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Fotografare in casa

Diciamo la verità: la casa come ambito di sperimentazione fotografica potrebbe stare stretto a molti! A ben vedere, però, di margini operativi anch’essa ne offre parecchi. Sia che scattiate in quarantena con una mirrorless, con una reflex o con una fotocamera a pellicola piuttosto che con una Polaroid!

Eugenio Tursi | 22 Marzo 2020

Bob Dass

Nel corso di queste settimane di isolamento scorrono sui social e sui siti dedicati alla fotografia fiumi di idee ed iniziative estremamente interessanti oltre che originali che hanno al centro della propria intenzione quella di testimoniare come, anche all’interno delle mura domestiche, sia possibile trovare spunti di non scarso valore fotografico.

Daniel Gonzalez non ha evidentemente a disposizione una vista degna di una località turistica tra le più rinomate ma ha una fotocamera a sviluppo immediato e senso artistico. La semplice successione degli scatti ottenuti nel tempo da un medesimo punto di vista crea una composizione estremamente attraente e degna di essere percorsa visivamente. Gli scatti originali sono numericamente molti più di questi.
La fusione panoramica offerta da moltissimi software odierni oltre che da altrettanti device portatili nonché fotocamera è un ulteriore spunto di esplorazione dell’ambiente casalingo. Una panoramica a 360 gradi del piccolo mondo in cui viviamo può impegnarci per svariati giorni fino a trovare la ‘quadra’ tra punto di ripresa, collocazione della fotocamera su treppiedi, scelta della luce migliore ed editing valorizzante. Il tutto per essere pronti, quando capiteremo in un luogo degno dal punto di vista paesaggistico, a catturarne appieno l’estensione orizzontale! Qui il loft di Will Keightley.
Una cantina o una soffitta se non anche il garage di casa possono avere il fascino di un luogo da riscoprire, soprattutto se vi regna il caos che è fattore condiviso da molte di queste situazioni abitative accessorie! Certo, non avranno il sapore di questa ripresa Urbex di Patrick Blehaut ma se non altro uno spunto a perseguire l’editing tramite Hdr o tonemapping dovrebbero fornirlo.

Una finestra sulla strada è già un punto di osservazione privilegiato. “Sempre lo stesso!” direte voi. Vero, ma questo non preclude il fatto di trovare il modo di migliorarsi in questo ristretto ambito di azione. Le ore del giorno, il meteo dei singoli momenti e l’illuminazione artificiale non sono sempre identici e meritano di essere, una volta tanto, notati. Soprattutto meritano di essere compresi e scelti per i nostri fini fotografici.

Shelby L. Bell sceglie un tramonto per fare da sfondo alla finestra di casa propria. Una vista che non tutti possono condividere ma che può convincere del fatto che almeno qualche margine di sperimentazione alla ricerca della ‘propria’ vista sul mondo valga la pena di compierla. In questo caso è importantissima la messa in bolla per tenere l’ortogonalità del telaio, fattibile anche in editing. L’esposizione va calcolata sul tramonto, mentre la messa a fuoco è in questo caso sullo sfondo ma con un occhio di riguardo per usare un diaframma abbastanza chiuso e rispettoso della finestra stessa.
Poche e sparute gocce residuo di un temporale, delle quali pochissime a fuoco, servono a Alyssa L. Miller per darci una suggestione di incombenza grazie allo sfondo appena suggerito ma che vive molto dell’atmosfera cupa data dal cielo ancora minaccioso.
L’Hdr talvolta fa miracoli, mentre in tutti i casi richiede un minimo di trattamento per fornire risultati non eccessivamente artefatti. In questo caso la resa è piacevole ed l’autrice Gunilla G. riesce nel portarsi a casa una veduta semplice ma estremamente delicata. Si nota come la fotocamera, per rispettare la composizione dello sfondo sia dovuta restare a sinistra! In questo caso è stata usata una focale corta che semplifica nel tenere a fuoco anche gli oggetti. La focale va comunque scelta in base al rapporto che debba esistere tra primo piano e sfondo. Il resto va adeguato a tale scelta.

