
Adriano Altamira è una delle figure più originali e rigorose nel panorama dell’arte concettuale e della teoria della fotografia in Italia; artista visuale, saggista, docente e critico, ha incentrato la sua ricerca sulle dinamiche della percezione, la coincidenza di forme e lo statuto teorico dell’immagine.
Cresciuto e formatosi a Milano negli anni Sessanta, Adriano Altamira inizia la sua attività artistica proprio mentre l’arte concettuale e la Media Art stavano ridefinendo l’uso del mezzo fotografico. Fin dagli anni Settanta collabora e scrive per importanti riviste di settore come NAC, Flash Art e Le Arti, intrecciando costantemente l’attività di ricerca visiva con quella critica.
Opere fondamentali della sua ricerca sono Area di coincidenza, Davide e Golia e Conceptual Rigoletta.

Inaugurazione mostra
Mercoledi 21 ottobre ore 18.30 si inaugura la mostra personale “Area di Coincidenza” di Adriano Altamira, alla Under Factory (nuovo spazio espositivo e culturale di Zoom magazine). A cura di Giuseppe Ferraina.
20 opere in esposizione della ricerca svolta da Adriano Altamira agli inizi degli anni Settanta.
La mostra si protrae fino a lunedi 9 novembre.
Orari di visita: tutti i giorni ore 11-13 15-19
Via Gran Paradiso 9, Segrate.
www.underfactory.it
info@underfactory.it
Esposizioni e riconoscimenti di Adriano Altamira
> 1980 Partecipazione alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano
> 2005: Partecipazione alla Quadriennale di Roma.
> Negli anni ha tenuto importanti personali, tra cui la retrospettiva Fotografie 1971-2010 alla Fondazione Marconi di Milano
L’attività didattica e pubblicazioni
Adriano Altamira ha affiancato alla produzione artistica una costante attività teorica
Per anni è stato docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Biennio Specialistico di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera (di cui è stato anche coordinatore) e docente di Psicologia dell’Arte.
Tra i suoi contributi scritti spicca il volume “La vera storia della fotografia concettuale” (2007), un testo chiave per comprendere l’impiego della fotografia nelle avanguardie concettuali e la sua effettiva genealogia storica.

Commento critico
Nell´arte analitica di area concettualista, soprattutto in ambito fotografico, si sono sviluppate, tra gli anni Sessanta e Settanta, una moltitudine di ricerche volte a modificare i modi di concepire e definire l´oggetto d´arte; ad esempio quella di Ed Ruscha che nei primi anni sessanta fotografava in modo sistematico le stazioni di servizio o in “Nine Swimming Pools and a Broken Glass” del 1968 fatta unicamente di fotografie di piscine, allargando il fotografabile e focalizzando l´attenzione nei riguardi di oggetti poco rappresentati; simile a quella dei coniugi Becher che fotografavano altoforni, cambiando la struttura metacomunicativa dell´opera da narrante a catalogante. Oppure l´estrema riduzione semiologica operata da Bernard Venet nelle foto dei frontespizi di libri scientifici; alla stessa stregua di quella tautologica di Kosuth. Mentre di massima apertura era quella verbo-visiva e straniante di Victor Burgin. Fino ad arrivare alla smaterializzazione dell´oggetto fisico (l´opera) di Ian Wilson: in cui non esisteva più il prodotto, ma solo un discorso pubblico sull´arte, definito da lui come “scultura orale”.
In Italia molto interessanti sono state le ricerche di reminiscenza DADA e le geniali pretese di “diluizione dell´opera nella vita”. Alcune di queste erano: Il teatro di strada di Toni Ferro a Napoli, le partecipazioni alle manifestazioni di protesta di Piero Gilardi a Torino e quelle di denuncia sociale di Giovanni Rubino, la sostituzione d´identità propria con quella di Lenin di Fernando De Filippi. Le azioni di Ugo La Pietra volte ad ampliare il concetto di luogo. Riccardo Dalisi che organizzava laboratori a cielo aperto coi giovani.
Ovviamente le sopracitate azioni e ricerche non rappresentano nemmeno la minima parte di quelle che si animavano in quel periodo.
La ricerca artistica di Adriano Altamira si distingue per il nuovo tipo di approccio nei riguardi dell´opera. Più che spingersi un passo avanti le altre, come sorta di competizione, Altamira le attraversa. In Area di Coincidenza, ciclo di opere dei primi anni settanta, seleziona e ritaglia dai giornali immagini iconiche di opere d´arte, per metterle insieme, creando delle composizioni. Sono perlopiù immagini di opere delle avanguardie in cui intercorrono notevoli somiglianze (coincidenze?) tra i loro segni caratterizzanti.
La ricerca artistica di Altamira, non si pone tra le spasmodiche corse evoluzionistiche delle ricerche di quel periodo, ma sulle spalle dei giganti (i grandi artisti) e di tutti quelli che finiscono nei libri e riviste dedicate al mondo dell´arte, per vedere dall´alto e lontano, a sottolineare quanto affermò Dino Formaggio in L´Arte del 1973: “L´arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”, analizzando come un filosofo del linguaggio la traccia del tracciato umano rappresentata dal pensiero artistico e dal suo volere.
La messa a confronto ravvicinata delle similitudini, delle coincidenze dei segni tra le opere, apre a complessità relative al concetto derridiano di “difference”: la differenza quale concreta e sola presenza (reale) appartenente ad ogni lingua e linguaggio, quindi appartenente anche a quello dell´arte.
Il maggiore insegnamento offerto dalle opere di “Area di Coincidenza” del maestro Adriano Altamira, è quello di farci riflettere e capire che non esiste e non si dà singola opera. Ma si può fare arte solo grazie la capacità critica e di analisi di insiemi.
Giuseppe Ferraina