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Photokina 1952

Photokina: una storia lunga 70 anni

Con la photokina si chiude ufficialmente un’epoca. E anche un’epopea.

Dario Bonazza | 5 Settembre 2021

Il comunicato stampa ufficiale di Koelnmesse (la Fiera di Colonia) è datato 27 novembre 2020, e annuncia che “photokina will be suspended until further notice. After 70 years, decreases in the imaging market force a hard cut.”. Dice cioè che la photokina sarà sospesa fino a nuova comunicazione. Con questo eufemismo si annuncia la fine della più grande e importante esposizione mondiale dell’industria fotografica, in essere dal 1950. Il comunicato prosegue spiegando che il costante e consistente declino del mercato fotografico (con cali a due cifre ogni anno) non permette più di sostenere una manifestazione del genere, per quanto nel tempo si fossero prese misure atte a contenere questi costi e ad allargare l’area d’interesse della fiera per ospitare da un lato i giganti dell’elettronica consumer e dall’altro la miriade di piccoli fabbricanti cinesi che da soli riempivano più di un padiglione.

Non c’è niente da fare: non si sono mai scattate così tante fotografie come oggi, ma si vendono sempre meno macchine fotografiche, rimpiazzate dagli smartphone. Così da anni sono scomparse prima le compatte da 100 euro e poi su su fino a intaccare perfino il settore professionale. Però, prima di iniziare questa cronaca lunga settant’anni, chiariamo una cosa: si dice “la” photokina e non “il”. Questo perché il nome è la sintesi di “Photo und Kino-Ausstellung”, cioè “Esposizione fotografica e cinematografica”. In sostanza, quella A finale sta per Esposizione, una parola che è femminile anche in tedesco, e infatti i tedeschi dicono “Die photokina” al femminile.

Veniamo dunque a raccontare della photokina, con un excursus storico e tecnico che dovrebbe essere tanto affascinante quanto malinconico. Le edizioni della fiera hanno scandito la storia della tecnica fotografica degli ultimi settant’anni, con le sue grandezze e i suoi errori. Se qualcuno notasse assenze clamorose (es. Asahi Pentax Spotmatic, Minolta 7000, Nikon F2, Olympus OM-2), è perché quelle pietre miliari uscirono in altri momenti e non in occasione della photokina. Per quanto la fiera tedesca sia stata importante, molto è avvenuto anche fuori di essa. Purtroppo non parlerò nemmeno degli obiettivi, perché anche solo per citare i più importanti usciti in settant’anni riempirei tutto un fascicolo di Tutti Fotografi.
Ma parlare della photokina significa anche seguire la cronaca e l’evoluzione del costume del nostro mondo. In fiera c’è sempre stata anche una nutrita sezione culturale e per quelle sale si sono visti transitare i grandi nomi della fotografia mondiale. Ne farò qualche accenno, nella consapevolezza che con la photokina si chiude ufficialmente un’epoca e anche un’epopea.

Photokina: gli albori

Prima della photokina, in tutta Europa c’erano piccole e grandi esposizioni generaliste, dove si potevano vedere in anteprima i prodotti e le tecnologie più avanzate e trendy del momento. Tra queste, la fotografia poteva avere un bel ruolo, ma ciò dipendeva anche dalla sua rilevanza nell’industria locale. Infatti, anche se molte esposizioni si fregiavano del pomposo titolo di “internazionale”, non è detto che la partecipazione estera fosse così nutrita e rappresentativa. È ovvio che nel periodo fra le due Guerre Mondiali vi fossero spazi per la fotografia nelle più importanti fiere tedesche, essendo allora la Germania leader indiscussa in questo settore di tecnologia avanzata, con nomi come Leica e Zeiss già al vertice mondiale, ma con un’enorme varietà di aziende specializzate e relativo indotto. Le aree industriali di Wetzlar (Assia) e Jena (Turingia) vedevano le sedi rispettivamente di Leica e Zeiss, mentre a Dresda (Sassonia) stavano Kamera-Werkstätten e Ihagee, tanto per citare alcuni dei nomi più illustri.
Ecco perché la fiera di Lipsia nella primavera del 1936 fu ritenuta l’occasione giusta per presentare al pubblico la prima reflex 35mm della storia (escludendo la russa Sport, di poco antecedente e di pochissimo rilievo tecnico/storico). In quella manifestazione, il progettista Karl Nüchterlein presentò i primi cinque esemplari della Kine Exakta, una reflex monobiettivo a ottica intercambiabile, che impressionava le immagini sulla pellicola 35mm. Naturalmente si trattava di un apparecchio rudimentale per gli standard attuali, con la visione a pozzetto e lo specchio a riarmo manuale, operativamente lento e pensato più che altro per impieghi di laboratorio. Tuttavia fu il timido inizio di quella che nel dopoguerra sarebbe diventata l’epopea della reflex, tecnicamente maturata in Giappone e per cinquant’anni protagonista assoluta della fotografia di qualità a livello mondiale.
In questo modo ho creato un ponte ideale tra il fermento tecnico degli anni Trenta e quello degli anni Cinquanta e Sessanta, separati dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

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Photo und Kino Ausstellung, 1950

Photokina: gli anni Cinquanta, la fotografia europea

Finita la guerra e avviata la faticosissima e lunga ricostruzione della Germania, divisa in due e con molte città che erano cumuli di macerie, si pose il problema di come riavviare la prestigiosa produzione fotografica, che aveva visto le fabbriche distrutte dai bombardamenti alleati. Oltre tutto, gran parte delle tradizionali sedi dell’industria foto-ottica tedesca come Jena e Dresda erano nell’area d’influenza sovietica, così come la già nominata Lipsia, sede di fiere orientate alla tecnica.
Mentre le aziende ripartivano e ricostruivano gli stabilimenti, con la Zeiss che si ricostituì a Oberkochen, nel Baden-Württemberg, la Vereins von Fabrikanten photographischer Artikel (Associazione dei produttori di articoli fotografici) ritenne di organizzare una fiera specializzata nella fotografia e nel cinema.

La scelta cadde su Colonia, che disponeva di una bella sede fieristica già dal 1922. Così, il 6 maggio 1950, il Ministro dell’Economia Ludwig Erhard e il Sindaco di Colonia Robert Görlinger aprirono la prima edizione della “Photo und Kino Ausstellung”. Gli stand ospitarono circa 300 aziende tedesche, insieme ad una sezione culturale che vide già autori internazionali. In realtà era già presente anche l’americana Kodak, attraverso la sua sussidiaria tedesca Kodak AG che progettava e costruiva le fotocamere Kodak Retina. Si racconta che nell’occasione fece sensazione il primo flash elettronico importato dagli USA. Circa 75.000 visitatori affollarono le sale espositive sul Reno.

Il 20 aprile 1951 si inaugura la seconda edizione della fiera, a questo punto denominata sinteticamente “photokina”. La manifestazione diventa internazionale grazie ai 70 espositori esteri sui 340 totali. Nell’occasione viene istituita la “Deutsche Gesellschaft für Photographie (DGPh)” che si occupa delle questioni culturali nella fotografia. In questa edizione si parla soprattutto delle fotocamere a sviluppo immediato Polaroid, inventate dal Dr. Land nel 1948. Per questa seconda esposizione si riportano circa 100.000 visitatori, anche stranieri.

L’edizione del 1952, aperta il 26 aprile, ripete il concetto e i numeri dell’anno precedente, sia come espositori che come visitatori. Nell’occasione si fece notare la stereo camera View-Master Personal, dagli Stati Uniti.

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Photokina 1952

Dal 1954, su richiesta degli industriali tedeschi della fotografia, la photokina passa alla nota cadenza biennale, pur mantenendo la collocazione primaverile. Qui si parla di oltre 400 aziende (un centinaio delle quali estere), e nella circostanza viene definita la scala LV per l’esposizione. Infatti, con la crescente diffusione delle pellicole a colori (più esigenti in termini di esposizione) e in vista di un’esposizione automatica, era utile avere lo stesso effetto sull’esposizione sia variando di uno stop il diaframma che saltando al tempo di posa successivo. Questo si rifletterà a livello industriale nella spaziatura regolare dell’intera scala dei tempi di posa, che prima non erano standardizzati.

