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Fotografia.it

Skylum: in regalo il software Aurora per HDR

Aurora è un software evoluto per la fotografia HDR, facile da usare per utenti alle prime armi, ma in grado di offrire buone soddisfazioni anche a chi abbia avanzate conoscenze di post-produzione.

Redazione fotografia.it | 29 Dicembre 2019

Aurora è un software evoluto per la fotografia HDR, facile da usare per utenti alle prime armi, ma in grado di offrire buone soddisfazioni anche a chi abbia avanzate conoscenze di post-produzione. Come spieghiamo nell’articolo di Tutti Fotografi di gennaio, per ottenere i migliori risultati occorre però curare attentamente la ripresa e usare moderazione per non creare immagini poco corrispondenti alla realtà.

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Classico HDR d’interni in controluce, poi sviluppato in bianconero: 5 scatti a forcella con Bracketing impostato a -2, -1, 0, +1, +2 EV.
“In Aurora prima, e in Photoshop poi, ho sviluppato l’immagine in chiave iper-realistica soft. La maggiore difficoltà è stata attendere che non passasse nessuno: due ore di attesa per 5 secondi di ripresa. A volte la fotografia è anche pazienza, tanta pazienza… Bressanone. Chiostro del Duomo”. Luca Mich.
Dati di scatto >> f/11, ISO 64.

Per ottenere immagini ad alta gamma dinamica (HDR) occorre avere una serie di accortezze. Vi diamo qui alcuni consigli che di certo vi saranno utili.

Usare il treppiede
I diversi scatti, a differenti livelli di esposizione, devono essere perfettamente sovrapponibili, senza disallineamenti. Ecco quindi che un solido treppiede è di fondamentale importanza. Se non si ha a disposizione un treppiede, la sequenza HDR può essere generata anche scattando a mano libera, con molta attenzione; oggi i software dispongono di funzioni di allineamento molto efficienti, che però comportano inevitabilmente un taglio dell’immagine. Inoltre occorre evitare il mosso e per questo si deve impostare un tempo di scatto sufficientemente veloce a seconda della lunghezza focale. Ciò comporta generalmente la necessità di alzare gli ISO, con la comparsa di rumore digitale.

Diaframma
Essendo l’apertura del diaframma direttamente collegata alla profondità di campo, e dunque alla percezione dei piani nitidi nello scatto, va da sé che il diaframma dovrà restare invariato durante tutta la sequenza degli scatti. Per evitare errori in ripresa, conviene quindi impostare in macchina nella modalità di scatto a priorità di diaframma che permette al fotografo di variare l’esposizione solo con la ghiera dei tempi di scatto.

Tempo di otturazione
Ho detto che l’esposizione deve essere impostata solo con il tempo di scatto. Nella modalità a priorità di diaframma basta ruotare la ghiera dei tempi per eseguire una serie di scatti a EV differenti seguendo le indicazioni dell’esposimetro. Una semplice sequenza potrebbe essere ad esempio -2; -1; 0; +1; +2 EV. È evidente quindi l’utilità del treppiede: è facile infatti che, allungando il tempo di posa per sovraesporre, a mano libera si ottengano scatti mossi, inutilizzabili.

ISO
Se si utilizza un treppiede, va da sé che sceglieremo per tutta la sequenza la sensibilità ISO più bassa di cui dispone la fotocamera. La ripresa a mano libera è un altro discorso, ma comporta notevoli complicazioni. Siate pratici: a mano libera alzate con coraggio gli ISO e … sperate in bene!

Scatto remoto
Non è necessario, ma lo consiglio fortemente. A bassissimi ISO, è prassi fotografare con tempi da 1 secondo a 1/20 … e sono tempi micidiali per il micromosso. Se non avete con voi lo scatto remoto, almeno scattate con l’autoscatto, impostandolo a due secondi. Io utilizzo anche la funzione MUP (non presente su tutte le fotocamere) che al primo scatto alza lo specchio e al secondo fa scattare l’otturatore. Tutto questo per ridurre il rischio di vibrazioni.

Funzione Bracketing
Comoda, e presente su quasi tutte le fotocamere, permette di impostare automaticamente la sequenza degli scatti a forcella variando il numero di scatti (3 – 5 – 7 – 9) e l’intervallo in EV tra uno scatto e l’altro (1/3 di stop, 2/3 di stop, 1 stop, 2 stop).

File di registrazione
Ovviamente, per i migliori risultati, consiglio di scattare in Raw a 14 bit di profondità colore, ma questa tecnica può dare molte soddisfazioni anche a fotografi che scattano in Jpeg.

Esposimetro esterno
Per i più precisi, un esposimetro spot a luce riflessa è molto comodo per calcolare come impostare la sequenza (è possibile usare anche quello della fotocamera, ma con qualche complicazione in più). Se ad esempio la zona più scura richiede un tempo di scatto di mezzo secondo e quella più luminosa di 1/25 questo significa che la scena ha una gamma dinamica di 6 stop: dovrete dunque impostare una sequenza di sette scatti con intervallo di 1 EV, o quattro scatti con intervallo da 2 EV.
Comunque, è possibile cavarsela anche andando semplicemente per tentativi; l’importante è che l’istogramma dello scatto più scuro (per avere il massimo dettaglio nelle alte luci) termini abbondantemente a destra del bordo dei bianchi, e viceversa per lo scatto più luminoso.

Altri suggerimenti
Dopo aver eseguito la messa a fuoco, consiglio di disattivare l’autofocus. È molto importante che la sequenza venga registrata velocemente, senza inutili perdite di tempo a rifocheggiare ad ogni scatto. Le condizioni di luce possono cambiare rapidamente e questo potrebbe produrre artefatti durante il montaggio. Un suggerimento pratico riguarda l’inserimento di “identificativi” della sequenza migliore; siccome è abbastanza facile scattare molte sequenze quasi identiche, magari inframmezzate da scatti singoli di prova per controllare l’istogramma, sequenze magari interrotte perché si alza il vento o passa una persona, in fase di post-produzione può diventare difficile ritrovare la sequenza che avevamo identificato come la migliore. È per questo motivo che prima di eseguire la sequenza “giusta” scatto una foto con la mia mano e faccio lo stesso dopo l’ultimo scatto a forcella. Le immagini tra questi due fotogrammi sono la sequenza voluta e le ritroverò velocemente. I filtri non sono nemici dell’HDR. Cercate di avere sempre con voi un polarizzatore circolare e magari un ND variabile; oggi se ne trovano di ottimi senza dover investire un capitale. In certe occasioni potreste rimpiangerli! Se poi volete avventurarvi nel mondo dei filtri a lastra digradanti, vi si apriranno possibilità di scatto eccezionali.

Dall’articolo di Luca Mich pubblicato su Tutti Fotografi di gennaio.

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