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Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD: la prova in anteprima!

Abbiamo provato il nuovo Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD in anteprima! La prova sul campo ha rivelato un’ottica per corpi mirrorless Sony E-Mount dalle grandi doti di flessibilità destinata ad un pubblico eterogeneo: viaggio e street i generi cui l’obiettivo si rivolge per primi.

Eugenio Tursi | 11 Giugno 2020

Tamron presenta oggi il Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD e noi abbiamo avuto la possibilità di testare in anteprima assoluta il nuovo zoom, destinato al mondo Sony E-Mount e quindi principalmente pensato per l’impiego sui sensori Full Frame della casa, di apertura massima variabile f/2.8-5.6 e ingombri estremamente contenuti. Il viaggio e la fotografia general purpose appaiono assolutamente i generi di destinazione di questa nuova proposta di Tamron, giunta alla vigilia dei premi EISA 2020.

Punti di forza tecnici del nuovo zoom a tutto tondo sono per primi l’elevata apertura f/2.8 per la focale minore, uno dei primi esempi in zoom di tale ‘gittata’ considerando che la tipica apertura per un classico 28-200mm di pari classe è sempre stata f/3.5-5.6 (o f/6.3), l’impiego di gruppi ottici asferici (2+2), a bassa dispersione (2) ed a bassissima dispersione (1) e la protezione ambientale (weather-proof) distribuita in tutti i punti di innesto delle componenti principali dell’ottica.

La distribuzione dei gruppi ottici principali all’interno del Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD.
Il Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD consta di un’isolamento weather-proof distribuito presso tutti i punti di giunzione presenti nel corpo dell’ottica. L’ambito di impiego più probabile per l’obiettivo, il viaggio, trarrà certamente vantaggio dal poterlo impiegare in ogni situazione a rischio umidità o polvere senza particolari preoccupazioni.

Le focali di riferimento per la nuova ottica zoom prendono spunto, assieme alle tecnologie che stanno alla base della nuova uscita, da quello che è il predecessore Tamron 28-75mm f / 2.8 Di III RXD, presentato due anni orsono, per estenderlo ai 200mm di focale massima. Attenzione però: il range di escursione così guadagnato non è per nulla casuale! Il 28-200mm, prima della talentuosa irruzione sul mercato dei mega zoom (il cui maggior merito va proprio a Tamron) rappresentava il punto di congiunzione di ambiti fotografici professionali ben distinti: quello di ‘ambiente’ per così dire, a totale appannaggio del 28-70mm di elevata apertura, e quello delle attività più dinamiche e sportive ravvicinate in cui il 70-200mm è da sempre un nume tutelare incontrastato. Il 28-200mm, soprattutto prima del digitale, ha costituito per il fotografo dedito al viaggio o alla ripresa meno impegnata un eccellente compromesso per fare quadrare pesi, ingombri, rapidità operativa e, giustamente, costi. I dati tecnici parlano di un totale di 575 grammi su una lunghezza di 117mm: pochissimo! Portato in contesto montano pare quasi di non avere con se un corredo di focali così esteso.

Il Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD giunge nelle nostre mani dotato di una focale variabile diaframmabile a f/2.8-5.6 (f/4 a 55mm) e di una motorizzazione RXD (Rapid eXtra-silent stepping Drive) che lo rendono estremamente discreto sia negli ingombri sia nella rumorosità operativa (nulla). Il diametro anteriore filettato destinato ai filtri ha diametro 67mm, il che consente di permettere l’impiego di un polarizzatore o di filtri in lastra dimensionalmente tali da non rappresentare una voce di spesa eccessivamente esasperata. Una nota a questo riguardo la merita il fatto che l’intera gamma di ottiche Tamron destinate al settore mirrorless Full Frame condivide questa filettatura per l’innesto dei filtri anteriori! Una bella prova di attenzione per l’utilizzatore finale da parte del produttore. In particolare durante le prova lo abbiamo equipaggiato con i filtri in lastra da 10 x 15cm della H&Y ottenendone eccellenti risultati in termini di flessibilità proprio per l’abbondanza di queste misure nei confronti della lente frontale.