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Photokina 1954

La Praktina FX di Kamera-Werke (Dresda) mostra al mondo della fotografia cosa ci si può aspettare dalla reflex a obiettivi intercambiabili con attacco M42x1, anche con diaframma automatico, e accessoriabile con winder, motore e dorso da 400 fotogrammi. Unica pecca, un mirino piccolo e buio, al punto da montare un mirino galileiano ausiliario, simile a quanto fatto in Giappone sulla Asahiflex del 1952. Eppure, in questa reflex della DDR c’è già tutta la storia a venire nei cinquant’anni successivi. Per questa edizione della photokina si registrano oltre 176.000 visitatori.

Nel 1956 si decide di passare all’autunno come periodo per la fiera, che viene aperta il 29 settembre dal Presidente della Repubblica Federale, Prof. Dr. Theodor Heuss. A dimostrazione dell’importanza attribuita all’evento, arriva anche un messaggio telegrafico di saluto da parte del Presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower. Nelle fotocamere rivolte ai fotoamatori prevalgono ancora quelle dotate di ottica fissa, che guardano all’esposizione automatica come possibile elemento di evoluzione. Si rafforza anche la tendenza ai sistemi a obiettivi intercambiabili con attacco a vite M42x1, grazie alla Pentacon F con diaframma automatico. Idem nel medio formato, con la reflex 6×6 Praktisix. Allora i tedeschi dell’Est si rivelarono molto attivi e pragmatici, con una visione, mentre quelli dell’Ovest erano più conservatori e campavano ancora di Leica M, Kodak Retina e Rolleiflex, tutti concetti assai limitati negli sviluppi possibili. Al massimo le aziende della Germania Ovest proponevano reflex dotate di otturatore centrale Prontor o Compur, che ebbero un buon successo fino ai primi anni Sessanta, ma che vennero giustamente travolte dalle reflex con otturatore sul piano focale dalla DDR e dal Giappone. Caso esemplare di questa miopia tecnica fu la Zeiss Ikon Contaflex IV, presentata proprio alla photokina 1956. Nel cinema si parlava di 8mm e di registrazione sonora magnetica. Gli espositori salgono a circa 500, dei quali 140 esteri, mentre i visitatori calano leggermente, a circa 172.000.

Due anni dopo, il 27 settembre 1958, si contano 530 aziende da 16 paesi, 180 delle quali dall’estero. Continua la tendenza all’automazione nell’esposizione per le fotocamere con obiettivo non intercambiabile e si amplia la diffusione della pellicola a colori. I tedeschi dell’ovest pensano che la reflex a ottiche intercambiabili debba essere una cosa sofisticatissima e per pochi, per cui presentano la favolosa Zeiss Ikon Contarex, dotata non solo di ottiche Zeiss con un nuovo attacco a baionetta, ma anche di magazzino porta-pellicola intercambiabile e di esposimetro esterno al selenio. Costava 1.450 marchi, assimilabili a circa 10.000 euro attuali. Hasselblad presenta la sua reflex 6×6 modello 500C, che farà storia in campo professionale e, grazie agli obiettivi intercambiabili, farà tramontare la stella di Rolleiflex e delle meno versatili reflex biottiche. I visitatori di questa edizione sono circa 180.000, numeri che curiosamente ritornano alla fine della photokina.

Photokina: gli anni Sessanta, arrivano i giapponesi

La settima edizione della photokina apre il 24 settembre 1960 con 550 espositori da 17 paesi. Tra i 120 espositori esteri si affacciano i primi giapponesi. L’industria tedesca e americana lavora prevalentemente sull’automazione delle macchine più semplici, rivolte ai fotografi della domenica, annunciando che nel mondo erano già state vendute 250.000 fotocamere dotate di esposizione automatica. Intanto una semisconosciuta azienda giapponese, la Asahi Optical Co., presenta il prototipo della prima reflex a ottiche intercambiabili dotata di lettura TTL dell’esposizione: la Asahi Pentax Spotmatic. Ricordiamo che anche la Nikon F era allora una grande novità, appena introdotta in Giappone. Questa edizione della photokina è frequentata da 215.000 visitatori, 17.000 dei quali giunti a Colonia dall’estero.

L’edizione successiva torna temporaneamente ad una collocazione primaverile, per cui occorre attendere il 16 marzo 1963, con una durata di nove giorni. La “Mostra fotografica mondiale” viene inaugurata dal Presidente della Repubblica Federale, Heinrich Lübke, Kodak presenta il rivoluzionario sistema Instamatic con caricamento facilitato della pellicola, mentre Polaroid propone le prime pellicole Instant a colori. Olympus presenta la sua reflex mezzo formato (18x24mm) Pen F. Curioso come questa storia si ripeterà quarant’anni dopo nel digitale, con Olympus che tenterà la via del QuattroTerzi mentre gli altri puntano prima all’APS-C e poi al Full Frame. Nel campo del cinema, si consolida la presenza di cineprese dotata di ottica zoom. A questa edizione anomala della photokina mancano quasi del tutto i tedeschi dell’est, impegnati nello stesso periodo alla fiera di Lipsia, ma si registrano ugualmente più di 200.000 visitatori.

In seguito, con un intervallo di tre anni e mezzo, si torna alla photokina autunnale che apre i battenti il 1° ottobre 1966. La fotocamera reflex a obiettivi intercambiabili è in pieno boom mondiale e parla più che altro giapponese (Asahi Pentax, Canon, Konica, Mamiya, Minolta, Miranda, Nikon, Olympus, Ricoh e moltissimi altri) oppure tedesco dell’Est (Ihagee, Pentacon, Praktica), con i russi di Zenit che coprono la fascia più economica. Perfino Leica aveva infine ceduto alla reflex, con la sua Leicaflex presentata nel 1964, in assenza di photokina. La Konica Auto-Reflex vista in photokina 1966 è la prima reflex con esposizione automatica a priorità dei tempi, con comando automatico sul diaframma. Invece Asahi Pentax presenta due prototipi fantascientifici, dotati di otturatore a controllo elettronico, attacco a baionetta ed esposizione automatica: la Metalica II (priorità dei diaframmi) e la Memorica (priorità dei tempi). La priorità dei diaframmi si tradurrà poi nel modello di serie Electro Spotmatic del 1971, mentre la priorità dei tempi sarà lasciata per diversi anni a Canon e Konica. Nikon in questa circostanza è attiva più che altro con le cineprese Nikkor, mentre in ambito reflex presenta degli accessori per la Nikon F. Sempre Asahi, presenta il prototipo Asahi Pentax 220, che due anni dopo diverrà la celeberrima Asahi Pentax 6×7.

La Ihagee di Berlino tenta la via della reflex tedesco-occidentale con la sua Exakta Real in contrapposizione alla Exakta VX1000 di Dresda, ma non avrà seguito. Anche Regula-Werk King tenta la via della reflex con la sua Regula Reflex CTL, che avrà sviluppi e vita travagliata. Rollei, avendo le sue reflex biottiche in declino, si sposta sulla compatta di qualità, col famoso modello Rollei 35. Va forte anche la camera oscura, con l’italiana Durst che è tra i protagonisti assoluti con i due ingranditori M300 (24x36mm) e M600 (6×6). Questa edizione è importante anche dal lato delle mostre fotografiche, con la decima edizione del World Press Photo, con le foto NASA dallo spazio e con grandi nomi della fotografia internazionale come Lartigue, Beaton, Bourdin, Knapp, Sieff. La photokina 1966 vede la partecipazione di 340 espositori tedeschi e 300 stranieri e la visita di quasi 200.000 interessati, di cui oltre 27.000 dall’estero.

Nel 1968, le cronache riferiscono che i costruttori tedeschi hanno zone molto ampie nei primi padiglioni, mentre ai giapponesi sono riservati spazi minori e soltanto alla fine del percorso, anche dopo le attrezzature per sviluppo e stampa e gli accessori fotografici di varia natura. L’elettronica e l’automazione prendono sempre più piede in ambito fotografico, ad esempio con la Yashica TL Electro X. A due anni dalla Konica, anche Petri presenta la sua reflex automatica a priorità di tempi, la Petri FT EE. In questa edizione fa il suo debutto la Asahi Pentax 6×7, che fa sensazione non solo per la macchina in sé, ma anche per il sistema che presenta già 12 obiettivi al debutto. Intanto si espandono le fotocamere motorizzate (Leicaflex, Minolta, Olympus, Pentax), più che altro con versioni dedicate di modelli esistenti. Questa edizione della photokina è considerata interlocutoria, perché mostra ampi scorci del futuro senza ancora dimostrarne la validità concreta.