Un giardino offre una prospettiva differente e si rende spesso disponibile a divenire set improvvisato per delle vere e proprie messe in scena di sapore squisitamente teatrale. Figli e famigliari in questo contesto sono attori privilegiati che ben si presteranno al gioco. Basta un poco di inventiva, spesso ridotta a portare fuori da casa qualche sedia o una vecchia poltrona. Lo scopo non deve essere solamente quello di replicare una scenografia degna di un’opera lirica. Anche una sdraio può rappresentare un elemento su cui sperimentare composizione, diaframmi, esposizione. Basta aspettare la luce giusta e servirci di coloro che abbiamo a disposizione come soggetti. La luce calda di una fine giornata può anche essere esaltata in editing per dare vita ad un fotogramma originale.

Dejan Krsmanovic ha approfittato di un amico (i famigliari che avrete a portata di gomito andranno benissimo lo stesso!) per creare molto semplicemente una visione calda, avvolgente e campagnola di una giornata al temine del proprio corso. Il bokeh in cui è immersa la scena fa molto gioco in questa messa in scena. Vi suggerisco di partire proprio da focale, diaframma e qualità della luce nelle vostre ricerche in questo senso. Ricordate che le focali più consuete, il 35mm o il 50mm, sono anche quelle in grado di esaltare al massimo gli altri elementi della scena per la caratteristica di portarci immediatamente ad un confronto con il modo in cui siamo soliti fruire la realtà.
Anche l’autoritratto ‘creativo’ trova spazio nella realizzazione di un set fotografico casalingo collocato sul retro di casa in quello che, più che un giardino, è un campo incolto. Fatto sta che il sapore ‘grunge’ che il fotografo Charles Roper ha voluto ricreare in un luogo altrimenti per nulla attraente è perfettamente emerso grazie all’interpretazione dell’attore improvvisato. Non date per scontato che un fotogramma interessante debba per forza vertere sul convenzionale concetto di bellezza. Date spazio all’interpretazione di coloro che vi assisteranno. In questi casi riservate alla composizione dello sfondo e dei bordi l’attenzione che essi meritano per non rischiare di creare un fotogramma sbilanciato a tutto sfavore della comprensione delle vostre intenzioni. Un treppiedi a volte aiuta in questo processo.
Un po’ Blues Brothers un po’ orchestranti di paese, i due ragazzi si prestano ad una messa in scena casalinga che tutto sommato non dispiace anche per via del tendaggio uniforme che fa loro da fondale. Medio-tele di rigore! Al contrario l’illuminazione è assolutamente casalinga trattandosi di un punto luce al soffitto come tanti ve ne sono nelle nostre case. Il filtro di recupero tonale in editing ha consentito di recuperare le dure ombre sui volti e sui vestiti dei due ragazzi nonostante la precarietà del set.

La macro è una ulteriore eventualità per chi dispone di uno spazio verde che può benissimo essere un balcone, sebbene in questo caso occorra darsi un poco più da fare poiché i soggetti che si prestano al genere non è detto che giungano così copiosi come ce li aspetteremmo. I fiori sono un’ottima alternativa: vaporizzatore d’acqua e fogli bianchi come pannelli riflettenti alla mano.

