Tra il 1957 e il 1959 Mario Carrieri percorre Milano instancabilmente e realizza oltre 3.500 fotografie. La città è sospesa tra i segni ancora visibili della guerra e l’imminente boom economico.

Mario Carrieri ha attraversato Milano fino a trasformarla in materia visiva, in un teatro dove città e abitanti diventano protagonisti della stessa rappresentazione.
È questo il cuore di “Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959”, la mostra che il Centro Culturale di Milano presenta dal 18 novembre 2026 al 20 febbraio 2027, ideata da Camillo Fornasieri e curata da Roberto Mutti, con il Patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia.
Per la prima volta Milano, Italia viene presentata in una forma ampia e organica, attraverso 100 fotografie originali selezionate da Roberto Mutti insieme a Pietro Carrieri, figlio del fotografo. Un progetto che permette di tornare alle origini dello sguardo di Carrieri, scomparso lo scorso aprile a 93 anni.

Questa celebre fotografia di Mario Carrieri appartiene al suo libro “Milano, Italia”, pubblicato nel 1959 dall’editore Lerici.
A metà degli anni Cinquanta, mentre l’Italia viveva il boom economico e la narrazione ufficiale celebrava il progresso e il benessere, il giovane Mario Carrieri (all’epoca poco più che ventenne) decise di mostrare l’altra faccia della medaglia: la Milano delle periferie desolate, la nebbia, l’alienazione e la durezza della vita operaia.
La scritta di protesta sul muro “I Pirelli, Valletta responsabili dei morti…” è la testimonianza delle forti tensioni sociali e sindacali di quegli anni, legate agli incidenti mortali sul lavoro nelle fabbriche. La scritta chiama in causa i Pirelli (simbolo dell’industria milanese) e Vittorio Valletta (amministratore della Fiat), considerati responsabili e simboli delle condizioni di lavoro nelle fabbriche.
Sullo sfondo emerge la sagoma di un gasometro, enorme cisterna per lo stoccaggio del gas: un elemento iconico dell’archeologia industriale milanese. La figura dell’uomo di spalle che cammina da solo lungo Via Privata Valsugana, tenendosi il cappello sulla testa a protezione dal vento, esprime la solitudine e l’estraniazione delle persone nella Milano industriale di questi anni.
Tra il 1957 e il 1959 Mario Carrieri percorre Milano instancabilmente e realizza oltre 3.500 fotografie. La città è sospesa tra i segni ancora visibili della guerra e l’imminente boom economico. Ma il fotografo non costruisce una cronaca della modernizzazione, procede per frammenti, contrasti e accostamenti.
Gli immigrati e la pubblicità, i Navigli e San Vittore, la Scala e i locali notturni, il Duomo e i muri della città: elementi apparentemente lontani diventano le scene di una Milano inquieta, contraddittoria, sospesa tra memoria e futuro. “Come sono io, una frattura”, dice Carrieri parlando della scelta di abbandonare il proprio passato professionale per dedicarsi a Milano, Italia. La fotografia diventa così uno strumento non per registrare la realtà, ma per produrne una nuova.

Negli anni Cinquanta Piazza Duomo era uno dei soggetti più fotografati d’Italia e Carrieri ribalta l’estetica da cartolina turistica proponendo un’immagine sgranata, graficamente forte e scegliendo un punto di ripresa insolito così che l’attenzione dell’osservatore cada sulla scritta dei bagni pubblici.
Sullo sfondo svettano le guglie del Duomo e la sagoma a cavallo del monumento a Vittorio Emanuele II; in primissimo piano campeggia la scritta GABINETTI, accompagnata da DEPOSITO BAGAGLI e LUCIDATURA SCARPE. Carrieri scatta posizionandosi sulla scalinata di accesso ai servizi igienici sotterranei e all’Albergo Diurno che si trovavano sotto la piazza. Il corrimano in ferro che attraversa l’inquadratura ben esprime l’intenzione di Carrieri di realizzare un’immagine non convenzionale della piazza.
“Milano, la consideravo un grande palcoscenico dove recitavo una tragedia. Non volevo riprodurre una città, ma produrla”.
È forse questa la chiave del suo lavoro. Gli abitanti sono attori inconsapevoli, le strade quinte, la luce uno strumento di costruzione. Il bianconero, i forti contrasti, le ombre profonde e le superfici imperfette allontanano le immagini dal reportage tradizionale e trasformano la città in una dimensione quasi mentale.
Mario Carrieri fotografa il ventre di Milano, non soltanto ciò che la città mette in mostra, ma ciò che nasconde. Solitudini, gesti quotidiani, incontri casuali e figure marginali diventano parte di una stessa narrazione. Anche i monumenti perdono la loro funzione celebrativa.
Pubblicato nel 1959 da C.M. Lerici, Milano, Italia non fu allora accolto dalla critica con l’attenzione che avrebbe meritato. Ugo Mulas invece ne riconobbe immediatamente la forza innovativa e alcune immagini entrarono nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York.
Oggi il libro è considerato uno dei lavori fondamentali della fotografia italiana del secondo Novecento. Il suo valore, però, non è soltanto storico. Carrieri riesce a trasformare una città reale in una città interiore. La sua Milano non è quella delle cartoline, è una città di luci improvvise e grandi ombre, di memoria e futuro, di volti anonimi e architetture riconoscibili.
Una città che il fotografo non cerca di spiegare. La reinventa.
Con Milano, Italia, la fotografia smette così di essere soltanto un modo per vedere il mondo e diventa un modo per produrlo.
S.A

La scena è ambientata in una Piazza della Scala immersa in un’intensa nevicata; sullo sfondo si riconosce la facciata del Teatro alla Scala, mentre sulla sinistra svetta il Monumento a Leonardo da Vinci, ricoperto di neve. Il “fantasma” in primissimo piano, l’ombra che attraversa l’immagine, è effetto del lungo tempo di posa a causa della poca luce ambiente.
La mostra “Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959” è allestita presso il Centro Culturale di Milano (Via Francesco Arese 18) dal 18 novembre 2026 al 20 febbraio 2027.
Ideata da Camillo Fornasieri e curata da Roberto Mutti, con il Patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia.
Dal 18 novembre 2026 al 20 febbraio 2027
www.centroculturaledimilano.it