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In vacanza con Canon Powershot G5 X Mark II

Canon Powershot G5 X Mark II vuole essere la nuova compatta di riferimento del segmento Powershot. Di più, grazie ad un nuovo design, sembra quasi voler essere la portatrice di nuovi intenti per Canon che, distanziandosi dal passato, vuole evidentemente puntare in maniera più decisa verso un pubblico più giovane e in continua crescita, molto sensibile a prodotti di questo tipo.

Francesco Carlini | 27 Agosto 2019

Canon mi ha spedito questa piccola ma potente compatta giusto in tempo, a pochi giorni dalla mia partenza per un breve ma intenso periodo di ferie per cui ho potuto apprezzarne vari aspetti e punti di forza..ma soprattutto farmi un’idea di quante e quali differenze ci siano con la sua – unica al momento, dato che Panasonic Lumix LX100 e Fuji XF10 hanno un sensore molto più grande (e nel caso di Fuji un’ottica fissa) – diretta concorrente: Sony RX100. Già perché appena è uscita G5 tutti abbiamo pensato: “Toh, una RX100 marchiata Canon”. Il perché è presto detto: a parte la tecnologia interna utilizzata, esternamente le due compatte sono davvero simili..quasi uguali sia per forma che per dimensioni. In realtà sono due macchine molto differenti tecnicamente e forse quella di Sony strizza di più l’occhio a chi non si accontenta solo delle immagini ma vuole anche registrare video, resta il fatto che la nuova G5 X Mark II mi ha decisamente stupito in positivo soprattutto per quanto riguarda il tipico utilizzo “vacanziero”.

Powershot G5 X Mark II: carattersitiche

Caratteristiche presto dette: G5 X Mark II ha un nuovo sensore BSI CMOS di tipo Stacked (ovvero “impilato”, con la circuiteria posta sotto lo strato fotosensibile) da 1″ e 20 Mpxl di risoluzione e processore Digic 8 in grado di acquisire video in qualità 4K/30p senza ritaglio (per un massimo di 9:59 secondi) e Full HD/120p (per un massimo di 29:59 secondi) e di scattare in formato Raw a 30 fps con AE/AF bloccati oppure a 8 fps con AF continuo. L’obiettivo è un luminosissimo f/1.8-2.8 ed ha una focale equivalente ad un 24-120mm con una ghiera personalizzabile attorno al barilotto: in modalità Av ed M comanda l’apertura, in modalità Tv il tempo di scatto.

Powershot G5 X Mark II è più orientata alla fotografia che al video: rispetto alla precedente su questo modello è stato implementato il 4K ma purtroppo è limitato soli 10 minuti. Anzi, a dire il vero sono tutte le modalità video ad essere limitate dato che anche il Full HD e l’HD si fermano a soli 25 minuti. Ma c’è un’altra perplessità che riguarda il video: il suo azionamento. Per poter accedere al 4K è infatti necessario ruotare la ghiera posta sulla calotta fino all’icona della cinepresa e successivamente, tramite Quick Menù, selezionare la qualità prescelta. Anche il pulsante REC posto sul dorso invece la modalità video ma, inspiegabilmente, lo standard predefinito è Full HD e tale parametro non si può cambiare. Manca infine il jack per un microfono esterno – che invece troviamo sull’altra nuova compatta presentata contestualmente da Canon, Powershot G7 X Mark III. A dire la verità mi spiace che Canon abbia voluto “separare” questi due modelli, poiché uno completa le mancanze dell’altro.

Powershot G5 X Mark II: corpo macchina

Il corpo è massiccio è sembra molto resistente anche con un utilizzo “da battaglia”, come solitamente si fa con questo tipo di macchine. A prima vista è molto simile ad una RX100  e sono molti i particolari a cementare questa idea, tutti sulla calotta superiore: a prescindere dal form factor, il mirino e il flash pop-up. Il mirino EVF Oled da 2.360.000  è a scomparsa posto sul lato sinistro: per farlo uscire dal suo alloggiamento basterà premere il pulsante posto a lato della scocca (facile da individuare, c’è anche scritto “finder”) e tirare verso di sé l’oculare con le dita per poterlo azionare; questa tecnica è la medesima che Sony ha posto sulle sue RX100 dalla terza generazione in poi, anche se sui modelli più recenti è riuscita ad automatizzare il meccanismo per cui non bisogna più utilizzare le dita per estrarlo.

Stesso discorso per il piccolo illuminatore posto al centro che garantisce un buon fascio di luce per ritratti su soggetti vicini ed azionabile tramite un piccolo pulsante posto subito al suo lato. Sulla parte destra della calotta troviamo poi il pulsante di scatto circondato da una piccola ghiera per l’escursione dello zoom e le due ghiere principali: quella dei modi e, coassiale, quella della staratura dell’esposimetro. Per chi come me apprezza i particolari, una piccola ed elegante finitura rossa  – tratto distintivo di Canon – è posta tra le ghiere quasi a marcarne le spaziature. Se sul lato sinistro troviamo il piccolo pulsante per azionare il mirino, sul lato destro trova spazio un piccolo sportellino in gomma che racchiude connessione USB Type-C (ideale per ricaricare la fotocamera in maniera veloce o per trasferire le foto ad un PC senza estrarre la batteria o la scheda SD) e la connessione HDMI; subito sotto il pulsante per il collegamento Wi-Fi. Il dorso è occupato per la maggior parte dal display posteriore LCD da 3″ e 1.040.000 di punti, basculante fino a 180° per permettere di farsi autoscatti o di registrare video in prima persona senza bisogno di un aiuto. Sulla destra è allocata la classica ghiera, al cui centro troviamo la scorciatoia per il Quick menù, che troviamo su quasi tutte le compatte: consente di navigare agilmente nel menù delle impostazioni e, se azionata la modalità manuale, controlla la variazione del tempo di scatto. Attorno a questa ghiera, i classici pulsanti quali quello video, quello per rivedere le immagini scattate e il Menù. Sul fondello la filettatura per l’aggancio ad un treppiede e lo sportello che racchiude il vano batteria e scheda SD.

