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Nuovi problemi per Huawei: a rischio i processori Kirin

Redazione fotografia.it | 19 Maggio 2020

Le nuove restrizioni varate venerdì dall’amministrazione Trump e che dovrebbero essere attive fra 120 giorni rischiano di dare un’ulteriore mazzata a Huawei, andando a sommarsi a quelle emesse nel 2019: anche tutti i fornitori di chip con sede all’estero, ma che utilizzano componenti americane per produrre processori, dovranno chiedere una licenza agli Stati Uniti d’America per poter fare affari con la TelCo cinese.

Richard Yu

“Questa azione mette l’America al primo posto, le aziende americane al primo posto e la sicurezza nazionale americana al primo posto”, ha detto un alto funzionario del Dipartimento del Commercio ai giornalisti della Reuters in un briefing telefonico venerdì. “Non l’abbiamo ancora capito. Il governo degli Stati Uniti continua ad attaccare Huawei, ma cosa porterà questo al mondo?” ha detto invece Guo Ping durante la conferenza HAS 2020 di questi giorni.

Il problema ora è evidente. L’inserimento di Huawei nella blacklist commerciale varata nel 2019 da Donald Trump ha impattato duramente sull’azienda cinese e i primi effetti si sono visti proprio sull’ultimo nato, Huawei P40 Pro: sul device infatti non ci sono i GMS, proprio perché il colosso delle telecomunicazioni è impossibilitato a fare affari con Google. Nonostante quindi Huawei continui a produrre device di livello, questi sono e saranno momentaneamente azzoppati da questa decisione e la prova di P40 Pro ne è stata una conferma. Ma a quello che succede in terra americana si andrà a sommare alle nuove direttive varate venerdì che vanno ad insaprire pesantemente una situazione che assomiglia quasi ad una vera e propria guerra fredda tra USA e Cina: fra 120 giorni, tutti i fornitori di chip con sedi all’estero che utilizzano componeneti americane per produrre i propri processori dovranno chiedere una licenza agli Stati Uniti d’America per poter fare affari con Huawei. Oltre quindi a Intel Corp, Qualcomm Inc, Xilinx Inc e Broadcom Inc si andrà probabilmente ad aggiungere anche TSMC, azienda con sede a Taiwan che produce i chip dei processori Kirin. Huawei però pare stia già correndo ai ripari e secondo i rumors starebbe cercando di fare scorta di chip da 5 e 7nm proprio da TSMC: verso fine anno infatti, almeno secondo la solita tabella di marcia, potrebbe essere presentato il nuovo Kirin che dovrebbe essere montato sui futuri device.

Huawei ha anche affidato le proprie rimostranze ad una comunicazione ufficiale sul proprio sito:

“The US is leveraging its own technological strengths to crush companies outside its own borders. This will only serve to undermine the trust international companies place in US technology and supply chains. Ultimately, this will harm US interests. Huawei is undertaking a comprehensive examination of this new rule. We expect that our business will inevitably be affected. We will try all we can to seek a solution. We hope that our customers and suppliers will continue to stand with us and minimize the impact of this discriminatory rule.”

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