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Fotografia.it
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Nikon Zf

In prova Nikon Zf: ritorno al passato

Nikon Zf è l’erede Full Frame di Nikon Zfc..o forse è meglio dire della bellissima, quanto mai sfortunata, Nikon Df. Questa nuova versione Mirrorless, dalle alte prestazioni e dall’altissimo indice di gradimento estetico, sarà molto probabilmente uno degli oggetti più ambiti dai fotografi romantici e da chiunque ricerchi un’esperienza di scatto diversa dal solito.

Francesco Carlini | 24 Ottobre 2023

Ci sono cascato di nuovo. Come al solito. Due anni fa mi sono prodigato in quella che solitamente si definisce “la classica sviolinata” ad un prodotto. Come vi ho detto in tempi non sospetti ogni oggetto ha un suo perché, un suo fine, un suo nome proprio (almeno nel mio caso) e, soprattutto, una sua anima. Da grande appassionato del design dei tempi che furono, mi sono innamorato di Nikon Zfc proprio come poco tempo dopo di Fujifilm X-T5: modelli che letteralmente incarnano la storia delle rispettive aziende e che trasmettono qualcosa anche solo al primo sguardo. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di inaspettato, una macchina che non solo può vantare un design fedele agli anni dell’analogico ma che riesce a replicarne le sensazioni anche in fase di scatto. Insomma non viene appagata solo la vista, è coccolato anche l’udito. Nikon Zf è proprio qualcosa di diverso, qualcosa da provare almeno una volta.

Facciamola in breve, riduciamola ai minimi termini. Questo modello ha qualche piccolo difetto che solitamente, nel 2023, valuterei in modo abbastanza drastico; al giorno d’oggi una macchina sui generis sarebbe bollata con il classico “è pesante, è scomoda, è mal bilanciata”. Ed è veramente così. Ma questa non è una fotocamera moderna con un design vintage, bisogna ribaltare il punto di vista per apprezzarla appieno: è una macchina che proviene dal passato alla quale sono state aggiunte tutte le comodità della modernità. Al feeling anni ’80 sono stati aggiunti un sensore digitale Full Frame da 24 Mpxl, una stabilizzazione a 8 stop, algoritmi di deep learning, un AF con 3D Tracking e una raffica da 30 fps. Cuore moderno, feeling del passato. Perché a quei tempi il grip laterale non c’era e questa non è una macchina da tutti i giorni, anche se ha le caratteristiche per poterlo essere. È un modello per romantici, è un modello per “i fotografi della domenica”..ma non in senso dispregiativo, è da intendersi come il miglior complimento possibile: per chi coltiva la sua passione nei momenti liberi, per chi ancora ragiona prima di scattare e non lo fa con una mano sola, per chi si vuole viziare.

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Nikon Zf

Poi ci si ferma ad ascoltare. Il suono delle la frizione delle ghiere sotto le dita, della molla a balestra, dell’otturatore che scatta. Una melodia che riecheggiava solo sulle analogiche e che viene qui replicata fedelmente. Infine si guardano alcuni dettagli che fanno la differenza, come la filettatura per il cavo di rilascio o il selettore dedicato B&W (bianconero) sotto la ghiera dei tempi. Questa è, in soldoni, Nikon Zf.

Nikon Zf: specifiche

Paragonarla ad una Z6 II sarebbe sbagliato perché questi due modelli hanno in comune solo il sensore ed il numero dei punti AF. Ciò che rimane è quindi un BSI-CMOS da 24 Mpxl con gamma ISO che si spinge fino a 204800 e una messa a fuoco con 273 punti; tutto il resto è completamente aggiornato grazie al processore Expeed 7, lo stesso di Nikon Z8 e Nikon Z9. Sembra quasi un’anticipazione di quello che sarà la prossima Nikon Z6 III..una Z6 II.5? Innanzitutto il sistema AF che copre il 96% del sensore è ora con 3D Tracking e arricchito di algoritmi di Deep Learning con cui riesce a rilevare ed agganciare persone, animali e mezzi di trasporto tra cui gli aerei, il che la rende ottima per la streetphotography o il reportage; molto precisa, difficilmente si sgancia dal soggetto riconosciuto tanto che se dovete fotografare “cose”, oggetti, meglio togliere il rilevamento automatico. Secondariamente la raffica, che prima si fermava ai 14 fps con otturatore elettronico, sposta l’asticella in avanti: 11 fps in Raw e 14 fps in Jpeg con otturatore meccanico e ben 30 fps con otturatore elettronico.