Il paraluce sagomato è ovviamente fornito in dotazione con l’ottica, entrambi in finitura totalmente opaca (un po’ delicata in questo senso) e sobria come da ultime direttive stilistiche della casa. L’impiego dell’accessorio è assolutamente consigliato durante l’utilizzo dell’obiettivo sul campo! La focale minima da 28mm (non esasperata) consente infatti di avere a che fare con un angolo di campo ‘sensato’ e tale da indurre ad una protezione dai raggi incidenti che anche alle focali maggiori, ove sortisce effetti tangibili. In generale non abbiamo mai riscontrato particolari problemi di flare o di luci filtranti, evidentemente anche per la buona finitura antiriflesso dei nuovi Tamron.

L’ottica non necessita di stabilizzazione interna poiché i corpi macchina Sony cui è destinata offrono la riduzione delle vibrazioni a sensore e ciò consente di contenere ulteriormente dimensioni e costi della lente. Suggerisco in ogni caso di provare il funzionamento su treppiedi dell’ottica con lo SteadyShot attivato poiché qualche dubbio rispetto all’effettiva neutralità per tempi lunghissimi l’ho avuto. Il selettore meccanico di Lock permette inoltre di bloccare l’estensione delle lenti durante il trasporto sebbene vada detto che la resistenza nella zoomata ad ottica nuova rende veramente molto difficile il verificarsi di un evento di questo tipo. Bene comunque in previsione del normale allentamento della resistenza con l’assiduo impiego dell’elicoide interno. L’obiettivo dispone anche della ghiera per il controllo diretto della messa a fuoco in manuale (DMF) senza necessità di attivate alcun ulteriore meccanismo o selettore (chiaramente sulla fotocamera andrà abilitato tale controllo).

Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD: la prova

Un assaggio sul campo del 28-200mm ne ha fatto apprezzare l’elevata luminosità alla focale minore, una silenziosità totale, una flessibilità di utilizzo che da sola merita un encomio e una buona capacità di mettere a fuoco a distanza ravvicinata, sebbene non ascrivibile alla macro più estrema. Nello specifico parliamo di distanze minime di ripresa pari a 19cm alla focale di 28mm e di 80cm alla focale di 200mm. Rispettivamente ciò porta ad un fattore di ingrandimento di 1:3.1 e 1:3.8. Non si tratta di doti estreme, anche perché la focale da 200mm a cui l’ingrandimento appare massimo è un poco più insidiosa da impiegare per via di una nitidezza o di un contrasto non da primato, fattore chiave nelle riprese macro per cui le ottiche di tal fattura sono pensate.

A 200mm l’ingrandimento del Tamron è massimo (1:3.8). Cala invece un poco la nitidezza rispetto a focali più contenute. Si tratta di una pupa di Macaone, prossima allo sfarfallamento. Scatto: 1/2s, f/11, 100 Iso.

La scelta operata da parte di Tamron di evitare gli estremi focali, spesso difficili da utilizzare oltre che qualitativamente complessi da gestire, come il range 16-20mm, oppure le vette che puntano oltre i 200mm di focale, consente di concentrare l’attenzione su focali assai più convenzionali e familiari per chi guarda. Allo stesso tempo la presenza di un’apertura focale variabile, spettro di sempre per coloro che lavorano coi flash, sul campo non preoccupa più di tanto considerando che l’utilizzatore del mondo Sony sa di poter contare su amplificazioni Iso avvalorate da un noise sempre poco invadente.

