
Le gondole - f/11, 1/40 s, iso 100, 14 mm
Questo non è il classico test tecnico, ma il racconto del mio primo incontro con una lente completamente diversa da quelle che uso di solito.
Testo e foto: Marco Brugnoli
Un fisheye è un’ottica ultra-grandangolare con una distorsione molto forte. Per chi, come me, è abituato a ricercare linee perfette, orizzonti controllati e prospettive pulite, l’impatto iniziale non è semplice. La prima ora a Venezia è stata piuttosto complicata: continuavo a cercare le composizioni come faccio sempre, ma con un fisheye questo approccio non funziona.
A 14mm la resa è già più gestibile e, usando il crop APS-C, si arriva a un equivalente di circa 21mm, una focale con cui personalmente mi sento più a mio agio. In full frame, invece, il fisheye mostra tutta la sua personalità. Ed è lì che ho capito la cosa fondamentale: non dovevo adattare la lente al mio stile, ma adattarmi io a lei.
“Con un fisheye non è la lente ad adattarsi a te: sei tu che devi imparare ad adattarti a lei.”
Da Piazza San Marco al ponte con la gondola, dalle gondole sul Bacino di San Marco fino alla casa d’angolo e poi all’ospedale vecchio, ogni spot è diventato un esercizio di composizione. Prima di trovare lo scatto giusto passava parecchio tempo: dovevo capire cosa entrava nell’inquadratura, come si deformavano le linee e quale posizione permetteva alla distorsione di diventare parte della fotografia invece che un problema.

Solo dopo aver trovato il mio punto ho iniziato davvero a divertirmi. Il test è proseguito fino alla notte, passando per tramonto e ora blu, usando i miei abituali modi di scattare. La cosa che mi ha colpito di più è quanto questa lente ti costringa a pensare prima ancora di premere il pulsante. Non è un obiettivo istintivo, ma quando inizi a capirlo riesce a trasformare anche uno spot già visto in qualcosa di completamente nuovo.
Per questa prima esperienza ho scelto di lavorare quasi esclusivamente con i JPEG prodotti direttamente dalla macchina, senza correzioni ottiche, perché al momento del test il profilo della lente non era ancora disponibile in Camera Raw. Le immagini notturne sono l’unica eccezione: ho usato l’N-HDR di Astro Panel in modo molto leggero e veloce, soltanto per recuperare le alte luci. Non è stato aggiunto altro.

Il lato più interessante è proprio il coinvolgimento mentale. Questa lente ti obbliga a riflettere sullo spot, sulla posizione e sulla composizione. Ti fa capire le distorsioni, ti fa ragionare su ciò che entra ai bordi e apre un modo diverso di vedere il paesaggio. Superata la fase iniziale, diventa anche molto divertente: ti fa uscire dagli schemi e ti restituisce la voglia di sperimentare.

Vignettatura e file non corretto. Nei JPEG la vignettatura è evidente già a f/3.5 e resta percepibile a f/4. Senza il profilo dedicato, il file mostra in modo molto diretto le caratteristiche ottiche della lente.
Aberrazione comatica. Ai bordi ho riscontrato coma e aberrazioni lungo i diaframmi provati, da f/3.5 fino a f/16. È un comportamento che andrà rivalutato quando sarà disponibile la correzione ufficiale.
Sotto i 12-13 mm. In full frame compare la tipica immagine circolare del fisheye più estremo. È normale per questo tipo di ottica, ma personalmente non è una resa che cerco. Per questo la maggior parte delle immagini che vedrete è stata realizzata intorno ai 14 mm.

Flare laterale. Con lampioni, fari o altre sorgenti luminose laterali possono comparire bolle e riflessi molto evidenti, capaci di occupare una parte importante del fotogramma. Schermare con la mano è difficile perché l’angolo di campo è talmente ampio che la mano stessa rischia di entrare nell’inquadratura.

Notturna più impegnativa. Rispetto Sony 12-24mm G Master – pur parlando di due lenti completamente diverse – l’ho percepita decisamente più buia, nella pratica anche di circa due stop. Ho dovuto rivedere il bracketing per ottenere gli ultimi scatti sufficientemente luminosi e ho notato uno stacco più marcato tra luci e ombre, con le zone scure che tendono a risultare molto profonde.


Dopo averlo usato per un’intera giornata, vale la pena soffermarsi anche su alcuni aspetti pratici che nel racconto precedente sono rimasti sullo sfondo. La prima cosa che sorprende è il peso. Messo sulla bilancia, Sony 8-14mm ferma l’ago a 363 grammi. È molto compatto, praticamente sta in una mano chiusa, e nello zaino questa differenza si sente. L’apertura resta costante a f/3.5 su tutta l’escursione focale.

Sul barilotto ci sono poi una serie di comandi che nell’uso reale diventano subito utili: il blocco dello zoom, la ghiera dei diaframmi con il click attivabile o disattivabile, il selettore AF/MF e il pulsante Focus Hold, personalizzabile dalla fotocamera. Il click on/off della ghiera è un dettaglio interessante soprattutto per chi lavora anche con il video, perché permette di gestire il diaframma in modo più fluido e silenzioso.
La distanza minima di messa a fuoco è di 15 centimetri. Su un fisheye è un dato interessante perché permette di avvicinarsi moltissimo al soggetto e di sfruttare ancora di più la prospettiva della lente. I filtri sono posteriori, una soluzione molto più pratica su un’ottica con un elemento frontale di questo tipo, e la costruzione è tropicalizzata per l’utilizzo sul campo.
Sul fronte commerciale, il prezzo indicativo è intorno ai 1700 euro, con disponibilità prevista per la fine di settembre 2026. Non è poco, ma è evidente che stiamo parlando di una lente molto particolare, pensata per chi cerca esattamente questo tipo di resa e non una sostituta del grandangolo tradizionale.
Il Sony 8-14 mm F3.5 Fisheye non è una lente immediata. Richiede tempo, pratica e soprattutto la volontà di cambiare approccio alla fotografia. All’inizio ho cercato di usarlo come avrei usato un grandangolo tradizionale; dopo qualche ora ho capito che era la strada sbagliata.
Quando ho iniziato ad accettare la distorsione, a prevedere come le linee sarebbero entrate nel fotogramma e a sfruttare il carattere della lente, tutto è diventato più interessante. E soprattutto mi sono divertito. Per me questo è il suo valore principale: non sostituisce il grandangolo classico, ma apre una strada diversa e ti obbliga a costruire una nuova visione già nella fase di scatto.
Le valutazioni su vignettatura, coma e resa ai bordi andranno comunque riviste quando sarà disponibile il profilo ufficiale per i RAW. Questo resta un primo test sul campo, ma Venezia mi ha già dato una risposta chiara: è una lente alla quale bisogna concedere tempo e con cui bisogna imparare a convivere.