Nikon ZfNikon Z6 IINikon Zfc
Sensore
BSI CMOS Full Frame
BSI CMOS Full Frame
BSI-CMOS APS-C
Risoluzione
24 Mpxl
24 Mpxl
21 Mpxl
Processore
Expeed 7
Expeed 6
Expeed 6
AF
PDAF 273 punti
PDAF 273 punti
PDAF 209 punti
Raffica
30 fps
14 fps
11 fps
Stabilizzazione
IBIS 8 Stop
IBIS 5 Stop
No
Video
4K @ 30p
4K @ 30p
4K @ 30p
EVF
3.69 Mpxl
3.69 Mpxl
2.36 Mpxl
MemoriaDual SD UHS-II + Micro SDDual SD UHS-IISingle SD UHS-I

Il sistema di stabilizzazione IBIS vede per la prima volta gli 8 stop di compensazione, cosa a cui non riescono ad arrivare neanche le ammiraglie professionali Nikon Z8 e Nikon Z9. C’è poi una grande novità: la possibilità di legare la stabilizzazione VR al punto di messa a fuoco, ovunque esso sia. Mi spiego. Lo spostamento del sensore avviene su 5 assi e tutto “ruota” attorno ad un fulcro, il centro. Ciò vuol dire che solitamente la zona più stabilizzata del nostro fotogramma è sempre quella centrale; ai bordi lo scostamento può non esserci oppure può essere di mezzo stop o di uno stop nei casi più critici. Su Zf invece, grazie a questa soluzione, gli 8 stop saranno garantiti su tutta la superficie sensibile a seconda di dove abbiamo scelto di posizionare l’area di rilevamento. Grazie alla tecnologia IBIS è qui possibile anche scattare in High Res un file immagine fino ad una risoluzione massima di 96 Mpxl equivalenti grazie ad uno stacking di 4, 8, 16 o 32 file RAW; il montaggio però non avviene in-camera ma dovrà essere lavorato a software NX Studio.

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Screen del menù di Nikon Zf – Sistema VR

Lato video le potenzialità sono legate al sensore “datato” e non Stacked, per cui vengono replicate quelle di Z6 II ovvero 4K/30p 10 bit Full Frame o 4K/60p in formato ridotto APS-C con Focus Peaking, Zebra pattern e Wave Form. Non certo il massimo di ciò che offre oggi il mercato ma non certo un male per una macchina che, in teoria, dovrebbe essere votata quasi unicamente alla fotografia.

Nikon Zf: design e costruzione

Il design è un’ode a quello che erano le Nikon degli anni ’80, specialmente alla Fm2. La sensazione tra le mani è quella di avere una fotocamera solida, ben costruita e..pesante. Assemblata interamente in lega di magnesio, sulla bilancia fa segnare i 710 grammi solo corpo ma, rispetto a Z6 II con cui condivide il peso, è molto più scomoda tra le mani e peggio bilanciata e il perché è da ricercare nell’assenza o quasi del grip laterale. Sul fronte domina il logo Nikon inciso nel metallo, proprio come la nomenclatura Zf. Sulla calotta troviamo la stessa disposizione del modello APS-C che ben replicava la Fm: le ghiere sono tutte in lega, con una piacevole frizione e un pulsante di blocco dedicato. A sinistra c’è l’escursione ISO con coassiale il selettore delle modalità PASM. A destra la ghiera dei tempi, con coassiale il selettore foto/video, ha una grande novità, un’intuizione: una posizione aggiuntiva per la modalità bianconero B&W. Infine quella per la staratura dell’esposimetro. Tra queste ultime due, la piccola finestrella che un tempo era un contascatti mentre oggi è stata trasformata in un indicatore per la luminosità dell’obiettivo utilizzato (le ottiche SE non hanno una ghiera dell’apertura, almeno non ancora). Sopra anche il pulsante di registrazione video e quello di scatto al quale è stata aggiunta la filettatura per il cavo di rilascio. Identico infine il posizionamento delle ghiere frontale e posteriore, personalizzabili a seconda della modalità di scatto selezionata.