Un primo sguardo ai file realizzati dalla Sony Alpha 7R III equipaggiata con la nuova soluzione di Tamron rivela da subito una distorsione contenuta alla focale inferiore ed di qualche punto superiore a quella massima, comunque non problematica nella fotografia dinamica, forse maggiormente da tenere sotto controllo se lo collochiamo in contesti architettonici, buone doti di nitidezza al centro, soprattutto da 35mm in poi e fino a 3/4 dell’escursione ed una buona resa in velocità e reattività quando impiegato con i sistemi di tracking offerti dal corpo macchina (Eye Af compreso). Questo è di sicuro il comparto in cui ho tratto maggiore soddisfazione impiegando il leggerissimo Tamron: l’adozione di un sistema Af evoluto come quello della Alpha 7R III in abbinamento con lo zoom rivela grandi doti nella fotografia rapida e di azione ‘stradale’ per capirci. Il merito ritengo vada al fatto che il peso effettivo dei vetri impiegati è relativamente esiguo in abbinamento al motore RXD e ciò consente di ottenere tempi di spostamento delle lenti evidentemente molto contenuti. Si parla per altro di ben 18 elementi in 14 gruppi: tanti, è vero, ma il risultato ottenuto giustifica tale schema progettuale. Un ambito per cui consiglierei spassionatamente l’ottica in esame è proprio quella della fotografia Street e itinerante anche in direzione di soggetti improvvisi e non calcolabili visto che, anche in luce scarsa (boschi e luoghi chiusi) il 28-200mm si è prestato bene a lavorare in tracking ed Eye Af. Il diaframma a 7 lamelle assicura un bokeh più che dignitoso (diciamo pure buono!) con transizioni morbide (le abbiamo verificate sul campo da subito) se consideriamo che stiamo parlando di un obiettivo tuttofare di escursione variabile non banale.

Un excursus alle varie focali ha evidenziato le seguenti luci ed ombre:

Cascata del Cenghen. Lo scatto è stato realizzato in posa lunga da 30 secondi grazie all’impiego di un filtro ND4000 della H&Y. Scatto: 32mm, f/6.3, 800 Iso.

28mm: la vignettatura è di certo presente a f/2.8, tollerabile a f/4, mentre sparisce a f/5.6. Visibile è anche l’aberrazione cromatica verde/magenta, molto percettibile in aree di forte contrasto come le fronde su cielo, anche a 2/3 di fotogramma in modo significatico. A f/2.8 i bordi sono molto morbidi ed a f/4 migliorano parecchio, mentre per usare gli angoli occorre arrivare a f/5.6. Nel complesso al centro è molto buono a f/2.8. La distorsione non è debordante a 28mm. Segni di diffrazione partono a f/11 ed a f/16 divengono sensibili.

Il bosco del Chignolo. Qui la luce filtrante tra la vegetazione è davvero poca ma se sfruttata si possono ottenere interessanti effetti, soprattutto a partire da metà pomeriggio. Scatto: 65mm, 1/400s, f/4, 400 Iso.

50mm: la vignettatura è presente da f/3.5 e le ultime tracce si avvertono a f/5.6 in area angolare. L’aberrazione cromatica è più contenuta che non a 28mm. A f/3.5 i bordi sono morbidi ma gestibili con un po’ di malizia. Angolo ok solo a f/5.6. La diffrazione si fa vedere verso f/16 ed aumenta a f/20.

Poco sopra Abbadia Lariana LC, i sentieri si snodano attraverso aree estremamente aperte e luminose, popolata anche dai mezzi degli abitanti della zona. Scatto: 100mm, 1/160s, f/8, 200 Iso.

100mm: a f/4.5 la vignettatura è presente ma correggibile, lieve presso gli angoli a f/5.6. L’aberrazione cromatica è qui poco significativa se non ci si pone in pieno controluce. Per quello che riguarda la nitidezza a questa focale anche a f/4.5 si viaggia bene e tutto è recuperabile con un po’ di editing. Diffrazione a f/22.

Lungo la valle del Lambro in zona Triuggio è estremamente facile imbattersi in aironi che sostano sui rami sovrastanti il fiume, oggi popolati da fauna ittica di rispetto. Scatto: 200mm, 1/400s, f/6.3, 400 Iso.

200mm: la vignettatura è estremamente morbida e assai diffusa (ma lieve) a f/5.6 e sparisce del tutto immediatamente a f/8. Aberrazione cromatica moderata ma presente, se la si considera. Ai diaframmi più aperti a 200mm il Tamron è morbido (e meno contrastato) al centro. A f/8 mostra angoli ancora morbidi, mentre solo con f/11 l’intero fotogramma è usabile appieno. La distorsione in particolare è percettibile alla focale maggiore e sui lati lunghi può inibire dalla ripresa di dettaglio architettonici, sebbene oggi in digitale correggerla sia un gioco da ragazzi. La diffrazione subentra dopo f/22 e si concretizza a f/32.