Photokina: gli anni Settanta, l’elettronica

La star della photokina 1970 è indubbiamente la Canon F-1, la reflex con la quale Canon intende scalzare il predominio Nikon nella fotografia professionale. Insieme a questa nasce la nuova serie di obiettivi FD, compatibili con i precedenti FL, ma che permettono la misurazione dell’esposizione a tutta apertura. Tra le varie reflex in mostra a Colonia in questa circostanza, segnalo la Edixa Electronica TL, la Fujica ST701, la Olympus FTL, le Praktica L e LLC e la Regula Reflex 2000 CTL, tutte con innesto obiettivi a vite M42x1. Tra quelle con innesto a baionetta si riportano la Rolleiflex 35 e due Exakta in concorrenza: la RTL 1000 di Dresda e la Twin TL prodotta in Giappone. Nel medio formato, Mamiya risponde a Pentax con la RB 67, sempre per fotogrammi da 6x7cm, ma concettualmente più simile alla Hasselblad. L’otturatore è nell’obiettivo e il dorso è rotante per selezionare il formato orizzontale o quello verticale pur mantenendo la visione dall’alto. Si registrano 240500 visitatori.

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Poster Photokina 1970

Per l’edizione 1972 si parla di 100.000 metri quadrati coperti e 709 espositori, con le reflex che per i giapponesi sono decisamente al primo posto, contando una produzione annua intorno ai 3 milioni di pezzi sul totale di 5 milioni di fotocamere prodotte in un anno in Giappone. A questo punto, e per merito di questo tipo di fotocamera, il Giappone ha superato decisamente la Germania nel mercato fotografico. Non a caso, Zeiss annuncia nella costernazione generale la sua uscita dalla produzione di macchine fotografiche. La tendenza alle reflex EE (Electric Eye, termine che allora indicava l’automatismo a priorità dei tempi, che regolava il diaframma) è contrastata dalla nuova tecnologia della priorità ai diaframmi, introdotta l’anno prima dalla Asahi Pentax Electro Spotmatic. Canon e Ricoh si accodano a Konica scegliendo la priorità ai tempi per le Canon EF e Ricoh Auto TLS EE, mentre Nikon, Minolta e Yashica seguono Asahi nella priorità ai diaframmi con le rispettive Nikkormat EL, Minolta XM e Yashica Electro AX. Invece Olympus presenta la sua reflex meccanica M-1, che poi diventerà la ben nota OM-1. Nel consumer, Kodak introduce l’ennesimo formato per i non fotografi: il Pocket Instamatic basato sul caricatore 110.

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Kodak Instamatic

Alla photokina 1974 si nota il tentativo dell’industria tedesca di riprendersi propri spazi di mercato. Si parte dal clamoroso annuncio della collaborazione tra Zeiss e Yashica, che punta a rilanciare le due realtà in crisi. L’intento era quello di unire il prestigio e la qualità del marchio tedesco con le tecnologie elettroniche e le capacità produttive dei giapponesi, creando un sistema che garantisse certi “numeri” per le ottiche Zeiss e ridesse smalto anche a Yashica, in crisi di vendite con le sue sempre meno convincenti reflex a vite. Da notare che per questo rilancio si era scelto lo storico e incisivo nome Contax e che le relative ottiche Carl Zeiss erano prodotte perlopiù in Giappone. Mossa astuta, in parallelo alla Contax RTS si offre una più semplice Yashica FX-1 con la stessa baionetta. Così, intorno alla nuova baionetta Contax-Yashica, si creano due sistemi in gran parte compatibili. Nonostante qualche problema di affidabilità, dal lato commerciale l’operazione ebbe ottimo successo. E gli altri tedeschi? Leica presenta la Leicaflex SL2, con svariate piccole migliorie sulla SL, più che altro al mirino, e con uno specchio più piccolo per consentire un maggior rientro dei gruppi ottici posteriori degli obiettivi supergrandangolari. Nel mentre, Rollei e Voigtlaender cercano una loro strada con la reflex, copiando sfacciatamente i giapponesi. Dalla DDR, Praktica propone la VLC, una LLC con mirini intercambiabili. Invece Minox presenta la compatta 35 EL, che inaugura una serie di successo. Intanto si allarga sempre più l’offerta delle reflex giapponesi, perché ormai è chiaro a tutti che è lì che c’è da mangiare: Cosina Hi-Lite ECS, 402 e 405, Mamiya MSX500, Minolta XE-1, Miranda DX-3, Petri FTE, Ricoh SLX500 e perfino una Sigma Mark-I dal noto fabbricante di obiettivi.

Alla photokina 1976, il botto lo fa Asahi con l’accoppiata MX + ME. Basate sulla nuova baionetta Pentax K che aveva debuttato nel 1975, sono progetti completamente nuovi e ben differenziati tra loro. La MX ripropone i classici canoni Asahi Pentax con l’otturatore a scorrimento orizzontale, ma reinterpretati in chiave moderna per rispondere alla minaccia di Olympus, quindi miniaturizzazione e sistema completo di schermi e dorsi intercambiabili, motore a 5 fps, ecc. Invece la ME inaugura il nuovissimo otturatore Seiko MFC-E a controllo elettronico con tendine a scorrimento verticale, molto più compatto e dolce del Copal Square adottato dalla concorrenza giapponese. La ME si caratterizza anche per l’esposizione soltanto automatica, dal che si capisce il target di pubblico. La tendenza alla miniaturizzazione della reflex 35mm si esprime anche in casa Konishroku, con la Konica TC che mantiene la priorità dei tempi.
L’altra protagonista indiscussa del 1976 presente in photokina, seppure in questo caso non sia una primizia assoluta, è la Canon AE-1. Questa reflex si caratterizza per la concezione modernissima, che prefigura gli sviluppi successivi degli apparecchi fotografici, a partire dal microprocessore che controlla tutte le principali funzioni della fotocamera. Anche il pulsante di scatto è elettrico, come nella Contax RTS, mentre tutta la meccanica è stata riprogettata anche per ridurre i costi di produzione, con parti in plastica che sostituiscono quelle metalliche. Questo consentirà a Canon un prezzo particolarmente aggressivo, che le farà guadagnare consistenti quote di mercato fino a portarsi al primo posto nelle vendite mondiali.
Rollei pare rinata, presentando finalmente prodotti originali: la sua SL 2000 è una reflex 35mm, ma sembra una medio formato, a partire dalla forma a cubo con i magazzini portapellicola intercambiabili e l’avanzamento motorizzato incorporato. Il suo mirino è realizzato tramite specchi, con applicato un cannocchiale per portare la visione oltre il massiccio dorso. Dagli studi e dalle tecnologie della SL 2000 è stata sviluppata anche la SL 35 OE, che rinunciando ai magazzini intercambiabili impiega un corpo e un mirino da reflex “normale”. La sorpresa è la possibilità della doppia priorità: a seconda di quale tra le scale dei tempi e dei diaframmi viene portata sulla posizione di automatismo, quel parametro si adeguerà all’altro impostato manualmente. Come si può capire, siamo alle soglie dell’esposizione program e delle cosiddette reflex multi-mode; mancava giusto un po’ di software per gestire questo caso. Una versione semplificata a priorità dei diaframmi viene stilizzata in modo diverso e denominata Voigtlaender VSL-3. Tutto questo pare bellissimo e promettente; peccato che non abbia avuto un gran seguito a causa delle complessità tecniche da affrontare e del successivo tracollo dell’azienda, gestita in modo poco avveduto dalla nuova proprietà.

In questa ricchissima photokina 1976, Leica presenta la Leica R3 Electronic, nata dalla collaborazione tecnica con Minolta e in contemporanea annuncia la M4-2, lieve rivisitazione della sua classica fotocamera a telemetro che aveva abbandonato due anni prima sull’onda travolgente della reflex. Praktica presenta la EE 2 con attacco a vite aggiornato con contatti elettrici che informano la macchina del diaframma impostato, mentre Ricoh propone la Singlex II, sempre con attacco a vite M42. Minolta, nell’entusiasmo generale per la reflex, realizza addirittura una Minolta 110 Zoom SLR, con ottica zoom non intercambiabile, che usa i caricatori Kodak 110 per fotogrammi 13x17mm.

