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Screen da En Ce Moment per gentile concessione di Serena Vittorini

En Ce Moment – Serena Vittorini e il lockdown come scoperta di se stessi

La pandemia, il lockdown, l’inizio di una convivenza a tratti conflittuale. Così Serena Vittorini racconta se stessa, la sua compagna Ophélie e l’inizio della loro relazione in En Ce Moment, un lavoro tutta anima proiettato al Festival del Cinema di Venezia e a Cortona On The Move.

Francesco Carlini | 8 Ottobre 2020

Non solo fotografa ma “ricercatrice” di nuovi mezzi espressivi che abbiano come filo conduttore l’anima. La sua. Il lavoro di Serena mi ha colpito molto, fin da subito. Per il “The Covid-19 Visual Project” indetto dall’associazione On The Move per il festival Cortona On The Move tutti gli autori hanno portato qualcosa di diverso ma sempre con l’obiettivo della loro macchina rivolto verso l’esterno: certo, quello che sta succedendo agli altri è quello che in realtà succede anche noi stessi – le ansie, le paure, la ricerca della fiducia – ma pur sempre in via metaforica. Serena invece punta l’obiettivo su di sé, così com’è, senza usare metafore e senza filtri e ci da uno spaccato della sua vita più intima. Uno spaccato che inizialmente non era previsto vedesse mai la luce ma che avrebbe dovuto rimanere “intimo” proprio così come è stato concepito..ma per fortuna le cose sono andate diversamente.

Serena Vittorini è un’artista visuale con una laurea in psicologia all’Università Gabriele D’Annunzio Chieti-Pescara, un diploma in fotografia alla ISFCI di Roma e un Master allo IED di Milano. Nata a L’Aquila (sulla quale ha svolto un reportage sugli effetti del sisma del 2009) ora risiede a Bruxelles dove vive con Ophélie, sua compagna e coprotagonista di En Ce Moment, il video con il quale Serena ha fatto il suo ingresso al Festival del Cinema di Venezia e al Festival Cortona On The Move. En Ce Moment è una storia introspettiva e personale, a tratti conflittuale, tra due persone che sono costrette dagli eventi a bruciare le tappe: una convivenza tra due amanti che provano qualcosa l’una per l’altra ma che si conoscono ancora poco, che hanno deciso di sfruttare il lockdown per cercare di creare qualcosa di nuovo e di bello. Una bella metafora questa del creare quando fuori serpeggia qualcosa che invece vuole distruggere. Serena ed Ophélie hanno attraversato tutto questo da un diverso punto di vista, cercando di astrarsi dalle paure verso l’esterno per combattere quelle che invece avevano all’interno.

Ho avuto il piacere di poter parlare con Serena per un po’ proprio a Cortona. Poco tempo ma quanto basta per conoscersi e per parlare di come è nato il corto En Ce Moment.


En Ce Moment è l’unico lavoro introspettivo, personale, esposto a Cortona On The Move. Hai fatto un lavoro su te stessa, come mai?

Quando è stato annunciato il lockdown ho cominciato a pormi delle domande, ho cercato di capire se effettivamente sentivo la necessità di andare fuori e raccontare qualcosa che non fosse legato alle problematiche del momento, della pandemia, e sineramente non ho sentito questo bisogno. In modo onesto mi sono detta che non era quello che volevo fare. Era appena cominciata la mia convivenza con Ophélie, persona con la quale avevo cominciato una relazione da pochissimo tempo, solo un mesetto prima..diciamo che le tempistiche non erano delle migliori! Essendo anche preoccupate dal momento storico abbiamo detto “Se vogliamo approfittare di questo momento, dato che c’è la voglia di conoscersi e scoprirsi, dobbiamo prendere una decisione”. E la decisione è stata quella di convivere. Le dinamiche tra di noi si sono rivelate un po’ discordanti fin dall’inizio, lei stava uscendo da un’altra relazione ed io in realtà ero in tutt’altro mood: ero pronta ad avere qualcosa di vero, una persona presente nella mia quotidianità. Questi nostri bisogni discordanti hanno creato un dialogo che si è rivelato un po’ conflittuale. Ho sentito il bisogno di raccontarlo, in modo molto naturale. Era quello che avevo nella pancia.

