
© Simone Bramante
Simone Bramante racconta la sua esperienza con Oppo Find X9 Ultra tra luce, colori, storytelling e fotografia mobile: “Volevo dalla fotocamera quello che vedevo io”.
Conosciuto online come Brahmino, Simone Bramante è uno dei fotografi e storyteller italiani più riconoscibili nel panorama della fotografia lifestyle. Nel corso degli anni ha costruito uno stile fortemente legato alla luce naturale, alla ricerca cromatica e alla costruzione narrativa dell’immagine, trasformando Instagram e i social in un vero linguaggio visivo personale.

Durante un incontro dedicato alla fotografia mobile, Simone ha raccontato la propria esperienza con Oppo Find X9 Ultra attraverso una serie di immagini realizzate nel Nord Italia, mettendo al centro non tanto la tecnica quanto il rapporto tra luce, colore e narrazione visiva. Un approccio coerente con il suo stile fotografico, da sempre legato all’osservazione dell’ambiente naturale e alla costruzione di un immaginario emozionale prima ancora che estetico.
Nel corso della presentazione ha ripercorso anche alcuni momenti chiave del suo percorso fotografico, come uno scatto realizzato nel 2017 durante una giornata al mare con il figlio. Una fotografia nata quasi per caso, dopo una lunga sequenza di tentativi, diventata successivamente la copertina di un suo libro e utilizzata durante il periodo Covid per sostenere un ospedale pediatrico di Torino.

Il cuore dell’intervento si è però concentrato sull’esperienza maturata con Oppo Find X9 Ultra, smartphone che il fotografo ha utilizzato in modalità Master per costruire una vera e propria serie narrativa sottolineando come il proprio flusso creativo parta sempre dalla definizione di un moodboard e dall’idea di racconto prima ancora dello scatto.
“Quello che mi interessa, il mio obiettivo, è costruire una storia, non solo fare delle belle foto.”
La ricerca della luce giusta è stata uno degli aspetti centrali del progetto. Ha raccontato di aver aspettato per giorni condizioni atmosferiche favorevoli, sfruttando poi le ore della golden hour per ottenere ombre profonde e tonalità morbide, soprattutto nei cieli e nei verdi della vegetazione. Un risultato che lo ha colpito in particolare nella gestione cromatica del dispositivo: “Volevo dalla fotocamera quello che vedevo io”, ha spiegato, soffermandosi sulla naturalezza delle sfumature e sull’assenza delle dominanti magenta che spesso aveva riscontrato in passato nella fotografia mobile.

Grande attenzione anche alla resa della pelle, alle texture e alla profondità dell’immagine, elementi che secondo lui sono emersi in maniera particolarmente convincente negli scatti realizzati con Find X9 Ultra. In alcuni casi il fotografo ha utilizzato anche il teleconverter per raggiungere lunghezze focali spinte, arrivando fino a 690 mm equivalenti per immortalare dettagli architettonici a grande distanza.
Uno dei temi più interessanti emersi durante l’incontro è stato quello dello storytelling fotografico, concetto che considera centrale nel proprio lavoro. Non basta infatti realizzare una singola bella immagine: il vero obiettivo è costruire una sequenza capace di raccontare un’emozione, un momento o una trasformazione.

Per costruire una storia attraverso la fotografia servono tre elementi fondamentali: un luogo, un’espressione e un messaggio. Nel progetto realizzato con Oppo Find X9 Ultra questi aspetti prendevano forma attraverso il contrasto tra il volto della protagonista, il paesaggio naturale e la presenza di un faro, utilizzato come simbolo di orientamento e ricerca di una direzione.
Durante l’intervento ha condiviso anche alcuni consigli pratici legati al proprio approccio creativo. Il primo riguarda l’osservazione, considerata il passaggio più importante prima ancora dello scatto: “Osservare prima di scattare è il primo filtro”, ha spiegato, riferendosi alla tendenza contemporanea di fotografare qualsiasi cosa senza fermarsi davvero a leggere la scena.

Altro elemento fondamentale è la luce, che Simone non considera una semplice componente tecnica ma una vera e propria scelta narrativa capace di cambiare completamente il significato di una fotografia. Allo stesso modo ha sottolineato l’importanza delle lunghezze focali, soprattutto in un contesto mobile dove poter passare rapidamente da un’inquadratura ampia a uno zoom spinto permette di raccontare scene diverse in pochi secondi utilizzando un solo dispositivo.
Infine, il tema dell’autenticità: è intervenuto pochissimo in post-produzione, limitandosi a piccole correzioni e alla rimozione di alcuni elementi di disturbo presenti nella scena. “Sono stato lì due minuti e ho detto: ma io perché non posso fare niente qua?”, ha raccontato sorridendo, evidenziando come la resa finale degli scatti fosse già molto vicina alla sua idea di immagine.