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L’esperto risponde – Perché scattare in Raw?

Quali sono i vantaggi dello scattare in Raw? Perché è meglio del più leggero jpeg?

Redazione fotografia.it | 5 Giugno 2021

Neofita della fotografa seria, sento sempre questa cosa di scattare in Raw. Ma vale davvero la pena di farlo? Sempre o solo in condizioni particolari? Perché questi file Raw non sono piccoli e si fa presto a riempire la scheda e l’hard disk. Ad esempio, noto che sulla mia Nikon D3400 i file Jpeg pesano circa 10-12 MB alla massima qualità, mentre i Raw arrivano facilmente al doppio. Quando è veramente importante salvare il Raw di una foto? È importante che siano Raw a 14 bit?
Gianfranco

Partiamo da un presupposto: bisogna considerare che ci sono fotocamere, soprattutto quelle recenti, che lavorano molto bene i file Jpeg al punto che non é sempre banale fare di meglio con una lavorazione manuale del Raw. Detto questo, ecco quali sono i vantaggi nella postproduzione quando si decide di scattare in Raw:

  • Salvare una foto sotto-esposta o sovra-esposta in partenza per condizioni molto particolari della scena o per qualche errore clamoroso da parte del fotografo
  • Ottenere una resa molto personale/evocativa
  • Ottenere una resa apparentemente del tutto simile a quella del Jpeg prodotto dalla macchina, recuperando però dettaglio in certe aree buie e/o bruciate per le condizioni di contrasto della scena

In fase di conversione potremo intervenire su molti aspetti: in particolare sul bilanciamento del bianco, sull’esposizione e sulla gamma dinamica dell’immagine. Quindi, partendo dai dati Raw si possono ottenere fotografie migliori, o perlomeno più conformi alle nostre intenzioni, soprattutto se intendiamo allontanarci dalla riproduzione standard della scena prodotta dalla fotocamera.
Disporre dei dati Raw permette di fare affidamento su una quantità molto superiore di informazioni (in particolare se si dispone di Raw a 14 bit, anche se è difficile vedere la differenza tra un file Raw a 12 bit e uno a 14 bit) utilizzabili in fase di conversione del file rispetto agli 8 bit dei file Jpeg. Questo vale sia per le tonalità cromatiche che per i livelli luminosi, cioè la gamma dinamica della foto.

Considerato che qualcosa si butta via sempre in fase di conversione in Jpeg, partire con della ridondanza nei dati permette di strapazzare il file di partenza per arrivare a ciò che desideriamo, senza che l’immagine risulti evidentemente artefatta. Ad esempio, il fatto di “tirare” tutta l’immagine verso le alte luci diraderebbe i toni bassi facendo apparire scalettature tonali. È quello che può succedere alle ampie zone di cielo sereno quando si elabora pesantemente l’immagine di partenza.


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