
Guida all’immagine
L’immagine Donna rientra nel progetto “Face”, pubblicato intorno al 2015, e si scontra violentemente contro la tradizione della Steet Photography. Se prima Gilden era il fotografo che “saltava” addosso ai passanti a New York, qui diventa un “chirurgo” dell’immagine.
Per questi ritratti, Gilden ha abbandonato la sua fedele Leica 35mm a pellicola per passare a una Leica S medio formato digitale.
Molti fotografi usano il medio formato per rendere la pelle delle modelle morbida come seta, mentre Gilden l’ha usato per fare l’opposto: ha voluto esaltare ogni poro della pelle, ogni traccia di sudore.
La risoluzione dell’immagine è così alta che, alle mostre, i visitatori spesso provavano un senso di disagio fisico davanti alle stampe giganti.
Gilden e l’elogio della bruttezza
Per questo lavoro Gilden ha ricevuto critiche feroci, è stato accusato di essere un predatore che umilia i poveri e gli emarginati. La sua risposta è diventata famosa: “Non sto fotografando loro, sto fotografando me stesso. Sono un tipo tosto, vengo dalla strada. Non cerco la bruttezza, cerco la vita che ti ha preso a schiaffi.”
Gilden sostiene che fotografare una modella perfetta è noioso perché “non c’è storia su quel viso”. Per lui, un volto segnato è un libro aperto.
Il ruolo del flash
Sebbene questi ritratti sembrino fatti in studio, sono stati scattati per strada.
Gilden teneva la pesante Leica S in una mano e nell’altra un flash, avvicinandolo fino a pochi centimetri dal volto del soggetto.
Questa luce cruda accentua le texture della pelle: è proprio la luce che evidenzia i graffi sulla superficie di un disco: l’illuminazione radente rivela ogni imperfezione, che una luce frontale nasconderebbe.

Una ferocia visiva
Uno degli aneddoti più curiosi riguarda il suo lavoro nelle Midlands inglesi (la Black Country). Gilden andava in giro per i centri commerciali e le fiere locali e molti erano scioccati dal suo modo di fare brusco: eppure Gilden riusciva a convincere le persone a farsi fotografare a 10 centimetri.
E’ così che ha immortalato una classe operaia post-industriale con una tale ferocia visiva che i giornali locali lo accusarono di voler far sembrare gli abitanti degli “mostri”. Lui rispose che quei “mostri” avevano più dignità di qualunque politico in giacca e cravatta.
E Gilden rifiutava una post-produzione tesa ad ingentilire questi volti: se un soggetto aveva un dente d’oro o una macchia delle pelle, quella doveva diventare il fulcro dell’immagine. Gilden ha costretto il pubblico a guardare ciò che la società di solito si rifiuta di vedere.

Con questa serie ha ridefinito il concetto di “bellezza”
Gilden ha dimostrato che la ripresa macro non serve solo per documentare i fiori o gli insetti, ma può essere usata anche per rivelare l’anima (e i fallimenti) di una società.
La foto di Donna non è solo un ritratto, è un “pugno nell’occhio” nel senso più artistico e brutale del termine: rientra appieno nel controverso progetto “Face”, col quale Bruce Gilden ha abbandonato i marciapiedi di New York per concentrarsi su primi piani strettissimi.

Chi è Donna?
Donna non è una modella, ma una persona comune incontrata a Las Vegas nel 2014. Gilden è da sempre attratto dalle persone i cui volti raccontano una vita vissuta intensamente, spesso ai margini della società, volti segnati dal tempo.
In Donna, Gilden ha visto l’incarnazione dell’estetica “iper-reale” di Las Vegas: il trucco pesante, i gioielli vistosi e quella pelle che sembra incartapecorita dal sole del Nevada.
La serie Face è completamente diversa dai famosi scatti di strada di New York: qui Gilden non ha “rubato” la foto, ma si è avvicinato a Donna chiedendole il permesso di riprenderla: nonostante l’aggressività dell’immagine Donna ha reagito in modo collaborativo.
Perché questa foto ha fatto scalpore?
Quando la serie Face è uscita (pubblicata anche dal Guardian e poi in un libro), ha scatenato un dibattito feroce nel mondo della fotografia; molti critici hanno accusato Gilden di “bullismo fotografico”, sostenendo che mettesse in ridicolo persone vulnerabili evidenziandone i difetti.
Gilden si difese con la sua solita schiettezza: “Siamo tutti dei mostri, in qualche modo”.
Donna era per lui bellissima nella sua unicità.
Donna è diventata l’immagine di copertina di molte mostre di Gilden; la forza dello scatto sta nel fatto che, nonostante l’estrema vicinanza, Donna ha sostenuto lo “sguardo” della fotocamera con una dignità e una fermezza incredibili. Non è una vittima, è lì davanti a te e ti guarda.
Paolo Namias
La mostra
Il progetto, presentato per la prima volta in Italia a Brescia, è composto da una mostra – A closer look, al Museo di Santa Giulia – e da una installazione.
A cura di Denis Curti
L’iniziativa espositiva è uno degli appuntamenti più attesi della IX edizione del Brescia Photo
Festival.
Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Da 27 marzo a 23 agosto
https://www.bresciamusei.com/evento/mostra-grace-grazia-bruce-gilden-per-raffaello/