Mi sembri molto poliedrica, in questo lavoro c’è tutto: foto, video, audio..

Sì, in realtà dopo anni nel mondo della fotografia mi sento leggermente satura. Sono più interessata a fare una commistione di mezzi che ad usare solo le fotografie, per me in questo momento la sola immagine è diventato quasi un limite. Sono fotografa, quindi pensare sempre alla fotografia sia per lavoro che per progetti personali alla lunga è abbastanza stancante. E poi siamo bombardati di immagini dalla mattina alla sera. Mi è cresciuta dentro la necessità di respirare un po’, pur volendo restare legata alle mie origini: è quello che ho studiato e chiaramente non lo abbandonerei mai per nulla al mondo. Però era da tempo che stavo pensando di esplorare nuovi linguaggi e le mie ultime due mostre personali mi hanno dato una spinta. La prima era un’installazione vera e propria, ho lavorato sul contesto urbano, agito sui materiali, usato le mani..tutte esperienze di cui a dire il vero sentivo la mancanza. Nella più recente invece, prodotta da una galleria in Belgio, ho sentito la necessità di abbinare le immagini all’audio. Ma era da un po’ di tempo che pensavo anche al video per cui mi sono detta “Perché no, dato che non hai voglia di documentare le piazze vuote o le problematiche in ospedale, utilizza questo tempo come crescita personale per acquisire nuovi mezzi”. Il corto inizialmente non aveva la pretesa di essere tale, era davvero solo un esercizio tecnico. Quello che è successo dopo è stato del tutto inaspettato.

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Screen da En Ce Moment per gentile concessione di Serena Vittorini

Hai studiato fotografia?

Sì alla ISFCI – Istituto Superiore di Fotografia di Roma e poi a Milano ho fatto un Master allo IED. Però la mia prima laurea è in psicologia, la scelta di studiare fotografia è venuta dopo anche se era già in germe da anni. È stata un po’ dettata dal contesto in cui sono nata, L’Aquila è una realtà piccola e chiusa..sai com’è vista la fotografia insomma, un passatempo più che un vero lavoro. Ho trovato interessante lo studio della psicologia, mi ha dato un sacco di spunti e riferimenti anche come percorso di crescita personale: molte delle cose che ho studiato poi le riconoscevo nelle situazioni che vivevo.

Aver studiato psicologia ti ha quindi aiutato in questo progetto?

Tutti i miei lavori, per quanto riconosco che siano legati a me – perché alla fine non riesco a non parlare di me – sono tutti con più livelli di lettura: psicologico, sociale, storico, archivistico. En Ce Moment è andato oltre, è stato mettere a nudo la mia intimità proprio perchè avevo capito da tempo cosa stava avvenendo. È un lavoro tutta anima e poca tecnica. Il fatto di avere la camera, che filosoficamente parlando è come se fosse un altro occhio esterno, è stato utile perché di fatto non era altro che il nostro stesso sguardo preso da un’altra prospettiva. Guardavamo i video insieme anche come forma di conoscenza personale: rivedersi nella relazione ci ha dato grande consapevolezza sia individualmente che come coppia e nel dialogo con l’altro. Lei è una persona indipendente, io sono molto attaccata all’altro. Bisogna trovare l’incastro che funziona.

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Screen da En Ce Moment per gentile concessione di Serena Vittorini

Ho visto che altri tuoi lavori sono molto differenti. C’è un filo conduttore?