Cavallette e lucertole dovrebbero essere piccoli ospiti piuttosto frequenti presso orti, giardini ed anche terrazze di chi vive in ambienti urbani non eccessivamente edificati. Questi rettili ed insetti si prestano sovente di buon grado ed essere fotografati proprio come hanno fatto i fotografi Rajeev (sopra) e Sheila Sund (sotto). Per coloro che non sono molto pratici di macro sulla fauna suggerisco di non lesinare sulla focale utilizzata e nemmeno sul diaframma. E’ vero che la diffrazione è un’insidia e che potrebbe essere necessario alzare gli Iso, ma è anche vero che per iniziare è meglio mettersi nelle condizioni di scatto più favorevoli a non dover cestinare troppi scatti. L’editing della macro è un fattore importante: colore e contrasto, oltre che la nitidezza, vanno di solito esaltati, almeno nei casi in cui non è l’eccezionalità del soggetto o della composizione il punto forte dello scatto…
Vi confermo per esperienza come basti una piccola mangiatoia per uccelli collocata davanti alla finestra di casa, come quella del fotografo Tom Lee, per avere occasioni eccellenti di riprendere piccoli volatili, spesso paragonabili ai risultati raggiunti dai fotografi naturalisti professionisti. L’ottimale è trovare il posto per un treppiedi stabilmente equipaggiato di fotocamera e teleobiettivo che punti già nella direzione corretta dato che i pennuti hanno l’abitudine di fuggire anche solo al minimo movimento percepito oltre il vetro.
La presenza di goccioline d’acqua, in scatti come questi, riesce a trasformare soggetti assolutamente convenzionali in scene luminose e sgargianti che attraggono l’occhio di chi guarda sin da subito. Gary Yost ha evidentemente esperienza nell’ambito della macro estrema. Vi invito però a emularne gli punti ricorrendo semplicemente alla minima distanza di fuoco di cui disponete (per una focale adatta) ed arrivando al risultato ottimale in virtù di un crop dell’area di interesse grazie anche alle elevatissime risoluzione di cui oggi i corpi macchina digitali dispongono. Per iniziare anche questo escamotage vale! E’ brutto dirlo, ma il fiore sullo sfondo può benissimo essere una fotografia a colori stampata opportunamente illuminata…
Anche Utpal ha fatto ricorso all’eredità di una rugiada mattutina (potete tranquillamente usare un vaporizzatore!) per trasformare una foglie di una comune rosa in un bell’accostamento cromatico tra toni complementari: il rosso ed il verde. Il tutto in un controluce che esalta il contrasto cromatico per mezzo di un ulteriore contrasto luminoso. Sfruttate questo tipo di effetti ottici nei vostri scatti, siano essi macro o di qualsiasi altra natura!

A metà strada tra la macro e lo still-life troviamo la fotografia di food, che per molti di noi si concretizza sovente nella ripresa di ciò che ci troviamo nel piatto! Poco male, dato che il genere, perlustrando i social contenitori di immagini più diffusi, è assurto a divenire un vero e proprio stile fotografico a se stante! Il bello di questa pratica così esplicitamente orientata alla condivisione delle esperienze (sia da parte di chi se ne nutre sia da parte di chi prepara tali pietanze) è che si incontrano esempi di real-food incredibilmente vari i quali spaziano da estetiche estremamente colorate a composizioni che sfiorano il minimalismo. Tutto con la costante dello spazio circoscritto di un tavolo da pranzo o cena quale set di questo improvvisato modo di riprendere il cibo.

Stile ‘trash’ che perfettamente si allinea all’idea ed alla rappresentazione che ormai abbiamo del cibo ‘veloce’ da fast-food. Focale corta e distanza di fuoco miniale per creare ancora di più la sensazione di ‘avvolgimento’ che il panino pare avere nei confronti di chi guarda (e mangia).
Irwin Penn ha evidentemente fatto scuola ed il risultato è questo. Certo, la composizione di cubetti di spinaci surgelati, posti sul piano della cucina in attesa di essere bolliti, non ha la nobiltà dei preparati ad-hoc realizzati dal celebre fotografo ma l’estetica data dalla rapida brinatura della superficie di questi al contatto con l’aria ambiente umida permane e crea la suggestione dello scatto. Un lieve teleobiettivo serve per staccare dallo sfondo la composizione e renderla grafica.

A prescindere dai generi in cui potreste cimentarvi durante questi giorni di noia casalinga voglio però suggerirvi di approfittare di questo set forzato per studiare (e migliorare) la ‘vostra’ luce. La luce di casa ha potenzialità che non immaginereste. Una finestra continua ad essere un eccellente surrogato di un softbox o di un ombrellino da studio. Basta un cartone dipinto di bianco per creare dal nulla un secondo punto luce opposto al primo. Un flash wireless come controluce fa poi il miracolo! Luce troppo dura? Caduta di luce eccessiva? Allontanate il soggetto dalla finestra, alzate gli Iso ed il gioco è fatto. Per i più talentuosi non mancherà la voglia di allestire anche a tema l’ambiente retrostante.

