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Fotografia.it

L’importanza del tempo: Citlali Fabian è la Photographer of the Year ai Sony World Photography Awards 2026

Francesco Carlini | 17 Aprile 2026

La diciannovesima edizione dei Sony World Photography Awards 2026 si conclude con la proclamazione dei vincitori delle categorie Professional e con l’assegnazione del titolo di Photographer of the Year. Ad aggiudicarselo quest’anno è la fotografa messicana Citlali Fabian con il progetto fotografico “Bilha, Stories of My Sisters”.

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© Citlali Fabián, Mexico, Photographer of the Year, Professional Competition, Creative, Sony World Photography Awards 2026

L’importanza del tempo, concepito come spazio condiviso tra fotografo e soggetto, non come semplice durata ma come condizione necessaria per costruire una relazione autentica nella fotografia contemporanea. È nel tempo che si sviluppano fiducia e ascolto reciproco, elementi che permettono al ritratto di andare oltre la superficie e diventare un processo di conoscenza. Ma nell’idea di Citlali Fabian c’è anche qualcosa di più: c’è l’ascolto, c’è la condivisione. Un processo lento e profondamente collaborativo che definisce un nuovo approccio alla fotografia di ritratto. In questo scambio, il soggetto non è più solo osservato, ma partecipa attivamente alla propria rappresentazione, contribuendo a dare forma a un’immagine che rispecchi davvero la sua identità e la sua esperienza.

“Bilha, Stories of My Sisters” privilegia la profondità della relazione e la co-creazione: in un contesto contemporaneo spesso dominato dalla produzione rapida e seriale, questo lavoro si propone come un’alternativa nel panorama della fotografia internazionale. È stato sviluppato nell’arco di due anni e nasce come una serie di dodici ritratti dedicati a donne indigene del Sud del Messico, con l’intenzione di diventare un libro fotografico per bambine della regione, uno strumento capace di offrire nuovi modelli e nuove narrazioni; l’obiettivo è che le più giovani possano riconoscersi in queste figure, vedendo donne attive e protagoniste nei propri territori. Attraverso questo progetto fotografico, la fotografa mette in luce il loro ruolo fondamentale come attiviste ambientali e linguistiche, oltre che come artiste impegnate in pratiche collettive.

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© Citlali Fabián, Mexico, Photographer of the Year, Professional Competition, Creative, Sony World Photography Awards 2026

Ogni immagine è stata costruita a partire da un dialogo attento e prolungato con le protagoniste. Citlali Fabian ha trascorso tempo nei luoghi in cui queste donne vivono e in quelli che hanno lasciato, lasciando che fossero proprio loro a contribuire attivamente alla costruzione del proprio ritratto fotografico. Dalla scelta dell’ambientazione agli elementi visivi presenti nell’inquadratura, ogni dettaglio è stato condiviso e discusso. Le conversazioni sono proseguite anche dopo gli scatti, in un confronto continuo su quali immagini restituissero davvero la loro identità e il loro impegno nel contesto sociale e culturale contemporaneo.

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© Citlali Fabián, Mexico, Photographer of the Year, Professional Competition, Creative, Sony World Photography Awards 2026

“Attraverso questo processo, l’artista mette in luce la presenza, la forza e i traguardi di donne che sono state spesso trascurate, dando loro la visibilità e il riconoscimento che meritano da tempo nel panorama sociale e culturale” – ha commentato Monica Allende, presidente della giuria del concorso Professional 2026.

Open Photographer of the Year è invece Elle Leontiev (Australia) con la fotografia “The Barefoot Volcanologist”. Questo ritratto nasce con l’obiettivo di rendere omaggio a una figura descritta come intensa, carismatica e profondamente ispiratrice. Potente e carico di significato racconta la vita e il lavoro di uno scienziato dei vulcani straordinariamente dedito, capace di trasformare passione e conoscenza in un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale. Leontiev ha scelto di realizzare uno scatto ambientale capace di raccontare non solo la persona, ma anche il contesto estremo in cui opera quotidianamente. La sessione fotografica si è svolta in condizioni estreme, su una vasta piana di cenere, tra pioggia acida, esalazioni di acido solforico e dense nubi di cenere sollevate dal vulcano.

