
Dati di scatto: 1/1000s - F1.7 - ISO 50
Xiaomi 17T Pro arriva con MediaTek Dimensity 9500, fotocamere Leica e batteria da 7000 mAh. Ecco la prova completa dello smartphone premium della serie T.
La nuova Serie Xiaomi 17T ha fatto il suo debutto a Vienna il 28 maggio, anticipando di circa quattro mesi il tradizionale calendario di lancio della gamma T. Ai più attenti non sarà di certo sfuggito che Xiaomi ha deciso di giocare d’anticipo rispetto agli anni scorsi, così come ha ritoccato il prezzo verso l’alto, con un aumento di circa un centinaio di euro. D’altronde è un periodo storico abbastanza difficile: la concorrenza è già uscita con dispositivi simili che montano lo stesso chipset e, contestualmente, il mercato sta affrontando una nuova fase di riallineamento dei prezzi, per cui le leggi di mercato di domanda e offerta cominciano davvero a diventare uno scomodo elemento di disturbo. Resta il fatto che, per questa fascia di mercato, siamo di fronte a smartphone che per molti aspetti non fanno rimpiangere i flagship Android più costosi.
Come sempre, tra i due, è Xiaomi 17T Pro ad essere quello più premium potendo vantare un processore più potente. Con lui ho trascorso un paio di settimane, una che anticipava il lancio e una successiva allo stesso. Memore dei fasti di Xiaomi 15T Pro, diciamo che sapevo già cosa aspettarmi anche prima che il nuovo device mi fosse recapitato in redazione. Quel modello fu una vera e propria rivoluzione, questo sarebbe stato una sua evoluzione. Un affinamento, anche perché, a dire il vero, sarebbe stato abbastanza impossibile migliorare in maniera roboante un dispositivo già di per sé ottimo come quello dello scorso anno.
In questo caso si può dire che “il diavolo è nei dettagli”: comparto fotografico Leica rivisto con un nuovo sensore e nuove strutture ottiche, processore più recente e una scocca sostanzialmente identica per dimensioni e risoluzione del display. Una vera e propria sensazione di déjà vu.
Ma va bene così, soprattutto se guardiamo al passato e all’evoluzione di questa serie che è giunta finalmente a maturità… anzi, forse anche qualcosa in più. Anni fa infatti, il bollino rosso frutto della coingegnerizzazione tedesca mi è sembrato più volte fin troppo generoso su questa fascia di prodotto. Ma dal 2025 le cose sono drasticamente cambiate: ora sì che siamo di fronte a quello che è sempre stato l’intento iniziale, ovvero identificare i modelli Xiaomi T come la vera porta di ingresso nell’ecosistema fotografico Leica.
Parte della sensazione di déjà vu è dovuta sicuramente al design di Xiaomi 17T Pro, molto simile a quello di 15T Pro; non certo un male dato che si percepisce l’aura da dispositivo di fascia alta. Se si guarda con attenzione però possono balzare all’occhio alcune differenze: ad esempio il bump fotocamera ha il bordo piatto e non arrotondato e giace su una scocca posteriore in fibra di vetro spazzolata, così come le cornici in fibra di alluminio che circondano il display sono ora più sottili e, soprattutto, simmetriche.

