Parlare di questa opera serigrafata su fondo rosa fucsia significa ricordare storie, la fede segreta di Andy Warhol e il presentimento della fine.

Andy Warhol - L'ultima cena- 1987 - Collezioni Crédit Agricole Italia
Dietro la foto
Questa opera appartiene al ciclo dedicato da Andy Warhol all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci; sebbene la commissione iniziale del gallerista Alexander Iolas prevedesse un numero molto più limitato di pezzi, Warhol andò ben oltre le richieste, arrivando a produrre più di 100 opere tra il 1984 e il 1986. Questo grande corpus comprende dipinti e serigrafie, grandi tele in cui l’immagine di Leonardo viene duplicata, colorata con tinte pop o accostata a logo commerciali dell’epoca (come General Electric o la colomba di Dove). Tra le più celebri c’è Sixty Last Suppers, una grande composizione in cui la scena è ripetuta ben 60 volte, o versioni sdoppiate e virate su colori acidi come questo rosa.
Ci sono poi disegni e opere su carta, bozzetti in cui Andy Warhol studiava i dettagli dei volti di Cristo e degli apostoli.
All’interno del ciclo rientra anche una bizzarra opera tridimensionale, Ten Punching Bags (Last Supper, 1985), realizzata in collaborazione con il giovane Jean-Michel Basquiat e composta da dieci sacchi da boxe appesi su cui era riprodotta la figura del Cristo.
Il legame con Milano
C’è un motivo per cui quest’opera risuona profondamente con la città di Milano. Era il 1986 quando il gallerista Alexander Iolas propose a Warhol di realizzare una serie di opere ispirate al capolavoro di Leonardo da Vinci per una importante mostra da tenersi proprio a Milano.
La particolarità? Lo spazio espositivo scelto non era una galleria d’arte convenzionale, ma il Refettorio del Palazzo delle Stelline, situato in Corso Magenta, esattamente di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la “casa” del cenacolo vinciano. Warhol accettò con entusiasmo.
Il “canto del cigno” di Warhol
L’inaugurazione della mostra a Milano avvenne il 22 gennaio 1987 e fu l’ultima apparizione pubblica ufficiale di Andy Warhol; poche settimane dopo il suo viaggio a Milano, il 22 febbraio 1987, l’artista morì improvvisamente a New York a causa di complicazioni in seguito a un intervento.
Il ciclo dell’Ultima Cena divenne così, a tutti gli effetti, il suo testamento spirituale e artistico.
Una fede tenuta segreta
Per gran parte della sua vita Andy Warhol fu visto come espressione del consumismo e delle feste mondane alla Factory, eppure, dietro alla sua parrucca argentea si celava un uomo religioso.
Nato da una famiglia di immigrati ruteni di fede cattolica (greco-cattolica), Andy Warhol frequentò regolarmente la chiesa per tutta la vita, assistendo alla messa anche più volte alla settimana in totale anonimato; pare che pagasse gli studi in seminario a un nipote.
Lavorare sull’opera di Leonardo non fu solo un’operazione pop di appropriazione di un’icona commerciale, ma un intimo confronto con la propria spiritualità e con il tema della morte.
Un aneddoto
A questa opera si lega un dettaglio aneddotico: per realizzare le sue serigrafie Warhol non usò una fotografia del dipinto di Leonardo. All’epoca l’affresco originale era solo parzialmente visibile a causa di un lungo restauro e Andy Warhol preferì utilizzare come base una riproduzione in bianconero (un disegno a ricalco dell’Ottocento) trovata in una vecchia enciclopedia della famiglia di un suo collaboratore e un’altra immagine trovata in un’enciclopedia degli anni Settanta.
Per Andy Warhol l’importanza non risiedeva nell’originale museale, ma nel modo in cui quell’immagine sacra era stata “masticata”, riprodotta e commercializzata dalla cultura di massa.
La “ripetizione” e la scelta del colore rosa
In questa opera notiamo la struttura tipica del linguaggio warholiano: la ripetizione verticale. Sdoppiando l’immagine, Warhol applica a Gesù e agli apostoli lo stesso trattamento riservato alle scatole di zuppa Campbell o alle bottiglie di Coca-Cola.
L’uso di colori fluorescenti e innaturali dissacra la solennità del momento in cui Cristo annuncia il tradimento di Giuda, trasformandolo in un manifesto psichedelico e contemporaneo, specchio degli anni Ottanta.

La mostra
“Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987”
“Crédit Agricole Italia crede nella valorizzazione del patrimonio artistico del Paese come strumento per generare valore per le comunità in cui opera; siamo pertanto lieti di inaugurare questa esposizione che mette in dialogo le opere di Warhol con quelle delle nostre Collezioni”, ha dichiarato Giampiero Maioli, Presidente di Crédit Agricole Italia.
Galleria Crédit Agricole\ Refettorio delle Stelline
Corso Magenta 59, Milano
Ingresso libero
https://www.credit-agricole.it/eventi