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© Elle Leontiev, Australia, Winner, Open Competition, Portraiture, Sony World Photography Awards 2026

Durante la serata di gala sono stati proclamati anche i nove professionisti vincitori di altrettante categorie.


Architecture & Design

Joy Saha (Bangladesh) per Homes of Haor.

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© Joy Saha, Bangladesh, Finalist, Professional Competition, Architecture & Design, Sony World Photography Awards 2026

Saha documenta l’architettura vernacolare della regione di Haor in Bangladesh, dove le case sono costruite su cumuli rialzati, che diventano isole durante la stagione dei monsoni.

Documentary

Santiago Mesa (Colombia) per Under the Shadow of Coca.

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© Santiago Mesa, Colombia, Finalist, Professional Competition, Documentary Projects, Sony World Photography Awards 2026

Il progetto accende i riflettori su una delle aree più trascurate e complesse della Colombia, ai confini dell’Amazzonia, dove la coltivazione della coca rappresenta ancora oggi una delle poche possibilità concrete di sopravvivenza per contadini, raccoglitori e intere famiglie. Nonostante decenni di campagne antidroga e operazioni militari, la realtà sul campo resta profondamente segnata da povertà, isolamento e assenza dello Stato, lasciando spazio al controllo diretto di gruppi armati che regolano ogni aspetto della vita quotidiana. In molte di queste aree, lo Stato colombiano è praticamente assente e il potere è esercitato da organizzazioni armate che impongono regole su movimenti, produzione agricola e relazioni sociali. In località come Jordan Garcia, La Piña e La Romega, le comunità vivono sotto una pressione costante, dove anche le attività più ordinarie sono sottoposte a controllo. I lavoratori della coca affrontano condizioni estremamente dure, trasportando pesanti sacchi di foglie e svolgendo un lavoro fisicamente estenuante, spesso all’interno delle proprie abitazioni, in un ciclo produttivo che non lascia molte alternative. Il progetto evidenzia anche la fragilità delle soluzioni alternative promosse negli anni. Alcune famiglie, come quelle coinvolte in programmi di sostituzione delle colture, stanno cercando di passare alla produzione di cacao o all’allevamento di animali. Tuttavia, queste attività raramente garantiscono un reddito sufficiente per vivere dignitosamente, rendendo la transizione incerta e spesso insostenibile. In questo contesto, i coltivatori non si percepiscono come criminali o trafficanti, ma come persone con opzioni estremamente limitate, costrette a scegliere tra sopravvivenza e legalità.

Environment

Isadora Romero (Ecuador) per Notes on How to Build a Forest.

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© Isadora Romero, Ecuador, Finalist, Professional Competition, Environment, Sony World Photography Awards 2026

Questo progetto racconta la trasformazione profonda del rapporto tra esseri umani e natura, attraverso la storia di due comunità che vivono in una foresta dell’Ecuador. Da due o tre generazioni, queste comunità abitano un territorio che inizialmente era stato scelto con l’obiettivo di sfruttare e distruggere la foresta, ma che nel tempo si è trasformato in un luogo di apprendimento, consapevolezza e ridefinizione dell’identità. Il progetto si concentra sulla relazione contemporanea tra uomo e foresta, esplorando come queste comunità ecuadoriane stiano ripensando il loro ruolo all’interno dell’ecosistema. Dopo un passato segnato dalla deforestazione, oggi gli abitanti stanno riscoprendo la foresta come guida, come spazio vitale e come elemento centrale per costruire una nuova identità culturale e sociale. È un processo di apprendimento e riapprendimento, in cui la natura non è più vista come risorsa da sfruttare, ma come sistema con cui dialogare e coesistere.

