
Dati di scatto: 1/950s - F2.2 - ISO 400
Triplo sensore da 200 Mpxl, video Log 4K/120p su tutte le fotocamere, assistente AI alla composizione. In una parola: completo.
Sembra che la Spagna sia il Paese preferito da Oppo per il lancio globale dei suoi dispositivi di punta: lo scorso anno Barcellona, quest’anno Maiorca. Differenze? La scelta dei modelli. Da Find X9 e Find X9 Pro, si è passati a Find X10 e Find X10 Pro Max. La scelta della nomenclatura non mi aggrada, la rincorsa alla concorrenza la comprendo ma questo tentativo di copiarne anche i nomi ritengo che sia una perdita di identità notevole. Un peccato, visto che in realtà questi dispositivi hanno tutte le carte in regola per fare molto bene e, anzi, dovrebbero puntare proprio sulla loro unicità.
Il nuovo Oppo Find X10 Pro Max è lo smartphone Android foto/video ad oggi più completo sul mercato, il tutto grazie alla scelta di utilizzare tre sensori da 200 Mpxl dello stesso produttore riuscendo così a garantire la medesima qualità e corrispondenza cromatica da 14mm a 70mm. Ma ovviamente c’è un prezzo da pagare..ed è davvero salato: € 1799 di listino. Non è un dispositivo per tutti, questo è certo, ma è altrettanto vero che in questo periodo di crisi, dove l’elettronica aumenta vertiginosamente, Oppo ha scelto di non lesinare sulla componentistica proponendo un modello quasi identico al precedente bensì di proporre uno smartphone per chi non vuole rinunciare a nulla.
Il confronto con i modelli precedenti della famiglia Find X aiuta a inquadrare la scelta progettuale di Oppo.Oppo Find X9 Pro adotta una fotocamera principale da 50 Mpxl, un’ultra-grandangolare da 50 Mpxl e un teleobiettivo da 200 Mpxl. Oppo Find X9 Ultra ha già portato la risoluzione da 200 Mpxl sulla fotocamera principale e sul teleobiettivo, aggiungendo un secondo teleobiettivo per le focali più lunghe.
| Oppo Find X9 Pro | Oppo Find X9 Ultra | Oppo Find X10 Pro Max | ||||
| Fotocamera Wide | — | Sony Lyt-828 50 Mpxl, 1/1.28″, 24mm F1.5 | — | Sony LYT901 200 Mpxl, 1/1.12″, 24mm F1.5 | — | Isocell HPC 200 Mpxl, 1/1.3″, 24mm F1.5 |
| Fotocamera tele 3x | — | Isocell HP5 200 Mpxl, 1/1.56″, 70mm F2.1 | — | OmniVision OV52A 200 Mpxl, 1/1.28″, 70mm F2.2 | — | Isocell HP5 200 Mpxl, 1/1.56″, 200 Mpxl, 70mm F2.1 |
| Fotocamera tele 10x | — | Solo con Teleconverter | — | Isocell JN5 50 Mpxl, 1/2.75″, 230mm F3.5 | — | Solo con Teleconverter |
| Fotocamera ultrawide | — | Isocell JN5 50 Mpxl, 1/2.75″, 15mm F2 | — | Sony Lyt600 50 Mpxl, 1/1.95″, 14mm F2 | — | Isocell HP5 200 Mpxl, 1/1.56″, 200 Mpxl, 13mm F2.2 |
| Processore | — | MediaTek Dimensity 9500, NPU | — | Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5, NPU | — | MediaTek Dimensity 9600 Pro, NPU |
| Display | — | AMOLED da 6.78″, 120Hz | — | AMOLED da 6.82″, fino a 144Hz | — | AMOLED da 6.78″, fino a 144Hz |
| Video | — | 4K/120p | — | 8K/30p – 4K/120p | — | 8K/30p – 4K/120p |
Find X10 Pro Max distribuisce invece i 200 Mpxl su tutte e tre le fotocamere posteriori principali e introduce un sistema di elaborazione che punta alla coerenza cromatica tra le focali. Il supporto al teleconverter ottico Hasselblad amplia la portata del teleobiettivo, ma non sostituisce la presenza di una seconda fotocamera tele dedicata come quella di Find X9 Ultra.
Oppo Find X10 Pro Max riprende il linguaggio estetico della famiglia Find X, con una cornice in alluminio dalla finitura opaca, lati piatti e bordi leggermente arrotondati. Il retro in vetro presenta una lavorazione differente in base alla versione scelta. Titanium Grey utilizza una superficie scolpita in un unico elemento, con una transizione morbida verso il modulo fotografico, mentre Luna White richiama l’estetica delle fotocamere tradizionali con dettagli zigrinati (ma la superficie rimane liscia) e un anello arancione ispirato a Hasselblad. Le dimensioni sono di 161.32 × 76.57 × 8.40mm. Il peso è di 228 grammi per Titanium Grey e 226 grammi per Luna White. La protezione da acqua e polvere comprende le certificazioni IP66, IP68 e IP69. Oppo dichiara inoltre una certificazione SGS a cinque stelle per la resistenza alle cadute e l’impiego di Crystal Guard Glass, sviluppato in collaborazione con Corning, per proteggere la parte anteriore e quella posteriore.

