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Fotografia.it

Smart glasses, l’Europa pensa al divieto: dopo Germania e Paesi Bassi anche la Norvegia valuta nuove restrizioni

Francesco Carlini | 3 Settembre 2026

Gli smart glasses potrebbero presto trovarsi davanti a un problema che va ben oltre la semplice diffidenza del pubblico: alcuni Paesi europei stanno valutando restrizioni sempre più severe, fino ad arrivare a ipotizzare il divieto di determinati dispositivi o funzionalità.

Al centro della discussione ci sono soprattutto gli occhiali dotati di fotocamera, microfoni e intelligenza artificiale, come quelli sviluppati da Meta in collaborazione con Ray-Ban. La possibilità di scattare fotografie e registrare video senza che le persone intorno se ne accorgano sta infatti sollevando interrogativi sempre più seri sulla privacy.

Canon EOS R – Dati di scatto: 1/50s – f/4 – ISO 12800

L’ultimo Paese a intervenire è la Norvegia, dove il governo ha annunciato l’intenzione di regolamentare più severamente gli smart glasses e dispositivi simili. La ministra norvegese per la digitalizzazione Karianne Tung ha dichiarato ad AFP che “il governo vuole consultare un gruppo di esperti per individuare il modo migliore di proteggere la privacy dei cittadini.” Tra le ipotesi c’è anche il divieto di alcune funzioni, come il riconoscimento facciale delle persone nello spazio pubblico.

Il problema non è soltanto la fotocamera

Gli smart glasses rappresentano un caso particolare rispetto a una normale fotocamera o a uno smartphone. Una persona che utilizza un telefono per scattare una fotografia rende generalmente evidente la propria intenzione: deve impugnare il dispositivo, inquadrarlo e compiere un’azione visibile. Con un paio di occhiali dotati di fotocamera, invece, la situazione cambia. Il dispositivo rimane sul volto e può essere utilizzato per registrare ciò che si trova davanti all’utilizzatore senza che le persone riprese abbiano necessariamente la possibilità di accorgersene.

È proprio questo aspetto a preoccupare le autorità norvegesi. Tung ha sottolineato come l’intelligenza artificiale venga sempre più spesso combinata con fotocamere e microfoni integrati in oggetti di uso quotidiano, dagli occhiali agli auricolari, creando il rischio che questi strumenti vengano utilizzati per monitorare altre persone negli spazi pubblici.

La questione potrebbe diventare ancora più delicata quando alla registrazione si aggiunge l’intelligenza artificiale. Una fotocamera che registra una scena è una cosa; un dispositivo in grado di analizzarla in tempo reale, riconoscere persone e oggetti e fornire informazioni su ciò che vede apre scenari completamente diversi.

Il caso del riconoscimento facciale

Una delle principali preoccupazioni riguarda proprio il possibile utilizzo del riconoscimento facciale. Nei mesi scorsi erano emerse indiscrezioni su una funzione di Meta chiamata internamente “Name Tag”, pensata per consentire agli utilizzatori degli smart glasses di identificare le persone inquadrate e ottenere informazioni su di loro attraverso l’assistente AI.

La funzione aveva provocato forti reazioni da parte delle organizzazioni che si occupano di privacy e diritti digitali. Secondo quanto riportato dal New York Times, Meta avrebbe poi abbandonato il progetto nel mese di giugno, dopo le critiche ricevute. Il problema, tuttavia, non è scomparso: secondo il responsabile delle politiche digitali del Norwegian Consumer Council, Finn Lützow-Holm Myrstad, la tecnologia sarebbe già pronta e potrebbe essere introdotta in futuro. Per questo motivo la Norvegia sta valutando di intervenire prima che una simile tecnologia possa diventare una funzione comune degli occhiali intelligenti.

Germania, Francia e Paesi Bassi avevano già acceso il dibattito

La Norvegia non è il primo Paese europeo a sollevare il problema. In Germania la situazione è diventata particolarmente concreta nelle ultime settimane. A inizio agosto l’organizzazione HateAid ha presentato una denuncia contro Meta, aziende collegate a Ray-Ban e diversi rivenditori tedeschi, sostenendo che gli smart glasses possano violare le norme nazionali sulla privacy perché consentono di effettuare registrazioni senza che le persone riprese se ne accorgano.

La denuncia riguarda in particolare Ray-Ban Meta Wayfarer e si basa sulla normativa tedesca che vieta la commercializzazione di dispositivi di comunicazione progettati per effettuare registrazioni nascoste. La posizione ufficiale tedesca, tuttavia, è più sfumata rispetto a un semplice divieto. La Bundesnetzagentur ha spiegato che possesso, importazione e vendita degli smart glasses non sono vietati finché la funzione di registrazione è chiaramente riconoscibile, per esempio attraverso un segnale luminoso. L’autorità ha comunque confermato di stare monitorando attentamente il mercato.

