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Fotografia.it
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Nikon Z 28mm SE

Focus: Nikon Nikkor Z 28mm F2.8 SE

Brevissima prova e considerazioni su Nikon Nikkor Z 28mm F2.8 SE, obiettivo Full Frame che abbiamo utilizzato con Nikon Z fc.

Dario Bonazza | 1 Novembre 2021

Nikon Nikkor Z 28mm F2.8 SE è leggero (160 grammi) in quanto realizzato interamente in plastica ma non è particolarmente piccolo (72×43 millimetri). La ragione dipende probabilmente dalla necessità di coprire il pieno formato, oltre che dalla presenza di ben due motori AF del tipo passo-passo. Manca invece lo stabilizzatore ottico VR.

Nikon dichiara una risoluzione all’altezza della Z7 II (47 megapixel) e una buona protezione dagli agenti atmosferici anche se una guarnizione sulla baionetta. Il design ricorda le ottiche Nikkor delle serie AI/AI-S; non ci sono la ghiera dei diaframmi e la tipica forchetta per il simulatore del diaframma. Lo schema ottico prevede 9 elementi (2 dei quali asferici) in 8 gruppi con un diaframma circolare a sette lamelle. Sul barilotto non sono riportate indicazioni sulla distanza di messa a fuoco e sulla profondità di campo.

L’obiettivo ha dato una resa ottima fin dalla massima apertura, con differenze contenute fra centro e bordi. Il diaframma migliore è f/4, ma le differenze tra questa apertura e i diaframmi f/4, f/5.6 e f/8 sono quasi impercettibili.

L’obiettivo presenta un’unica ghiera, rivestita in gomma e adibita alla messa a fuoco manuale. Questa è del tipo elettronico a rotazione continua, non ruota in fase di focheggiamento e non produce variazioni di lunghezza dell’obiettivo per via della messa a fuoco interna. Il fatto che si trovi fisicamente sull’obiettivo è solo per una questione operativa, ma tecnicamente è un’altra ghiera elettronica della fotocamera che pilota in manuale la messa a fuoco motorizzata. Volendo, si può personalizzare la funzione di questa ghiera affinché in autofocus controlli il valore del diaframma. La filettatura anteriore per i filtri è da 52mm, non ci sono comandi sul lato del barilotto e non viene fornito il paraluce. Come negli altri obiettivi serie Z, il tappo anteriore ha una poco evidente scritta Nikkor a caratteri maiuscoli, realizzata come semplice bassorilievo nello stampaggio della plastica.

Naturalmente, valutare la risoluzione di un obiettivo FX sul formato DX può apparire riduttivo, ma per gli utenti della Z fc ha comunque un senso. L’obiettivo Nikkor Z 28mm f/2.8 SE ha dato una resa impeccabile fin dalla massima apertura, con differenze ben contenute fra centro e bordi. Si tratta di un tipico comportamento da ottica giapponese: tende a preferire una buona omogeneità di resa anziché puntare al massimo nell’area centrale a scapito dei bordi, come vuole la tradizione tedesca. Il diaframma migliore è f/5,6, ma le differenze ai valori di tutta apertura f/2,8, f/4 e f/8 sono quasi impercettibili. Notando come le lenti del gruppo ottico posteriore siano ben più grandi di quelle anteriori, viene da pensare che la faccenda della baionetta grande dia effettivamente una mano ai progettisti. Anche le aberrazioni cromatiche sono di fatto inesistenti fino ai bordi e fin dalla massima apertura. Sulla distorsione non posso dire nulla, in quanto con l’obiettivo 28mm la Z fc non consente di disinserire la correzione automatica di questa aberr1azione geometrica.

Su un soggetto molto vicino anche l’obiettivo Nikkor Z 28mm f/2.8 SE mostra uno sfocato pastoso e un bokeh gradevole, con punti circolari solo parzialmente deformati nelle aree periferiche del fotogramma APS-C. Chiudendo il diaframma, la forma poligonale dei punti fuori fuoco è appena percettibile, mentre minimo è l’effetto cipolla delle lenti asferiche. Lo scatto con l’otturatore elettronico spiega certe luci catturate solo in parte con i tempi più veloci (da 1/1600s a 1/200s passando da f/2,8 a f/8).

È invece possibile disinserire la correzione della caduta di luce ai bordi. In questa condizione, a tutta apertura si ha una caduta ai bordi estremi del campo DX (APS-C) pari a mezzo diaframma circa. Questo significa una differenza di lumino-sità che si nota appena su un’area illuminata in modo omogeneo (parete chiara o cielo sereno) e impercettibile su quasi tutti gli altri soggetti. Basta chiudere il diaframma a f/4 e la questione non si pone. Va però tenuto presente che questa vignettatura sarà certamente più evidente sul pieno formato 24x36mm. Ho apprezzato anche la messa a fuoco ravvicinata a partire da 19 centimetri.

Dario Bonazza
Dopo gli inizi con la fotografia astronomica analogica, ho lavorato per 20 anni nel campo dell’elettronica industriale, passando poi all’attività freelance come fotografo di scena, traduttore tecnico e copywriter per notissime aziende del settore fotografico. Ai lavori fotografici su commissione affianco svariati progetti personali. Dal 2006 collaboro regolarmente con la Editrice Progresso attraverso articoli su tecniche di ripresa, tecnologie e prove pratiche di fotocamere e obiettivi.
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