X
Entra
Accedi
Ho dimenticato la password
X
Se il tuo indirizzo è presente nel nostro database riceverai una mail con le istruzioni per recuperare la tua password

Chiudi
Reset password
Inserisci il tuo indirizzo email nella casella sottostante e ti invieremo la procedura per resettare la password
Invia
X
Grazie per esserti registrato!

Accedi ora
Registrati
Registrati
Ho dimenticato la password
Fotografia.it

Rosa Foschi: fotografare significa graffiare

Insieme al marito, Luca Patella, Rosa Foschi fa parte delle neo-avanguardie e della fotografia analitica degli anni Sessanta e Settanta: nell’intervista ci racconta il clima culturale di quegli anni. Del suo multiforme lavoro pubblichiamo una selezione di Polaroid.

Redazione fotografia.it | 5 Settembre 2026
Luca Maria Patella e Rosa Foschi
Luca Maria Patella e Rosa Foschi

È impossibile fare un discorso appassionato sulla ricerca artistica in ambito fotografico senza parlare dei coniugi Rosa Foschi e Luca Patella, esponenti di spicco delle neoavanguardie e della fotografia analitica degli anni Sessanta e Settanta.
Il loro fu un rapporto sentimentale e artistico sorretto da una particolare e intensa alchimia fatta di gioco e di scoperta, in cui l´uno e l´altra si riflettevano a vicenda come il loro anno di nascita: Rosa del ´43 e Luca del ´34. Come nel gioco di uno strano destino si specchiavano l’uno nell’altra.

Rosa Foschi è una arista poliedrica la cui opera spazia tra cinema d’animazione, fotografia, pittura e poesia; la sua figura è centrale per comprendere la sperimentazione visiva in Italia a partire dagli anni Sessanta, spesso caratterizzata da un approccio che fonde spirito dadaista, leggerezza e una raffinata ricerca sui materiali.
Oltre ad aver realizzato film sperimentali ha realizzato vari libri d’artista e un’interessante produzione di Still-Life dal magico sapore DADA. Vanno sicuramente citati i seguenti corti: Ma Femme (1969), Amour du Cinéma (1970), e L’amor di Don Perlimplino per Belisa nel giardino (1971.
Dagli anni Ottanta si è dedicata intensamente alla fotografia, utilizzando spesso la Polaroid; le sue immagini non sono semplici scatti, ma composizioni di oggetti quotidiani che assumono un valore simbolico.
Rosa Foschi è nota per i suoi “Libropera” (ne ha realizzati circa 30), esemplari unici in cui scrittura poetica, acquerello, chine e collage convivono. Ha anche pubblicato diverse raccolte di poesie, tra cui Woodnote, e ha illustrato opere di poeti come Paolo Valesio e Carlo Bordini. I suoi libri d’artista sono conservati in importanti istituzioni come la Bibliothèque Nationale di Parigi.

by Rosa Foschi
by Rosa Foschi

Nato a Roma, Luca Patella si è dedicato a vari generi d´arte: film d´artista, videotape, performance, installazione, narrative-art, poesia e soprattutto la fotografia, che io definisco col termine “analitica” nel senso di interrogazione di se stessa. Nella Fotografia Analitica Luca e Rosa hanno lavorato spalla a spalla.

Tra le loro opere più note vi sono quelle del ciclo Terra animata e Misurazione della terra (1966-1967), che rappresentano interessanti anticipazioni fotografiche della Land Art, oppure Dice A, Indicazione attiva, Biglietto d´autobus, in cui l´ironia e la decostruzione linguistica anticipano (1966-1968) la maggior parte delle ricerche concettualiste che dopo qualche anno inizieranno a svilupparsi in Europa e in America.
Il loro lavoro è stato commentato da critici come Bonito Oliva, Argan, Barilli, Menna, Dorfles, Pier Restany ed è stato esposto nelle più importanti gallerie e musei internazionali, oltre che in varie edizioni della Biennale di Venezia, tra cui alla celeberrima esposizione del ´72, insieme a Pino Pascali, Franco Vaccari.
Talvolta impegnati politicamente, Luca Patella era però poco incline alla genuflessione politica; era anche fuori dai giochi del mercato dell´arte, non ne era attratto, non aveva tempo per queste cose. Quello che voleva era divertirsi e restare bambino per giocare insieme a Rosa alla scoperta dei possibili mondi dell´espressione umana, declinati in tutti i modi possibili, utilizzando gli strumenti che tutti chiamano “artistici”.

by Rosa Foschi
by Rosa Foschi

Pronto, parlo con Rosa Foschi?”