L’edizione del 1978 è in tono minore dal lato del fermento tecnico, in quanto si limita a confermare le tendenze in atto, con sempre più reflex controllate elettronicamente e sempre meno macchine meccaniche. Yashica presenta una sorta di versione compatta della Contax RTS, denominata Contax 139, e le due Yashica FR1 e FR2, mentre sia Contax che Olympus rispondono alla Pentax ME solo automatica con le loro Contax 137 e Olympus OM-10. Un ulteriore passo è fatto da Konishiroku, che con la sua Konica FS-1 presenta il motore integrato e il caricamento automatico della pellicola. Come esposimetro, la FS-1 adotta il Gallio e l’indicazione a Led nel mirino. Rollei si è stabilita a Singapore e da qui fornisce le Rollei SL35-E e Voigtlaender VSL-3E, che però risultano troppo costose. Anche Praktica è passata alla baionetta, con la sua B-200 che monta cellule esposimetriche al Gallio e altra componentistica giapponese. Topcon e Cosina sono passate alla baionetta Pentax K, che pare il nuovo standard, con i rispettivi modelli AM-1 e CS-3. Dopo Minolta, anche Pentax fa la pazzia della reflex di formato 110, con la sua Auto 110 che ha addirittura gli obiettivi intercambiabili, lo winder e il flash dedicato.

Photokina: gli anni Ottanta, la reflex autofocus

L’edizione 1980 occupa 122.000 metri quadrati e ospita circa 1000 espositori. In questa edizione si vedono i prodromi di quella che diventerà la rivoluzione autofocus. Infatti Canon e Ricoh presentano due obiettivi autofocus per le loro reflex: uno zoom Canon FD 35-70mm f/4 AF e un AF Rikenon 50mm f/2. La tecnologia deriva dalle compatte che già sono arrivate a questo ed è tutta contenuta nell’obiettivo, compreso il CCD che fa da sensore di fuoco. Questo però si rivelerà un vicolo cieco. Sempre come fiera delle soluzioni sbagliate, o comunque senza futuro, si segnala anche la fotocamera 3D a quattro obiettivi Nimslo, dei signori Jerry Nims e Allen Lo. Ci proveranno per anni, anche con versioni a otto obiettivi, per poi mettere a monte. Non fu né il primo e nemmeno l’ultimo tentativo di questo genere, accomunati dal fatto di essere una risposta complicata ad una domanda che nessuno pone. Ricompare la Rollei SL 2000 F, che guadagna quella F finale, ma resta un prodotto in fase di sviluppo.

Alla photokina 1982 si vedono ancora obiettivi autofocus come un paio di Chinon CE AF, ma la strada è quella indicata dalla Pentax ME-F del 1981, che ha i sistemi di rilevamento e di elaborazione integrati nel corpo macchina, mentre il motore AF è nell’obiettivo, proprio come le attuali fotocamere digitali. La stessa soluzione è proposta in photokina da Olympus con la sua OM-30. Invece la Contax 137 AF comanda la messa a fuoco col motore nel corpo macchina. Sarà la soluzione adottata anche da Minolta con la sua 7000 del 1985, che segnò il vero boom della reflex autofocus. L’altra “non novità” della photokina 1982 fu la Sony Mavica, anch’essa presentata nel 1981. Quindi la photokina 1982 manca gli inizi di quelle che furono due tra le più importanti rivoluzioni fotografiche del secolo: la reflex autofocus e l’immagine elettronica. Inizia a intuirsi che il mondo, anche quello della fotografia, gira più veloce di una fiera a cadenza biennale.

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Modelli AF del 1980

Nel 1984, la photokina si articola su 13 padiglioni, per 122.000 metri quadrati e 1246 espositori. Il principale filo conduttore di questa edizione è la reflex multimode; chi ci arriva dalla priorità dei diaframmi e chi da quella dei tempi, aggiungendo la funzione che mancava. Chi disponeva della sola priorità dei diaframmi può dover modificare anche gli obiettivi, per cui questi costruttori si adeguano con nuove serie. La Contax 159 MM e la Olympus OM-2 Spot/Program escono proprio in questa photokina, mentre la Nikon FA e la Pentax Super A erano arrivate l’anno prima. Rollei continua a proporre la sua reflex cubica, che ora si chiama Rolleiflex 3003, ma resta poco più di un fantasma. Un’altra novità della photokina 1984 è una concorrente della Sony Mavica, la Panasonic SVC (Still Video Camera). Anche questa registra su dischetto magnetico un’immagine prodotta da un’acquisizione analogica (come quella di un tradizionale televisore a tubo catodico). Per inciso, SVC diventerà l’acronimo per definire tutte le fotocamere per l’immagine elettronica analogica, un concetto che proseguirà fino al 1992. Tuttavia dai discorsi che si raccolgono in photokina (soprattutto da Fuji e Polaroid) è già chiaro che il futuro dell’immagine elettronica sarà digitale. Questo permette di ricavare copie identiche all’originale, evitare il degrado del segnale e consentire libertà di elaborazione; cose che oggi diamo per scontate.

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Sistemi SVC (Still Video Camera) del 1980

Scarse le novità vere della photokina 1986, perlomeno in campo reflex, in quanto tutti annunci avvenuti in altra sede o perfezionamenti di modelli e tecnologie già viste. Si diffonde sempre più la reflex con motore incorporato e Minolta, Canon e Nikon hanno già le loro reflex autofocus (rispettivamente 7000, T80 e F-501), ma Minolta è più avanti tecnicamente. A tutti è chiaro che per diversi anni i giochi si faranno sull’autofocus e così arrivano anche Olympus con la OM707 AF e Yashica con la 230 AF. Una novità di rilievo riguarda però il settore delle compatte, dove Pentax presenta la Zoom 70, cioè la prima compatta zoom al mondo. Si inaugura così un tipo di fotocamera che per molti anni a venire avrebbe fatto importantissimi numeri di vendita.
C’è fermento anche nella fotografia magnetica, dove un po’ tutti i costruttori presentano in fiera i loro prototipi o almeno un mockup e qualche foto promozionale, per dare l’idea di esserci. Gli unici a portare a casa risultati concreti in questo campo, con piccolissime produzioni destinate ai settori della fotografia di reportage e sportiva, furono Canon, Nikon e Sony.

Anche alla photokina 1988 si vedono tante fotocamere e tanti obiettivi, ma nulla di epocale. Canon e Pentax erano entrate seriamente nel giro dell’autofocus l’anno prima, con le loro EOS 650 e SFX. Tutti paiono in attesa di un possibile boom della fotografia magnetica, ma nessuno ci crede veramente.

Photokina: gli anni Novanta, in vista del digitale

Dopo le compatte zoom di cui accennavo sopra, si cerca di dare al pubblico una più ampia escursione di focali, nell’idea che la maggior parte delle persone non avesse bisogno di una fotocamera a obiettivi intercambiabili. Così in photokina 1990 si vedono fotocamere dotate di zoom esteso, alcune caratterizzate dal mirino ottico come la Fuji FZ-3000 e altre reflex come la Olympus IS-1000. Tuttavia, il formato 24 x 36mm non permette di miniaturizzare più di tanto gli obiettivi per cui l’ingombro di queste “bridge cameras” non è così contenuto. Come già avvenuto con le reflex a obiettivo non intercambiabile degli anni Sessanta, nonostante il nuovo design spaziale nemmeno queste bridge hanno il successo sperato. Tra le reflex autofocus, il confronto si sviluppa sul numero dei punti AF e sulla velocità del sistema, dove in genere Canon ha il sopravvento grazie ai motori USM incorporati negli obiettivi.
Il settore delle fotocamere magnetiche non decolla, Fuji si era già lanciata nel digitale con la sua serie DS (Digital Still) e Chinon presenta la sua digitale VMC-1, così come Konica annuncia la KC-DX1 e Toshiba la MC200. Si parla anche del Kodak DCS, un dorso digitale con 1,3 megapixel (1024 x 1280) su un CCD da 21 x 16,5mm per un corpo macchina Nikon F3 e con un’unità di registrazione separata.
Su tutto incombe il Kodak Photo CD, che digitalizza le immagini acquisite su pellicola, usa i file per la stampa in laboratorio e restituisce al fotografo dei file .pcd per l’archivio, per una possibile elaborazione e per ordinare le ristampe. Nella sua versione standard, il Photo CD arriva a 2048 x 3072 pixel, cioè 6 megapixel, che allora parevano uno sproposito, mentre la versione Pro arriva addirittura a 24 megapixel. I problemi pratici furono due: la massima densità che era in grado di leggere lo scanner del sistema, inferiore a quelle degli scanner amatoriali, e la scarsa qualità dei negativi da scansire, che i fotografi non riconoscevano e attribuivano al sistema. Cioè, il fatto di vedere al monitor i file, faceva scoprire le magagne degli obiettivi, della messa a fuoco e della non planarità della pellicola, che non c’era modo di notare così bene lavorando con i negativi. Ne sappiamo qualcosa oggi, con il pixel peeping sui file digitali.