Il display è un pannello AMOLED LTPO piatto da 6.78″, con risoluzione di 2772 × 1272 pixel, densità di 450 ppi e cornici simmetriche da 1.15mm. La frequenza di aggiornamento è adattiva da 1 a 120Hz, con un massimo di 144Hz nei giochi compatibili. La luminosità dichiarata arriva a 3600 nit di picco in HDR, mentre quella a schermo intero raggiunge 2000 nit. Il pannello supporta la visualizzazione a 10 bit e una copertura del 95% dello spazio colore BT.2020, una prima per il segmento smartphone, oltre a Dolby Vision. Per l’utilizzo in condizioni di scarsa illuminazione sono previste una luminosità minima di 1 nit, la regolazione PWM a 3840Hz fino a 70 nit e la dimmerazione DC al di sopra di questa soglia.
Utilizza il processore MediaTek Dimensity 9600 Pro, prodotto con processo a 2nm, affiancato da 12 GB di RAM LPDDR5X a 9600 Mbps e 512 GB di memoria UFS 4.1. Il sistema di raffreddamento integra una vapor chamber per gestire il calore durante i carichi di lavoro prolungati. La piattaforma adotta una configurazione CPU All Big Core con due core C2 Ultra fino a 4.55GHz. La GPU G2 Ultra NX è progettata per migliorare le prestazioni grafiche e l’efficienza, mentre la nuova architettura NPU punta ad accelerare le operazioni di intelligenza artificiale eseguite direttamente sul dispositivo.

La batteria al silicio-carbonio ha una capacità di 7150mAh ed è composta da due celle, con un contenuto di silicio-carbonio dichiarato pari al 25%. Oppo dichiara una capacità residua superiore all’80% dopo cinque anni di utilizzo tipico. Il chip PowerCore dedicato alla gestione della batteria è progettato per migliorare la stabilità della scarica quando la carica residua è bassa. La ricarica cablata Supervooc arriva a 80W, con supporto alla ricarica fino a 55W tramite caricabatterie USB PD compatibili. La ricarica wireless Airvooc raggiunge 50W ed è disponibile anche la ricarica inversa cablata e wireless.
Il sistema operativo è ColorOS 17 basato su Android 17. La dotazione comprende connettività Wi-Fi 7, Bluetooth 6.2, USB-C 3.2 Gen 1, NFC, doppia SIM, altoparlanti stereo simmetrici e motore aptico X Axis. Tra le funzioni software sono presenti strumenti di intelligenza artificiale come AI Mind Pilot con Manus Agent Mode, AI Photo Agent e Style Match. AI Photo Agent merita una menzione particolare: è un assistente alla composizione in fase di scatto. Una volta aperta la fotocamera il sistema analizza l’inquadratura, rileva il soggetto più interessante, guida l’utente nella giusta posizione e seleziona automaticamente la focale più adatta.
Il comparto fotografico è il principale elemento distintivo. Il sistema posteriore comprende tre fotocamere da 200 Mpxl sviluppate con Hasselblad, con sensori Samsung Isocell HPC e Isocell HP5. La stessa risoluzione nominale è quindi disponibile con tre focali differenti, dall’ultra-grandangolare al teleobiettivo.
La fotocamera principale utilizza un sensore Isocell HPC da 1/1.3″, abbinato ad un obiettivo equivalente ad un 24mm con apertura F1.5 e stabilizzazione ottica. È il primo sensore di questa famiglia a integrare la tecnologia DeepPix, progettata per ampliare la capacità di acquisizione delle alte luci e delle ombre. Il sistema prevede un incremento del 60% della capacità di carica massima del pixel rispetto alla generazione precedente e una gamma dinamica dichiarata fino a 17 stop.

