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Dati di scatto: 1/50s - F1.7 - ISO 200

Xiaomi 17 Ultra: sempre più fotocamera

Xiaomi 17 Ultra, prova completa e lab test: analisi di sensore, fotocamera e qualità d’immagine.

Francesco Carlini | 3 Aprile 2026

A quasi un mese dal Mobile World Congress, il tempo trascorso con Xiaomi 17 Ultra mi ha permesso di andare oltre l’effetto “prima impressione”. Il flagship presentato a Barcellona si inserisce in una traiettoria ormai chiara: quella che vede la serie Ultra di Xiaomi evolversi progressivamente da semplice smartphone a piattaforma fotografica sempre più specializzata.

Non è soltanto una questione di qualità del file DNG o di resa complessiva: è una precisa scelta progettuale. In un mercato che tende a spingere su elaborazione computazionale e intelligenza artificiale, Xiaomi continua a investire in modo deciso su ottica e sensoristica, riportando al centro del discorso elementi più “fisici” della fotografia. Una posizione quasi controcorrente, ma sempre più definita.

La filosofia del “less is more” si traduce, anche quest’anno, in una sottrazione mirata. Dopo l’eliminazione dell’apertura variabile, il 2026 segna un ulteriore passo: la rimozione del sensore da 1/2″ sul modulo medio tele. Una scelta che, più che una rinuncia, appare come una riallocazione delle risorse verso un protagonista ben preciso: il sensore secondario di grande formato sviluppato con Samsung. Un componente che, iterazione dopo iterazione, è stato affinato fino a diventare qualcosa di più di un semplice “supporto”, arrivando oggi a integrare uno zoom ottico meccanico equivalente 75–100mm. Ma è forse guardando sotto la superficie che emerge l’aspetto più interessante. L’introduzione della tecnologia LOFIC riporta in vita un’architettura concettualmente lontana nel tempo, ma estremamente attuale nei risultati. L’aumento della gamma dinamica nativa, ottenuto senza ricorrere a soluzioni multi-gain o a elaborazioni HDR invasive, restituisce un’immagine più “pulita”, più coerente, più fotografica nel senso tradizionale del termine.

Il resto del dispositivo segue questa logica evolutiva senza strappi: display con subpixel a controllo indipendente, batteria da 6000 mAh e un Photography Kit rivisto, più ergonomico e coerente con le nuove linee della scocca. Elementi che non cercano di stupire singolarmente, ma contribuiscono a definire un sistema più maturo.

All’orizzonte, però, si profila un 2026 particolarmente interessante. L’arrivo in Europa dei modelli Ultra di Oppo e vivo alza inevitabilmente il livello della competizione, mentre prodotti come Leitz Phone introducono nuovi punti di riferimento sempre più vicini, anche dal punto di vista filosofico. La sensazione è che la partita si stia spostando: meno marketing, meno promesse computazionali, più ingegneria applicata. E, forse, per chi guarda alla fotografia – quella vera – non è affatto una cattiva notizia.

Xiaomi 17 Ultra: fotocamera e software

Rispetto a Xiaomi 15 Ultra, questo nuovo modello perde una fotocamera, passando dalle quattro dello scorso anno alle tre attuali. Nonostante ciò, l’alloggiamento posteriore mantiene le stesse forme, poiché lo spazio è stato utilizzato per ospitare la nuova tecnologia di zoom ottico meccanico. Tuttavia, le novità non si limitano al numero di sensori. La fotocamera principale integra un sensore da 1″ Light Fusion 1050L da 50 Mpxl con obiettivo composto da sei microlenti, equivalente a un 23mm F1.6 stabilizzato OIS, con elemento frontale in vetro ad alta trasmissione luminosa. La seconda fotocamera monta un Samsung Isocell HPE da 1/1.4″ e 200 Mpxl con obiettivo APO periscopico composto da otto microlenti (di cui tre in vetro), equivalente a un 75-100mm F2.3-3 stabilizzato OIS, con zoom ottico meccanico continuo. Chiude il comparto fotografico il sensore Samsung JN5 da 1/2,75″ e 50 Mpxl, con obiettivo equivalente a un 14mm F2.2 e campo visivo di 115°.

