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Fotografia.it
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Carol Guzy Berlin Wall (1989) © Carol Guzy / The Washington Post / Getty Images

100 fotografie per ereditare il mondo

Ad una settimana dalla sua apertura, abbiamo visitato quella che sicuramente sarà una delle mostre più interessanti del 2026. Un viaggio attraverso quasi due secoli di fotografie che mostrano come lo sguardo umano abbia raccontato il mondo, i suoi cambiamenti, le sue contraddizioni e le sue speranze, trasformando semplici immagini in frammenti di memoria collettiva.

Stefano Michelin | 23 Marzo 2026

Al MUDEC – Museo delle Culture di Milano la fotografia diventa qualcosa di più di un linguaggio visivo ma diventa uno specchio del nostro tempo. La mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”, curata da Denis Curti e prodotta da 24 ORE Cultura, non è soltanto una raccolta di immagini importanti della storia della fotografia ma piuttosto un racconto visivo che attraversa quasi due secoli di sguardi, domande e trasformazioni.

Il titolo stesso suggerisce una prospettiva insolita. “Ereditare il mondo” non significa semplicemente osservare ciò che è stato, ma prendere coscienza di ciò che abbiamo ricevuto e di ciò che stiamo lasciando. In questo senso la fotografia si rivela uno strumento straordinario che riesce a congelare un istante e, allo stesso tempo, a trasformarlo in memoria condivisa che attraversa il tempo.

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La mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”

La mostra si sviluppa come un percorso narrativo composto da cento (e più) immagini. Non una semplice sequenza cronologica ma una vera e propria costellazione di sguardi e visioni che dialogano tra loro. Dalle origini della fotografia fino alle ricerche più contemporanee, ogni scatto rappresenta un tassello di una storia più ampia, quella del nostro rapporto con la realtà.

Il viaggio inizia dalle prime sperimentazioni fotografiche dell’Ottocento. I dagherrotipi e le prime tecniche di riproduzione dell’immagine ricordano quanto rivoluzionario sia stato l’arrivo della fotografia. Per la prima volta l’uomo ha potuto fissare il mondo con una precisione mai vista prima. Non più soltanto interpretazioni pittoriche o incisioni quindi ma una traccia diretta della realtà.

Proseguendo nel percorso espositivo, lo sguardo si apre alle grandi stagioni della fotografia del Novecento. Qui la fotografia smette di essere soltanto un mezzo tecnico e diventa linguaggio artistico e culturale. Gli esperimenti delle avanguardie, la ricerca formale, il reportage sociale. Ogni fotografia racconta non solo ciò che mostra ma anche il modo in cui un’epoca guarda se stessa.

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La mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”

Alcune fotografie sono entrate a pieno titolo nella memoria collettiva. Immagini che hanno attraversato il tempo e continuano a parlarci con la stessa forza del momento in cui sono state scattate e che hanno raccontato crisi economiche, trasformazioni sociali, conquiste tecnologiche e momenti drammatici della storia. In questi scatti la fotografia dimostra tutta la sua capacità di diventare documento e simbolo allo stesso tempo.

Ma ciò che rende davvero interessante la mostra è il dialogo continuo tra passato e presente. Le fotografie contemporanee introducono temi che oggi sono centrali: il rapporto tra uomo e ambiente, le migrazioni, le nuove identità culturali, l’impatto della tecnologia sulle nostre vite. Lo sguardo fotografico si fa più complesso, più consapevole, spesso anche più critico.

In questo senso la mostra non propone una celebrazione nostalgica della fotografia ma un confronto con il nostro presente. Le immagini non chiedono soltanto di essere ammirate, chiedono di essere lette con una attenzione profonda che va oltre la superficie. Ci invitano a riflettere su come il mondo sia cambiato e su come continui a trasformarsi sotto i nostri occhi.

Il calibro degli autori presenti, grazie a gallerie e collezionisti, è incredibili. Man Ray, Aleksandr Rodčenko, André Kertész, Henri Cartier-Bresson, Philippe Halsman, Mario Giacomelli, Joan Fontcuberta, Joel Meyerowitz, Robert Mapplethorpe Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, Nancy Burson, David LaChapelle, Mat Collishaw, Ebrahim Noroozi, Carlos Ayest, Guillaume Bression, Gohar Dashti, Alba Zari o Carlos Idun Tawiah sono solo alcuni di essi.

C’è anche un altro aspetto che emerge con forza visitando la mostra. In un’epoca dominata da miliardi di fotografie prodotte ogni giorno, con smartphone e dispositivi digitali, la scelta di fermarsi davanti a cento immagini assume quasi il valore di un gesto culturale. Rallentare lo sguardo, osservare davvero una fotografia, lasciare che l’immagine si depositi nella memoria.

La fotografia, del resto, non è mai stata soltanto un mezzo per registrare la realtà. È sempre stata anche uno strumento per interpretarla. Ogni fotografo decide cosa includere nell’inquadratura e cosa lasciare fuori, quale istante scegliere, quale distanza mantenere dal soggetto. Ogni fotografia è quindi una scelta, una presa di posizione, uno sguardo sul mondo.

“100 fotografie per ereditare il mondo” funziona proprio perché riesce a restituire questa pluralità di sguardi. Non esiste un’unica storia della fotografia, così come non esiste un’unica storia del mondo. Ci sono prospettive diverse, sensibilità differenti, modi opposti di raccontare la realtà.

Abbiamo avuto anche la fortuna di presenziare al talk di Denis Curti con il collezionista Ettore Molinario dove hanno discusso e illustrato il complesso mondo del collezionismo, un settore che merita sicuramente più attenzione e conoscenza anche da parte degli stessi fotografi che possono così comprendere meglio le dinamiche che si celano dietro determinati valori di mercato.

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Denis Curti ed Ettore Molinario

Alla fine del percorso espositivo resta una sensazione precisa: la fotografia non è soltanto memoria del passato ma anche (soprattutto) uno strumento per comprendere il presente e immaginare il futuro. Ogni immagine è un frammento di tempo che continua a vivere nel momento in cui qualcuno lo osserva.

Forse è proprio questo il significato più profondo del titolo della mostra. Ereditare il mondo non significa soltanto ricevere ciò che è stato costruito prima di noi. Significa anche imparare a guardarlo con attenzione, riconoscere le storie che lo attraversano e assumersi la responsabilità di raccontarle.

E in fondo la fotografia, da quasi due secoli, continua a fare esattamente questo. Fermare il tempo abbastanza a lungo perché possiamo capire davvero cosa stiamo guardando.


100 fotografie per ereditare il mondo
7 marzo – 28 giugno 2026
Mudec – Museo delle Culture
Via Tortona 56, Milano

Stefano Michelin
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