La caduta di luce in questo caso è notevole! Osservate la differenza di esposizione tra il lato del volto della ragazza esposto verso l’esterno e quello (la camicetta pur chiarissima) rivolto verso l’interno di casa! Klimkin, il fotografo, questo comportamento lo conosce benissimo ed ha sfruttato l’ampiezza della luce (non la sua distanza) per poter chiudere l’esposizione al punto giusto ed ottenere un interno buio ma comunque un ritratto interamente fruibile. Più che l’esperienza serve in questi caso il saper guardare luci ed ombre prima di scegliere come scattare.
Situazione diversissima dalla precedente. Qui la distanza della finestra usata per l’illuminazione del soggetto dal fotografo Maxim Mogilevskiy è superiore. Ciò rende necessario usare Iso maggiori, tempi più lunghi unitamente a diaframmi molto aperti che comunque fanno il gioco dell’estetica desiderata. La caduta di luce è minore ma la dimensione apparente della fonte di luce fa sì che solo la parte verso di essa esposta sia ben leggibile. Bello il tono vintage dato dalla rimozione dei neri in editing.
Il caso di questo scatto di Donnie Ray Jones è del tutto differente dai precedenti poiché la (grande) superficie offerta dalla finestra dell’abitazione del fotografo è utilizzare per illuminare in totale controluce il bimbo. L’ampiezza della fonte di luce riesce addirittura a rischiarare a tal punto il piccolo da creare un controluce comunque estremamente morbido e piacevolissimo. Il diaframma aperto crea l’effetto bokeh e la sovraesposizione dello sfondo contribuisce all’atmosfera leggere della ripresa.

Tornando alla ripresa ‘di strada’. Qualche auto o mezzo di trasporto di coloro che nonostante tutto debbano recarsi al proprio lavoro, piuttosto che a fare la spesa ancora li vedrete: se non ne siete mai stati capaci è un’occasione per fare finalmente pratica con il panning! Tempi da 1/20s (per quelli bravi) fino a 1/125s e focali sopra i 120mm. La messa a fuoco va tenuta in tracking sul soggetto e dovrete muovervi in modo estremamente fluido. Anche la ripresa dall’alto sul marciapiede (vale anche di sbieco), soprattutto se avrete in qualche momento del giorno il sole di lato, è eccellente per delle visioni Street per nulla scontate, con ombre rivelatrici nel caso del sole a disposizione.

Meiukai è un fotografo che sfrutta molto un punto di vista privilegiato, collocato nell’assoluto centro città del proprio luogo di residenza, per raccogliere una grande quantità di scene di vita. Molte di essi hanno l’ombra al centro della propria indagine estetica. Nel primo caso un’ombra che definisce e svela il soggetto, nel secondo caso (storicamente molto noto se avrete voglie di approfondire nell’ambito della fotografia storica) un’ombra che è il soggetto stesso, poiché quello reale è reso poco definito dal punto di vista elevato.

Anche la pioggia fa miracoli, soprattutto se qualcuno in giro con l’ombrello dovesse cascarvi ancora a tiro. I margini di miglioramento sono più di quelli che pensereste. Il primo: la composizione senza potersi spostare non è certo facile ma di sicuro possibile ed il soggetto non è per nulla detto che debba occupare tutto il fotogramma o stare al centro. Sempre la pioggia, quando crea riflessi sull’asfalto (dipende da dove abitate) o quando si deposita sul vetro in goccioline, può essere un bel filtro estetico naturale, magari accentuato da un bel bokeh.

Ovviamente abitare all’interno di un centro cittadino, per quanto questo momento non li renda di certo il luogo più ‘facile’ ove trascorrere le ore, offre il vantaggio di avere sotto gli occhi una grande varietà di soggetti. Un’acquazzone improvviso riesce a fornire splendide occasioni di scatto, da valorizzare con un tempo di otturazione opportuno a bloccare i soggetti, gocce comprese come ha fato Meiukai, o a lasciarne scorrere la traccia in un più artistico mosso.
A volte basta davvero pochissimo per creare un fotogramma piacevole. Basta per esempio concentrare il fuoco sulle gocce d’acqua depositate sul vetro della finestra dopo un temporale. Come ha fatto in questo caso Garry Knight.

