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Giornata internazionale della donna: una storia “manifesta”

Ripercorriamo la Giornata internazionale della donna attraverso i manifesti che ne hanno narrato la storia.

Danilo Cecchi | 8 Marzo 2021
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Giornata internazionale della donna: una storia "manifesta"

Il linguaggio dei manifesti, fatto di immagini, colori e parole, è più adatto e più incisivo di altri per esprimere ideali e narrare, nella sua sintesi, i momenti determinanti della storia.

Rivolgere lo sguardo a quei manifesti che hanno accompagnato e commentato lo svolgersi di un movimento che attraversa le ideologie, i confini e le epoche per raccontare la giornata internazionale della donna al di fuori di ogni retorica. Fuori da stanche ripetizioni e frasi di circostanza.

Il manifesto racconta la figura femminile mettendola al centro della scena e delle sue rivendicazioni. Fiera, altera, decisa e incrollabile, sicura della validità delle sue richieste e dell’inviolabilità dei suoi diritti. La donna viene rappresentata come una figura solitaria ed emblematica che si solleva a nome di tutte le altre. Oppure confusa in mezzo a tutte le altre, in una rappresentazione collettiva e corale di un movimento compatto ed agguerrito.

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Giornata internazionale della donna: una storia “manifesta” – Aborto

I manifesti accompagnano le diverse campagne intraprese dal movimento femminile e femminista nel corso di tutto il Novecento e oltre. Si va dalle iniziali richieste di diritto al voto e all’istruzione (a partire dagli stati più industrializzati dell’Europa e dell’America, e poi di seguito negli altri), fino alle richieste di uguaglianza nel lavoro, nella giustizia e nella società, e di autodeterminazione nella professione come nella famiglia.

Un percorso lento, lungo e intricato, le cui origini si perdono nel tempo e che in epoca moderna si è articolato in ondate successive e su temi diversi, incrociando altre istanze provenienti da altri strati sociali.

I manifesti dell’epoca, nella loro essenzialità grafica, operano una sintesi delle istanze, delle conquiste ottenute, delle questioni aperte e non ancora risolte e segnano contemporaneamente i momenti di svolta, le criticità e le conflittualità interne del movimento. Fino alla maturazione del concetto di “liberazione femminile” e alla affermazione dei “femminismi multipli”, specchio delle diverse anime del movimento dove si intrecciano politica e sessualità, fino alla identificazione fra politico e privato.

Una storia lunga e complessa fatta di passi avanti e di sconfitte, di conquiste e di ripensamenti, di lotte ancora in corso, contro ogni sorta di pregiudizio, politico, religioso, economico, sociale, sessuale e culturale. Soprattutto in alcuni paesi, perfino europei, dove il movimento delle donne è ancora oggi oggetto di una esplicita e violenta repressione.

Altrove invece, dal manifesto femminista si sta passando direttamente alla “street art”.


Danilo Cecchi
Danilo Cecchi è architetto di professione, ma grande appassionato di fotografia a cui si è avvicinato nel 1970. Collabora con il gruppo editoriale Rodolfo Namias Editore dal 1985 ed è Technical Editor di “Classic Camera”, rivista per la quale realizza articoli approfonditi sia sulle marche più note che su quelle meno conosciute ma storicamente significative. E’ anche autore di articoli e libri sulla storia della fotografia. Cura una rubrica settimanale di fotografia sulla rivista on-line “Cultura Commestibile”.
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