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Fotografia.it

Edward Weston, una grande mostra. Storie e aneddoti dietro alle fotografie

Paolo Namias | 8 Marzo 2026
Nudo, 1936. Stampa alla gelatina d’argento. Center for Creative Photography, The University of Arizona. Dono dell’Estate di A. Richard Diebold, Jr © Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
Nudo, 1936. Stampa alla gelatina d’argento. Center for Creative Photography, The University of Arizona. Dono dell’Estate di A. Richard Diebold, Jr © Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents

Guida all’immagine

Nudo, 1936
Questa immagine fa parte di una serie del 1936 in cui il nudo diventa geometria, luce e volume.
Quell’anno Charis Wilson, la sua musa, ha 22 anni, mentre Edward Weston ne ha 50 ed è considerato un “gigante” della fotografia; Charis non è solo la sua modella, è la sua compagna e la donna che scriverà testi dei suoi libri.

Charis raccontava che posare per Edward non era affatto “romantico”; lui la vedeva come un peperone o una conchiglia: Edward cercava la “forma pura”.
“Volevo rendere il nudo non come un corpo – spiegò Edward – ma come una serie di volumi interconnessi.”

In questo scatto si vede Charis seduta a terra, nuda, con le braccia che cingono le gambe, mentre il volto è nascosto. “Quella posizione era estremamente scomoda”  raccontava Charis e la fotocamera di Weston, una  8×10 pollici su treppiede, era lentissima da regolare; Charis doveva restare immobile a lungo sotto il sole cocente della California, mentre Edward aspettava che il sole illuminasse la curva della schiena così da farla sembrare di marmorea.

Il contrasto tra la pelle chiara e lo sfondo nero è frutto dell’illuminazione del set e della maestria di Edward nello sviluppo. Molti pensano che la foto sia stata scattata in studio, in realtà il set era sulla veranda della loro casa a Santa Monica.

Il rapporto tra Edward Weston e il Gruppo f/64

Weston era uno dei fondatori del Gruppo f/64, nome derivato dall’apertura minima (f/64) del diaframma che garantisce la massima nitidezza: in questa immagine tutto è a fuoco, ogni poro della pelle, ogni granello di polvere sul pavimento. Per Weston, la fotografia non doveva imitare la pittura, a differenza del pittorialismo imperante in quel periodo, ma esaltare la capacità della fotocamera di vedere più dell’occhio umano.

Se oggi consideriamo la fotografia come un’arte autonoma e non come una copia sbiadita della pittura, lo dobbiamo in gran parte al Gruppo f/64 nato a San Francisco nel 1932.
Negli anni Venti dominava il Pittorialismo: i fotografi cercavano di far sembrare le foto come dei quadri usando filtri diffusori, sfocature ed elaborazioni chimiche. Weston, insieme a un giovane iper-tecnico, Ansel Adams, decise che era ora di cambiare e fondarono il Gruppo f/64 con il progetto di esaltare la nitidezza

Se Ansel Adams era il tecnico, Edward Weston era il teorico e, prima di unirsi al gruppo aveva già vissuto una “conversione” passando dai ritratti morbidi alle celebri immagini di peperoni e conchiglie. Per gli altri membri del gruppo, come Imogen Cunningham o Willard Van Dyke, queste fotografie di Weston erano la dimostrazione che un oggetto comune poteva diventare un’opera d’arte, se trattato con “onestà tecnica”.

Il Gruppo f/64 pubblicò un manifesto in cui definiva i confini della Straight Photography” (fotografia “diretta” o “pura”):
> Nessuna manipolazione: vietato ritoccare i negativi o usare carte fotografiche che imitassero la trama della tela.
> Nitidezza assoluta; ogni elemento dell’inquadratura doveva essere perfettamente a fuoco.
>  Stampa a contatto: i fotografi del gruppo spesso non usavano l’ingranditore ma appoggiavano il negativo direttamente sulla carta: se il negativo era 20×25 cm, la stampa restava 20×25 centimetri. E la qualità era insuperabile.
Per il Gruppo la fotografia era un’arte autonoma rispetto alla pittura proprio perché poteva fare cose che la pittura non avrebbe mai potuto fare.
Il Gruppo f/64 durò solo pochi anni (si sciolse ufficialmente nel 1935), ma rivoluzionò la fotografia: ha insegnato al mondo che la realtà, così com’è, è già arte.

Paolo Namias

Il concetto di pre-visualizzazione
Questa è forse l’eredità teorica più significativa lasciata da Weston.
Edward Weston sosteneva infatti che l’atto creativo avvenisse prima dello scatto; il fotografo dovrebbe “vedere” la stampa finita (con i suoi neri, i suoi bianchi e la sua composizione) già nel momento in cui guarda il soggetto sul vetro smerigliato della fotocamera.
Se la pre-visualizzazione è corretta non servono ritagli o manipolazioni in camera oscura: il negativo come “verdetto finale”.

L’intero articolo sarà pubblicato su Tutti Fotografi

Nudo, 1934. Stampa alla gelatina d’argento. Center for Creative Photography, The University of Arizona. Edward Weston Archive © Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
Nudo, 1934. Stampa alla gelatina d’argento. Center for Creative Photography, The University of Arizona. Edward Weston Archive © Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents

La mostra
Edward Weston. La materia delle forme
a cura di Sérgio Mah
171 immagini di ritratti, paesaggi e sperimentazioni
Fino al 2 giugno
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, Torino
camera.to

Paolo Namias
Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore
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