Landscape

Dafna Talmor (Regno Unito) per Constructed Landscapes.

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© Dafna Talmor, United Kingdom, Finalist, Professional Competition, Landscape, Sony World Photography Awards 2026

Da anni impegnata nella rappresentazione del paesaggio, aveva accumulato nel tempo una vasta serie di immagini scattate durante viaggi, fotografie nate senza un obiettivo preciso ma con il tentativo di catturare luoghi e scenari dotati di un significato profondo. Tuttavia, col passare degli anni, questo archivio visivo ha iniziato a generare insoddisfazione: quelle immagini, pur evocative, sembravano prive di una direzione chiara e di un valore ulteriore. Da questa crisi creativa è nata l’idea di trasformare la frustrazione in un’opportunità, dando vita a un processo artistico radicale e liberatorio. Talmor ha iniziato a intervenire direttamente sui negativi originali utilizzando un bisturi, modificandoli fisicamente per reinterpretare e astrarre i paesaggi rappresentati. Questo gesto manuale e incisivo ha permesso di superare i limiti della fotografia tradizionale, aprendo a nuove possibilità espressive e a una visione completamente rinnovata del concetto di paesaggio.

Perspectives

Seungho Kim (Repubblica di Corea) per Sunny Side Up: A Portrait of the Most Average K-Parenting Today.

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© Seungho Kim, Korea, Republic Of, Finalist, Professional Competition, Perspectives, Sony World Photography Awards 2026

Originario della Corea del Sud, ha documentato e organizzato momenti della vita quotidiana per mostrarne la realtà. Il suo lavoro si concentra sulla figlia e sul suo cagnolino, con l’obiettivo di rivelare un lato nascosto della Corea, dove le persone vivono con animali domestici non tanto per scelta personale quanto come conseguenza di dinamiche sociali.

Portraiture

Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni (Italia) per The Faithful.

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© Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, Italy, Finalist, Professional Competition, Portraiture, Sony World Photography Awards 2026

Nel mondo contemporaneo, il concetto di comunità sta evolvendo rapidamente, ridefinito dalle dinamiche sociali e dall’influenza sempre più pervasiva dei social media. Eventi pubblici, manifestazioni e grandi raduni diventano oggi spazi in cui il senso di appartenenza si costruisce ben oltre i confini tradizionali, come quelli religiosi o culturali, dando vita a esperienze collettive intense e profondamente umane. Essere parte di una comunità significa condividere emozioni, energie e identità, come accade nelle piazze gremite o durante eventi sportivi, dove persone di diverse nazionalità ed etnie si ritrovano unite da un sentimento comune. Questa connessione, viscerale e immediata, rappresenta uno degli aspetti più autentici dell’esperienza umana, capace di generare un’energia collettiva che attraversa e coinvolge ogni individuo. Parallelamente, i social media stanno trasformando radicalmente il modo in cui questi momenti vengono vissuti e rappresentati. La necessità di essere costantemente connessi e visibili porta le persone a documentare in tempo reale ogni esperienza, rendendo gli smartphone i veri protagonisti delle scene pubbliche. Le piazze e gli eventi si trasformano così in palcoscenici contemporanei, dove ogni individuo è al tempo stesso spettatore e performer. La consapevolezza di essere osservati e potenzialmente fotografati modifica i comportamenti, spingendo le persone a mettere in scena sé stesse in una sorta di rappresentazione continua. Questo fenomeno apre nuove prospettive per la fotografia contemporanea, in particolare per il ritratto, che trova in questi contesti una dimensione ricca di significati. Il fotografo non cattura più solo momenti spontanei, ma interazioni complesse tra identità, percezione e rappresentazione. In un’epoca dominata dall’immagine e dalla condivisione, la fotografia diventa uno strumento privilegiato per analizzare il rapporto tra individuo e collettività, tra autenticità e performance, offrendo uno sguardo attuale e critico sulla società digitale e sulle nuove forme di socialità.