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Il gruppo fotocamera su Xiaomi 17 Ultra

È interessante notare come Sony sia stata “messa da parte”: il sensore IMX858 da 1/2″ per la focale medio-tele è scomparso mentre il sensore principale da 1″ è stato sostituito da una soluzione Omnivision. Inoltre integra la tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor), avanzata soluzione per migliorare la resa in condizioni di luce complesse, soprattutto quando la scena presenta forti contrasti tra zone luminose e ombre profonde. In situazioni di forte contrasto, infatti, i sensori tradizionali tendono a perdere informazioni: le aree più illuminate possono risultare “bruciate”, mentre le ombre diventano troppo scure e prive di dettaglio. LOFIC interviene proprio su questo limite, introducendo un sistema che consente al sensore di gestire meglio l’eccesso di luce. Ogni pixel dispone non solo di una capacità standard di raccolta della luce, ma anche di una sorta di spazio aggiuntivo in cui viene temporaneamente “scaricata” la luce in eccesso. Questo meccanismo evita che il pixel si saturi troppo rapidamente, permettendo così di conservare più informazioni nelle alte luci senza compromettere i dettagli nelle ombre. Il risultato è un sensibile aumento della gamma dinamica, ovvero la capacità della fotocamera di registrare correttamente sia le parti più chiare che quelle più scure dell’immagine. Le fotografie appaiono quindi più equilibrate, con transizioni tonali più naturali e una maggiore ricchezza di dettagli, anche in condizioni di illuminazione complesse. A differenza delle tecniche HDR tradizionali, che combinano più scatti con esposizioni diverse, la tecnologia LOFIC lavora direttamente a livello di sensore e in tempo reale, permettendo di ottenere questi benefici con un singolo scatto. Questo la rende particolarmente utile non solo nella fotografia, ma anche nelle riprese video e in tutte quelle situazioni in cui il soggetto è in movimento e non è possibile utilizzare esposizioni multiple. In sintesi, LOFIC rappresenta un’evoluzione importante nella progettazione dei sensori, capace di migliorare significativamente la qualità dell’immagine senza richiedere interventi software complessi, offrendo risultati più fedeli e naturali in ogni condizione di luce. La struttura ottica equivalente ad un 23mm guadagna poi una lente frontale in vetro, materiale pregiato che aumenta la trasmissione della luce a vantaggio di nitidezza e risoluzione del file. 

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Light Fusion 1050L da 1″ e 50 Mpxl

Il “secondo sensore principale” Samsung ora deve supportare due focali – 75mm e 100mm – grazie a un sistema di microlenti mobili che si avvicinano e si allontanano dal sensore a seconda della lunghezza focale scelta: ecco lo zoom ottico meccanico continuo. Questa soluzione nasce dall’esigenza degli utenti, che considerano l’obiettivo tele altrettanto importante quanto quello principale. Nei precedenti flagship, lo spazio interno limitato costringeva a compromessi: sacrificare una delle due focali o rinunciare ai sensori di grandi dimensioni. Lo zoom continuo risolve definitivamente questo problema. Ma anche la struttura periscopica interna è cambiata: le microlenti che la compongono sono sempre otto ma tre di queste sono ora apocromatiche certificate Leica. Il tutto per migliorare di più la qualità del file andando a sopprimere le aberrazioni cromatiche, il “fringing” che solitamente si presenta con aloni viola o verdi nelle trame molto fitte.

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Lo zoom ottico con struttura periscopica

Infine, è bene qui notare anche una cosa molto importante: tutte queste soluzioni hardware permettono al device una maggiore qualità già in fase di scatto e non impattano sul chip di elaborazione delle immagini, andando ad alleggerirlo di un carico di lavoro che si traduce anche in minor consumo energetico.

Lato software non ci sono cambiamenti degni di nota se non che, in modalità Pro (manuale) ora si ha la possibilità di variare focale zoom da 75mm a 100mm in modo lineare, cosa prima impossibile ovviamente. Per il resto si possono salvare le immagini sia a 12 Mpxl che a 50 Mpxl che a 200 Mpxl (ma solo sull’obiettivo 4.3x) in formato Jpeg, Raw e Ultra Raw (Raw + HDR). Facendo swipe verso il basso la gestione della misurazione, il rapporto di aspetto, la raffica e l’accesso alle impostazioni; in basso i parametri modificabili come esposizione, tempo, ISO, bilanciamento del bianco e messa a fuoco oltre che una serie di slot nei quali salvare delle “ricette” di scatto per richiamarle rapidamente.

