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Richard Tsong Taatarii, Star-Tribune, General News, second prize singles

Grazie – Ai fotoreporter premiati al World Press Photo 2018

Le loro immagini sono state premiate. Noi li ringraziamo.

Francesco Carlini | 17 Aprile 2018

Il World Press Photo si è concluso. Tra le oltre 73000 immagini, i vincitori di ogni categoria e il fotografo dell’anno sono stati scelti da una giuria di professionisti del settore quali Magdalena Herrera (Direttrice della fotografia di Geo France), Thomas Borberg (Editore di Politiken), Jérôme Huffer (Direttore della fotografia di Paris Match) e Whitney C. Johnson (Direttrice della fotografia del National Geographic).

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Come ogni anno il World Press Photo non è solo un concorso di fotogiornalismo e reportage ma, attraverso le fotografie premiate – che vengono viste in tutto il mondo – trasmette uno spaccato dei nostri tempi. Il tutto attraverso il potere della fotografia, che in modo immediato cattura la storia in un solo istante. Momenti unici, da ammirare con attenzione e sui quali riflettere.

Come si dice ormai da tanto tempo siamo assuefatti dalle immagini e dai messaggi visivi – soprattutto quelli tragici – e l’orrore della guerra sembra scivolarci addosso. Molti di questi fotoreporter sono quasi disillusi, sanno che i tempi che corrono molto spesso non danno spazio ai giusti sentimenti e che il cambiamento dell’opinione pubblica è molto difficile da ottenere.

Inoltre, c’è da “combattere” anche contro chi si scaglia sulle scelte della giuria, cosa che ultimamente non è affatto scontata. Basta ricordare le polemiche scatenate, almeno in Italia, dalla scelta del vincitore dello scorso anno, Burhan Ozbilici con “An assasination in Turkey” con illuminanti motivazioni quali: “È stato fortunato”. Anche quest’anno occorre tenere a mente che sì, nel fotogiornalismo c’è anche la fortuna, ma la “fortuna” accade solitamente a chi, nel bene e nel male, si trova sul posto, rischia la propria vita anche solo per uno scatto e nonostante tutto ha la prontezza e il coraggio di fare qualcosa. E questo vale anche per l’immagine del 2018 realizzata da Ronaldo Schemidt, “Venezuela crisis”. Queste ultime due immagini, come le vincitrici delle edizioni precedenti, hanno un significato intrinseco ricco di simbolismo che le consegnerà alla storia. Sono immutabili nel tempo, come i fatti di cronaca che simboleggiano. È questo il potere del celebre premio World Press Photo nato nel 1955.

Siamo stati alla cerimonia di premiazione di quest’anno, ad Amsterdam, e di questo dobbiamo ringraziare anche e soprattutto Canon Europe, che lo ha reso possibile. A fronte degli applausi ricevuti e della gioia di ricevere un premio così prestigioso e che ha segnato la storia dei concorsi, non c’era un solo fotografo che non fosse toccato dalla propria immagine o dalle immagini altrui proiettate sul grande schermo, come se stessero rivivendo in un attimo “quel momento” nuovamente in prima  persona. Momenti umanamente atroci, come un uomo che brucia vivo.

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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