Sport

Todd Antony (Nuova Zelanda) per Buzkashi.

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© Todd Antony, New Zealand, Finalist, Professional Competition, Sport, Sony World Photography Awards 2026

Il buzkashi è uno sport tradizionale dell’Asia centrale, particolarmente diffuso in paesi come l’Afghanistan, ma presente anche in altre regioni come Tagikistan, Uzbekistan e Kazakistan. Il nome significa letteralmente “afferrare la capra” o “tirare la capra”: infatti il gioco consiste in una competizione a cavallo in cui i partecipanti, divisi in squadre o individualmente, devono contendersi una carcassa di capra (o vitello, a seconda delle tradizioni locali), trascinandola fino a un’area prestabilita per segnare un punto. Oltre all’aspetto sportivo, il buzkashi ha anche un forte valore culturale e sociale: è legato a tradizioni nomadi e rurali e viene spesso praticato durante festival, celebrazioni e occasioni pubbliche importanti, rappresentando un simbolo di identità e orgoglio per molte comunità dell’Asia centrale.

Still Life

Vilma Taubo (Norvegia) per Talking Without Speaking.

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© Vilma Taubo, Norway, Finalist, Professional Competition, Still Life, Sony World Photography Awards 2026

Il progetto fotografico “Talking Without Speaking” esplora il potere nascosto degli oggetti quotidiani, trasformati nel tempo in simboli universali legati a eventi storici, lotte per i diritti e identità nazionali. In un’epoca segnata da censura, conflitti e restrizioni della libertà di espressione, questo lavoro si inserisce nel dibattito contemporaneo offrendo una chiave di lettura originale su come le persone riescano a comunicare anche senza parole, utilizzando elementi apparentemente semplici ma carichi di significato. L’idea nasce nel 2023 da un episodio casuale: l’artista, attraversando un edificio per uffici, nota una composizione di Post-it rossi e verdi disposti a formare un’anguria su una finestra. Quella che inizialmente appare come una semplice decorazione si rivela presto un possibile gesto di solidarietà, aprendo la strada a una riflessione più ampia. La presenza di altri oggetti nello stesso spazio suscita ulteriori interrogativi e spinge l’autore ad avviare una ricerca approfondita su tutti quegli oggetti di uso comune che, nel corso della storia recente, hanno assunto un valore simbolico nelle lotte sociali e politiche in diverse parti del mondo.

Wildlife & Nature

Will Burrard-Lucas (Regno Unito) per Crossing Point.

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© Will Burrard-Lucas, United Kingdom, Finalist, Professional Competition, Wildlife & Nature, Sony World Photography Awards 2026

Documentare i rinoceronti neri, animali estremamente elusivi e minacciati dal bracconaggio, che tendono a muoversi in aree fitte e difficili da esplorare, è una sfida difficile. Per i ranger, avvistare anche un solo esemplare può richiedere settimane di ricerca senza alcuna garanzia di successo. Per superare questo ostacolo, il progetto ha introdotto l’utilizzo di avanzati sistemi di fototrappole, ovvero fotocamere automatiche in grado di attivarsi al passaggio degli animali, permettendo un monitoraggio continuo e non invasivo. I risultati hanno superato le aspettative: già nel primo mese sono stati identificati otto rinoceronti diversi, alcuni dei quali non venivano avvistati da oltre un anno. Le immagini ad alta risoluzione hanno permesso di riconoscere i singoli esemplari attraverso dettagli unici, come le incisioni sulle orecchie, migliorando così le stime sulla popolazione e offrendo informazioni preziose per la gestione della riserva.

Francesco Carlini
In primis appassionato di fotografia, dal 2008 faccio parte del team di Editrice Progresso, storica casa editrice italiana fondata nel 1894, e gestisco il sito www.fotografia.it. Al lavoro redazionale e giornalistico nel corso degli anni ho affiancato il lavoro di prova dei prodotti e delle misurazioni di laboratorio riguardanti fotocamere, obiettivi e smartphone.
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