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UI fotocamera

Come su 15 Ultra la barra si può personalizzare aggiungendo o rimuovendo le varie modalità di scatto, che si possono trovare facendo swipe verso l’alto: Slow Motion, Time-Lapse, Cinematografia live, Film, Esposizione prolungata, Panorama, 200 Mpxl, Documenti, Video, Ritratto (e le sue simulazioni bokeh Swirly, Soft Focus, Ampio e Bolle) e Scatto rapido. Anche qui, cosa già rilevata anche su Xiaomi 15T Pro, non viene inserita la modalità Doppio video – per reprendere utilizzando contemporaneamente sia la fotocamera posteriore che la anteriore. Permangono le classiche simulazioni, alcune Xiaomi altre targate Leica: in fase di scatto Authentic e Vibrant, in fase di editing Vivid, Natural, BW (bianco e nero), BW HC (bianco e nero ad alto contrasto), Seppia e Blu.

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UI fotocamera Pro

Come osservato inizialemente anche le funzioni imaging supportate da AI non sono cambiate e vengono riproposte in blocco: Migliora HD (per migliorare nitidezza e messa a fuoco), Espandi (funzione di AI generativa con cui allargare l’inquadratura), Elimina (per rimuovere oggetti e persone), Rimuovi riflesso e Cielo.

Xiaomi 17 Ultra: Lab test

La fotocamera principale integra un sensore da 1″ Light Fusion 1050L da 50 Mpxl con tecnologia LOFIC e 17.5 stop di gamma dinamica, all’anagrafe un OmniVision OVX10500 in grado di scattare nativamente in Jpeg, Raw e URaw a 50 Mpxl oppure in Pixel binning 4-in-1 per un file finale equivalente ad un 12.5 Mpxl. Di fronte un obiettivo composto da sei microlenti, di cui quella frontale con rivestimento in vetro, equivalente a un 23mm F1.6 stabilizzato OIS. I valori di linee per millimetro rilevati sono estremamente più elevati, per cui il dato della risoluzione è altissimo non solo rispetto al modello precedente ma anche nei confronti di quasi tutti gli altri flagship provati fino ad ora. Il rumore è contenuto ottimamente e non è mai visibile, neanche al dato ISO massimo di 12800.

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Sensore Light Fusion 1050L da 1″ e 50 Mpxl, ottica wide 23mm F1.6

La seconda fotocamera principale monta un sensore Samsung Isocell HPE da 1/1.4” e 200 Mpxl, anche lui in grado di scattare nativamente in Jpeg, Raw e URaw a 200 Mpxl oppure in Pixel binning 4-in-1 a 50 Mpxl o in Pixel binning 16-in-1 per un file finale equivalente ad un 12.5 Mpxl. L’obiettivo periscopico è composto da otto microlenti, di cui tre in vetro apocromatiche, equivalente a un 75-100mm F2.3-3 stabilizzato OIS, con zoom ottico meccanico continuo. Alla focale minima di 75mm il confronto con Xiaomi 15 Ultra è abbastanza evidente, quasi impietoso: circa il doppio della risoluzione senza sbavatura nella tenuta del rumore che diventa visibile solo dai 6400 ISO in su.

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Sensore Samsung Isocell HPE da 1/1.4” e 200 Mpxl, obiettivo zoom 75-100mm F2.3-3. Focale da 75mm

Sebbene si possa pensare che uno zoom meccanico possa peggiorare la qualità del file, data la complessità della struttura ed il suo movimento, nella pratica così non è. Anche alla focale massima di 100mm il dato prodotto è simile a quanto visto sulla focale fissa di Xiaomi 15 Ultra: quasi identico il dato della risoluzione, leggermente maggiore quello del rumore che comincia a farsi presente anche qui a partire da 6400 ISO.

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Sensore Samsung Isocell HPE da 1/1.4” e 200 Mpxl, obiettivo zoom 75-100mm F2.3-3. Focale da 100mm

Due gli aspetti da notare. Il primo: l’utilizzo di un elemento in vetro sull’obiettivo principale ha il pregio di migliorare sensibilmente la qualità del file. Il secondo: rispetto al funzionamento di un classico obiettivo per fotocamera, reflex o mirrorless che sia, l’obiettivo zoom fornisce i valori migliori alla focale di 100mm e non a 75mm.

