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L’esperto risponde – Il ritorno dell’analogico

Durerà? Non durerà? È una moda passeggera?

Redazione fotografia.it | 11 Luglio 2021

Cosa ne pensate del ritorno di fiamma verso la fotografia analogica? A cosa si deve? Secondo voi sarà una tendenza stabile o una moda passeggera? Non credete che qualche azienda possa rimettere in produzione una fotocamera meccanica semplice, ma di ottima qualità costruttiva?
– Dino

Su questo tema e in particolare sui possibili sviluppi i pareri non sono unanimi. Tutti concordano sul fatto che l’attuale ritorno dell’analogico sia dovuto principalmente alla combinazione di due fattori: 1) la disponibilità di un incredibile numero di corpi macchina di qualità, in gran parte ancora in buone o discrete condizioni operative, reperibili a prezzi spesso irrisori; 2) il ricambio generazionale.

La prima cosa è facile da capire: milioni di reflex analogiche diffuse in tutto il mondo sono state abbandonate dall’oggi al domani, vedendo così crollare le loro quotazioni nell’usato. Non è infrequente vedere annunci per obiettivi di trenta-quaranta anni in cui il corpo macchina è dato in omaggio, che lo vogliate o no. La transizione al digitale e il crollo delle quotazioni per i corpi macchina analogici è stato agevolato dalla totale compatibilità degli innesti più diffusi: Canon, Nikon, Pentax e Minolta (oggi Sony) hanno mantenuto inalterate le baionette e così hanno traghettato i loro clienti di tutto il mondo verso il digitale nel modo più efficace e meno traumatico possibile.
Il secondo fattore è, come dicevo, il ricambio generazionale. I ragazzi che oggi hanno diciotto-venti anni sono tutti nativi digitali, hanno grande dimestichezza con i software, ma sentono la mancanza di qualcosa di più tangibile e “meccanico” nelle loro vite. Sono loro i veri protagonisti di questo ritorno all’analogico, non i fotoamatori nati con la pellicola. Infatti, questi ultimi, se hanno sposato il digitale è raro che tornino all’analogico e se lo fanno è solo per qualche momento nostalgico. È molto difficile che lo facciano per i lavori seri e continuativi. Quelli più interessati all’analogico sono invece i giovani che per come la vedo io rientrano in tre categorie di persone.

Possono essere ragazzi genuinamente interessati a scoprire e capire il senso e la manualità di una pratica meno verificabile e controllabile del digitale, sia per mettersi alla prova dal lato tecnico e sia per esplorare in modo diverso gli aspetti creativi. Non dimentichiamo infatti che i risultati artistici non sono mai indipendenti dal mezzo e chi sostiene il contrario è ingenuo, oppure in malafede. Oppure possono essere semplici modaioli, che cercano il vintage nei vari aspetti (abiti, capelli e accessori) finché questo “fa figo” e più nell’apparenza che nella sostanza: è il trionfo del lifestyle. Questi porteranno la macchina d’epoca al collo nelle occasioni importanti, ma scatteranno poco e con modestissimi risultati; più che altro si faranno fotografare con il loro look analogico con lo smartphone.

Su questi due gruppi fa presa anche una terza categoria che cavalca l’analogico. Sono fotografi/fotoamatori con una certa preparazione di base, quanto basta per riuscire a portare a casa qualche risultato presentabile. Però lo fanno con atteggiamenti a metà fra l’eroismo e il portento; semmai in bianconero, che fa più colpo; il marketing non muore mai.
Può essere che tra loro emerga anche qualche talento, ma finora si sono visti solo “furbetti” che mostrano con orgoglio inquadrature banalotte, una gamma tonale da orrore e il peluzzo non ritoccato che fa tanto “verace”. Al contrario, il vero artigiano della camera oscura lavora pulito e spuntina. Questi ambiscono a diventare i nuovi leader della fotografia analogica, come autori e/o come influencer. Auguri a loro e soprattutto ai loro influenzati.

Il fenomeno crescerà ancora? Durerà? Difficile a dirsi. Forse finirà quando un numero sufficiente di persone si renderà conto dei costi dei materiali di consumo di una pratica seria e continuativa, e se arriverà a capire che un cane nel digitale resta un cane anche nell’analogico, con o senza pelucchi sulle immagini.

Se il mercato della fotografia analogica potrà essere consistente e duraturo tanto da spingere a rimettere in produzione i corpi macchina, questo sarà certamente materia di discussione nei consigli di amministrazione delle aziende della fotografia. Il vantaggio sarebbe che non c’è niente di nuovo da progettare e quindi gli investimenti sarebbero solo produttivi e forse si potrebbero recuperare anche i macchinari da qualche parte in Cina o Giappone. Che ci vuole a rimettere in produzione una Pentax K-1000? Il problema potrebbe essere quello dell’innesto, visto che ogni marca ha il proprio. Se faccio una K-1000, oltre che con la baionetta K la faccio anche con attacco M42, Nikon F, Canon (FD oppure EF?), Olympus OM, Minolta (MD oppure AF)..?


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