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Se Vogue insegna a fotografare le sommosse..

Vuoi sapere come filmare in modo sicuro ed etico la cattiva condotta della polizia? Te lo spiega Teen Vogue.

Enzo Dal Verme | 2 Giugno 2020

Ma come..Teen Vogue? La rivista di moda e bellezza che ha come target ragazze americane tra i 18 e 24 anni? Proprio quella. E lo fa benissimo, con la dovizia di particolari adatta a fotogiornalisti stagionati.

L’articolo invita, per esempio, ad assicurarsi che il proprio telefono abbia una password e non si possa sbloccare con il riconoscimento facciale o con l’impronta digitale. È anche importante impostare un backup in automatico, in caso il telefono venga confiscato. Teen Vogue consiglia di includere nelle riprese un orologio con l’ora, elementi riconoscibili della zona filmata e avere il GPS attivo in modo che si possa verificare l’autenticità delle immagini. Via via è uno snocciolarsi di consigli pratici. L’autrice del pezzo, Palika Makam, è “US senior coordinator” di Witness, l’organizzazione che “aiuta la gente a usare video e tecnologia per proteggere e difendere i diritti umani”.
Fondata nel 1992, Witness aiuta gli attivisti a documentare i crimini di guerra, episodi di razzismo, violenza gender, soprusi delle multinazionali sugli indigeni… In altre parole, aiuta a dare visibilità alle ingiustizie e raccogliere prove che abbiano una validità e possano essere utilizzate in sede legale per difendere le persone più vulnerabili.

Le istruzioni pubblicate ricordano moltissimo anche quelle di Demotix per fotografare in ambienti ostili e zone di conflitto.
Ricordate Demotix? Sì, l’agenzia fotografica aperta nel 2009 che accettava contributi da reporter professionisti e amatori. Un esercito di 30.000 fotografi sparsi per il mondo che produceva 4.500 storie ogni mese. La piattaforma aveva contribuito alla crescita del “citizen journalism” (notizie riportate da cittadini) e aiutato molti professionisti, tra cui me, a trovare nuovi clienti.
Le istruzioni sul loro sito erano un prezioso aiuto per l’incolumità dei fotografi e anche un invito ad essere accurati nel documentare i fatti. Demotix aveva dimostrato una particolare efficienza con le immagini di attualità di difficile reperibilità. Erano spesso i primi ad avere fotografie di rivolte e guerre, oppure approfondimenti che solo una persona locale riusciva a produrre. Per noi professionisti rappresentava nello stesso tempo un’opportunità di espansione e una minaccia (perché creava concorrenti). Per la fotografia in generale, si è trattato di un’innovazione importante.
Demotix fu acquisita da Corbis nel 2016 e lì iniziò il suo declino a cui seguì la chiusura.
In ogni caso, Teen Vogue non è una agenzia di fotogiornalismo ma una rivista nata per occuparsi di moda e bellezza. Poi, però, la linea editoriale è cambiata ed ora il suo focus include anche attualità e politica. Una svolta dovuta soprattutto alla direzione di Elaine Welteroth (2016-2018), particolarmente attenta alle ingiustizie sociali e attiva nell’invitare le giovani lettrici ad impegnarsi civilmente. Oggi Teen Vogue è “la guida dei giovani per salvare il mondo. Il nostro obiettivo è quello di educare, illuminare e mettere in grado il nostro pubblico di creare un ambiente più inclusivo (sia on line che off line) amplificando le voci degli inascoltati, raccontando storie che normalmente non vengono raccontate e fornendo risorse per gli adolescenti che cercano di avere un impatto tangibile nelle loro comunità”.
I lettori non sono trattati da consumatori a cui consigliare (solo) le ultime novità di moda, ma vengono considerati per il potere e le potenzialità che hanno. Non è così strana, allora, la pubblicazione di consigli per filmare le malefatte della polizia. Specialmente ora che i recenti fatti hanno scatenato una incredibile escalation di violenze in America.