Per il resto, tutto rimane invariato. Il display misura 6.8″ (2772 x 1280 pixel) e 447 ppi, garantisce il 100% della riproduzione colore DCI-P3, una luminosità di picco di 3500 nits e un refresh rate variabile fino a 144 Hz con supporto HDR10+ e Dolby Vision. Si tratta di un pannello AMOLED di fascia alta pensato per contenuti HDR, gaming e utilizzo multimediale.
Anche lui è poi costruito con tecnologia Lipo – Low-Injection Pressure Over-molding: una nuova tecnica di confezionamento che prevede l’incapsulamento di liquidi utilizzando materiali polimerici che vengono poi solidificati. Risultato: 1.5K di risoluzione effettiva, 2K percepiti. Qui però Xiaomi introduce Vision Care, una nuova piattaforma sviluppata per migliorare il comfort visivo durante l’utilizzo quotidiano, con quadrupla certificazione TÜV Rheinland per la riduzione della luce blu, l’assenza di sfarfallio, la compatibilità con il ritmo circadiano e la cura intelligente degli occhi.
| Xiaomi 15T Pro | Xiaomi 17 | Xiaomi 17T Pro | ||||
| Fotocamera Wide | — | Light Fusion 900 1/1.3″, 50 Mpxl, 23mm F1.6 | — | Light Fusion 950 1/1.3″, 50 Mpxl, 23mm F1.6 | — | Light Fusion 950 1/1.3″, 50 Mpxl, 23mm F1.6 |
| Fotocamera tele | — | 50 Mpxl, 115mm F3 | — | 50 Mpxl, 60mm F2 | — | 50 Mpxl, 115mm F3 |
| Fotocamera ultrawide | — | 12 Mpxl, 15mm F2.2 | — | 50 Mpxl, 15mm F2.4 | — | 12 Mpxl, 15mm F2.2 |
| Processore | — | MediaTek Dimensity 9400+, NPU | — | Qualcomm Snapdragon 8 Elite, NPU | — | MediaTek Dimensity 9500, NPU |
| Display | — | Amoled LIPO, 6.86″, 100% DCI-P3, 3200 nits | — | Amoled LTPO, 6.36″, 100% DCI-P3, 3500 nits | — | Amoled LIPO, 6.86″, 100% DCI-P3, 3200 nits |
| Video | — | 8K/24p | — | 8K/30p | — | 8K/24p |
| Dimensioni | — | 162.7 x 77.9 x 7.96 mm | — | 151.1 x 71.8 x 8.1 mm | — | 162.2 x 77.5 x 8.25 mm |
| Peso | — | 210 g | — | 191 g | — | 219 g |
Uno dei principali punti di forza di Xiaomi 17T Pro è però la batteria che passa dai 5500 mAh ai 7000 mAh grazie al silicio-carbonio, con ricarica cablata da 100 W, wireless da 50 W e inversa cablata da 22.5 W. Ciò vuol dire un’autonomia di oltre un giorno anche sotto stress. Al di sotto troviamo il classico sistema di raffreddamento proprietario 3D IceLoop che separa liquidi e gas in due canali distinti tramite una pompa a circuito LHP e include una texture 3D dedicata a una migliore dissipazione del calore della CPU.
A muovere Xiaomi 17T Pro troviamo il nuovo MediaTek Dimensity 9500 basato su un processo produttivo a 3 nm con una configurazione CPU All Big Core. Sono presenti anche la GPU Arm G1-Ultra, la NPU 990 di nona generazione di MediaTek e l’ISP Imagiq 1190. MediaTek promette prestazioni single-core superiori del 32% rispetto al chip precedente, un incremento del 17% in multi-core, un miglioramento del 33% nelle prestazioni di picco della GPU, risultati migliori per l’intelligenza artificiale e ulteriori progressi sul fronte dell’efficienza energetica generale.
La focale di questo modello non deve ingannare. È vero che anche qui, come su Xiaomi 15T Pro, l’escursione focale è pari a 15-115mm equivalenti F1.6-3, ma il dato racconta solo una parte della storia. Sotto la scocca, infatti, troviamo importanti novità che riguardano sia il sensore sia la costruzione ottica.
Dopo circa tre anni di utilizzo continuo, il sensore della fotocamera principale Light Fusion 900 lascia il posto al più recente Light Fusion 950 (OmniVision OVX9500), preso in prestito direttamente dalla serie flagship composta da Xiaomi 17, Xiaomi 17 Pro e Xiaomi 17 Pro Max. Si tratta di un sensore da 1/1.3″ con risoluzione di 50 Mpxl, abbinato a un’ottica equivalente a 23mm F1.6 stabilizzata OIS e composta da 7 microlenti, di cui quella frontale in vetro, la stessa soluzione adottata su Xiaomi 17 Ultra. La fotocamera secondaria è invece rimasta invariata: sensore da 50 Mpxl associato a un teleobiettivo equivalente a 115mm F3, stabilizzato OIS e dotato di struttura periscopica composta da 7 microlenti, una delle quali asferica. A questa unità è affidata anche la fotografia ravvicinata con distanza minima di messa a fuoco pari a 30 cm, ma soprattutto la registrazione video più avanzata, identica a quella della fotocamera principale: 4K/60fps in Log, 4K/60fps in HDR10+ e 4K/60fps in Stage Mode, la modalità dedicata ai concerti. Nessuna novità, invece, per la fotocamera ultragrandangolare, che continua a utilizzare un sensore da 12 Mpxl abbinato a un’ottica equivalente a 15mm F2.2.