Il retro è di ispirazione digitale: ghiera di controllo sulla destra e tanti pulsanti per rivedere gli scatti e accedere alle impostazioni veloci. Sulla sinistra due sportellini in gomma che racchiudono porta USB-C, Micro HDMI, jack per le cuffie e jack per microfono. Sul fondello lo slot per il vano batteria (una EN-EL15 con autonomia di circa 400 scatti) nasconde anche una novità: un Dual Slot SD (scheda principale) + Micro SD (scheda secondaria).

Il display posteriore forse stona un po’, dato che è circa 40 anni distante da quello che intendiamo per “anni ’80”. Per Nikon è una prima, ovvero estraibile ed orientabile: un TFT articolato da 2.1 milioni di punti. Il pregio è che sicuramente è più capacitivo di altri: grazie a tutti questi punti, e dato che il corpo non dispone di un joystick, è possibile utilizzarlo come touch&drag per il sistema AF quando si ha l’occhio al mirino. Il difetto è che per la pura fotografia sarebbe stato meglio uno schermo solamente “tiltabile” ma mi rendo conto che questa scelta sia praticamente obbligata. Nikon non ha una linea dedicata a videomaker, vlogger o creator, per cui mette funzionalità video complete su ogni suo modello: dato questo per presupposto, lo schermo orientabile diventa necessario per abbracciare un pubblico più ampio e dargli più flessibilità. Mirino invece totalmente in linea con le aspettative: pannello da 3.69 milioni di punti con rapporto d’ingrandimento di 0.8x.

Nikon Zf: sul campo

C’è dell’entusiasmo, non lo nego. Nikon Zfc mi trasmise tantissimo nonostante quel feeling un po’ “plasticoso” ma qui siamo su un altro pianeta. Come ho inizialmente sottolineato non è una macchina per tutti o da usare sempre. Non è fatta per lunghe sessioni di scatto, non è fatta per essere una sportiva, non è fatta per i video; tutte cose che per caratteristiche tecniche potrebbe anche fare, ma non credo sia questa la sua anima. Con Nikon Zf bisogna scendere per la strada, cercare le persone, ritrovare un po’ di calma. Volessi estremizzare, direi una fotografia terapeutica. D’altronde non è comoda, non è ben bilanciata, si deve quasi necessariamente usare con due mani: una sul corpo, una sull’obiettivo. Non una mano, due. Molti hanno criticato questo aspetto: “Ma come, possibile che una macchina del 2023 non abbia un buon grip?”

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Nikon Zf – Dati di scatto: 1/160s – F2 – ISO 100

Rimando indietro la critica dicendo: “Questa non è una macchina del 2023, è una macchina degli anni ’80.” Mi spiego. Il design è assolutamente coerente con le analogiche che, come ben sappiamo, non avevano certo un’impugnatura; nonostante questo i fotografi sono sempre riusciti a portare a casa qualunque tipo di scatto, in ogni condizione. Questa è la filosofia di Nikon Zf, bisogna starci. Questo sbilanciamento dovuto alla mancanza di un appiglio sicuro la fa quindi anche percepire più pesante di quello che in realtà è. Però sia mai, qualora non riusciate a “deal with it”, forse è il caso che giriate lo sguardo verso Z6 II perché è quella la macchina che fa per voi. SmallRig mette qui a disposizione una staffa con un grip maggiorato; nulla di eccessivo, però è un qualcosa che ben si amalgama con il corpo macchina e che non viene percepito come un elemento estraneo al design generale del prodotto. Bene, ora abbandoniamo questo “problema non problema”.