Alla photokina 1992 si vedono la Canon EOS 5 e la Nikon F90, e a questo punto i due colossi hanno recuperato lo svantaggio rispetto a Minolta non solo dal lato tecnologico, ma pure da quello commerciale.
La reflex digitale Kodak DCS 200 impiega un corpo macchina Nikon F801, al quale aggiunge un dorso con sensore CCD da 1,5 megapixel (1012 x 1524). L’unità di registrazione è un blocco di dimensioni paragonabili al corpo macchina, applicato sotto come un motore. Nel medio formato, Hasselblad presenta il dorso digitale DB4000, per una risoluzione di 2048 x 2048 pixel ottenuta con un CCD da 30 x 30mm, quindi su un quarto della superficie nominale di 60 x 60mm del sistema.

Nel 1994, Canon è protagonista con la EOS-1 N, con l’annunciata EOS-1 N RS a specchio semitrasparente fisso per arrivare a 10 fps (con tanto di autofocus in funzione) e si parla di uno zoom EF 70-200mm f/2,8 stabilizzato! Da parte sua, Nikon annuncia una collaborazione con Fuji in ambito digitale che porta alle Nikon serie E2 e alle Fujix serie DS. Il corpo macchina del primo modello è di derivazione Nikon F4, ma la baionetta incorpora un gruppo ottico divergente per adattare l’immagine dell’obiettivo al sensore CCD da 2/3 di pollice, con 1,3 megapixel. Kyocera presenta una compattina di grande qualità, la Contax G.

Quella del 1996 è una photokina ricca di spunti e movimento. Inizia con la presentazione della tanto discussa Leica R8, che rompe decisamente con le linee sobrie e la buona compattezza dei modelli precedenti. Questo incrocio tra una Exakta delle origini per la sua pianta triangolare (e non escludo che il richiamo sia voluto) e una Minolta 9xi per le sue linee indecise e la “testa annegata nelle spalle” può piacere per l’originalità o può essere rigettata come contraria allo stile Leica. In effetti impiegherà del tempo per convincere i leicisti, ma ci riuscirà. Dal lato tecnico è una reflex del tutto tradizionale, quindi ancora senza autofocus e senza motore incorporato, ma con notevoli affinamenti dal lato dell’esposimetro e un otturatore all’altezza delle giapponesi sue contemporanee. Nel frattempo era stato lanciato il formato APS, che rendeva più versatile la pellicola con accorgimenti come l’aggiunta di una banda magnetica per memorizzare certi dati. In questa edizione della photokina si videro parecchie compatte APS e anche alcune reflex, come la Canon EOS IX, la Minolta Vectis S1 e la Nikon Pronea 600i. Molti anche gli accessori per gestire queste pellicole e per digitalizzarle. Tra le compatte 35mm di pregio, si segnala la Ricoh GR1 in lega di magnesio, progenitrice di tutte le successive GR fino all’attuale digitale GR III. Molto ampia e variata anche l’offerta di compatte digitali vere e funzionanti a prezzi che, se non proprio popolari, stanno scendendo. Per questo alcuni costruttori ritengono che l’APS sia arrivato tardi e passano direttamente al digitale. Le forme e le funzioni sono molto varie, come sempre avviene quando i prodotti devono ancora trovare la propria strada. Ad esempio, Canon, Nikon e Toshiba presentano compatte digitali dallo sviluppo verticale ispirato alla Logitech Fotoman che, una volta rimossa l’impugnatura porta-batterie, scoprono una scheda PCMCIA da inserire direttamente nello slot del notebook o laptop. Altre sembrano astronavi di Guerre Stellari.
Curioso l’ingresso nella fotografia di Samsung, il gigante coreano dell’elettronica, che avviene in parallelo con le compatte APS, con le reflex 35mm e con le digitali. Samsung nel 1995 aveva acquistato Rollei, che navigava in pessime acque, e per questo poté dotare la sua reflex SR4000 di tre ottiche marcate Schneider-Kreuznach. Non vi sarà seguito.

Alla photokina 1998 si ebbe la sorpresa Contax 645. Che questo antico marchio tedesco usato dai giapponesi di Kyocera potesse entrare nel medio formato per competere con le connazionali Fuji, Mamiya, Pentax e Zenza Bronica e con la svedese Hasselblad non era nelle aspettative di nessuno. Mi feci l’idea che i costruttori giapponesi che temevano l’avvento della fotografia digitale cercassero di prendersi del margine di risoluzione e qualità con l’analogico, in modo da guadagnare qualche anno. Per lo stesso motivo, Pentax nel 1997 rinnovò la sua 645 del 1984 e in questa stessa photokina 1998 la sua 67 del 1990, molto simile alla 6×7 del 1969. Comunque, una cosa era rinnovare nell’elettronica apparecchi in produzione da decenni, altro era concepire tutto da zero. Nel formato 35mm, arrivano le reflex professionali Canon EOS 3 e Minolta Dynax 9i, la Contax Aria e la panoramica 24 x 65mm Hasselblad Xpan, che vivrà una breve stagione di relativo successo. In campo digitale, tra i vari modelli introdotti noto la reflex bridge Canon PowerShot Pro70, con sensore da 1,68 megapixel e zoom 6-15mm, equivalente ad un 28-70mm, oppure la Minolta Dimāge EX 1500 da 1,3 megapixel, con modulo obiettivo intercambiabile.
A questa photokina spunta sotto forma di prototipo l’idea da tempo vagheggiata di realizzare un modulo digitale da inserire al posto del rullino in una macchina nata per la pellicola. Questo EFS-1, che poi sarà chiamato eFilm, sarà riproposto ad ogni fiera, avrà una gestazione infinita e non vedrà mai la luce per problemi concreti che si erano capiti subito.

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EFS-1 Prototype

Photokina: gli anni zero, il boom del digitale

Nel 2000 tornai da Colonia con le idee chiarissime: anche se l’anno precedente il digitale aveva coperto appena il 15% del mercato fotografico globale, la nuova tecnologia era lanciatissima e stava superando la pellicola anche in termini di qualità pura e non più solo come versatilità, mentre i costi stavano diventando proponibili anche al fotoamatore.

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Photokina 2006 – Ingresso Sud

Rileggendo il mio reportage di allora, trovo scritto che più di tutto mi colpì la reflex Fuji FinePix S1 Pro col Super CCD da 3 megapixel. E poi c’era la concretezza della Canon D30 da 3 megapixel e della Nikon D1 da 2,7 megapixel, già in circolazione da un anno, e la promessa del Full Frame da 6 megapixel con i prototipi Contax N Digital e Pentax MR-52 (MZ-D). Non c’era da dubitare che Canon e Nikon avrebbero risposto in modo adeguato a una tale sfida. Nelle compatte, Canon presentava la PowerShot G1 con 3,3 megapixel e un obiettivo 7-21mm f/2-2,5. Mentre Nikon mostrava la Coolpix 880 da 3,34 megapixel, con zoom 8-21mm f/2,8-4,2. Insomma, il futuro era arrivato, e pareva perfetto per l’anno 2000. Tuttavia continuavano ad uscire anche reflex analogiche e compatte APS.