Sul fronte software rimane tutto invariato e ritroviamo le modalità a cui Xiaomi ci ha ormai abituati: Pro, Video, Foto, Ritratto e Documenti sono posizionate di default sulla barra inferiore, mentre Scatto Rapido, Slow Motion, Time Lapse, Doppio Video, Film, Lunga Esposizione e Panorama trovano posto nel cassetto a scomparsa. Barra e cassetto possono comunque essere personalizzati, aggiungendo o rimuovendo funzioni per avere sempre a portata di mano quelle utilizzate più frequentemente.
Piccolo aggiornamento per la modalità Ritratto che, accanto alla simulazione Master Portrait, introduce Leica Portrait con la tipica resa cromatica ad alto contrasto tra luci e ombre e uno sfocato regolabile da F0.95 a F16. Le novità firmate Leica non finiscono però qui. Debutta infatti Leica Live Moment, una funzione che permette di dare vita alle fotografie registrando automaticamente una clip di circa due secondi prima della pressione del pulsante di scatto. Si tratta di un’opzione creativa pensata per conservare i ricordi in modo più dinamico e che funziona con tutte le fotocamere del dispositivo. Rispetto alle classiche Live Photo, le differenze sono due: la possibilità di utilizzare tutti gli stili immagine Leica insieme ad alcune filigrane esclusive e la facoltà di creare collage animati pronti per essere condivisi sui social media.
Cambio drastico sulla fotocamera principale, dove viene montato un nuovo sensore Light Fusion 950 (OmniVision OVX9500) da 1/1.3″, 50 Mpxl di risoluzione, Pixel Binning con pixel da 2.4μm, tecnologia Dual Native ISO e una gamma dinamica da più di 14 stop. Davanti a lui un obiettivo equivalente ad un 23mm F1.6 con una nuova struttura ottica composta da 7 microlenti di cui la prima frontale in vetro. Rispetto alla precedente conformazione qui la risoluzione rimane altissima mentre il rumore è addirittura meglio gestito dagli 800 ISO in su. Dai 3200 ISO in poi però c’è un sensibile degrado, per cui meglio non spingersi oltre questo valore.

Il sensore secondario e l’obiettivo sono invece la stessa accoppiata vista 8 mesi fa: 50 Mpxl di risoluzione con obiettivo equivalente ad un 115mm F3 con struttura interna periscopica composta da 7 microlenti, di cui una asferica. Il processore qui fa un lavoro nettamente migliore liberando il potenziale di questa fotocamera tele, migliorandone sia la lettura della risoluzione sia la gestione della gamma ISO.

Come detto inizialmente sapevo di trovarmi di fronte ad un’evoluzione e non ad una rivoluzione: fu infatti Xiaomi 15T Pro a cambiare il paradigma della Serie T..e forse anche del segmento medio gamma in generale. Questo modello però va ad affinare un progetto già di per sé vincente, aggiornandolo con nuove tecnologie e nuove funzioni. Sono i dettagli a fare la differenza ma, essendo appunto dettagli, non saranno ben visibili se non ad uno sguardo molto attento; il fringing è praticamente inesistente, merito anche dell’elemento frontale in vetro, ma soprattutto le sfumature e i cambi di tonalità sono di primissimo livello. L’unica macro differenza tra i due è probabilmente proprio questa, la gestione cromatica: su Xiaomi 17T Pro i colori sono meno incisi, meno saturi e contrastati rispetto al passato, andando a riprodurre la scena che si ha di fronte in modo più naturale e fedele.