Se è un terrazzo invece quello di cui potete disporre un’idea didattica non da poco è lo sfruttare l’ombra naturale che il piano superiore vi offre gratuitamente per avvicinarvi alla ripresa in doppia luce tipica dei set di moda. Esponete per lo sfondo, in manuale, lasciandolo appena sottoesposto e collocate un flash laterale al vostro soggetto in ombra (moglie, figli, gatto, cane, pupazzi vari, un mazzo di fiori, un pollo…). Il Ttl del flash, oportunamente starato in caso di necessità, farà il resto. Risultato ad effetto garantito che potrete rigiocarvi in ogni situazione opportuna, primi tra tutti i tramonti.

Soggetto in ombra al di sotto del tetto di casa e colpo di flash, in questo caso aiutato da un softbox di medie dimensioni, a rischiarare il soggetto. Aaron Stidwell ha lavorato in manuale anche per la scelta della potenza del lampo, ipotesi di certo preferibile se disponete di un’unità flash in grado di permettervi questa regolazione senza troppe evoluzioni. Altrimenti usate pure il flash in Ttl, starandone l’emissione alla bisogna. Il problema di questo approccio sta nel gestire il decentramento ed il fato che il soggetto, in pose differenti, cambi molto la propria luminosità.
Mi pare giusto annoverare tra gli esempi di fill-in flash o doppia luce anche questo esperimento ‘giocoso’ di Jan Jablunka. Flash sparato in faccia ma con il medesimo effetto di sdoppiamento rispetto all’illuminazione dello sfondo che sortisce risultati nettamente differenti nell’immagine precedente. La differenza? La direzione del lampo e la sua durezza. l resto lo fanno soggetto, contrasto e temperatura colore. Ah beh, certo, il secondo fotogramma, questo, è stato realizzato su pellicola!

Sempre in tema di balconi e terrazzi, non sono questi utili solamente in qualità di ‘telo ombreggiante’ per gli scatti con il flash in doppia luce ma anche in quanto posizione privilegiata e sopraelevata da cui godere di una visione spesso originale del mondo sottostante. Il problema di simili contesti sta nel fatto, ovvio, di non poter girare attorno al soggetto per collocarsi dal lato da cui, più facilmente, proviene la luce! Detto questo di possibilità operative ne restano comunque molte. Una scelta comune è quella di mettersi di fianco al soggetto dello scatto (dal lato in luce o in controluce dipende dallo stile che sceglieremo per la ripresa) per dare di esso una visione ‘alla pari’ che prenda in considerazione anche l’enorme fuga prospettica che la specifica posizione del luogo è in grado di garantire. Una focale troppo ampia in questo senso potrebbe complicare la vita andando a comprendere un eccesso di ‘lato casa’. Una troppo lunga al contrario costringerebbe ad allontanarsi troppo dal soggetto (non sempre fattibile) o a stringere eccessivamente su di esso, perdendo il gusto per l’ambiente. Il giusto? Scegliere in base a ciò che consapevolmente vogliamo ottenere.

Bokeh e taglio cinematografico. Ovvero: soggetto tagliatissimo ma tenuto in campo solo per gli elementi di interesse: trucco e tatuaggi. Il tono morbido dello scatto di Nenad Stojkovic integra alla perfezione pelle, cielo velato ed edifici morbidamente ritratti nelle loro colorazioni tutta’altro che sgargianti. Ecco, è molto importante in scatti di questo tipo il considerare lo sfondo nel rischio che vi compaiano elementi distraenti. L’editing può essere una soluzione ma l’attenzione in fase di composizione può consentire di risolvere la cosa assai più rapidamente.
Questa Polaroid è la prova che in fotografia vale tutto ed il contrario di tutto, purché lo si sia voluto durante la preparazione del fotogramma! Soggetto assai meno piacevole della ragazza precedente, inquadratura tutta orientata verso ‘casa’, bruciatura pressoché totale della foto (attenzione: è il suo pregio perché ne fa un’opera grafica al massimo!), posa infelice e potenziale caos sullo sfondo. In sintesi… un gran bello scatto! Bravo a Ben Seidelman, il fotografo.