In Francia, invece, la CNIL aveva già lanciato un avvertimento particolarmente netto, definendo gli smart glasses una tecnologia potenzialmente in grado di creare una forma di sorveglianza “quasi invisibile e onnipresente”. L’autorità francese ha sottolineato come questi dispositivi possano catturare, elaborare e interpretare dati in tempo reale senza che le persone presenti nelle vicinanze ne siano necessariamente consapevoli.

Anche nei Paesi Bassi le organizzazioni per i diritti digitali hanno chiesto interventi più severi. Bits of Freedom ha sollecitato restrizioni simili a quelle già previste per tecnologie come spyware e stalkerware, sostenendo che una diffusione generalizzata di occhiali capaci di registrare ciò che accade intorno all’utilizzatore potrebbe compromettere profondamente la privacy nello spazio pubblico.

In Europa potrebbe arrivare una posizione comune

Il problema non riguarda quindi soltanto singoli prodotti di Meta. La questione più ampia è capire come debbano essere regolamentati gli oggetti di uso quotidiano dotati contemporaneamente di fotocamera, microfono, connessione a Internet e intelligenza artificiale. Il tema è stato portato anche a livello europeo e l’European Data Protection Board, che riunisce le autorità per la protezione dei dati dei diversi Paesi europei, stava lavorando a un esame dei rischi legati agli smart glasses e alle possibili misure regolamentari. La questione è quindi destinata a diventare sempre più importante con la diffusione di questa categoria di prodotti.

Non si tratta peraltro di una tecnologia utilizzata esclusivamente per divertimento. Gli smart glasses possono avere applicazioni concrete nella fotografia, nella navigazione, nell’accessibilità e nell’assistenza alle persone con disabilità. Proprio per questo un eventuale intervento normativo dovrà trovare un equilibrio tra le potenzialità della tecnologia e il diritto alla privacy delle persone riprese. Anche nel Regno Unito, per esempio, cinema e altri luoghi pubblici hanno iniziato a introdurre limitazioni all’utilizzo di smart glasses con fotocamera, citando sia problemi di privacy sia il rischio di pirateria.

Il LED non sembra più sufficiente

Meta ha cercato di affrontare il problema attraverso un sistema apparentemente semplice: una piccola luce LED bianca che si illumina quando la fotocamera sta registrando. Il sistema dovrebbe permettere alle persone presenti davanti agli occhiali di capire che stanno per essere fotografate o riprese. Il problema è che alcuni utenti hanno cercato di aggirare proprio questa protezione.

Meta ha recentemente introdotto ulteriori contromisure. Gli occhiali possono disattivare la fotocamera quando viene rilevata una manomissione del LED e un aggiornamento successivo ha introdotto un ulteriore blocco: se la luce viene coperta mentre è in corso una registrazione, la fotocamera interrompe il funzionamento. L’azienda ha inoltre avviato una campagna di comunicazione per spiegare agli utenti il significato del LED e ha dichiarato di aver disattivato migliaia di paia di occhiali che erano state manomesse per impedire al segnale luminoso di essere visibile.

Ma per i critici questo potrebbe non essere sufficiente. Il punto centrale della discussione è infatti se sia ragionevole affidare alla semplice presenza di un piccolo LED la tutela della privacy di tutte le persone che si trovano davanti a una fotocamera indossata sul volto.

Non è ancora un ban europeo

Al momento è importante evitare una conclusione troppo drastica: non esiste un divieto europeo degli smart glasses e nemmeno la Norvegia ha ancora deciso di vietarli in maniera generalizzata. La proposta norvegese riguarda una possibile regolamentazione più severa e, tra le ipotesi esplicitamente citate dalla ministra Tung, il divieto di alcune funzioni come il riconoscimento facciale nello spazio pubblico. Il governo deve ora confrontarsi con un gruppo di esperti prima di stabilire come procedere.

Il quadro europeo, però, sta cambiando rapidamente. Germania, Francia e Paesi Bassi hanno già espresso forti preoccupazioni, mentre in Germania è stata avviata una procedura a seguito della denuncia di HateAid.

La vera domanda, quindi, non è più soltanto se gli smart glasses diventeranno popolari, ma se le loro caratteristiche attuali siano compatibili con un futuro nel quale fotocamere e intelligenza artificiale saranno integrate in oggetti praticamente indistinguibili da quelli tradizionali. E proprio la Norvegia potrebbe diventare uno dei primi Paesi europei a stabilire quanto lontano ci si possa spingere.

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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