Original Image 28mm f/2.8
Modified Image 28mm f/5.6

Confronto a 28mm (pieno fotogramma) tra uno scatto a f/2.8 e uno a f/5.6.


Original Image 28mm f/2.8
Modified Image 28mm f/5.6

Confronto a 28mm (ritaglio al centro da 700px 1:1) tra uno scatto a f/2.8 e uno a f/5.6.


Original Image 200mm f/5.6
Modified Image 200mm f/8

Confronto a 200mm (pieno fotogramma) tra uno scatto a f/5.6 e uno a f/8.


Original Image 200mm f/5.6
Modified Image 200mm f/8

Confronto a 200mm (ritaglio al centro da 700px 1:1) tra uno scatto a f/5.6 e uno a f/8.


Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD: il giudizio

Il mio giudizio circa l’estensiva prova che ho svolto con il Tamron 28-200mm f/2.8-5.6 Di III RXD è caratterizzata da una duplice valutazione. Dal punto di vista del rapporto prezzo qualità la soluzione zoom di Tamron si colloca oggi, chiaramente, come uno degli obiettivi più desiderabili da parte di chiunque desideri un’ottica a tutto tondo in grado di essere portata ovunque senza praticamente accorgersene. Sul fronte della messa a fuoco rapida ed in tracking mi ha stupito e soddisfatto appieno, sebbene sempre in situazioni non sportive professionali. La scelta dell’escursione focale proposta da arte di Tamron è stupendamente orientata alla produttività sul campo. Bravi davvero. Il lato che meno mi ha entusiasmato riguarda il fatto che durante l’impiego occorre veramente fare mota attenzione ai diaframmi in gioco in relazione alle focali scelte. Nitidezza, bordi, vignettatura (il meno critico tra tutti i fattori) possono variare parecchio tra tutta apertura e uno stop oltre, il tutto in base alle focali. Questa prerogativa, quando si affronta una fotografia dinamica ed subitanea come la Street, può rappresentare una fonte di preoccupazione poiché non sempre si può essere consci di ciò che si sta facendo e la sorpresa di tornare a casa con ‘quello scatto’ magari troppo morbido perché abbiamo decentrato troppo il soggetto aprendo al limite il diaframma, beh, non farebbe piacere a nessuno. Rientrando però nel seminato: una soluzione di questo tipo è SENZA DUBBIO consigliata a chiunque alle prime armi affronti la fotografia itinerante e Street, ancor più se dotato di un corpo macchina Aps-C come la serie 6xxx di Sony. Il rapporto prezzo/flessibilità/qualità è tutto a vantaggio di Tamron!


Su Tutti Fotografi troverete la prova completa di tutte le considerazioni riguardo di questa interessantissima ottica, disponibile in Europa da giugno 2020 ad un prezzo (da confermare) che dovrebbe aggirarsi attorno ai 730 Euro + Iva (ovvero circa 890 Euro), destinata ad un pubblico variegato ma comunque molto attento nei confronti di scelte che non comportino eccessi prestazionali difficilmente gestibili. Una dichiarazione di intenti di Tamron nei confronti della fotografia ‘ragionata’ fatta di sostanza e non solo di numeri!

Eugenio Tursi
Nato a Firenze nel 1974, ho fatto tutto al contrario. Dia prima, camera oscura dopo. Prima dell'Hasselblad avevo già la digitale. Ho imparato da Alpino, frequentando ed insegnando poi in scuole di fotografia milanesi. Scrivo dal 1999, mi laureo in Informatica e ricollego il tutto alla fotografia digitale. Faccio anche il fotografo freelance oltre a coordinare Progresso Fotografico che conobbi nel 1995. Mi hanno insegnato 'qualcosa’ Leonardo Brogioni, Roberto Signorini, Gerardo Bonomo.