Cambiando il form factor, Canon è riuscita a far diventare Powershot G5 X una vera e propria macchina compatta: il modello precedente, che ormai risale a 4 anni orsono, era sì portabile comodamente in giro ma le sue forme ricordavano smaccatamente una piccola reflex. Certo aveva un design davvero unico mentre G5 X Mark II si uniforma di più al panorama della concorrenza, però queste forme più moderne sono sempre vincenti soprattutto guardando il pubblico al quale si rivolgono.

Powershot G5 X Mark II: Lab test

Di giorno Powershot G5 X Mark II difficilmente perde un colpo, la qualità del file è buona e i dettagli dell’immagine sono parecchi. A 24mm dà il meglio di sé e la risoluzione è elevatissima da tutta apertura fino ad f/4 e fino ad un massimo di 200 ISO; a 400 ISO il file è ancora ottimo ma comincia la sua parabola discendente. Tutto sommato ci si può spingere fino ai 3200 ISO ma non oltre, a 6400 ISO il rumore è molto elevato e a 12800 ISO addirittura va a superare i benefici della risoluzione, comunque molto bassa a quel parametro.

Risoluzione e rumore

La comodità di focali come 70mm e 120mm è indiscussa, soprattutto se si vogliono inquadrare soggetti distanti o zoomare su un panorama, resta il fatto che i limiti del sensore da 1” vengono fuori: la risoluzione è bassa già alla focale media, peggio alla focale massima con un file eccessivamente “granuloso” soprattutto se si gioca con l’apertura. Di buono c’è però che in entrambi questi casi la vignettatura è praticamente inesistente.

Powershot G5 X Mark II: utilizzo

Sul campo si fa apprezzare parecchio soprattutto per la comodità che regala la pronunciata impugnatura laterale in gomma. Sembra quasi una banalità ma, oltre che esteticamente apprezzabile, è un plus notevole su una macchina così compatta poiché elimina i rischi di caduta accidentale offrendo una salda presa – lo stesso ad esempio non si può dire delle Sony RX100. Il mirino è estremamente luminoso e davvero comodo in svariate situazioni, come ad esempio le giornate molto soleggiate: all’interno vengono mostrate tutte le impostazioni che si possono vedere anche sul display posteriore, oltre che le immagini scattate.

Dati di scatto: 1/125 – f/5.6 – ISO 640 – 24mm

La messa a fuoco è precisa soprattutto di giorno mentre di notte comincia a mostrare qualche limite. I punti AF sono 31, tutti a contrasto e la cosa si nota una volta che si riguardano le immagini a monitor: sono abbastanza dure, poco morbide ma tutto sommato piacevoli. Manca il rilevamento di fase così come il riconoscimento dell’occhio, nonostante questo il Face Detection è presente e funziona correttamente anche su più soggetti inquadrati alla volta. C’è la possibilità di selezionare AF ad inseguimento, AF punto singolo e AF Spot – per avere un punto singolo leggermente più piccolo ma più preciso. Dal menù si può anche selezionare la funzione Drag&Drop AF, molto utile nel caso l’occhio sia al mirino e non a display. La modalità di messa a fuoco manuale c’è ed è richiamabile dalla ghiera posteriore; inoltre c’è la possibilità di far lavorare AF ed MF assieme: una volta selezionata tale modalità dal menù, G5 X Mark II darà priorità all’AF ma, ruotando la ghiera sul barilotto, si potrà ingrandire il soggetto e correggere in manuale. La ghiera è infatti multifunzione: in Av ed M gestirà l’apertura, in Tv i tempi.

Dati di scatto: 1/250s – f/9 – ISO 160 – 39mm

Le modalità sono tante e richiamabili direttamente dalla ghiera PASM posta sulla calotta superiore: quattro modalità HDR e due ritratto, bianco e nero granuloso, toy camera, Fish Eye simulato, sfondo sfocato, filtro morbidezza, panorama, panning, cibo, ritratto con stelle, cielo notturno. time lapse, fuochi d’artificio. Le connettività è sia Wi-Fi che Bluethooth: in quest’ultimo caso una volta accoppiata la G5 X Mark II ad un device (sia esso un tablet od uno smartphone), la connessione tra i due sarà perpetua e permetterà il trasferimento in tempo reale delle immagini scattate, seppur ad una più bassa risoluzione – che in ogni caso basta e avanza per farne un utilizzo social. Tutto ciò rende G5 X Mark II una macchina completa sotto vari aspetti.

Powershot G5 X Mark II: conclusioni

Canon Powershot G5 X Mark II è una macchina ideale per moltissime situazioni: comoda da portare in giro, regala un feeling difficile da trovare su altri modelli di pari dimensioni. Il file immagine è pulito e ricco di informazioni soprattutto a 24mm; le ombre si recuperano facilmente ma ad alti ISO e di notte comincia a mostrare i suoi veri limiti con una eccessiva presenza di rumore. A 70mm e 120mm le cose non vanno meglio.  Spiace che la registrazione video 4K e Full HD abbia un tempo limitato, così come che non sia completa di un attacco per microfono – presente invece su G7 X Mark III: come ho già detto precedentemente, io avrei unito in un unico modello i pregi di entrambi.  Il prezzo è elevato, ma sicuramente in linea con quello che offre il mercato. La strada da percorrere è ancora lunga, ma con Powershot G5 X Mark II Canon ha sicuramente lanciato un guanto di sfida a Sony.

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Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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