Edizione ricca e storicamente importante anche quella del 2002, con molte novità che hanno cambiato il panorama e la storia della fotografia. Innanzi tutto vi fu l’annuncio quasi contemporaneo della Kodak DCS Pro 14n e della Canon EOS-1 Ds. La prima era una reflex Full Frame con sensore CMOS Kodak da 14 megapixel, basata sul corpo macchina della Nikon F80, mentre la seconda era un prodotto originale Canon, equipaggiato con un nuovo sensore CMOS Full Frame da 11 megapixel. Quelli di Canon erano delusi che il loro orgoglio fosse stato superato in risoluzione da Kodak, ma la storia andò a favore dei giapponesi. Con queste novità si capisce anche che il futuro del digitale sarà nel sensore CMOS, per i vantaggi intermini di costo e consumo energetico. Se oggi abbiamo le Full Frame accessibili al fotoamatore lo si deve anche a questo.
Impressionante la gigantesca mostra fotografica in esterni di Uwe Ommer. “Album di Famiglia del Pianeta Terra”, distribuita per la città, anche se non apprezzai la scelta dell’autore di porre un telo bianco come sfondo alle famiglie fotografate in ogni dove ed usare l’illuminazione flash.
Il 2002 è anche l’anno dello standard QuattroTerzi, lanciato da Olympus insieme a Kodak. Partito da un ragionamento corretto, secondo il quale l’avvento del digitale avrebbe ridotto i formati di ripresa, mi lasciò perplesso per la scelta delle proporzioni 4:3 quando la fruizione a video delle immagini digitali andava verso il 16:9. Mantenere le proporzioni 3:2 mi sarebbe sembrato più opportuno, così come trovai vago e infelice il nome FourThirds, che non sai mai come scriverlo e se tradurlo in italiano o no. La prima fotocamera, ancora a livello di prototipo senza nome, era rivolta al settore professionale e si sarebbe chiamata Olympus E-1. Il sistema era completamente nuovo e ottimizzato per il digitale. All’inizio sembrò una discreta idea, ma nel mercato prevalse nettamente la transizione progressiva dall’analogico al digitale, facile da ottenersi con i corredi reflex esistenti che in più avevano il vantaggio di sensori più grandi. Altro annuncio importante del 2002 fu quello della Hasselblad H1, che creava un nuovo sistema fotografico di medio formato 6 x 4,5cm, autofocus, tanto per l’analogico su pellicola 120/220 oppure instant quanto per il digitale, tramite dorsi di terze parti (Kodak e Phase One). Ricordo che la H1 non mi fece tutta questa impressione, sembrandomi troppo complicata, pesante e costosa per avere successo. Fu così.

Alla photokina 2004 mancano i marchi Contax e Yashica, perché nel 2003 la casa madre Kyocera aveva deciso di chiudere il settore fotografia, ampiamente passivo da tempo. Invece Fujifilm arrivò alla terza generazione della sua reflex professionale con baionetta Nikon, con la nuova S3 Pro che adottava il Super CCD SR da 6 megapixel. In casa Canon si videro le EOS-1 Ds Mark II (professionale Full Frame da 16,7 megapixel) e EOS 20D (amatoriale APS-C da 8,2 megapixel), quest’ultima importante per il fotoamatore evoluto. Ricordo la positiva impressione che ebbi dall’autofocus. Nel frattempo Minolta si era fusa con Konica e in photokina fu annunciata la Konica-Minolta Dynax 7D, una reflex APS-C con sensore CCD da 6 megapixel, dotata per la prima volta di stabilizzatore a sensore mobile. Invece Fujifilm era già arrivata alla terza generazione della sua reflex professionale, con la FinePix S3 Pro equipaggiata di Super CCD SR da 6 megapixel. Questa photokina segna il passaggio al sensore CMOS anche da parte di Sony e delle marche da essa fornite, come Nikon. Olympus propone una reflex E-System più abbordabile, la E-300, che però non affascina i fotoamatori per la forma a saponetta e il mirino a specchi. Si vede anche una nuova digitale di medio formato, la Mamiya ZD da 22 megapixel, che vivrà una breve stagione di speranze. Le compatte digitali diventano sempre più eleganti, piccole e numerose, per ogni fascia di utenza. La Leica R8 diventa R9 con modifiche minori, ma in questa photokina si favoleggia di un dorso digitale Leica; intanto però si distribuiscono spille con la scritta “I am a film dinosaur.” In effetti questo Digital Modul R, con sensore Kodak da 10 megapixel di formato 26,4 x 17,6mm (fattore di ritaglio 1,37x) alla fine uscirà, avrà vita molto travagliata e uscirà di produzione senza rimpianti.
Nikon presenta l’ultima reflex professionale a pellicola, la F6, che non ripeterà il successo dei modelli precedenti poiché fuori tempo massimo. Per i nostalgici, dalla collaborazione tra Zeiss e Cosina nasce la Zeiss Ikon per pellicola 35mm con baionetta Leica M, realizzata in metallo e prodotta in Giappone. Sempre nutrite e impressionanti le mostre fotografiche della vastissima Visual Gallery.

Spostata in parte nei nuovi padiglioni più a nord, mentre in quelli più vicini al Reno si installa un gigantesco centro di produzione RTL, l’edizione del 2006 ha un leitmotiv: se non hai 10 megapixel, non sei nessuno. Come al solito e più del solito, si vedono novità già annunciate altrove e si nota qualche mancanza, come quella di Konica Minolta, che aveva chiuso il settore fotografia l’anno precedente. Però i suoi brevetti e le tecnologie sono passate a Sony, che ne farà buon uso. È invece presente Leica, che pure aveva evitato per un soffio il fallimento nel 2005, buttatasi a capofitto nel digitale sotto la nuova direzione Kaufmann. Ricostituito un più nutrito gruppo di progettazione digitale arruolando giovani laureati in informatica ed elettronica e stretta sempre di più la collaborazione con Panasonic per avere accesso alla sue tecnologie, i primi risultati sono la Digilux 3 (strettamente derivata dalla Lumix L1) e la Leica M8 che invece è un progetto autonomo. Dotata di sensore CCD Kodak da 10 megapixel di formato 28 x 18,6mm (crop 1,3x), la M8 è po’ più cicciotta dell’analogica M7, ma la ricorda in tutto. Tra le nuove reflex si vedono la Pentax K10D con CCD da 10 megapixel (e il suo clone Samsung GX10) e la Sigma SD-14, con sensore Foveon X3 che è sempre difficile da inquadrare come risoluzione. Quelli di Sigma dicono 14 megapixel, ma va ricordato che questi sono su tre strati, per cui ogni strato ha 4,7 megapixel. Fujifilm salta il numero 4 (che in Giappone porta male) e passa direttamente dalla S3 Pro alla S5 Pro, che però mantiene il sensore precedente. Olympus ha fatto vedere un mockup di quella che potrebbe essere la professionale che dovrà rimpiazzare la E-1. Per questa gira anche il possibile nome di E-P1, ma non sarà così: ci vorrà ancora un anno e sarà chiamata E-3. Invece Hasselblad presenta la H3D, dove l’opzione del dorso analogico non interessa più. Alla sua presentazione, Hasselblad vanta per la H3D il Full Frame 36 x 48mm, qualsiasi cosa ciò volesse significare. Per il resto, c’erano una quantità infinita di compatte digitali e software. Cercando qualcosa tra le foto di allora, noto anche la presentazione di un paio di telefonini Nokia che fotografavano con ottiche Zeiss e pareva una cosa fantastica.

La fiera del 2008 vede l’inattesa presentazione della Leica S2, una reflex autofocus di medio formato con sensore CCD Kodak da 30 x 45mm, che ovviamente richiede un nuovo corredo di obiettivi Leica S in grado di coprire il formato.
Con la Canon EOS 5D Mark II da 21 megapixel (e qui vediamo il salto di risoluzione fatto rispetto a due anni prima) su sensore CMOS Full Frame, la reflex comincia a dedicarsi al video HD. Idem per la Nikon D90 da 12,3 megapixel, dal prezzo più abbordabile rispetto alla Canon appena nominata, che però è affiancata dall’economica EOS 1000 D. Bellissimo prodotto anche la reflex professionale Sony A900 con CMOS da 24,5 megapixel, mentre Samsung si affaccia sul mercato dei sensori di qualità fornendo un CMOS da 14 megapixel per la Pentax K20D.
Col passaggio dal sistema reflex QuattroTerzi alla mirrorless Micro QuattroTerzi, avvenuto nel 2007, Panasonic prende una certa leadership progettuale su Olympus in questa fascia di prodotti. Restano comunque tutte le perplessità su quanto abbia senso proseguire con un sensore così piccolo, che il mercato ha già dimostrato di non gradire un granché. Comunque Olympus presenta in questa photokina il prototipo della prima mirrorless della serie Pen, dal design ispirato alla reflex mezzo formato degli anni Sessanta, ma anche quello di una reflex QuattroTerzi da 12 megapixel, che diventerà la E-30. Tra le compatte di qualità, spiccano la Canon PowerShot G10 con CCD da 14,7 megapixel e la Panasonic Lumix LX3.
Anche se non ha ancora applicazioni, in photokina Fuji introduce la nuova generazione del suo Super CCD, denominato EXR, che presenta una diversa disposizione dei pixel rispetto a quella standard, tale da avere contigui dei pixel filtrati con lo stesso colore. Questo consente di giocare sugli abbinamenti dei pixel (pixel binning) per dare la priorità alla risoluzione o alla gamma dinamica, sempre con un ottimo controllo del rumore.