La qualità del file è davvero ottima, non sembra certo di avere tra le mani un medio gamma (perché ricordo che sì è “premim” ma non è “flagship”). In fin dei conti la fotocamera principale è stata presa in toto dalla Serie 17 flagship e l’accoppiata con il processore è vincente..d’altronde il chip è lo stesso che si trova su altri modelli della concorrenza come Oppo Find X9 Pro e vivo X300 Pro, che però sono top di gamma. C’è un ottimo bilanciamento in condizioni di luce mista e difficilmente le alte luci escono bruciate anche in condizioni limite. Ingrandendo poi, anche al 100% crop, il livello di dettaglio al centro e ai bordi è elevatissimo. Ma non poteva essere diversamente su un sensore di grandi dimensioni da 50 Mpxl che deve compensare dai 23mm ai 114mm equivalenti; per cui no, “croppare” pesantemente anche oltre i 3x non sarà quasi mai un problema. Altra nota positiva, anche grazie al processore, è che è sparito anche l’unico difetto del modello precedente: lo shutter lag. La risposta allo scatto è ora praticamente immediata, rendendo più affidabile la cattura di soggetti in movimento o di scene che richiedono un tempismo preciso.

Riguardo alla fotocamera tele c’è ben poco da dire: la qualità del file è la stessa di quella proposta dall’antecedente storico e, anche in crop 2x (quindi a 230mm equivalenti) il file risulta soddisfacente e lavorabile. Se proprio devo trovare una nota negativa, è a livello software che si poteva fare di più. Se fino a 10x non ho nulla da dire, dai 20x in poi entra in gioco l’intelligenza artificiale per ricampionare l’immagine aggiungendo i pixel mancanti: in questo caso però il risultato non è allo stesso livello di altri smartphone in termini di risultato finale, come Oppo Find X9 Pro e vivo X300 Pro che riescono a mantenere una maggiore coerenza dei dettagli nelle elaborazioni più spinte. Xiaomi è una delle aziende più attive in questo campo per ricerca e sviluppo di brevetti legati all’AI, per questo tendo ad aspettarmi sempre qualcosa in più.

Discorso simile per la fotocamera ultrawide. Vero che lo standard è sempre lo stesso, qui e su altri modelli, però i tempi sono maturi per lavorarci sopra con maggiore attenzione anche visto il target di pubblico verso cui è rivolto questo device: è ancora senza AF e stabilizzazione, e almeno uno dei due aspetti sarebbe da far progredire. Un sistema autofocus permetterebbe infatti di agganciare con maggiore precisione il soggetto anche nelle riprese ravvicinate o nelle composizioni più creative, mentre la stabilizzazione offrirebbe un vantaggio concreto sia nei video sia negli scatti in condizioni di luce meno favorevoli. Sia chiaro però che questi ultimi due sono discorsi generali applicabili anche ai top di gamma, non sono aspetti che affliggono solo Xiaomi 17T Pro.

Purtroppo non ho potuto provare i Leica Live Moment. Al momento in cui vi scrivo non sono ancora stati implementati e arriveranno in futuro con un prossimo aggiornamento di sistema. Per cui magari ne parleremo quando proverò il prossimo modello.
Xiaomi 17T Pro non è uno smartphone che cambia le regole del gioco, ma uno che elimina quasi tutti i piccoli difetti, se di difetti in senso stretto possiamo parlare, del modello precedente: si merita pienamente il bollino rosso Leica. Il prezzo è sicuramente lievitato rispetto al passato, di circa 100 euro, ma c’era da aspettarselo. L’aumento dei costi che sta interessando l’intero settore, tra componentistica sempre più sofisticata, processori di nuova generazione e funzioni AI sempre più avanzate, sta inevitabilmente spingendo verso l’alto il prezzo finale dei dispositivi. Probabilmente è solo l’inizio. In ogni caso, tenendo in considerazione le promozioni che gravitano su questo device al momento del lancio, dagli 899 euro di listino si può scendere a circa 700 euro: un prezzo molto più ragionevole ed in linea con il suo posizionamento.