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Fotografia.it

Nick Brandt: uno sguardo di speranza

Il grande progetto “The Day May Break” di Nick Brandt alle Gallerie d’Italia Torino

Paolo Namias | 14 Giugno 2026

Il progetto The Day May Break è un percorso immersivo in 63 immagini di grande formato che restituisce una visione al tempo stesso dura e poetica di una difficile realtà ambientale e di ciò che, nonostante tutto, può ancora offrire speranza.

Pubblichiamo qui degli approfondimenti sulla composizione e le storie di una fotografia.
L’intero articolo sarà pubblicato su Tutti Fotografi Luglio Agosto

Gallerie d’Italia Torino, museo di Intesa Sanpaolo
Fino al 6 settembre 2026
Mostra a cura di Arianna Rinaldo
https://gallerieditalia.com/it/torino/

Dietro la foto

Ben e Viti: testimoni del cambiamento climatico

Brandt_Ben and his father Viti, Fiji, 2023
Ben and his Father Viti, Fiji, 2023. © Nick Brandt

Questa potente fotografia fa parte del terzo capitolo del progetto ed è ambientata nelle splendide ma vulnerabili isole Fiji; anche in questo caso, dietro l’apparente serenità dell’immagine, si nasconde la drammatica realtà della crisi climatica.

I due protagonisti sono Ben, in secondo piano, e suo padre Viti. La scelta di fotografarli sott’acqua non è un semplice esercizio estetico, ma la metafora della loro realtà, presente e futura.

Le isole Fiji, nel Pacifico meridionale, sono in prima linea nella crisi climatica: interi villaggi costieri stanno affrontando l’innalzamento del livello del mare, l’erosione delle coste e la progressiva distruzione delle barriere coralline, da cui dipende la sussistenza degli abitanti.

L’oceano, che per generazioni ha rappresentato la principale fonte di vita, cultura e sostentamento delle popolazioni, si sta trasformando in una minaccia e rischia di sommergere la loro terra e la loro storia.

Nella foto, l’atteggiamento dei due uomini è molto espressivo: il padre Viti tiene gli occhi bassi, quasi in segno di rassegnazione, mentre il figlio Ben guarda verso l’alto, verso la superficie e la luce, a mostrare la resilienza delle nuove generazioni nonostante le ovvie preoccupazioni.

Nessun fotomontaggio

Come per i capitoli precedenti del progetto, Nick Brandt non prende in considerazione l’uso del fotomontaggio e tutto ciò che si vede è reale.

Ben e Viti sono stati fotografati fisicamente immersi nell’oceano, vicino alla barriera corallina, di cui si intravedono le ombre a sinistra.

Per esprimere un senso di normalità, i soggetti non indossano maschere, boccagli o bombole: Nick Brandt e il suo team hanno lavorato con subacquei professionisti e assistenti che fornivano ai soggetti l’ossigeno tramite erogatori subito prima dello scatto, per poi uscire dall’inquadratura. Ben e Viti dovevano quindi trattenere il fiato, rilassare i muscoli del viso e assumere la posa nel giro di pochi secondi.

Rimanere immobili sott’acqua mantenendo un’espressione intensa e malinconica richiede un coordinamento e una determinazione straordinarie.

Luce e colore: l’anima dell’oceano

A differenza dei primi capitoli di The Day May Break, in cui domina il bianconero, in questa serie Nick Brandt introduce il colore, ma è un colore monocromatico. L’immagine è immersa nelle fredde tonalità blu-verde dell’acqua che avvolge i soggetti in un’atmosfera ovattata, amplificando il senso di isolamento.

La luce del sole filtra attraverso la superficie dell’acqua, come si intuisce osservando la parte superiore dello scatto, e crea un contrasto dinamico; questa luce illumina dall’alto i volti, la pelle e i capelli di Ben, che galleggiano fluttuando nell’acqua.

Mentre molti fotografi per le riprese sott’acqua usano potenti flash in modo da restituire la varietà dei colori, Nick Brandt si affida quasi interamente alla luce solare: l’acqua agisce come un filtro naturale che assorbe le lunghezze d’onda del rosso e del giallo già nei primi metri di profondità. Nick Brandt ottiene così questa palette quasi monocromatica, dominata dalle sfumature del ciano, del blu e del verde, mentre la superficie increspata del mare frammenta la luce del sole creando una texture luminosa nei pressi della superficie, ma al contempo diffondendo una luce morbida sui corpi che elimina le ombre dure.

L’acqua ha un indice di rifrazione diverso rispetto all’aria, il che avvicina e ingrandisce i soggetti e può causare distorsioni e perdita di nitidezza ai bordi dell’inquadratura; per questa immagine Nick ha utilizzato una custodia subacquea dotata di un oblò a cupola (dome port) che corregge la rifrazione dell’acqua mantenendo la nitidezza dell’obiettivo e preservando le proporzioni naturali dei volti e dei corpi.

La nitidezza dei dettagli (si leggono i pori della pelle e le piccole bolle d’aria) indica l’uso di ottiche di alto livello e una messa a fuoco estremamente precisa nonostante la difficoltà di gestire i soggetti fluttuano.

Una composizione accurata

La costruzione dell’inquadratura segue regole geometriche ben precise per dare profondità a questo ambiente bidimensionale. I due uomini sono disposti su una verticale che guida lo sguardo dal basso verso l’alto. La mano del figlio sulla spalla del padre stabilisce un punto di contatto fisico che esprime il loro legame, ma allo stesso tempo stabilizza la composizione.

La contrapposizione tra il volto in primo piano con gli occhi chiusi e quello sullo sfondo rivolto verso l’alto trasmette l’emozione della situazione, rafforzata dalla leggera perdita di contrasto del figlio rispetto al padre.

La gestione dei tempi di scatto

Anche se i soggetti appaiono immobili, l’ambiente subacqueo è in costante movimento a causa delle correnti marine. Per bloccare il movimento dell’acqua, le bolle sospese e i dettagli dei capelli fluttuanti Nick Brandt ha dovuto utilizzare un tempo di scatto sufficientemente veloce, compensando con un una sensibilità di 3200 ISO e un’apertura di diaframma di f/11.

Paolo Namias

Paolo Namias
Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore
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