Photokina: gli anni dieci, la mirrorless e la crisi

Nel 2010 manca l’annuncio bomba, ma si vedono parecchi affinamenti e la transizione dal CCD al CMOS è a buon punto, con i CCD che restano ancora ben presenti nelle compatte e nelle medio formato, mentre i sensori più moderni sono tutti del tipo CMOS. Kodak è sempre più in difficoltà con i conti e sta tagliando gli investimenti e vendendo rami d’attività, mentre Sony va alla grande come fornitore di sensori anche CMOS, in parte affiancata da Samsung. Sempre Sony si è appena imbarcata nell’impresa SLT (Single-Lens Translucent), rinverdendo la sua tradizione di soluzioni tecniche inconsuete ed esclusive con i due modelli SLT-A33 e SLT-A55 da 14 e 16 megapixel. Tuttavia Sony crede anche nella mirrorless, con le sue NEX di formato APS-C. Anche Samsung costruisce una propria famiglia di mirrorless APS-C, partendo dal modello NX100. Invece Fuji presenta la sua originale X100 con mirino ibrido ottico-elettronico e ottica fissa, che poi sarà la base tecnica per tutta una serie di mirrorless. Questo però al momento non si sapeva, e forse non lo sapeva nemmeno Fuji. Sempre Fuji, con le compatte F300 EXR e Z800 EXR introduce l’autofocus ibrido (fase più contrasto) sul sensore immagine, la tecnologia più significativa per permettere alla fotocamera mirrorless di fare quel salto di qualità nelle prestazioni e mettersi in concorrenza alla reflex; le conseguenza saranno palesi a breve termine.
Tra le reflex amatoriali, ma non troppo, spiccano la Canon EOS 60D, la Nikon D7000 e la Pentax K-5. La reflex Sigma SD1 ha un sensore Foveon X3 di formato APS-C, con 46 milioni di pixel su tre strati, considerati 15,3 megapixel. Nel formato QuattroTerzi, Olympus presenta l’ammiraglia reflex E-5, mentre Panasonic annuncia la mirrorless Lumix GH2, particolarmente orientata al video. Nel medio formato, Pentax ha finalmente tradotto in un modello di serie il prototipo di reflex medio formato che girava da un po’per le fiere internazionali: la Pentax 645D con sensore CCD da 40 megapixel.

L’edizione 2012 è quella dove si propone il Full Frame anche al fotoamatore, con le reflex Canon EOS 6D da 20 megapixel e Nikon D600 da 24 megapixel. Risoluzione a parte, sono due macchine molto simili e in diretta concorrenza. Sony punta ancora sulla SLT, con l’ammiraglia A99, ma propone anche la compatta di lusso RX1; entrambe sono Full Frame e entrambe offrono sensori CMOS 24 megapixel. Da notare che a questo punto Sony è leader anche tecnologico nei sensori CMOS, che pure in ambito fotografico erano stati introdotti da Canon. Hasselblad presenta cose concrete come la H5D e altre molto meno, come le Sony ricarrozzate da giovani stilisti italiani. Notai subito l’assurdità della proposta e gli improbabili sviluppi di modelli come la Lunar, che rispetto alla Sony NEX-7 aveva solo un aspetto pacchiano e un costo spropositato. Anche Leica ha un periodo di confusione, decidendo di togliere il numero dalla sigla identificativa dei modelli, per cui ad esempio la S sostituisce la S2 e la M sostituisce la M9, così in seguito si vedranno più modelli denominati semplicemente M da confondere. Poi però si riprenderà. Ad ogni modo, sia la M che la S sono modelli importanti per Leica, rappresentando un salto generazionale che si traduce anche in una maturità tecnica di questi prodotti. Nell’occasione, Leica organizza “Das Wesentliche”, un evento grandioso che ripercorre la storia delle fotografia di reportage e porta a Colonia nomi di primissimo piano come Steve McCurry, David Burnett e Barbara Klemm, ma anche Nick Út e Kim Phúc, rispettivamente fotografo e involontaria modella di nove anni in una delle foto più famose di tutti i tempi, quella “Napalm Girl” scattata in Vietnam. Quella sera, in attesa dell’evento, ebbi l’onore e l’emozione di “ballare” con lei sotto le luci e i fumi della scenografia Leica.

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Nick Út e Kim Phúc

Per questa edizione, preferisco farvi vedere le persone piuttosto che i prodotti, perché le foto di questi ultimi le trovate ovunque. Nel complesso, quella del 2012 è una photokina interlocutoria, dove si intravvedono sviluppi futuri ma c’è anche tanta confusione d’idee.

Poche le novità della photokina 2014. Naturalmente di modelli nuovi se ne vedono parecchi, ma ormai le uscite sono diluite nel tempo, le presentazioni sono fatte online e nessuno aspetta più Colonia per sparare i colpi più grossi. Così si citano la Nikon D750 e la Canon EOS 7D Mark II, ma in genere ho notato solo perfezionamenti di modelli esistenti o diverse combinazioni di tecnologie note, come quelle alla base della Leica M Edition 60 (una digitale senza display!) e della Leica X (come una Fuji X100, ma senza mirino!). Potrei citarvi anche la plenottica Lytro, in grado di rifocheggiare le immagini dopo lo scatto, ma tanto già si sapeva che sarebbe stato un fuoco di paglia come tutte le cose che pongono più vincoli di quelli che eliminano. Qualcuno la ricorda? Intanto Sony punta decisamente al Full Frame con le sue mirrorless della serie A7, dotata di autofocus ibrido (rilevamento di fase più contrasto) grazie ai pixel AF inseriti nella matrice del sensore immagine. Intanto sempre Sony vantava di detenere il 50% del mercato mondiale dei sensori.
Personalmente, nel 2014 l’impressione maggiore viene da Samsung con la sua concretissima NX1. I precedenti modelli NX non mi avevano entusiasmato, ma questa è tutt’altra cosa: bel mirino, pronta e reattiva, con un autofocus senza pari in ambito mirrorless. Sarebbe diventata un nuovo punto di riferimento per questa tecnologia, se poco dopo Samsung non avesse deciso di uscire dal settore della fotografia per dedicare tutte le risorse agli smartphone. Essendo l’unico costruttore ad avere entrambi i reparti e potendo fare i dovuti confronti, evidentemente sapevano ciò che facevano. Sempre ampie e molto belle le mostre fotografiche nella Visual Gallery di Leica, che da sole potevano valere un viaggio a Colonia.

Nel 2016, Sony propone la A99 II come ammiraglia della linea SLT, ma ormai è chiaro che questa configurazione transitoria ha fatto il suo tempo e che il futuro sarà mirrorless. Tra l’altro, questo è anche merito di Sony, che insieme a Fuji ha sviluppato le tecnologie più significative per superare le limitazioni di questo genere di apparecchi.