Personalmente ho forse un privilegio in questa situazione di clausura essendo io da sempre stato appassionato di still-life. L’ambiente dello studio in cui questo genere trova i propri natali è particolarmente favorevole ad essere replicato all’interno della propria abitazione. Oggetti di ogni risma, cibi e bevande, giochi e bric-a-brac di ogni sorta sono tutti soggetti di gran valore purché… sia una luce adatta a valorizzarli. Un treppiedi è utilissimo ma vi garantisco che potreste anche fare bene usando il tavolo o uno sgabello e ‘ribaltando’ il set.

Anche i giocattoli o i passatempi possono diventare, sa la loro forma è tale da rappresentare un qualche spunto esteticamente curioso, degli ottimi soggetti da still-life improvvisato. L’importante è, nel 90% dei casi, la luce sotto cui essi vengono collocati. Il piccolo personaggio tratto dalla saga di Star Wars, era naturalmente rischiarato dalla luce penetrante da una porta a vetri sulla sinistra del medesimo. Il muro scuro alle sue spalle ha reso possibile ottenere un’immagine che pare organizzata ricorrendo ai pannelli oscuranti in uso presso studi fotografico ben più attrezzati.
Solitamente la forma geometrica e la simmetrica invogliano al minimalismo. Identicamente la luce morbida di una vetrata alle spalle del giocattolo ne consente una ripresa ricca di dettaglio, leggibile in ogni parte ma soprattutto avvalorata da quel pizzico di controluce che ne esalta le aree in ombra, accentuando le texture presenti.

E poi ogni fonte di luce disponibile va bene, tanto i tempi di scatto li deciderete a piacere. Dalle piccole tungsteno delle abat-jour al led dello smartphone (per un po’ di light painting), per finire al flash o alle potenti alogene da cantiere.

La tecnica del light brush è sempre divertente da sperimentare in virtù della resa spesso sorprendente degli scatti ottenuti con tale tecnica. In un ambiente il più buio possibile organizzate il set e predisponete un tempo di scatto di svariati secondi sulla fotocamera collocata rigorosamente su treppiedi. Il tempo necessario per poter ‘dipingere’ il soggetto da differenti angolazioni con un piccola torcia dal fascio più o meno stretto, a seconda di come preferiate operare. Illuminate le aree ritenute importante cercando di evitare sia la resa troppo diffusa (ovvero illuminando tutto) sia quella a macchia di leopardo (creando in pratica tanti pois luminosi). Buono il tentativo di Alexander Lyubavin sebbene sia preferibile effettuare svariate prove in serie onde poi scegliere quella meglio riuscita. O anche per fondere le parti migliore delle molte in editing a posteriori!

La luce morbida si ottiene dirigendo la luce verso un pannello chiaro. Quella a texture facendola passare attraverso superfici bucate di ogni sorta. Tipo? Lo scolapasta va benissimo. I pannelli riflettenti, che già dovreste conoscere, si ottengono per mezzo di fogli bianchi o altre superfici similari. Quella top, usata anche in studio, è il pannello di polistirene: leggero e bianchissimo. Ancora non vi attrae questa prospettiva? Rimane sempre il grande ambito dell’editing da approfondire.

