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Interni poco illuminati a 6400 Iso con Hasselblad CFV II 50C e Hasselblad 500 C/M. Dati di scatto: Planar 80mm CF 1:2.8 T*, 6400 Iso, f/8.

Anteprima: Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M, un magazzino di lusso

Il dorso può adattarsi a tutti i corpi macchina medio formato a pellicola del Sistema V del 1957: ecco CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M.

Eugenio Tursi | 16 Dicembre 2020

Giorni fa non ho detto proprio tutto. Vero, mi è stata consegnata una Hasselblad CFV II 50C completa di interfaccia 907X. Quello che però ho omesso è che, dato che il dorso può adattarsi a tutti i corpi macchina medio formato a pellicola del Sistema V del 1957, ho anche montato CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M. Per spezzare l’attesa di una prova più approfondita, ecco quindi una breve anteprima corredata da alcuni scatti.

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: paesaggio

Quando si monta il corpo macchina di una Hasselblad 500 C/M sul dorso Hasselblad CFV II 50C (o viceversa, dato che il ruolo di quest’ultimo sarebbe quello di un magazzino ‘di lusso’!) ci si trova in mano esattamente il medesimo strumento di scatto cui la pratica analogica sulla celebre 6×6 svedese ci ha abituati nei decenni!

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Esiste una differenza cospicua di formato tra ciò che è registrabile tramite il sensore digitale nei confronti di ciò che osserviamo nel mirino reflex. Dati di scatto: Distagon 50mm C 1:4 T*, 100 Iso, f/11

Ancor più guardando le pozzetto verticale non vi sono differenze nell’approccio alla ripresa e questo genera, dopo il primo scatto compiuto a cuor leggero, almeno un certo tipo di sorpresa. Mi riferisco alla differenza cospicua di formato tra ciò che è registrabile tramite il sensore digitale (43,8 x 32,9 mm) nei confronti di ciò che osserviamo nel mirino reflex. Sia come proporzioni (orizzontale 6:4,5 o 4:3 se preferite) sia per ciò che concerne il rapporto di ingrandimento della focale utilizzata (l’80mm è un equivalente 50mm sul Full Frame e quindi un 40mm circa sulla Hasselblad 907X dotata di dorso Hasselblad CFV II 50C). Per questo motivo è spesso preferibile approfittare della visione Live View che il dorso supporta anche utilizzando il corpo analogico della Hasselblad 500 C/M dotata di ottica!

Fotografare con ottiche ‘anziane’ su moderni corpi digitali non è frequente data la spesso verificabile incompatibilità di innesto. Qualitativamente i dubbi circa la resa del vecchio sul nuovo sono molti. Questo scatto è stato realizzato con il Hasselblad Distagon 50mm C f/4 T* diaframmato a f/8, collocando il tutto su treppiedi e sfruttando il sistema Live View offerto dal dorso Hasselblad CFV II 50C. Le modalità di scatto in Live View utilizzando il corpo macchina analogico Hasselblad 500 C/M vanno apprese prima di cominciare a scattare.

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Le modalità di scatto in Live View utilizzando il corpo macchina analogico Hasselblad 500 C/M vanno apprese prima di cominciare a scattare. Dati di scatto: Distagon 50mm C 1:4 T*, 100 Iso, f/8.

Si lavora ovviamente a otturatore carico per avere la visione reflex anche da pozzetto, volendo. Occorre selezionare il diaframma di lavoro e far corrispondere ad esso la posa B dell’otturatore meccanico. Il selettore della modalità di scatto va, per comodità, collocato sulla posa T, quella che blocca l’otturatore (se in posa prolungata) e le tendine in posizione aperta sino al rilascio. In alternativa basta usare il blocco di un comune scatto flessibile visto che le Hasselblad 6×6 da sempre lo consentono tenendo la pressione sul pulsante di scatto. A questo punto dal monitor touch sul dorso Hasselblad CFV II 50C si sceglie la modalità Live View e si scatta. Magicamente il corpo reflex Hasselblad 500 C/M si trasforma in un perfetto compendio del sensore digitale da 50 Megapixel!

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: ritratto

Mano libera, pozzetto ed addirittura monitor chiuso! Gli ISO 6400 consentono di giostrare l’ottica da 80mm in una ripresa di ritratto nel più classico stile Hasselblad. Una volta ripulito lo schermo di messa a fuoco della mia Hasselblad 500 C/M e montato il CF 80mm f/2.8 T*, diaframmato però per l’occasione a f/4 per avere un minimo di sicurezza in più, ho provato a fare qualche scatto a mano libera in luce ambiente. Inutile dire che dal punto di vista ‘tattile’ pare di avere in mano un corpo macchina Hasselblad analogico dotato di magazzino A12.