Si tratta, in ogni caso, di un segnale molto significativo per noi fotografi. I video e le foto amatoriali hanno un posto sempre più importante nell’industria dell’informazione e il materiale realizzato con un telefonino da un’adolescente documenta la storia tanto quanto le immagini di un professionista.
Il nostro ruolo cambia. Mai come ora la nostra autorevolezza e la nostra professionalità sono state fondamentali. Se il nostro lavoro non può essere realizzato con un cellulare da un lettore di Teen Vogue, forse non siamo più utili. Altrimenti forse no.

In fondo per l’editoria in generale è valido lo stesso principio. Il New York Times, per esempio, già da tempo ha fatto una scelta editoriale precisa: non puntare solo sulle notizie (quelle si possono trovare su Twitter), ma su approfondimenti affidabili, analisi accurate, punti di vista e opinioni importanti. Una decisione che ha permesso loro di evolversi e adeguarsi meglio di altri ad un mondo che cambia. Infatti, anche in questa occasione, ha utilizzato parecchio materiale amatoriale per ricostruire i fatti. Il lettore riconosce il valore della accuratezza e affidabilità della ricostruzione nonché degli approfondimenti ed analisi che seguiranno. Il materiale amatoriale è organizzato da professionisti esperti che ne controllano l’attendibilità, connettono i vari elementi considerando il contesto storico e sociale. In questo modo conferiscono al pezzo giornalistico la profondità che manca agli eventi isolati e al materiale originale.

Per chi di noi scatta reportage (io non me ne occupo quasi più) si tratta di fare la stessa scelta sapendo che un’adolescente col cellulare ha forse più possibilità di noi di essere nel posto giusto al momento giusto. Noi fotografi professionisti dobbiamo offrire qualcosa di diverso, noi siamo in grado di realizzare inchieste accurate ed affidabili, approfondimenti preziosi ed altro ancora con la competenza che manca ad un non-professionista.

So di colleghi che hanno alzato un sopracciglio leggendo i consigli di Teen Vogue. Personalmente accolgo con favore l’articolo: le istruzioni non aiutano ad improvvisarsi fotogiornalisti, ma a documentare dei crimini. Qualcosa di cui, purtroppo, c’è molto bisogno.

L’articolo su Teen Vogue conclude:
“Continua a lottare e continua a filmare”.

www.enzodalverme.com

Enzo Dal Verme
Enzo Dal Verme è un fotografo conosciuto per avere ritratto celebrità come Donatella Versace, Laetitia Casta, Marina Abramovic, Bianca Jagger, Wim Wenders. Le sue immagini sono state pubblicate da Vanity Fair, l'Uomo Vogue, The Times, Marie Claire, GQ e tante altre riviste. I reportage scattati da lui sono spesso legati ad iniziative sociali, come la serie di ritratti di Eroi Urbani realizzati in Asia, Europa, America, Africa e Medio Oriente. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia ha diretto la sua agenzia di comunicazione. Ha poi insegnato comunicazione all’Istituto Marangoni di Milano e Londra, allo IED di Milano, all’Ateneo Impresa di Roma e al Sole 24 Business School di Milano. Dal 2011 insegna i suoi fortunati workshop di ritratto nel corso dei quali gli studenti allenano la propria sensibilità ed esplorano il rapporto tra fotografo e soggetto. Collabora con la società olandese Science Of The Times per le ricerche sulle evoluzioni delle mentalità finalizzate all’innovazione nella comunicazione. Alla sua attività di fotografo commerciale, affianca una programmazione di mostre con i suoi lavori più personali. Enzo ha esposto in diverse gallerie in Italia e all’estero e in alcuni festival tra cui Alrles. Ha pubblicato negli Stati Uniti il libro Storytelling For Photojournalists e in Italia Marketing Per Fotografi. Pubblica regolarmente su Tutti Fotografi degli articoli di approfondimento sulla professione del fotografo. Ama il tofu ?
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