Xiaomi 17 Ultra: hardware e prestazioni

Xiaomi 17 Ultra è dotato di un display LTPO OLED HyperRGB da 6.9″, caratterizzato da una matrice RGB completa per ciascun pixel, a differenza dei tradizionali pannelli PenTile. Cosa vuol dire? Che i supbixel verdi, rossi e blu sono tutti e tre indipendenti mentre in un pannello classico lo è soltanto il verde mentre il blu ed il rosso sono in condivisione. Questo comporta una resa dei testi più nitida e dettagli più definiti, utile soprattutto per chi lavora con immagini ad alta risoluzione o editing. La risoluzione dello schermo è di 2608 x 1200 pixel, è in grado di riprodurre circa 68 miliardi di colori e copre il 100% della gamma DCI-P3, con una densità di 416 ppi, e supporta una frequenza di aggiornamento adattiva da 1 a 120 Hz, che regola la fluidità delle immagini in base ai contenuti visualizzati; a prima vista può sembrare un downgrade rispetto a quello di 15 Ultra, in realtà è un vantaggio in termini di consumo e la differenza non è percepibile. La luminosità massima raggiunge i 3500 nit, consentendo una buona leggibilità anche in condizioni di forte luce ambientale, mentre il supporto alla regolazione della luminosità PWM a 2160 Hz riduce potenzialmente l’affaticamento visivo. Il display offre due modalità cromatiche principali: Original Color Pro, con tonalità più naturali, e Vivid, con colori più saturi, entrambe regolabili tramite le impostazioni di temperatura colore. Dal punto di vista del design, il dispositivo presenta uno schermo completamente piatto con cornici ridotte, un cambiamento rispetto ai modelli precedenti con bordi curvi. Questo modifica la sensazione al tatto e facilita l’applicazione di protezioni sullo schermo, oltre a ridurre i riflessi indesiderati. Nonostante il display più ampio, le dimensioni complessive del telefono restano simili al modello precedente, rendendo l’impugnatura gestibile. Per quanto riguarda la resistenza, Xiaomi 17 Ultra combina lega di alluminio e fibra di vetro composita e utilizza il vetro protettivo Xiaomi Shield Glass 3.0. La certificazione IP68/IP69K garantisce protezione da polvere, immersioni fino a 6 metri per 30 minuti e getti d’acqua calda. 

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Xiaomi 17 Ultra

Xiaomi 17 Ultra è mosso da un chip Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5. A livello di prestazioni complessive rappresenta un’evoluzione significativa rispetto allo Snapdragon 8 Gen 2 del Xiaomi 15 Ultra. Il Gen 5 è prodotto con processo a 3 nm (rispetto ai 4 nm del Gen 2) e integra una CPU octa‑core basata su core Oryon di terza generazione con frequenze superiori (~4.61 GHz sul core principale e ~3.63 GHz sui performance core), mentre il Gen 2 utilizza una combinazione di core Cortex‑X3 e A‑series con clock massimi più bassi. Gen 5 ha punteggi molto più alti in capacità di calcolo multi‑core e single‑core rispetto al Gen 2, un salto generazionale nella gestione di carichi intensivi come elaborazione delle immagini, calcolo matematico e attività parallele. Per quanto riguarda la GPU, la differenza è marcata: l’Adreno 840 nel Gen 5 funziona a frequenze più elevate e con maggiori prestazioni floating‑point rispetto all’Adreno 740. Questo si traduce in vantaggi evidenti nei carichi grafici complessi, come rendering 3D, giochi con geometrie pesanti o elaborazioni video in tempo reale, dove la GPU rappresenta un segmento critico.

Un altro aspetto tecnico importante riguarda le capacità ISP e multimedia: supporta risoluzioni di fotocamere più elevate e offre capacità di elaborazione video migliorate, incluse modalità di registrazione a frame rate e risoluzioni più elevate (come ad esempio 8K e 4K fino a 120 fps con codec avanzati), rispetto al Gen 2. Questo può influire nelle operazioni di fotografia computazionale e nel flusso di lavoro multimediale quando si scattano immagini o si registra video direttamente dal dispositivo. Nel complesso comporta un miglioramento tangibile nelle prestazioni raw della CPU, un incremento significativo della potenza grafica e una maggiore capacità di gestire carichi di lavoro intensivi. Questi miglioramenti non sono soltanto numerici nei benchmark, ma si traducono in una maggiore fluidità in applicazioni esigenti, tempi di risposta più rapidi e una migliore gestione delle attività legate alla fotografia mobile e all’elaborazione dei contenuti sul dispositivo.