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Ritratto in luce naturale e mano libera con Hasselblad CFV II 50C e Hasselblad 500 C/M. Dati di scatto: Planar 80mm CF 1:2.8 T*, 6400 Iso, f/4.

In questo il sistema ibrido nato a partire dal dorso Hasselblad CFV II 50C è veramente rivoluzionario. Ancor più stupefacente è poi il fatto che, trasformandolo in un sistema full-digital AF, per mezzo del corpo Hasselblad 907X si giunge ad ingombri ancor più ridotti! L’integrazione dello scatto meccanico con la registrazione digitale dei file avviene in modo assolutamente trasparente per l’utente ed è possibile andare avanti a fotografare per ore anche perché la batteria completamente carica sostiene la funzionalità dello strumento in modo egregio. Questa incredibile autonomia è uno dei punti che colpiscono maggiormente nelle prime esperienze di scatto con il sistema Hasselblad CFV II 50C + Hasselblad 500 C/M. La ripresa in Raw è assolutamente doverosa mentre occorre riflettere su quelle che preferiamo essere le proporzioni del fotogramma, visto che il 4:3 (o 6:4,5 se vogliamo renderlo più appetibile) inquadrando su un classico schermo 6×6, beh, è un po’ anomalo. Attenzione al fatto che il sensore da 43,8 x 32,9 mm non coprirà il 100% dell’area inquadrata analogicamente: una mascherina, anche artigianale, sul vetrino smerigliato vi risolverà il problema.

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: messa a fuoco

Quando il dorso Hasselblad CFV II 50C incontra un’ottica ‘manuale’ occorre gestire la messa a fuoco dato che il Live View può al massimo informarci sull’esposizione grazie all’istogramma il quale viene mostrato solo dopo lo scatto, in preview o in review.

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Hasselblad CFV II 50C e 500 C/M: prova di messa a fuoco con peaking. Dati di scatto: Planar 80mm CF 1:2.8 T*, 100 Iso, f/11.

L’adozione di un dorso con sensore digitale viene però in soccorso della pratiche analogiche esattamente come avviene sui corpi Full Frame moderni dotati di ottiche manuali e, di qui, il grande plus del dotarsi di un sistema di questo tipo. Grazie alla possibilità di ingrandire, anche ‘pizzicandola’ in touch, un’area a piacere dell’inquadratura in Live View o di avvantaggiarsi della funzionalità di peaking (profili colorati attorno ai dettagli maggiormente nitidi, e quindi a fuoco, nel fotogramma) tanto in ripresa fotografica quanto in ripresa video, l’Hasselblad CFV II 50C trasforma un esistente corredo ottico manuale in un sistema ibrido dalle potenzialità enormi. La velocità operativa non è certo quella tipica di un mezzo AF nativo, ma la precisione del fuoco in condizioni controllabili è incredibile. Una nota: in situazioni di basso contrasto il peaking tende a risultare poco comprensibile, quindi meglio preferire l’ingrandimento e chiudere appena il diaframma per guadagnare in sicurezza.

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: rumore

Il dorso Hasselblad CFV II 50C consente di selezionare amplificazioni ISO fino a 25600! Questo livello di estensione è completamente immotivato poiché l’impiego di uno strumento medio formato di questo tipo sarà essenzialmente rivolto ad ottenerne una qualità che altrimenti, con corpi macchina Full Frame, non sarebbe possibile garantirsi. ISO 100 sarà lo standard per molti, con qualche puntata a ISO 400 nel caso in cui si volesse provare l’ebbrezza della ripresa Street in medio formato a mano libera o la ritrattistica di taglio spontaneo. Tutti ambiti più che leciti anche perché la prontezza e flessibilità di questo corpo portano proprio in quella direzione.

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Dettaglio e rumore a 6400 Iso su treppiedi con Hasselblad CFV II 50C e Hasselblad 500 C/M. Dati di scatto: Distagon 50mm C 1:4 T*, 6400 Iso, f/16.

