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Fotografia.it

Cindy Crawford: 50 anni di fotografia di moda, nudo e ritratto

Arthur Elgort, David Yarrow, Albert Watson, Herb Ritts, Patrick Demarchelier

Paolo Namias | 31 Gennaio 2026

Camera Work Gallery presenta una mostra collettiva che ripercorre tutta la carriera di Cindy Crawford con oltre 30 opere di dodici fotografi di fama internazionale. La mostra mette in risalto la capacità di Cindy di adeguarsi al diverso stile dei fotografi che hanno animato il mondo della fotografia di moda a partire dalla fine degli anni Ottanta.

La mostra apre con un ritratto di Cindy realizzato da Arthur Elgort nel 1987 per l’edizione francese di Vogue e si conclude cronologicamente nel 2021 con una collaborazione tra Cindy Crawford e David Yarrow, che fa riferimento al leggendario spot Pepsi del 1992. Altre opere di fotografi di moda come Peter Lindbergh, Herb Ritts, Albert Watson e Patrick Demarchelier celebrano Cindy figura di spicco  dell’era delle top model,

Cindy riusciva a capire il linguaggio di ogni fotografo e sapeva adeguarsi non solo con il corpo, ma anche l’intensità dello sguardo. Sapeva come la luce direzionale di Watson avrebbe illuminato il suo corpo, a differenza della luce diffusa di Demarchelier: una top model “sente” la luce sulla pelle e muove il viso anche di quel poco che aiuta il fotografo.

Cindy sapeva che Elgort amava ridere e scherzare per ottenere pose più naturali, mentre Watson richiedeva una concentrazione quasi meditativa. Questa capacità della modella di entrare in sintonia con l’atmosfera del set è ciò che aiuta il fotografo ad esprimere la propria creatività.

Una nota curiosa riguarda il suo famoso neo, appena sopra il labbro superiore: Cindy sapeva renderlo un dettaglio sensuale con Ritts, o quasi farlo sparire in un ritratto più formale con Demarchelier: le bastava cambiare l’inclinazione della testa o l’espressione.

Molti fotografi hanno sostenuto che Cindy era “un tecnico della bellezza”: poteva piangere a comando, ridere a comando o apparire come una statua di ghiaccio, senza farsi mai schiacciare dallo stile del fotografo.

La vera magia di Cindy è che, nonostante si adattasse a stili diversi, dal rigore di Watson alla libertà sbarazzina di Elgort, rimaneva sempre Cindy, un’attrice capace di interpretare ruoli diversi mantenendo la sua personalità.

Una parte del ricavato della mostra sarà devoluta alle attività benefiche di Cindy Crawford e sosterrà il lavoro dell’American Family Children’s Hospital dell’Università del Wisconsin e della SyltKlinik della Deutsche Kinderkrebssdmung, dove i bambini e i loro familiari ricevono cure mediche e psicologiche per aiutarli a ritrovare la strada verso la vita.

Albert Watson
Albert Watson

Cindy Crawford e Albert Watson

Albert Watson è famoso per non usare quasi mai la luce naturale in studio, preferendo avere un controllo totale dell’illuminazione.
Negli scatti di New York nel 1992 Watson utilizzò le sue famose luci direzionali contrastate; voleva che Cindy esprimesse non solo bellezza, ma anche forza. Il risultato sono immagini dalla grana tipica della stampa al platino che Watson amava profondamente. Watson scattò gran parte della serie su medio formato, pellicola che gli garantiva una estrema nitidezza

Una curiosità: sapevi che Albert Watson è quasi cieco da un occhio dalla nascita? Ciò nonostante (o forse proprio per questo), la sua capacità di percepire la profondità e la luce è considerata unica.

David Yarrow
David Yarrow

Cindy Crawford e David Yarrow

Lo stile di David Yarrow è quanto di più lontano ci sia dalla fotografia di moda patinata degli anni Novanta. Quando David Yarrow ha incontrato Cindy nel 2021 il suo intento non era celebrare la sua bellezza, ma renderla protagonista di un racconto cinematografico americano.