Mi avrebbe fatto un immenso piacere intervistare Luca e Rosa insieme (soprattutto negli anni in cui studiavo notte e giorno arte contemporanea), ma non ho avuto il tempo perchè il 25 agosto del 2023 Luca Patella ci ha lasciati. Sono passati tre anni, ma non mi sono arreso alle vicende della vita e ho deciso di telefonare a Rosa Foschi per incontrarla e, perchè no, farle quell´intervista a cui pensavo da tempo. E cosi ho fatto.

“Pronto, parlo con Rosa Foschi?”.  Mi risponde una voce calda e decisa “Sono io, con chi parlo?”. Mi presento, le spiego il motivo della telefonata e le faccio i miei sentiti complimenti sulla ricerca artistica fatta insieme a suo marito.
Lei con fermezza: “No. Parliamo di Luca, io non c´entro. I miei genitori mi hanno insegnato a non parlare mai di sè e delle proprie cose. Poi ho capito dalla loro separazione… non bisogna troppo impicciarsi delle attività del proprio consorte, quindi mi sono sempre messa in disparte”.

La conversazione mi ha permesso di capire due cose essenziali di Rosa: innanzitutto che è stata lei il carburante di Patella, la seconda che è un´autentica erede del movimento DADA.
Devo dire che durante l’incontro mi sono sentito in soggezione perché ho colto che mentalmente è più giovane di me!

by Rosa Foschi
by Rosa Foschi

Chi sono Rosa Foschi e Luca Patella?

“Luca Patella e Rosa foschi sono stati e sono dei viziosi. Vede, per fare ricerca fotografica non bisogna per forza farne un vizio, soffrire di quella febbre irrefrenabile come una ossessione; questo accade quando hai un rapporto vizioso, una specie di dipendenza che alla fine non reca alcun vantaggio alla creatività.

Se c´è una cosa che non amo è la parola “artista”, perchè mi sembra suonare come “a trista”. Per questo non la gradisco.
La curiosità e l´ironia sono basilari per giocare nel caotico mondo dell´arte, cosi ricco di fermenti, ma che è anche una giungla. Mi sono sempre chiesta se le immagini fotografiche fossero sincere. Ovvero se siano delle testimonianze o degli atti di voyerismo. Mi sono anche più volte chiesta quale pulsione ci sia dietro la scelta di uno scatto. Lo sguardo, vede, non è mai innocente: nè quello del fotografo, tantomeno quello di chi guarda la fotografia. La realtà non esiste, è un fatto culturale, è solo percezione; ognuno ne fa quello che vuole, una narrazione, o altro.

by Rosa Foschi
by Rosa Foschi

Hai conosciuto i maggiori critici d’arte, cosa ne pensi?

Ogni critico è un mondo a sè, ha un proprio bagaglio culturale e una propria visione; ogni lettura critica è diversa per contenuto e stile a seconda anche del carattere del critico. Argan era molto simpatico, ma anche serio. Era mentalmente aperto a tutte le espressioni artistiche.

Barilli ha una cultura letteraria ed è un indagatore. Bonito Oliva un creativo, inventore. Fagone un curioso e sensibile al nuovo. Restany è anche lui simpatico e viveur, accettava tutto. Menna era un classificatore. Dorfles un uomo colto, garbato.
Ognuno ha dato dell´opera mia e di Luca una lettura diversa, un giudizio arguto.

Ci parli della tua attività cinematografica?

Ho curato la regia e i disegni per sei cortometraggi in 35mm prodotti da Corona Cinematografica, film usciti nelle sale. Oggi sono depositati alla cineteca di Bologna
Lo stesso ho fatto per i cortometraggi di Luca; due sono stati restaurati dalla cineteca di Roma e sono stati presentati alla biennale del cinema di Venezia nel 2018

Luca Maria Patella Montefolle, 1970 autofoto, obiettivo fish-eye
Luca Maria Patella Montefolle, 1970 autofoto, obiettivo fish-eye

Ci parli del rapporto di Luca con i movimenti artistici?

