Barcellona chiama, Xiaomi risponde: presentata oggi poco prima del Mobile World Congress la nuova famiglia flagship composta da Xiaomi 17 e Xiaomi 17 Ultra.

Saranno 26 i miliardi di investimento che Xiaomi intende riservare alla divisione ricerca e sviluppo da qui al 2030 e che impatteranno su tutti i segmenti dell’azienda, di cui gli smartphone sono ad ora sicuramente la parte principale.

Xiaomi 17 Ultra è ovviamente il fiore all’occhiello di questa serie, tanto che è stato fatto in due versioni: quella “liscia” e la Leica Edition che ora prende il nome di Leitzphone. Tra i due non ci sono differenze tecniche lato foto, sono del tutto identici. A cambiare sono alcuni dettagli, appannaggio solo di Leitzphone: il font dell’OS, in tutto e per tutto quello utilizzato da Leica e introdotto con la SL, due filtri colore che simulano rispettivamente le risultanze di una Leica M9 ed una Leica M3 e, ovviamente, la corona che circonda il gruppo circolare posteriore che può essere utilizzata per azionare lo zoom ottico. Minimal ed essenziale, con il classico logo Leica sul fronte, ha una zigrinatura per migliorare la presa in fase di scatto sulla cornice in alluminio che circonda il display e una serigrafia che recita “Leica Camera Germany”.

“Tanti anni fa mi ricordo che durante una conferenza chiesi quanti tra i presenti fossero fotografi: solo una decina alzarono la mano, forse meno. Perché avevano una fotocamera. Oggi invece tutti abbiamo uno smartphone in tasca, quindi potenzialmente oggi siamo tutti fotografi in un certo senso. E per Leica è importante anche guardare alla fotografia con un nuovo approccio.” – queste le parole usate da Andreas Kaufman. “Leitzphone racchiude la filosofia e la pura esperienza di scatto Leica, solo in una forma diversa. Niente di più, niente di meno.” – queste le parole di Matthias Harsch.

Tre sono le fotocamere. La principale con sensore Sony customizzato Light Fusion 1050L da 1″ e 50 Mpxl con obiettivo da 6 microlenti equivalente ad un 23mm F1.6 stabilizzato OIS con un elemento frontale in vetro, la seconda principale con sensore Samsung Isocell HPE da 1/1.4″ e 200 Mpxl con obiettivo APO con struttura periscopica da 8 microlenti (di cui 3 in vetro) equivalente ad un 75-100mm F2.3-3 stabilizzato OIS con zoom ottico ed infine il terzo, classico, sensore Samsung JN5 da 1/2.75″ e 50 Mpxl con obiettivo equivalente ad un 14mm F2.2 con angolo di campo di 115°. Tantissime quindi le novità.

Partiamo dal sensore principale in cui viene integrata la tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor) inventata da Panasonic nel 2000 e che va a migliorare la gamma dinamica senza per forza aver bisogno di un multiscatto HDR. Cerco ora di spiegarmi in modo soddisfacente.
Ogni pixel converte luce in segnale elettrico per immortalare la scena. Se nei sensori di grandi dimensioni non si pongono problemi, in quelli più piccoli, come quelli degli smartphone o delle dashcam o delle videocamere di sorveglianza, bisogna invece porvi grande attenzione perché ogni pixel ha una superficie di gran lunga inferiore. Dato che ogni scena non ha mai condizioni di luce ottimale bensì mista (luci e ombre), questa non viene mai catturata tutta perché andrebbe a generare delle problematiche come bruciature o rumore. Per questo motivo ogni pixel è dotato di una capacità sia massima che minima oltre la quale le informazioni si perdono perché è preferibile “buttarle”..ovvero, semplicemente, non registrarle. Come detto infatti i dati diventerebbero poco leggibili perché alcuni pixel riceverebbero “troppa luce” e altri “troppo poca”: sopra un certo valore (bianco) il dato di saturazione sarebbe pieno, per cui si avrebbe un’immagine bruciata, sotto un certo valore (nero) non sarebbe abbastanza, per cui si avrebbe un’immagine rumorosa.

Per ovviare a questa errata lettura delle informazioni di luce e limitare il problema che si pone nella scelta di “cosa misurare” (ovvero le alte o le basse luci), ogni pixel viene quindi limitato a monte in fase di cattura. Ciò però genera un altro problema: la conseguente scarsità di gamma dinamica. La soluzione che le aziende hanno sempre trovato si chiama HDR reso possibile attraverso diverse soluzioni, non ultima quella del multiscatto: la registrazione di più immagini, solitamente un minimo di tre, con esposizioni diverse che vengono poi unite dal software per generarne una perfettamente bilanciata in termini di sensibilità e ben esposta. Almeno fino ad oggi perché con la tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor) non si fa altro che andare a catturare la luce in eccesso che prima veniva “butatta” e convertirla in segnale elettrico. I transistor di questo condensatore raccolgono quindi le informazioni non registrate esponendo correttamente tutte le zone della scena e aumentando quindi la capacità di cattura della luce: rispetto a quella di 15 Ultra, è di circa 6 volte superiore.
Ma la fotocamera tele non è da meno. Innanzitutto siamo di fronte al primo zoom ottico inserito su uno smartphone: tra i 75mm ed i 100mm il gruppi interni si muovono, non si limitano a colmare gli step intermedi tramite crop. Secondariamente è composto da ben 5 lenti asferiche e 3 lenti in vetro marchiate APO che vanno a limitare l’aberrazione cromatica e preservare le trame fitte da aloni indesiderati.


Anche il display ha subito una variazione. Quello che potrebbe sembrare un downgrade, dato che si passa da 2K a 1.5K (2608 x 1200 pixel) di risoluzione, in realtà è un vantaggio in termini di consumo dato che è sensibilmente inferiore al precedente. Inoltre la qualità della riproduzione pareggia quella dello scorso anno grazie ad un nuovo pannello dove i supbixel sono tutti e tre (verde, blu e rosso) indipendenti (mentre in un pannello classico soltanto il verde è indipendente mentre il blu e il rosso sono in condivisione). In ogni caso stiamo parlando di un OLED HyperRGB da 6.9″ in grado di riprodurre circa 68 miliardi di colori e che copre il 100% della gamma DCI-P3, con un refresh rate variabile fino a 120 Hz e 3500 nits di luminosità di picco. Il tutto è mosso da un processore Qualcomm Snapdragon 8 Elite di quinta generazione con 16 GB di RAM e memoria interna a partire da 512 GB.

Display, anche se più piccolo da 6.3″, e processore sono condivisi anche da Xiaomi 17 ma le uguaglianze terminano qui. Lato fotocamera infatti le potenzialità cambiano abbastanza drasticamente. Il sensore principale è un Light Fusion 950 da 1/1.3″ e 50 Mpxl di risoluzione con obiettivo equivalente ad un 23mm F1.6 stabilizzato OIS; il secondo è un Samsung JN5 da 1/2.75″ e 50 Mpxl con obiettivo equivalente ad un 60mm F2, stabilizzato OIS e arricchito dal sistema flottante che gli permette una fotografia ravvicinata fino a circa 10 cm; chiude il trio un sensore Omnivision da 50 Mpxl con obiettivo equivalente ad un 17mm F2.4 con angolo di campo da 102°.


Xiaomi 17 Ultra è già disponibile ad un prezzo di 1499 euro per il taglio da 16 GB + 512 GB e di 1699 euro nel taglio da 16 GB + 1 TB. Xiaomi 17 avrà un prezzo a partire da 999 euro.