Un treppiedi e qualche panello di schiarita, anche improvvisato, bastano per creare anche in casa un perfetto set da still-life, senza necessità di scendere per forza a patti con costosi illuminatori flash. E’ il set che Edsel Little utilizza per i propri scatti di food.
L’editing delle ripresa di still-life è estremamente importante. Consente di trasformare una ‘registrazione’ di oggetti in un’opera evocativa che suggerisce all’osservatore non solo dove guardare o cosa osservare ma soprattutto che tipo di interpretazione dare alo scatto. Qui il controluce è stato esaltato dal contrasto mentre il tono caldo di un’illuminazione ad incandescenza è stato ricreato tramite un filtro digitale. La nitidezza delle setole, residue dopo l’apertura smodata del diaframma in funzione del bel bokeh posteriore, è stata ovviamente accentuata dal fotografo Gabriel Caparó.
Se non avete voglia di usare lo scolapasta per creare forme e sagome proiettate dalla fonte di luce utilizzate, beh, come Tony Armstrong Sly, potete usare la grata anteposta alla finestra stessa! In questi scatti l’esposizione è tutto: curatela al meglio, prima dello scatto o anche in editing, ma fatelo!

Non escludiamo poi la ritrattistica dei nostri animaletti da compagnia all’interno del nucleo di quei soggetti che ci possono aiutare a superare questi giorni di fotografia ‘vincolata’ ai limiti della nostra abitazione. Potrebbe essere in questo senso pregevole il trovare per essi una collocazione all’interno del fotogramma che non li veda fotografati in quanto se stessi ma in un contesto più ampio, magari giocando con essi allo stesso modo in cui giocheremmo con un soggetto umano.

Seguendo per qualche ora gli spostamenti dei nostri cuccioli da compagnia è possibile, oltre che scoprirne la curiose abitudini nel momento in cui gli dedichiamo forse più tempo di quello che faremmo normalmente in qualità di semplici ‘osservatori’, anche catturarne alcune ‘espressioni’ o pose estremamente efficaci da un punto di vista meramente fotografico. Un paio di momenti, assai differenti per resa fotografica, nella giornata ‘intensa’ della gatta di EGT.

Tutto quanto già suggerito sopra può essere declinato verso il bianconero, ottenendone risultati certamente formativi, probabilmente anche pregevoli da un certo punto di vista creativo. Il Web è stracolmo di software di editing che mai avreste provato prima se non con molto tempo a disposizione. Potrebbe essere questo un momento per dedicarvici.

Il bianconero riesce a trasfigurare vedute che altrimenti potremmo trovare normalissime se non addirittura del tutto prive di interesse. Certo occorre avere la capacità di scegliere i fotogrammi che si prestino a questo tipo di interpretazione. Questi due, diversissimi, evocano sensazioni del tutto differenti. Il primo, di Kim Carpenter, punta tutto sulla gamma tonale estrema e ulteriormente avvalorata da qualche filtro di contrasto locale, degna di una ripresa su lastra della migliore tradizione paesaggistica in bianconero. Il secondo, semplicemente di O, utilizza una regime più poetico per trasferirci la sensazione di una veduta vintage cui concorre l’editing, la stile degli edifici sullo sfondo (sfocati ma non troppo, frutto di una scelta abilissima del diaframma), il design della finestra in primo piano, per altro illuminata di taglio in modo da rivelare provvidenzialmente i particolari dello stile che la caratterizza.
Anche la fotografia di food si presta ad interpretazioni di ispirazione ‘fineart’ sebbene, come in questo caso, realizzata a partire dagli ingredienti di un pranzo domenicale per di più ricorrendo solamente ad uno smartphone! Il bianconero, quando è la luce e l’ombra l’elemento rivelatore della ripresa, si presta in modo eccellente ad esaltare le texture dei soggetti fotografati. Che siano gli ingredienti per un bollito o… un sedano rapa!
Eugenio Tursi
Nato a Firenze nel 1974, ho fatto tutto al contrario. Dia prima, camera oscura dopo. Prima dell'Hasselblad avevo già la digitale. Ho imparato da Alpino, frequentando ed insegnando poi in scuole di fotografia milanesi. Scrivo dal 1999, mi laureo in Informatica e ricollego il tutto alla fotografia digitale. Faccio anche il fotografo freelance oltre a coordinare Progresso Fotografico che conobbi nel 1995. Mi hanno insegnato 'qualcosa’ Leonardo Brogioni, Roberto Signorini, Gerardo Bonomo.