Luca è sempre stato dentro e fuori dai vari movimenti, non era un arrivista. Il mercato non gli è mai interessato, lasciava che a sgomitare fossero gli altri. Quello che gli interessava era soddisfare le proprie curiosità e le sue pulsioni.  Ha passato tutta la vita in analisi, soprattutto con il mitico psicanalista tedesco Ernst Bernhard che aveva in analisi anche Fellini e Manganelli: gli piaceva conoscere e conoscersi.

Luca Maria Patella Terra animata (misurazioni della terra), estate 1967
Luca Maria Patella Terra animata (misurazioni della terra), estate 1967

Qual’era il vostro approccio alla ricerca artistica?

Ci siamo dedicati all´esplorazione di vari generi artistici, un’esplorazione in cui ognuno amplificava l´altro: ci sentivamo come esploratori in una foresta.
Le nostre passioni principali erano il cinema, la poesia, il teatro e soprattutto le parole; Luca come poeta ha vinto un premio su una poesia intitolata Cardarelli.

Nella ricerca Luca non voleva farsi condizionare tanto che evitava di leggere quello che i critici scrivevano del suo lavoro: voleva rimanere libero.
Luca riteneva che il lavoro dovesse essere innanzitutto un piacere e per noi questo piacere era insaziabile, più prossimo allo svuotamento del desiderio che al riempimento del godimento.

Luca Maria Patella Autofoto viaggiante: L. & R. sulla Copenhagen-Parigi, 1975,
Luca Maria Patella Autofoto viaggiante: L. & R. sulla Copenhagen-Parigi, 1975,

Qual’era il rapporto di Luca con l’opera fotografica?

Luca amava inventare tecniche fotografiche; smontava e rimontava in modo particolare gli obiettivi. La fotografia per noi non era una documentazione del reale, ma la proiezione di un pensiero ben custodito nel fondo dell´inconscio; da qui nasceva la convinzione di Luca che la lettura delle fotografie ben si prestano all’analisi agli psicanalisti che possono spiegare perchè si sia scelto di fotografare determinati soggetti.

Anni fa, in un piccolo catalogo di una mia mostra, sul retro di copertina ho scritto: IMMAGINE = I´M. ENIGMA
L´immagine è l´enigma, serve per conoscerci, ci fa capire le nostre pulsioni e ci porta piano piano a conoscere noi stessi e le nostre azioni. L´arte come scoperta di sè.

Ci siamo dedicati a vari generi artistici perchè l´esplorazione è fondamentale; direi che siamo stati dei bambini giocosamente egoisti. Volevano fare tutto, come in una poesia:

Ho sentito
io sono
io suono
io sento
il suono
del sono
Oggi riconosco che va aggiunto “egoista”.

La parola fotografia ha il significato di GRAFFIATO.
Il fotografo è uno che graffia, che ruba, che archivia. Che conserva.
Giuseppe Ferraina

Rosa Foschi e la pellicola Polaroid
Questa pellicola ha una resa cromatica particolare, spesso virata verso toni caldi o leggermente irreali e Rosa Foschi sfrutta la matericità dello sviluppo istantaneo; a volte interviene sulla superficie o gioca con i riflessi, rendendo l’immagine piatta come un dipinto o una miniatura; il risultato è una fotografia che sembra un acquerello. Le sue immagini sono spesso composizioni di oggetti minimi, domestici o trovati: una bambola, un fiore appassito, un frammento di vetro, una statuina; Rosa li ritrae per l’atmosfera che creano.
La Polaroid è anche un pezzo unico, non ha negativo: esiste solo quell’esemplare; nelle mani di Rosa Foschi questo supporto diventa lo strumento perfetto per raccontare la fragilità delle cose: le sue immagini sembrano sempre sul punto di svanire. C’è un legame profondo tra la scelta della Polaroid e il tema del tempo, la poetica dell’effimero.

Redazione fotografia.it
  • Cerca

  •