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L’esperto risponde – Quale sarà il futuro di Pentax?

Pentax ha deciso di rimanere nel segmento reflex, cosa ne pensate?

Redazione fotografia.it | 6 Giugno 2021

Ho letto delle intenzioni di Pentax di rimanere in ambito reflex, continuando a sviluppare questo tipo di fotocamera e lasciando le mirrorless a chi ne ha i mezzi. Non vi pare una mossa suicida?
Dante

Personalmente ritengo di sì, ma svariate mosse non suicide andavano fatte molto prima. Mi spiego.

Realizzare una fotocamera mirrorless è relativamente semplice, per un’azienda; vengono eliminati il mirino a pentaprisma, tutto il sistema dello specchio mobile e tutti i moduli dedicati a specifiche funzioni come l’esposimetro e l’autofocus. In fondo, una mirrorless è una compatta digitale come se ne fanno da vent’anni, solo che ha l’obiettivo intercambiabile.

Eppure, il problema non è farla; il problema è farla così bene che sia veloce ed efficiente almeno quanto una reflex. Ciò ha richiesto tecnologie che non esistevano. Una volta superati tutti i punti deboli della mirrorless, emergono gli innumerevoli vantaggi. Accadde la stessa cosa negli anni Cinquanta, quando la reflex spodestò allo stesso modo la fotocamera a telemetro dopo che furono superati i problemi che la rendevano lenta e macchinosa. Da notare che fu proprio Pentax a farlo, inventando lo specchio a ritorno istantaneo (1953), l’esposimetro TTL (1960) ed altro ancora, dando così l’esempio a tutta l’industria giapponese.

Ci sono voluti sette anni per passare dalla prima mirrorless (la Panasonic Lumix G1 del 2008) a quella che mi fece capire che il sorpasso era in corso (la Sony A7RII del 2015). Per arrivarci ci sono volute idee chiare e investimenti ingenti, che Sony ha messo insieme prima degli altri. Ora gli altri inseguono. Canon e Nikon non possono non farlo, avendo rappresentato il duopolio della fotografia per trent’anni. E infatti stanno arrivando davvero in fretta, hanno i mezzi tecnici e a quanto pare anche quelli finanziari.
Fujifilm ci aveva visto lungo come Sony, ma commise l’errore della baionetta troppo piccola per espandersi verso il Full Frame. Olympus non ce l’ha proprio fatta, incaponendosi su un formato troppo piccolo e Panasonic fece lo stesso errore, sprecando il vantaggio col quale era partita, ma ora sta provando a recuperare.

Questo riassunto per far capire come i dirigenti di Pentax non siano stati gli unici a non rendersi conto di dove sarebbe andata l’industria fotografica. La mia idea è che non se ne rendano conto nemmeno oggi. È vero che la proprietà e il management di Pentax sono cambiati più volte, dalla famiglia Matsumoto alla gestione Urano, per finire a Hoya e poi a Ricoh; questo in effetti non aiuta a pianificare delle strategie di medio e lungo termine, ma purtroppo la miopia è passata da una gestione all’altra. Lo dico avendo seguito molto da vicino questo calvario di errori a ripetizione, che hanno portato una superstar della fotografia (come era Pentax negli anni Sessanta e Settanta) all’attuale livello di marchio poco conosciuto.
Ora Pentax si propone come la Leica della reflex, sperando che rimanere l’unico fabbricante nell’ambito di questa soluzione tecnica le dia ossigeno sufficiente a sopravvivere in attesa di tempi migliori. Tuttavia in questo piano vedo due problemi:

Come convincere Canon e Nikon ad abbandonare il campo, visto che hanno comunque il 97-98% del mercato reflex?

Come convincere i propri clienti a pagare prezzi salati per un prodotto tecnicamente superato, senza rappresentare uno status symbol come Leica?

Che alternative avrebbe oggi Pentax? Probabilmente nessuna, è troppo tardi. Nel frattempo, arriva il Monster Adapter LA-KE1, che permette di usare gli obiettivi Pentax sui corpi macchina Sony, mantenendo tutte le funzioni compreso l’autofocus e la trasmissione dei dati Exif.


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