Come sempre sugli smartphone Oppo il rumore è gestito in maniera eccellente ma anche la risoluzione segue di pari passo. Rispetto ai modelli precedenti, sia Pro che Ultra, non abbiamo picchi massimi seguiti da cali significativi bensì una costanza ed un equilibrio di valori frutto di un’ottimizzazione mirata. Un sensore principale, sulla carta, davvero notevole.
Facile che qui venga in mente la tecnologia LOFIC utilizzata su Xiaomi 17 Ultra. Sebbene abbiano lo stesso intento, lo raggiungono in modo molto differente: DeepPix interviene direttamente sull’architettura del pixel, LOFIC sull’aggiunta di celle con capacità di accumulo accanto al fotodiodo. Qui la tecnologia combina tre interventi: FDTI, che aumenta la capacità del fotodiodo; Dual VTG, che migliora il trasferimento degli elettroni; una regione di floating diffusion più ampia, che permette di ricevere la carica e convertirla in un segnale elettrico per la lettura. L’obiettivo è conservare più informazioni nelle aree molto luminose e in quelle in ombra.
L’ultra-grandangolare è la vera novità: utilizza un sensore Isocell HP5 da 1/1.56″, con obiettivo equivalente ad un 13mm, apertura F2.2 e campo visivo di 124°. L’ottica è composta da sette elementi e dispone di autofocus, con una distanza minima di messa a fuoco di appena 4cm. Quest’ultima caratteristica permette di utilizzare la fotocamera anche per riprese ravvicinate e macro, oltre che per paesaggi, architettura e scene in cui è necessario includere una porzione ampia dell’ambiente. Stesso sensore per il teleobiettivo periscopico con focale equivalente ad un 70mm, apertura F2.1 e stabilizzazione ottica. La distanza minima di messa a fuoco è di 10cm, caratteristica che consente di realizzare anche fotografie tele-macro. La focale è adatta ai ritratti a mezzo busto, ai dettagli e ai particolari distanti, mentre la combinazione tra sensore e apertura è progettata per mantenere una buona raccolta di luce anche con un’ottica tele.

L’ottimizzazione ha colpito anche la fotocamera con obiettivo 70mm. Nonostante il sensore sia il medesimo di Find X9 Pro, i valori di risoluzione e rumore sono ottimizzati per garantire un file ottimale dai 100 ai 3200 ISO senza altalene di picchi e crolli.
Chiude il comparto una fotocamera frontale da 50 Mpxl con sensore Samsung Isocell JN5 da 1/2.75″, obiettivo equivalente a 18mm, apertura F2.0 e autofocus. Il campo visivo di 100° consente di includere più persone o una porzione maggiore dell’ambiente nell’inquadratura, una caratteristica utile anche per vlog e riprese in cui il volto deve rimanere visibile insieme allo sfondo.
L’elaborazione ha un ruolo determinante nella gestione del dettaglio, del contrasto, del rumore e della resa cromatica. Con Lumo True Image Engine, Oppo interviene su tre aspetti: colore, tonalità e texture. Il sistema combina la scienza del colore Hasselblad, l’elaborazione naturale della modalità Master e le informazioni cromatiche raccolte dalla True Color Camera. L’obiettivo è mantenere una resa coerente con la scena, evitando che la fotografia computazionale produca colori eccessivamente saturi, contrasti innaturali o dettagli enfatizzati artificialmente.