Yarrow non ama il teleobiettivo; la sua regola d’oro è: “Se la tua foto non è abbastanza buona, il motivo è che non sei abbastanza vicino al tuo soggetto”. Yarrow scatta quasi sempre all’altezza del ginocchio o dal basso verso l’alto, trasformando la modella in una figura potente, quasi un’eroina da film.

Yarrow ama il bianconero, ma a differenza dei toni “solari” di Herb Ritts, quello di Yarrow è cupo, con neri profondi e bianchi bruciati, quasi a ricordare la grana delle pellicole d’epoca.

David Yarrow
David Yarrow

Uno degli scatti più noti della collaborazione tra Cindy e Yarrow è il tributo allo spot Pepsi del 1992. Cindy indossa short di jeans e una canottiera bianca. Yarrow ha raccontato che, nonostante fossero passati quasi 30 anni, la sua energia sul set era la stessa. “Non stavamo facendo una parodia – ha detto – stavamo scattando un sequel”.

Mentre Watson celebrava la Cindy “Supermodel”, Yarrow ha celebrato la Cindy “icona americana”. È la prova che alcune donne non solo non invecchiano, ma con l’età acquistano una intensità espressiva che la giovane modella del ’92 non poteva ancora avere.

Arthur Elgort
Arthur Elgort: Crawford wearing YSL on Rue Visconte, Paris, Vogue

Cindy e Arthur Elgort

Arthur Elgort è stato il fotografo che ha “liberato” Cindy Crawford. Mentre altri fotografi la vincolavano in pose statiche per esaltarne la perfezione fisica, Elgort, pioniere dello “scatto al volo” la portava nelle strade, la faceva saltare e ridere. Grazie a lui, il mondo ha scoperto che Cindy non era solo un “bellissimo  manichino”, ma una vera forza della natura, piena di vita.

Arthur Elgort veniva dal mondo della danza e odiava la staticità; si racconta che durante i servizi per Vogue, mettesse musica jazz o rock e chiedesse a Cindy di ballare o camminare velocemente verso di lui; molti degli scatti presentavano quindi un leggero mosso che trasmettono la sensazione del movimento.

Elgort è stato tra i primi a insistere perché Cindy avesse un look naturale; negli anni Ottanta il trucco era spesso teatrale, mentre Elgort amava la luce del mattino e i capelli mossi dal vento. Diceva spesso che la “vera” Cindy emergeva quando smetteva di preoccuparsi della sua immagine.

Cindy ha ricordato in diverse interviste che con Elgort doveva essere “sempre viva”, perché il suo scatto preferito era quasi sempre quello tra una posa e l’altra: era il momento in cui Cindy abbassava la guardia e mostrava la sua fragilità.

Rue Visconti è una delle strade più strette e suggestive di Parigi e Elgort voleva che Cindy “riempisse” lo spazio: questo creava un senso di intimità  tra l’alta moda di Yves Saint Laurent e l’architettura parigina.

Mentre altri fotografi avrebbero scelto saloni eleganti per gli abiti di YSL, Elgort fece camminare Cindy sull’acciottolato sconnesso di Rue Visconti. A questo proposito c’è un aneddoto: Cindy dovette correre più volte avanti e indietro per quella via perché Elgort voleva catturare il movimento naturale del tessuto dell’abito, incurante del rischio che Cindy si rompesse un tacco tra le pietre dell’acciottolato.

Il servizio fotografico è caratterizzato da una luce morbida, tipica del cielo coperto di Parigi, che Elgort amava perché non evitava le ombre dure. Per quel servizio, il trucco fu sorprendentemente sobrio per gli standard di quegli anni: Elgort intendeva enfatizzare la bellezza di Cindy e l’eleganza degli abiti di Saint Laurent.

Herb Ritts
Herb Ritts

Cindy e Herb Ritts

Il loro era più di un semplice rapporto di collaborazione, erano amici stretti e dettero vita a un sodalizio artistico che ha definito l’estetica californiana degli anni Ottanta e Novanta: un bianconero ad alto contrasto e una bellezza da scultura greca.