I 6400 ISO che questo scatto mostra non sono invece l’ipotesi di impiego più frequente. In ogni caso va evidenziato come il fotogramma riveli un ottimo dettaglio, sebbene da gestire obbligatoriamente nel Raw tramite sviluppo in Phocus per ciò che riguarda il rumore cromatico ed il livello di abbattimento del noise che, nel Jpeg salvato direttamente dal corpo, è piuttosto grossolano. Questo approccio del lasciare sempre allo sviluppo del Raw l’ottenimento dei risultati qualitativamente più appetibili rivela la sua validità non solo in questo ambito ma anche nella gestione a posteriori di tutti quelli che sono i parametri immagine eccedenti il WB, che si gestisce anche da menu. Lo stesso approccio libera l’utente da un’infinità di regolazioni rimandabili lasciandolo concentrare appieno sulla composizione.

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: messa a fuoco in luce scarsa

Ancora una ripresa a 6400 ISO questa volta convertita in bianconero. La situazione di scarsissima luminosità dei locali abbandonati soggetti a questa ripresa è servita per un confronto del tutto spiazzante tra le potenzialità del Live View che il dorso Hasselblad CFV II 50C riesce a fornire anche nell’utilizzo di un corpo Hasselblad 500 C/M ed il convenzionale metodo di composizione in medio formato tramite inquadratura ‘a pozzetto’, di tipo ottico.

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Interni poco illuminati a 6400 Iso con Hasselblad CFV II 50C e Hasselblad 500 C/M. Dati di scatto: Planar 80mm CF 1:2.8 T*, 6400 Iso, f/8.

Ebbene, quando la luce è veramente poca (qui è l’esposizione prolungata che crea la suggestione di brillantezza della scena, in realtà del tutto oscura) la visione ottica rende praticamente impossibile, anche a tutta apertura, il distinguere i dettagli da sottoporre a messa a fuoco. Di contro l’amplificazione in Live View, se vogliamo anche accompagnata dalla verifica degli scatti di prova in preview, consente un’accuratezza enormemente superiore, soprattutto quando il diaframma utilizzato si fa ampio e la lunghezza focale dell’obiettivo oltrepassa il grandangolare, come in questo caso.

Hasselblad CFV II 50C su Hasselblad 500 C/M: confronto tra Planar

Per ciò che mi riguarda questa è la prova più interessante cui ho sottoposto il dorso Hasselblad CFV II 50C in abbinamento con il corpo macchina Hasselblad 500 C/M dotato di ottiche manuali. Il confronto tra questo scatto, catturato con un Hasselblad Planar 80mm C 1:2.8 T, ed uno analogo realizzato pochi secondi dopo con un più moderno, sebbene dai retroscena comunque analogici, Hasselblad Planar 80mm CF 1:2.8 T ha consentito di comprendere finalmente le reali differenze tra i due su un campo di impiego neutro e misurabile come lo scatto digitale!

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Il vecchio Planar 80mm C T* si difende ancora bene seppur con una complessità operativa che scoraggerà di certo chi è abituato alla fluida meccanica delle ottiche odierne del sistema Hasselblad XCD. Dati di scatto: Planar 80mm C 1:2.8 T*, 100 Iso, f/11.

In primis, ovvio, l’ergonomia funzionale del tutto a vantaggio del secondo rispetto al blocco metallico del primo. In secondo luogo, a sorpresa, una qualità ottica tra i due assolutamente avvicinabile in un contesto facile come questo: niente controluce, niente contrasti esasperati. Insomma: il vecchio C T* si difende ancora bene seppur con una complessità operativa che scoraggerà di certo chi è abituato alla fluida meccanica delle ottiche odierne del sistema Hasselblad, prime tra tutte l’XCD 4/45mm P ed l’XCD 3,2/90mm che abbiamo provato in abbinamento con il corpo Hasselblad 907X.


Anche per questa anteprima è tutto. Per una prova ancora più approfondita, aspettate ancora qualche giorno!

Eugenio Tursi
Nato a Firenze nel 1974, ho fatto tutto al contrario. Dia prima, camera oscura dopo. Prima dell'Hasselblad avevo già la digitale. Ho imparato da Alpino, frequentando ed insegnando poi in scuole di fotografia milanesi. Scrivo dal 1999, mi laureo in Informatica e ricollego il tutto alla fotografia digitale. Faccio anche il fotografo freelance oltre a coordinare Progresso Fotografico che conobbi nel 1995. Mi hanno insegnato 'qualcosa’ Leonardo Brogioni, Roberto Signorini, Gerardo Bonomo.
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