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Fotografia.it

Gli schemi di luce nel ritratto

Scegliere lo schema di luci è importante per valorizzare il soggetto.

Fulvio Villa | 19 Marzo 2020

Su Tutti Fotografi, in varie puntate, abbiamo dato ampio spazio agli schemi di luce e alla loro cruciale importanza per valorizzare i soggetti. In questo primo capitolo cerchiamo di fare le corrette valutazioni circa gli illuminatori e la loro disposizione.

Per prima cosa occorre staccare il flash dalla fotocamera e per il collegamento potrete usare una di queste possibilità: cavo dedicato, servo-cellula, radiocomando, comando IR. Scegliete quindi il modificatore che preferite e sfruttate uno degli schemi di luce che vi propongo, che però potrete variare in base al tipo di immagine che volete creare. Scegliere lo schema di luce significa costruire un rapporto, e per farlo occorre agire su due fronti: umano e tecnico. Sotto l’aspetto tecnico dovrete prestare attenzione ai rapporti di luminosità che volete creare, ovvero alla differenza in termini di intensità luminosa fra le zone in ombra e quelle in piena luce del volto.

Con un rapporto 1:1 entrambi i lati ricevono la stessa quantità di luce e l’illuminazione è piuttosto piatta, senza ombre. Con un rapporto 3:1 un lato riceve tre volte la luce che illumina l’altro: la differenza in termini di stop è di circa 1 stop e mezzo. Questo rapporto dà volume al volto perché, pur aumentando il contrasto, lascia un eccellente dettaglio nelle ombre e nelle luci. Con un rapporto superiore, 16:1 in questo caso, il contrasto diviene via via più marcato, con ombre che si chiudono e sfumano nei neri: la differenza di illuminazione è di 2 o più stop.

Sotto l’aspetto umano/empatico cercate sempre di mettere a suo agio il vostro soggetto, parlategli, cercate interessi comuni e siate pronti a buttar lì una battuta con la quale far nascere un’espressione spontanea. Non ditegli mai: “Sorridi!”, ma cercate di farlo divertire. Spiegategli cosa avete in mente e non lasciate che la tensione positiva cada in modo da mantenerlo sempre “in partita”. Non c‘è niente di peggio per una modella (anche esperta) che il freddo silenzio del fotografo. “Non mi dice niente…forse sto sbagliando qualcosa…non vado bene…” sono tutti pensieri che non devono prendersi “l’anima del vostro soggetto”.

Luce di profilo
In questo schema di luce il soggetto è girato di circa 90° rispetto alla fotocamera e ha la luce principale di spalle, lateralmente. In questo caso la luce principale assume anche il ruolo di luce d’effetto. Luce molto teatrale, scenica, trova il suo miglior impiego nell’evidenziare i volti dai lineamenti eleganti. Per effetti meno drammatici, si può ricorrere a una schiarita frontale, in modo da ridare leggibilità al viso.

Schema luce di profilo
La luce proviene da un flash inserito in uno stripbox 30×90 cm. Per evitare luci indesiderate (flare o riflessi) ho sfruttato dei pannelli neri come bandiere taglia-luce. Questo schema produce effetti di tipo artistico, soprattutto nella fotografia di nudo.

Luce frontale
La luce principale è posta di fronte al soggetto e leggermente in alto. In questo modo su entrambi i lati del volto cade la stessa quantità di luce. Questo permette di appiattire eventuali imperfezioni della pelle, di schiarire le rughe e le orbite, ringiovanendo anche un viso di mezza età. Il rovescio della medaglia è che si tratta di uno schema di luce piuttosto piatto, il volto perde volume e, soprattutto con soggetti paffuti, rischia di allargarsi.

Schema luce frontale
Top e occhiali da sole si prestano a una luce piuttosto dura che rimanda al sole dell’estate. Ecco perchè ho scelto di utilizzare un beauty-dish posto di fronte alla modella, mentre l’octabox alle sue spalle ha creato uno sfondo pulito e un piacevole riverbero di luce attorno alla modella.

Luce Loop: una luce ideale
Tenete presente che con questo schema vengono belli tutti: uomini, donne e … anche quelli brutti! La luce principale viene spostata lateralmente (di circa 30°) rispetto al soggetto e abbassata. Si forma così una piccola ansa (“loop“) in ombra sul lato del naso non illuminato direttamente. E’ uno degli schemi di luce più ricorrenti, ideale per ritrarre persone con un volto regolare ed un buon ovale. I volumi del viso acquistano così maggior interesse, pur senza essere esasperati. Ottima sia per soggetti femminili, sia per soggetti maschili.

Schema luce loop
La luce principale, diffusa da una griglia a nido d’ape su un octabox, ha una forte direzionalità e uno spilling ridotto. Da notare l’ombra a lato del naso. Per dare maggiore tridimensionalità al ritratto ho aggiunto un softbox angolato dietro alla modella in modo da illuminare i capelli e per creare un leggero rimming sulla spalla. Un ultimo flash a bassissima potenza e munito di gelatina colorata ha creato una leggera sfumatura sul fondale.

Luce Rembrandt
Prende il nome dal pittore Rembrandt Harmenszoon van Rijn che lo usava spesso nei suoi ritratti. Secondo questo schema la luce principale è posta in posizione arretrata e angolata rispetto al soggetto (circa 45°). Adatta a situazioni dal carico emozionale forte, è una luce d’atmosfera che tende ad evidenziare i lineamenti e le imperfezioni del viso. Questo schema di illuminazione conferisce un aspetto più intenso e drammatico al soggetto e per questo va impiegato con consapevolezza sui soggetti femminili; di contro si presta ai soggetti maschili e per assottigliare volti troppo larghi. Ottimo nelle interpretazioni intimistiche e nel low key.

Schema luce Rembrandt
Per evitare un contrasto troppo duro, poco adatto ai lineamenti di Camilla, ho scelto un octabox da 120 cm con griglia a nido d’ape. Questa soluzione mi ha permesso di ottenere una luce morbida e fortemente direzionale. Piccolo consiglio: a volte inclinare la fotocamera può servire a creare un andamento diagonale che rende il ritratto meno statico e formale.

Luce a farfalla
Se la luce frontale viene alzata rispetto al soggetto, e inclinata verso il basso, otteniamo lo schema di illuminazione detto “luce a farfalla”. Il nome deriva dalla caratteristica ombra che si crea sotto al naso e che richiama la sagoma di una piccola farfalla con le ali aperte. E’ una soluzione molto indicata per i soggetti femminili dagli zigomi piuttosto alti e con gli occhi non troppo infossati. Se utilizzata con un rapporto di illuminazione basso, questo schema conferisce un aspetto molto naturale e piacevole al soggetto. Questo schema è stato impiegato per parecchi anni anche dal cinema e per questo viene anche definito “luce cinematografica” o “luce hollywoodiana”.

Schema luce a farfalla
Inclinando verso il basso la luce principale e alzandola rispetto alla testa della modella, si delinea la classica ombra “a farfalla” sotto al naso. L’ombra sotto il mento può essere attenuata con un qualsiasi pannello riflettente da far tenere in mano alla modella.

Testo: Fulvio Villa

Fulvio Villa
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