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Fotografia.it

Tutti Fotografi Gennaio 2022: nuovo e usato

Paolo Namias | 14 Gennaio 2022
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La copertina di Tutti Fotografi Gennaio 2022

Tutti Fotografi Gennaio 2022 è in edicola e su fotografiastore in versione cartacea e digitale! Ecco gli argomenti di questo fascicolo:

  • Speciale usato: un mercato ricco di opportunità
  • Speciale usato: intervistiamo RCE
  • In prova: Sony A7 IV, da tuttofare a vera professionale
  • Anteprima: Nikon Z9, cosa c’è di nuovo
  • Test: sei obiettivi per arricchire il proprio corredo
  • Intervista: Lucia Baldini, una vita di fotografia, danza, musica, teatro
  • Concorsi: Wildlife Photographer of the Year
  • Prova sul campo: due obiettivi per Nikon Z50

La notizia: Nike ha acquistato il produttore di scarpe virtuali RTKFT per entrare nel “metaverso”, termine di cui ultimamente si è sentito parlare a proposito del nuovo nome di Facebook.

Ma perché parlare di scarpe virtuali? Perché c’è gente disposta a pagare anche oltre 10.000 dollari per delle scarpe che non esistono, solo per una questione di immagine; e se parliamo di immagine entra in gioco la fotografia. Questo mondo virtuale porta all’estremo il concetto di comunicazione e creatività.

“Il nostro piano è di far crescere la comunità innovativa e creativa di RTKFT” dichiara Nike, che in questo progetto si affianca a marchi tra cui Gucci, Burberry, Adidas e Dolce e Gabbana, che lo scorso settembre ha annunciato di aver venduto la sua prima collezione NFT di nove pezzi per 5,7 milioni di dollari (con alcuni capi fisici).

Cerchiamo quindi di capire cosa si intende per Metaverso: è un termine ampio che si riferisce ad ambienti virtuali condivisi a cui le persone possono accedere via internet e nel quale si è rappresentati da un proprio avatar 3D (ricordate SecondLife?). Il metaverso consiste quindi in interazioni multidimensionali in cui gli utenti sono in grado di immergersi nei contenuti digitali piuttosto che semplicemente vederli.

Al suo interno, secondo l’opinione di Mark Zuckerberg, le persone possono incontrarsi, lavorare e giocare grazie all’utilizzo di cuffie, occhiali per la realtà aumentata, App per smartphone o altri dispositivi (da qui l’interesse commerciale). Si capisce quindi anche l’interesse della moda, che vive di immagine e di sogni, se dovesse rispondere solo all’esigenza di coprirsi sarebbe morta da un pezzo.

Ma come avviene l’acquisto di scarpe e vestiti virtuali? Si usano gli NFT (Non-fungible token) che sono certificati “di proprietà” già usati nell’ambito del commercio delle opere di arte virtuale e che sfruttano la tecnologia blockchain, considerata molto sicura; non a caso è alla base delle criptovalute ed è studiata anche dalle banche.

L’arte si sta rivelando un terreno molto fertile per il mondo virtuale, d’altra parte non scopriamo oggi la sua natura innovativa; si pensi che proprio Nike in collaborazione con l’artista diciottenne Fewocious (Victor Langlois) ha venduto 621 paia di scarpe per 3,1 milioni di dollari. Secondo il Wall Street Journal le scarpe digitali sono andate esaurite in sette minuti!

Ma ci si deve fidare ciecamente di questi NFT? Il sito agendadigitale.eu ha pubblicato un interessante intervento dell’avvocato Riccardo Berti, di Fausto Spoto – professore associato del Dipartimento di Informatica Università degli Studi di Verona e di Franco Zumerle – avvocato coordinatore Commissione Informatica Ordine Avv. Verona.

“Questo approfondimento è doveroso sia dal punto di vista giuridico che tecnico e ci permette di comprendere le fragilità del sistema. Se andiamo a esaminare nel dettaglio cosa è un NFT e cosa viene effettivamente registrato su blockchain ci rendiamo conto che ben poco del contratto di acquisto è contenuto in questo registro distribuito e che tutti gli altri dati (l’opera stessa, le condizioni del suo acquisto e i diritti del “proprietario”) sono in realtà al di fuori del registro, con severi problemi di conservazione e di accessibilità nel tempo.

Ci accorgiamo inoltre del fatto che questi NFT non dipendono solo dalla tecnologia blockchain, ma anche da altre soluzioni (come il processo di hashing) che potrebbero essere superate nel tempo (il continuo aumento della potenza di calcolo potrebbe infatti permettere di “rompere” alcuni di questi algoritmi, rendendo così ben poco affidabile il riferimento univoco all’NFT).

Dal punto di vista giuridico ci accorgiamo che il valore (l’unicità) dell’NFT non poggia davvero sulla tecnologia blockchain, ma sulla fiducia intercorrente fra il venditore e l’acquirente, con il primo che confida sul fatto che il secondo non venderà, o non abbia già venduto, la stessa identica opera più e più volte, riducendo quell’NFT (pagato magari milioni di dollari) a un valore irrisorio (perché se non può esistere un NFT uguale all’altro, ne possono esistere un’infinità di estremamente simili e tutti rivolti a trasferire la “proprietà” della medesima opera).”

Insomma il metaverso appare un mondo per chi vuole giocare (in tutti i sensi), ma nello steso tempo offre grandi opportunità commerciali. Finchè la gente non si stuferà di giocare (chi oggi continua a frequentare SecondLife?)

Paolo Namias
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