Sì, c’è ed è l’approccio che ho alla fotografia: l’esercizio tecnico, l’uso delle luci, la precisione dell’editing. Sono caratteristiche che mi riconosco non solo nello still life ma anche nei ritratti. E la necessità di decontestualizzare sia l’oggetto che il soggetto, in modo da concentrare l’attenzione su un elemento e dare una lettura a più livelli dell’immagine. Queste sono le cose che non cambiano mai nella mia ricerca, l’estetica invece sì.

Che approccio hai avuto con il video?

Ho utilizzato la macchina che solitamente adopero per lavoro, una Canon EOS 5D Mark IV con un Sigma 85mm f/1.4 Art. Ho fatto le riprese che volevo con le competenze che avevo acquisito dalla fotografia, ma consapevole di non essere una videomaker. Ho solo impostato i parametri in maniera corretta. Per me è stato anche un momento di crisi identitaria come autrice, non ho mai raccontato me e la mia intimità in maniera così evidente ed esplicita. Ma sono contenta di averlo fatto, mi ha ricongiunto in qualche modo a quello che mancava alla mia pratica artistica recente: arrivare all’anima delle cose, fare qualcosa di vero, crudo, reale e non necessariamente fine a se stesso perché altrimenti sarebbe stato esteticamente bello, ma vuoto. E poi guarda, non pensavo che questi video sarebbero mai usciti dal mio computer..

E quando hai deciso che ne sarebbero usciti?

Mai. In realtà non ho deciso nulla in prima battuta. Renata Ferri, la curatrice che ha deciso di propormi per il Festival, mi ha chiamato e mi ha chiesto “Che hai fatto durante il lockdown?” e io “Guarda niente, foto terribili, still life che non mi convincono..ora sto assieme a questa ragazza che mi sta facendo passare le pene dell’inferno, ci siamo messe a fare qualche video”. E lei ha subito voluto vederli. Ad essere sincera all’inizio un po’ mi vergognavo, quindi ho subito detto di no soprattutto per il fatto di non essere stata precisa e accurata come sono di solito, mi creava un grande disagio. Ci ho pensato su, poi mi sono convinta e glieli ho mandati. Una serie di fortunati eventi. Anche la regista Esmeralda Calabria, che ha una sensibilità unica, si è innamorata di questo piccolo lavoro e ha deciso di montarlo..senza di lei non sarebbe stato possibile perché ha avuto la delicatezza di capire la storia e raccontarla nel modo giusto. Come durante l’editing fotografico, se il postproduttore non capisce le immagini farà un disastro e snaturerà la foto stessa, così è per il video. Tra l’altro per me è stata una novità, ho sempre editato io le mie fotografie ma in questo contesto non avrei avuto la competenza e la professionalità di Esmeralda: affidarmi a lei, come autrice, per me è stata una grande esperienza di crescita come artista. Le sono davvero grata. Pensa che questi video li avevo anche buttati, mi sembrava una cosa così naif e mi ripetevo “Ma chi sarai mai interessato ad una storia d’amore tra due persone?”. Quindi un giorno li ho cancellati. Ophélie invece ci aveva visto lungo, aveva capito che prima o poi sarebbero diventati qualcosa..e per fortuna avevo un backup su hard disk! Aver ritrovato questa spontaneità è stato il valore aggiunto. Questo lavoro mi ha dato il piacere di fare qualcosa in maniera spontanea ed emotiva.

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Screen da En Ce Moment per gentile concessione di Serena Vittorini

En Ce Moment fa parte del “The Covid-19 Visual Project” dell’associazione On The Move. Potete visionare tutti i progetti di Serena Vittorini sono sul suo sito web personale così come su Facebook e Instagram.

serenavittorini.com
instagram.com/serenavittorini
facebook.com/serena.vittorini


Le interviste a Cortona On The Move sono state possibili grazie alla disponibilità di Canon Italia. Per questo motivo vorrei esplicitamente ringraziare Paolo Tedeschi (Head of Corporate & Marketing Communication), Alessandra Rotta (Events & Media Planning Communication Professional) e Giada Brugnaro (PR & Events Marketing Coordinator) per la loro disponibilità.

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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