La True Color Camera è identica a quella montata su Find X9 Ultra: un sensore multispettrale da 3.2 Mpxl, con 24 canali di rilevamento, tecnologia BSI, campo visivo di 95° e obiettivo F2.4. La nuova generazione offre una gamma dinamica dichiarata 5.5 volte superiore a quella del sensore precedente (presente su Find X9 Pro), così da raccogliere informazioni cromatiche più accurate in condizioni di illuminazione differenti. Questi dati vengono utilizzati da Lumo True Image Engine per migliorare la riproduzione dei colori e dell’incarnato. L’elaborazione dei toni della pelle mira a preservare le variazioni naturali di colore e luminosità, evitando schiarimenti eccessivi che possono rendere i volti piatti o slavati, soprattutto quando sono presenti sorgenti luminose con temperature colore differenti.

La gestione delle tonalità riguarda anche l’equilibrio tra alte luci e ombre. Il sistema riduce l’intervento del tone mapping locale e l’elaborazione HDR aggressiva, con l’intento di mantenere il contrasto naturale della scena: le zone luminose restano brillanti, le ombre conservano profondità e il soggetto mantiene un rapporto credibile con l’ambiente. Anche la nitidezza viene gestita in modo più contenuto. La riduzione dello sharpening e del rumore, insieme alla limitazione delle elaborazioni AI non necessarie, è pensata per preservare le texture registrate dai sensori e dalle ottiche. La resa può quindi apparire meno accentuata a un primo sguardo rispetto a quella di smartphone che applicano una nitidezza più aggressiva, ma l’obiettivo dichiarato è mantenere bordi e dettagli più naturali.

L’elaborazione cerca inoltre di garantire coerenza tra l’anteprima sul display e il file finale, tra la fotografia e il fotogramma di copertina delle Motion Photo e tra le diverse fotocamere posteriori. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante quando si passa dall’ultra-grandangolare al sensore principale e al teleobiettivo all’interno della stessa sequenza.
Le tre fotocamere posteriori da 200 Mpxl condividono un insieme di modalità video che comprende la registrazione in 4K a 60 fps, 4K a 120 fps e 8K a 30 fps oltre all’Open Gate Capture in modalità Video Pro. Rispetto alla registrazione video standard, Oppo dichiara una copertura verticale superiore del 66% e una copertura orizzontale superiore del 25%. La possibilità di utilizzare queste risoluzioni con ultra-grandangolare, principale e teleobiettivo permette di cambiare prospettiva senza rinunciare alle stesse opzioni di registrazione. È disponibile anche la registrazione HDR in Dolby Vision, pensata per conservare informazioni nelle alte luci e nelle ombre e per ampliare la gamma di luminosità rappresentabile nei filmati. Il sistema di elaborazione Lumo True Image Engine e la True Color Camera intervengono anche nella resa video, con l’obiettivo di mantenere colori e incarnati coerenti.
Supporta il formato O-Log2, la seconda generazione del profilo Log del produttore. La registrazione è disponibile in 4K a 60 fps, 4K a 120 fps e 8K a 30 fps. Il profilo conserva informazioni tonali e cromatiche in una resa più piatta rispetto a un filmato già elaborato, offrendo maggiore margine per intervenire in post-produzione. Il video qui sopra, che potete trovare anche su Instagram, è la prova che il device può essere utilizzato anche in un contesto professionale; è girato interamente in Log e senza nessun “aiutino” esterno, come ottiche cine con adattatore, filtri o seconde camere di appoggio. Unico accessorio il Khronos Creator Kit sviluppato da Tilta, che comprende una custodia in alluminio, un treppiede tascabile, una ventola di raffreddamento attiva e un’impugnatura aggiuntiva.
Rispetto alla concorrenza, ai dispositivi Android sono sempre state additate scarse prestazioni lato video..e finalmente anche questo limite viene superato: oltre alla continuità cromatica e di prestazioni su tutte le fotocamere posteriori, abbiamo anche una stabilizzazione davvero incredibile.
Se è vero che Find X9 Pro sembra ormai alle spalle, il paragone che più incuriosisce è con Find X9 Ultra. Lo ammetto, Ultra ci ha ridato un obiettivo 10x integrato di alta qualità, una soluzione che era mancata per tanti anni (anche se presente in alcuni modelli, è sempre stato inutilizzabile per la scarsa qualità del file) ma tornata alla ribalta diventando quasi irrinunciabile. “Una fotocamera bridge tascabile”, così l’ho definito appena è stato presentato. Superfluo dire che sì, mentirei se non ammettessi che qui la mancanza di un obiettivo 10x integrato si sente, però ci sono aspetti che vale la pena considerare come prioritari e che, forse, rendono addirittura preferibile questo modello. E poi si può sempre sopperire con il Teleconverter Kit, che dalla sua ha uno sfocato ottico che un classico 10x non ha.

