuità operativa durante la sessione notturna ho scelto di utilizzare una batteria di riserva, soprattutto considerando le basse temperature che possono influire in modo significativo sulle prestazioni. Durante il test, con una temperatura reale di circa 2 °C, vento tra 15 e 30 km/h e una percepita di –2 °C, la batteria della X2D II 100C ha registrato un risultato sorprendente: circa 300 scatti con ancora un 12% di carica residua.
In parallelo, la mia Sony A7R V — utilizzata nelle stesse condizioni — ha raggiunto 300 scatti prima di spegnersi completamente. Il confronto diretto evidenzia una gestione energetica molto efficiente da parte della Hasselblad, nonostante il sensore medio formato e il file di grandi dimensioni.
Dal punto di vista costruttivo, la X2D II 100C non utilizza uno sportellino tradizionale: la batteria si estrae tramite una leva di sgancio, ed è dotata di un gommino di tenuta che garantisce una chiusura ermetica contro polvere e umidità. Una soluzione semplice ma robusta, coerente con l’approccio minimalista del sistema.
In sintesi, la batteria della X2D II 100C dimostra un’ottima autonomia anche in condizioni climatiche sfavorevoli, confermando l’affidabilità del corpo macchina nelle sessioni prolungate e nelle situazioni operative più impegnative.
La lente utilizzata in questo test si distingue subito per peso importante e grip ridotto, caratteristiche che richiedono una buona presa soprattutto durante sessioni prolungate. Il diametro filtri da 86 mm permette l’uso di filtri di alta qualità, anche se quelli originali hanno costi molto elevati. Dal punto di vista costruttivo siamo davanti a uno degli obiettivi meglio realizzati della categoria:
La resa è buona su tutta la gamma focale:
Ho impiegato l’obiettivo anche in un servizio di cerimonia militare, lavorando esclusivamente in JPEG HDR. La lente ha garantito un’ottima gestione delle alte luci, precisione dell’AF anche in movimento e qualità costante anche ad alti ISO. Il risultato è stato un servizio completo, senza incertezze e con una resa finale impeccabile.
La 35‑100mm non è un’ottica fissa e quindi non offre quello sfuocato ‘wow’ tipico dei prime più luminosi. Tuttavia, se il fotografo non cerca quel tipo di carattere, la lente riesce comunque a restituire una qualità d’immagine di livello altissimo: gamma dinamica pienamente sfruttata,transizioni tonali pulite e una resa visiva complessiva da fascia super‑top. È uno zoom progettato per essere versatile e leggero, e quando lo si utilizza per ciò che sa fare davvero bene, il file che produce è assolutamente all’altezza del sistema.

Dopo oltre venti giorni di utilizzo intensivo posso esprimere un giudizio concreto e, come sempre, sincero.
La X2D II 100C è, ad oggi, la migliore macchina che abbia mai utilizzato. Non solo per la qualità del file, ma per l’intero ecosistema:
In tutte le situazioni, anche le più critiche, sono sempre riuscito a portare a casa lo scatto. Per chi lavora sul campo, questo significa una cosa sola: portare a casa il lavoro e quindi il guadagno. Non è una macchina leggera, né economica, ma è una compagna di lavoro solida, costante e prevedibile.
Ammetto che all’inizio ero scettico: temevo che un medio formato potesse essere lento, fragile o poco adatto al mio modo di lavorare. Invece ho trovato una macchina che possiede tutte le caratteristiche che un professionista desidera: qualità, precisione, coerenza, affidabilità.
L’unico vero limite è il prezzo: un investimento importante, che richiederebbe anni di lavoro per essere ripagato. Ma dal punto di vista tecnico e operativo, la X2D II 100C ha dimostrato di essere uno strumento all’altezza delle aspettative più elevate.
A mio parere questa non è una macchina adatta a un pubblico che fatica ad adattarsi al suo modo di lavorare: se non la si comprende a fondo, diventa difficile estrarre tutto il suo potenziale in termini di recupero dei dettagli e qualità del file. Non è una fotocamera per chi si concentra solo sulla dimensione del file o su numeri impressionanti sulla carta, ma piuttosto una compagna di avventura pensata per chi vive davvero le uscite fotografiche e sa valorizzare la sua filosofia progettuale.
Il 35‑100mm Hasselblad è uno zoom tuttofare in cui i progettisti hanno compiuto un lavoro notevole di ingegnerizzazione per contenere peso e ingombri, soprattutto considerando l’escursione focale e il formato del sistema. La costruzione è eccellente e, nel complesso, la lente si posiziona sopra alla concorrenza diretta. Tuttavia, dal punto di vista della resa pura, ritengo che ci sia ancora una distanza percepibile rispetto al livello qualitativo che ci si aspetterebbe da un corpo macchina di questa categoria.
A livello personale avrei preferito un obiettivo a focale fissa con apertura F4 costante, privo di vignettatura e coma ai bordi. Una lente progettata con un campo perfettamente corretto avrebbe garantito una nitidezza superiore agli angoli e una resa più uniforme su tutto il fotogramma.