Xiaomi 17 Ultra: considerazioni

Voglio partire dal punto debole del modello dello scorso anno: la gestione dell’esposizione. Su Xiaomi 15 Ultra non era sempre perfetta dato che in certe situazioni, sia in ambienti chiusi con basse luci sia all’aperto con luce mista, mi sono ritrovato a dover sottoesporre fino ad uno stop. Su Xiaomi 17 Ultra però questa cosa non accade praticamente mai con la fotocamera principale, merito della nuova struttura del sensore. E ci ho provato, tanto, ma senza successo: sia in interni che in esterni, sempre controluce, non ha mai sovraesposto le alte luci ma soprattutto non ha mai bruciato. A cambiare rispetto al passato è anche il file Raw DNG, ora molto più “chiuso” nelle ombre: in fase di scatto questo modello ha meno necessità, riesce a recuperare informazioni senza andare ad alzare il valore ISO in maniera decisa. In postproduzione si dovrà quindi fare un passaggio ulteriore per aprirle, senza però alcun timore di trovare segno di rumore visibile o carenza di dettagli.

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Dati di scatto: 1/50s – F1.7 – ISO 50

Dettagli che sono presenti dal centro ai bordi del fotogramma. Non dobbiamo però darne il merito solo al sensore bensì anche alla costruzione ottica che vede l’aggiunta di un elemento frontale in vetro, materiale più pregiato rispetto alle microplastiche e che migliora la lettura della superficie sensibile grazie al suo alto grado di trasmittanza. Nonostante il cambio di produttore anche la color correction mi sembra ottima: tante sfumature, colori pastello, immagini davvero fedeli al reale senza eccessivo contrasto. Si può però notare qualche differenza cromatica sul file Jpeg solo al passaggio tra una fotocamera e l’altra, tra la principale ed il teleobiettivo: Il bilanciamento del bianco rimane stabile ma ho ci sono variazioni frequenti soprattutto nella riproduzione del cielo. Il teleobiettivo tende inoltre a una resa leggermente più dura e contrastata, rispetto alle tonalità più morbide della focale grandangolare. È una differenza sottile, ma se si cambia obiettivo durante uno scatto, la si nota.

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Dati di scatto: 1/200s – F1.7 – ISO 50

La qualità dello zoom a 100mm è rimasta invariata rispetto allo scorso anno: la qualità del file è eccellente, dalla gestione del contrasto alla nitidezza. Già su 15 Ultra il dettaglio nelle trame fitte era ottimo, qui si avvicina alla perfezione; le tre microlenti apocromatiche abbattono definitivamente le aberrazioni che risultano introvabili anche andando ad ingrandire al 100%. Una cosa che ho notato, e qui vado in totale controtendenza rispetto a quanto ho letto e visto in altre recensioni, è che la modalità Macro è possibile ad una distanza più ravvicinata rispetto al passato. Infine, anche la focale da 75mm, che sul modello precedente non avevo utilizzato molto poco, viene valorizzata da questo grande sensore per cui diventa una scelta percorribile se si vuole stare “un po’ larghi” e andare successivamente in crop. Anche la profondità di campo è di alto livello, in alcune scene non sembra assolutamente provenire da sensori così “piccoli”, ciò denota un buon lavoro del rendering computazionale.

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Dati di scatto: 1/80s – F2.4 – ISO 100

Menzione a parte il sempre utile Photography Kit. A dire il vero ce ne sono due ma quello che io chiamo “base” non ha molta ragione di esistere. La versione Pro invece è un aggiornamento significativo del kit dello scorso anno. Rimane invariata la cover, cambia di molto l’impugnatura; ora è leggermente più grande e con una forma che segue più comodamente la forma della mano. Ma soprattutto la ghiera, che prima fuoriusciva verticalmente, è ora posizionata orizzontalmente poco sopra il pulsante di scatto: ha le forme e la frizione tipiche di quelle che si trovano sulle macchine fotografiche ed è impostabile a piacimento con qualunque tipo di parametro. In questo caso l’esperienza di scatto ne esce di gran lunga migliorata, è come avere tra le mani una piccola compatta.

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Xiaomi 17 Ultra con Photography Kit Pro

Xiaomi 17 Ultra: conclusioni

Xiaomi è riuscita a migliorare un device già di per sé perfetto, ideale per una fotografia di strada “consapevole” e rivolto a tutti coloro che vogliono fare fotografia anche quando non hanno con sé la propria macchina. Lo sviluppo lato hardware è stato impressionante ed è la prova che, lavorando con consapevolezza, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in fase di scatto è, in fin dei conti, praticamente inutile. Grazie anche e soprattutto al Photography Kit, accessorio a mio parere indispensabile su un dispositivo come questo, Xiaomi 17 Ultra restituisce un’esperienza di scatto da vera e propria compatta.


In questa gallery tutte le immagini scattate con Xiaomi 17 Ultra


Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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