Partiamo da un assunto molto, molto, importante: la continuità. Find X10 Pro Max finalmente adotta tre sensori provenienti dallo stesso produttore e con lo stesso numero di pixel, una cosa che in passato non era mai successa dato che sono sempre stati mischiati impropriamente Omnivision, Samsung e Sony, rendendo il lavoro sulla color molto difficile in fase di acquisizione. Qui questo limite cade, con la sola Samsung a sorreggere l’intera architettura..e la differenza si vede fin da subito. Il file Jpeg è molto più coerente a livello cromatico su tutte e tre le fotocamere, sia in foto che in video.

Un appunto che si potrebbe fare è che Ultra ha dalla sua un sensore leggermente più grande sulla fotocamera principale. Però in termini di qualità del file, così come di profondità di campo, questa differenza non si percepisce assolutamente. L’utilizzo di una tecnologia come DeepPix infatti colma tanto questo gap: la luce che prima andava persa viene ora raccolta e analizzata, per cui le informazioni sulla scena sono superiori rispetto ai modelli precedenti. Il prezzo da pagare per un simile sensore principale è un lieve aumento del rumore.


Fiore all’occhiello è però la fotocamera ultrawide. In passato ho sempre detto che è “la più bistrattata dell’intero comparto” ma finalmente, da oggi, probabilmente non lo dirò più. Il sensore è grande, il numero di pixel è elevatissimo ed il sistema di correzione della distorsione regala sempre linee molto dritte e mai cadenti; ciò vuol dire che è un file che si può utilizzare davvero fin da subito o croppare senza perdita di qualità. Da fotocamera designata per architetture ed interni si trasforma quindi in strumento creativo per avvicinarsi al soggetto e avere prospettive differenti. L’onere della prova si sposta quindi dall’azienda all’utente.

Come detto la color sul Jpeg sviluppata da Hasselblad rimane coerente su tutte le focali, con colori pastello e tonalità molto morbide sempre prese dal termine di paragone più “scomodo” che esista: Hasselblad X2D. Il Raw DNG fa invece un passo avanti ed è lo stesso che è stato introdotto su Find X9 Ultra: non prevede interventi di AI generativa né operazioni di tone mapping artificiale. Ciò vuol dire che è più “grezzo” e più simile a quello tipico di una fotocamera rispetto che a quello di uno smartphone.
Un file Raw proveniente da una fotocamera contiene dati quasi completamente “grezzi”, acquisiti da sensori generalmente più grandi e caratterizzati da una maggiore gamma dinamica e profondità colore. Questo si traduce in una maggiore flessibilità in fase di post-produzione, in particolare per quanto riguarda esposizione, bilanciamento del bianco e recupero delle alte luci e delle ombre. Negli smartphone, invece, il Raw (spesso in formato DNG) include generalmente una certa quota di elaborazione computazionale come riduzione del rumore, fusione multi-frame, correzioni ottiche e maschere di contrasto. Inoltre, i sensori più piccoli limitano la quantità di informazioni raccolte per singolo scatto, compensata però dall’intervento di algoritmi avanzati generativi. In questo contesto, il Raw delle fotocamere privilegia la massima fedeltà e il controllo manuale, mentre quello degli smartphone rappresenta tradizionalmente un compromesso tra dati grezzi ed elaborazione automatica.


Ci sono pecche? Dipende. Nel momento in cui scrivo ci sono ancora lievi sbavature nella gestione dell’esposizione in modalità automatica, gestibili manualmente senza problemi; un “problema non problema” dato che può essere agilmente corretto con un banale aggiornamento software.
Far sembrare Find X9 Pro come un dispositivo più datato di quello che è sembrava una cosa impossibile. Sembrava. Questo Find X10 Pro Max è forse il primo smartphone che possiamo considerare davvero completo in tutto e viene quasi naturale chiedersi cosa mai ci si potrebbe aspettare da un modello Ultra..e se questo sia davvero necessario.