La stessa Sony però dichiara che il mercato della fotografia è in riduzione continua a causa della concorrenza sempre più agguerrita degli smartphone. Così, con numeri di vendita continuamente in calo, i famigerati costi fissi gravano sempre più sul singolo pezzo prodotto, mentre la concorrenza impone prezzi poco remunerativi. Così Sony afferma in conferenza stampa che è molto meglio vendere una fotocamera da tremila euro che sei da cinquecento euro, perché sulla prima ci guadagna tutta la catena dal produttore al rivenditore, mentre sulle altre c’è caso che ci si rimetta tutti. Peccato però che in questa fascia alta non ci sia spazio per tutti i costruttori, così come non tutti gli utenti si possano permettere corpi macchina da tremila euro da cambiare ogni due anni e obiettivi da duemila euro l’uno.
D’altro canto, ti chiedi a cosa serva tutta questa tecnologia quando la stessa Fuji ti racconta in conferenza stampa che un terzo del suo giro d’affari mondiale proviene dell’instant, dove ha smesso d’investire in ricerca negli anni Settanta. Fuji doveva fermare la produzione delle Instax vent’anni fa, con l’avvento del digitale; invece per qualche motivo imponderabile non ha mai staccato la spina a prodotti che appena vivacchiavano, e ora si ritrova in pieno boom. C’è però da dire che queste mode vanno e vengono; non è che un’azienda fotografica possa vivere di questo nel medio e lungo termine. Insomma, in ambito fotografico spesso funziona il caso, oppure semplicemente il riflusso. Sono queste le considerazioni principali che mi vengono dalla photokina 2016, altro che le novità di prodotto!
Comunque, trovo interessanti le novità nel medio formato, dove finalmente si vedono delle mirrorless all’altezza di quanto proposto nei formati minori: la Fuji GFX 50S e la Hasselblad X1D, entrambe sui 50 megapixel per un formato 44 x 33mm. A parte notare che le X abbondano sempre nelle designazioni Fuji (ma stavolta la troviamo anche in Hasselblad), devo dire che la Hasselblad è più compatta, ma la Fuji mi dà maggiore fiducia. Alla presentazione della X1D, dopo un po’ che la macchina era accesa scottava che quasi non si teneva in mano. Memore dei guai avuti per questo motivo da Contax e Pentax nel 2000, qualche perplessità sul rapporto segnale disturbo era lecito. Ho già scritto che anche il toccare con mano i prodotti e vedere le facce delle persone che te li propongono quando fai loro un’osservazione è uno dei motivi per visitare la photokina. Tuttavia, devo anche dire che questa cosa è migliorata nella X1D di serie.
Questa photokina è stata anche quella dei droni, più che altro con DJI, e degli smartphone Huawei con ottica Leica e Motorola con modulo fotografico Hasselblad.
Per citare i prodotti più interessanti tra quelli attesi, posso nominare la mirrorless Panasonic Lumix GH5 (sempre pensando soprattutto al video), le Canon EOS 5D Mark IV (reflex Full Frame) e EOS M5 (mirrorless APS-C), la mirrorless Fuji X-T2, la mirrorless professionale Olympus OM-D E-M1 Mark II. Che Olympus nella sua avventura col sistema QuattroTerzi abbia lavorato con coscienza e determinazione è innegabile; purtroppo quelle peculiarità che avrebbero dovuto costituire il suo punto di forza si sono rivelate sempre più una sua debolezza. Il vantaggio di partire con tutti obiettivi ottimizzati per il digitale è stato presto annullato dalla concorrenza, mentre lo svantaggio del sensore più piccolo non solo è rimasto, ma si è addirittura accentuato con la generale convergenza sul Full Frame e con la minore evoluzione tecnica dei sensori piccoli. Per questo, già prima del 2016 ai più pareva improponibile parlare di una professionale Micro QuattroTerzi, per quanto il sistema ne avesse tutte le prerogative. Certe cose, semplicemente non convincono e si sarebbe dovuto prenderne atto per tempo.

Nel 2018, brutta sorpresa! All’arrivo, già si nota che la superficie coperta dalla photokina è di fatto dimezzata rispetto agli anni precedenti e che sono stati eliminati il centro stampa all’ingresso nord, il relativo parcheggio per le auto dei giornalisti e il servizio di navetta. Anche l’assenza di Zeiss (in Germania!) e il netto ridimensionamento degli spazi Leica dicono molto. Che nella fotografia non ci fossero più soldi era noto a tutti gli addetti ai lavori, ma la differenza con le edizioni precedenti è brutale un po’ in tutto: soprattutto, non c’è più quella sensazione di fiera sterminata, che non potrai mai vedere per intero anche rimanendoci per l’intera durata.
Tuttavia la notiziona c’è stata: l’annuncio della “L-Mount Alliance” tra Leica, Panasonic e Sigma. Che Leica attingesse alle tecnologie di Panasonic, e talvolta anche a prodotti completi, non era un mistero per nessuno, ma qui si tratta di prendere strade comuni fin dalla fase di pianificazione e sviluppo. Dal lato pratico, significa che anche Panasonic e Sigma convergeranno sul Full Frame e gli daranno priorità rispetto ai propri tipici sistemi di formati minori. Insomma, nel 2018 il Full Frame è un must per cercare di rimanere a galla. La scelta della baionetta comune pare ovvia, visto che Leica era l’unica delle tre aziende ad averne una idonea e svilupparne un’altra non avrebbe dato vantaggi a nessuno. Chi ci guadagna? Come sistema, Leica ha il vantaggio di avere già diversi obiettivi per la sua mirrorless SL, mentre per Sigma sarà facile adattare alla nuova baionetta la miriade di obiettivi che già produce per i sistemi reflex Canon e Nikon: basta aggiungere circa 2 centimetri di barilotto per compensare il minore tiraggio della mirrorless. Più impegnativa la missione per Panasonic, che come Full Frame parte proprio da zero con tutto. Comunque, già in questa photokina, Panasonic mostra il primo corpo macchina e i primi obiettivi del nuovo sistema, sotto forma di prototipi.
Intanto, caso più unico che raro, Sony va alla grande avendo spodestato Canon e Nikon dai primi due posti nelle vendite di fotocamere Full Frame. Insomma, dal lato commerciale la reflex è in profonda crisi in tutto il mondo e infatti in photokina non è stata presentata nessuna nuova reflex. Non era mai successo, in settant’anni. La chiave del successo di Sony sta nella combinazione tra il controllo diretto delle tecnologie, per averle disponibili su misura e prima degli altri, unito alla determinazione nel superare una per una tutte le limitazioni della configurazione mirrorless in modo da sfruttarne prima e meglio degli altri i vantaggi. Tuttavia, in questa photokina Sony non ha vere novità, ma solo rivisitazioni di modelli già noti.
Le novità ci sono invece in casa Fuji, l’altra marca che ha affrontato per tempo e con successo il passaggio alla mirrorless. Come Fuji abbiamo la mirrorless X-T4, ovviamente di formato APS-C, che tuttavia non è tanto diversa dalla X-T3 e si può considerare una sua variante meglio calibrata per il video. Nel medio formato ci sono la GFX 50R e, novità più sostanziale e sostanziosa, la GFX 100 da 100 megapixel. A dire il vero, quest’ultima diventerà prodotto di serie soltanto nel maggio del 2019.
Novità mirrorless anche in casa Canon (EOS R) e Nikon (Z6+Z7), tutte annunciate con leggero anticipo sulla fiera.
Leica ha mostrato il prototipo della medio formato S3 con sensore da 64 megapixel, ma lo ha fatto senza alcuna enfasi e pare ben lungi dal tradursi in una macchina in commercio. È sembrata solo una mossa per non far scappare tutti i clienti verso Fuji.
Alla fine, una delle tappe più interessanti è stata quella presso lo stand Zenit, dove i russi hanno messo insieme una Zenit M usando i pezzi originali della Leica M (typ 240) forniti da Leica e montati a Wetzlar. Cioè, invece di copiare le Leica come in passato, se le fanno fare direttamente all’origine! Però la cosa interessante non era tanto questo auto-clone, che è più che altro una curiosità indicativa dello stato di confusione che vige nella fotografia. La cosa interessante erano le apparecchiature fotografiche originali delle missioni spaziali sovietiche degli anni Cinquanta, come la AFA-E1 che nel 1959 fotografò l’altro lato della Luna, mai visto prima dai terrestri. E con questo siamo tornati agli anni Cinquanta, chiudendo il cerchio.

Addio photokina!

Dario Bonazza
Dopo gli inizi con la fotografia astronomica analogica, ho lavorato per 20 anni nel campo dell’elettronica industriale, passando poi all’attività freelance come fotografo di scena, traduttore tecnico e copywriter per notissime aziende del settore fotografico. Ai lavori fotografici su commissione affianco svariati progetti personali. Dal 2006 collaboro regolarmente con la Editrice Progresso attraverso articoli su tecniche di ripresa, tecnologie e prove pratiche di fotocamere e obiettivi.
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