Il momento più delicato della carriera di Cindy fu quando le fu chiesto di posare per Playboy perché un servizio su questa rivista avrebbe potuto distruggere la sua carriera nell’alta moda. Cindy accettò a una condizione: che a scattare fosse Herb Ritts. Sapeva che lui non l’avrebbe interpretata in modo volgare. Ritts la portò su una spiaggia e la fotografò con la sola luce naturale; il risultato fu così “puro” che non solo non le rovinò la carriera, ma la rese una top model globale. Quel servizio dimostrò che si poteva essere sexy e sofisticate allo stesso tempo.

Mentre altri fotografi affittavano studi costosi, Herb e Cindy lavoravano spesso semplicemente “a casa”; Ritts viveva a Malibu e la spiaggia era il suo set preferito. Molti dei loro scatti più famosi sono nati in modo quasi amatoriale; Cindy arrivava a casa di Herb, si metteva in costume da bagno, lui prendeva la macchina fotografica e uscivano in giardino, o sul bagnasciuga nella luce della “Golden Hour” (l’ora prima del tramonto). Non c’erano troupe, erano solo due amici che giocavano con la luce.

Herb Ritts era quasi ossessionato dalla resa della pelle; usava filtri particolari e stampava le foto in modo che la pelle di Cindy sembrasse seta. Non amava i ritocchi, che all’epoca si facevano a mano sui negativi. Preferiva “cuocere” la pelle della modella sotto il sole della California per ottenere quel contrasto che rendesse il suo corpo simile a una scultura .

La morte di Herb Ritts nel 2002 per complicazioni da AIDS fu un colpo durissimo per Cindy.
Ancora oggi lei collabora attivamente con la Herb Ritts Foundation per mantenere vivo il lascito artistico di Herb e sostenere la lotta contro l’AIDS.

Patrick Demarchelier
Patrick Demarchelier

Cindy  e Patrick Demarchelier

Se Albert Watson era la geometria e Herb Ritts il mito classico, Patrick Demarchelier rappresentava per Cindy Crawford l’eleganza francese. Demarchelier non cercava la posa perfetta, cercava il “momento di grazia”.

Cindy ha spesso raccontato che, mentre con altri fotografi occorrevano ore per realizzare anche un solo scatto, con Patrick riusciva a realizzare un intero servizio editoriale per Vogue prima di pranzo. Lui diceva: “Se non sento subito lo scatto, non lo vedrò mai”. Questo però costringeva Cindy a essere sempre reattiva, a non avere mai cali di tensione.

Nel 1990, la moda stava passando dagli eccessi degli anni Ottanta a una pulizia più moderna e Patrick usava spesso una luce molto morbida, frontale eliminando le ombre dure con la tecnica della luce a farfalla che rendeva la pelle luminosa, quasi trasparente.

Amava una bellezza che sembrasse casuale. A New York nel 1990, realizzò una serie di scatti in cui Cindy indossava semplici maglioni di cashmere o dolcevita neri. Si dice che Patrick spesso chiedesse agli hair stylist di “rovinare” un po’ la sua acconciatura prima di scattare, perché non voleva che sembrasse troppo costruita: voleva che Cindy sembrasse una donna comune a passeggio per la Fifth Avenue, non un manichino.

A differenza di molti fotografi che danno istruzioni precise, Patrick non parlava quasi mai durante le riprese, si limitava a sorridere e a ripetere: “Beautiful, Cindy, beautiful”. Il silenzio creava una “danza psicologica”: Cindy doveva fidarsi del suo istinto. È in questo clima che sono nati gli scatti più “morbidi” e intimi, quelli in cui lo sguardo di Cindy non sfida l’obiettivo ma lo invita.

La mostra

Fino al 14 marzo 2026
CAMERA WORK Gallery
Kantstrasse 149, Berlin
www.camerawork.de

Paolo Namias
Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore
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