Il modo migliore di utilizzare Zf è attraverso una fotografia più ragionata, più lenta. Il peso, il suono delle ghiere e del pulsante di scatto, tutti aspetti che fanno quasi tornare la voglia di scattare in bianco e nero. Ed infatti il team di ingegneri e designer giapponesi hanno ben pensato di mettere una posizione B&W nello switch delle modalità: facile da richiamare in ogni momento, basta un click e si ritorna nel passato. Anche questo credo sia stato uno degli aspetti meno compresi; di sicuro è stato messo lì apposta per andare a solleticare le fantasie degli appassionati (leggasi “vendere qualche macchina in più”) però che male c’è se si integra armoniosamente nella filosofia di questo modello? Penso nessuno, anzi lo vedo come un valore aggiunto per massimizzarne l’esperienza.

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Nikon Zf – Dati di scatto: 1/160s – F2 – ISO 100

Le modalità B&W sono tre e si possono utilizzare sia in Raw che Jpeg: Monochrome, Flat Monochrome, Deep Tone Monochrome. Il primo è un classico bianconero, il secondo non è un High Key ma riproduce bianchi e neri molto morbidi, il terzo è caratterizzato da constrasti elevati e neri molto chiusi. A dirla tutta l’ultimo filtro è quasi eccessivo, già con il primo si ottiene un file molto carico.

La color correction è invece migliorata rispetto a quella di Zfc, nonostante già quella fosse davvero di alto profilo: merito qui del processore aggiornato che gestisce meglio le cromie. Inoltre il più grande sensore permette di utilizzare questo modello anche di notte ed a più alti valori ISO senza mostrare una grana percepibile o disturbante (post produzione a parte ovviamente). Tra l’altro, da notare, le opzioni di bilanciamento del bianco automatico sono addirittura tre: WB classico, WB che preserva i toni caldi, WB che preserva i toni freddi.

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Nikon Zf – Dati di scatto: 1/25s – F2.8 – ISO 100

Come mi era già successo con Zfc, anche con Nikon Zf sono stato più volte fermato per la strada con frasi tipo “Ma che modello è?” Pensavano tutti fosse una FM analogica..e invece no! Non è stata solo questione di design credo, anche il fatto che fossi quasi obbligato ad usarla con due mani ha fatto il resto. Insomma, permette una fotografia discreta ma di certo dà nell’occhio e si fa notare da tutti gli appassionati del genere.

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Nikon Zf – Dati di scatto: 1/50s – F2 – ISO 1600

Menzione a parte l’ultima piccola polemica riguardo al Dual Slot che accetta le Micro SD. Tutte le aziende ormai propongono, sui modelli che non considerano professionali ma per semplici amatori, un solo alloggiamento di memoria per schede SD; per quanto mi riguarda è un po’ un limite dato che ogni modello moderno può essere utilizzato anche professionalmente e molto spesso si ha bisogno di sdoppiare il flusso di lavoro. Ma questa di Nikon è una bella pensata. Le Micro SD sono veloci in scrittura e lettura e sono affidabili, pensate per dispositivi mobili quali droni e smartphone che generano flussi video di un certo peso. Non sto dicendo che la Micro SD diventerà il vostro prossimo standard di riferimento (anche perché su Zf permette il salvataggio solo dei file Jpeg) ma in questo caso può essere destinata al backup. Quindi la domanda che vi pongo è: “Meglio avere un backup su una Micro SD o non averlo proprio?” La risposta è alquanto ovvia.

Nikon Zf: conclusioni

Penso abbiate capito che mi è piaciuta assai. Torno però a ribadire l’ovvio: non è una macchina per tutti, non è una macchina da tutti i giorni. La cosa migliore di Nikon Zf è che vi obbliga a predervi del tempo per impugnarla nel modo più corretto e per ragionare prima di scattare, il resto è una conseguenza. Nel mentre poi, vi regalerà anche un suono che vi metterà in pace con voi stessi. Ideale per il bianco e nero, non disdegna la fotografia notturna grazie ad una buona gestione degli alti ISO; grazie al suo cuore moderno e ad un sistema IBIS che compensa fino ad 8 stop, difficilmente porterete a casa uno scatto mosso. Insomma, è un bellissimo sfizio da togliersi, una coccola per i romantici..e, se la state vedendo anche voi come la vedo io, allora potrete trasformarvi in viaggiatori del tempo e fare un meritato tuffo nel passato.


In questa gallery le immagini scattate con Nikon Zf e Nikkor 40mm F2 SE


Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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