
Alcune stampe con Canon imagePROGRAF PRO-2600
Il fotografo e Canon Ambassador ripercorre oltre vent’anni di reportage wedding e racconta perché la stampa è diventata parte integrante del suo linguaggio. Con Canon imagePROGRAF PRO-2600, il controllo creativo non si ferma più allo schermo.
Per Fabio Mirulla il matrimonio non è mai stato solo un evento da documentare. È un racconto umano, un intreccio di relazioni, emozioni e momenti irripetibili che meritano di essere conservati nel tempo. Dopo oltre vent’anni di carriera e più di cinquecento matrimoni fotografati, il suo approccio alla fotografia wedding è rimasto fedele a un’idea precisa: raccontare storie vere, con uno sguardo personale.
Negli ultimi anni, a questo processo narrativo si è aggiunto un passaggio fondamentale: la stampa. Con l’introduzione nel suo studio di Canon imagePROGRAF PRO-2600, Mirulla ha deciso di riportare dentro il proprio flusso di lavoro l’ultimo passaggio del processo fotografico, quello che trasforma un’immagine in un oggetto fisico destinato a durare.

Fabio, quest’anno compi quarant’anni e fotografi matrimoni da più di vent’anni. Come è iniziata questa avventura?
Quest’anno compio quarant’anni e questa è la mia ventunesima stagione nel wedding. Ho iniziato giovanissimo: il giorno dopo il diploma. Era il 2005 e mio padre mi disse che conosceva un fotografo locale con cui avrei potuto iniziare a lavorare. Pensavo di andare semplicemente ad aiutarlo, e invece è stato l’inizio della mia carriera. Ho cominciato come assistente, passo dopo passo. Fin da subito ho capito che quello era il mio ambiente: fotografare le persone e raccontare storie in contesti sempre diversi. Ancora oggi lo faccio con lo stesso entusiasmo di allora.
Molti fotografi pensano che i matrimoni siano sempre uguali. Tu invece li racconti da oltre vent’anni.
È una domanda che mi fanno spesso: “Non ti annoi? I matrimoni sono tutti uguali”. In realtà non è affatto così. Il matrimonio è un evento profondamente umano, quasi antropologico. Ogni coppia lo vive in modo diverso. Anche se la struttura della giornata può sembrare simile – la cerimonia, la festa – tutto ciò che ruota intorno cambia completamente: le persone, le emozioni, il modo di vivere quel momento. Dopo più di cinquecento matrimoni posso dirlo con certezza: ogni storia è diversa.
Gran parte dei tuoi clienti oggi arriva dall’estero..
Sì, ormai circa l’80% dei miei matrimoni sono Destination Wedding. Lavoro molto in Toscana con coppie straniere che scelgono l’Italia per sposarsi. Non significa che non ami fotografare matrimoni italiani, anzi. Ma le coppie internazionali tendono a prenotare con molto anticipo, quindi nel tempo il mio lavoro si è orientato naturalmente in quella direzione. A volte mi capita anche di viaggiare per lavoro: Stati Uniti, Libano, Svizzera, Islanda. Sono esperienze che arricchiscono molto, anche dal punto di vista umano.
Il tuo lavoro è spesso definito reportage di matrimonio. Come descriveresti il tuo approccio?
L’obiettivo è costruire una narrazione autentica della giornata. Ma è importante non tradire la propria visione. Quando una coppia mi sceglie, non cerca soltanto un fotografo: cerca il mio modo di vedere e raccontare. Per questo preferisco definirmi un fotografo che documenta matrimoni. Il matrimonio è il contesto in cui lavoro, ma ciò che conta davvero è il linguaggio con cui lo racconto.
La stampa è sempre stata parte del tuo lavoro?
Sì, ho sempre stampato album o fotografie per i clienti, ma per molti anni mi sono affidato a laboratori esterni. Nel tempo ho cambiato diversi fornitori perché non ero mai completamente soddisfatto. A volte il bianco e nero aveva leggere dominanti, altre volte i colori non erano perfettamente coerenti con ciò che vedevo a monitor. Dopo ore di lavoro in post-produzione, ricevere una stampa che non corrisponde alla tua visione può essere frustrante. A un certo punto ti rendi conto che l’unico modo per avere davvero il controllo sul risultato è gestire direttamente la stampa.
Ed è qui che entra in gioco Canon imagePROGRAF PRO-2600..
Esatto. In passato avevo fatto qualche tentativo con la stampa, ma non avevo mai pensato seriamente al grande formato. Poi si è presentata l’opportunità di lavorare con la PRO-2600 e ho deciso di provarci. La cosa che mi ha sorpreso di più è stata la semplicità. Dopo il montaggio e una breve formazione iniziale abbiamo subito iniziato a fare le prime stampe. Pensavo che ci sarebbe voluto molto tempo per arrivare a un buon risultato; invece, dopo pochi minuti stavamo già stampando immagini di grande formato. Quando ho visto il primo 60×90 ho capito che potevo gestire tutto in autonomia.
Qual è il vantaggio principale di stampare direttamente in studio?
Il controllo. Non è solo una questione di costi, anche se il risparmio rispetto ai laboratori può essere significativo. Il punto è poter vedere subito il risultato e sapere che ciò che hai stampato corrisponde esattamente alla tua visione. Quando consegni una fotografia stampata hai tra le mani il risultato finale del tuo lavoro, non semplicemente un file digitale.

In un’epoca dominata dalle immagini digitali, quanto è importante continuare a stampare?
Oggi molti giovani vivono la fotografia come qualcosa di effimero: una storia su Instagram che dura ventiquattro ore o un contenuto che si guarda una volta e poi si dimentica. Ma succede una cosa interessante: quando mostri loro una stampa grande, magari un 60×90, restano sorpresi. Non hanno più familiarità con la fotografia fisica, quindi per loro è quasi una scoperta. Se però riesci a fargliela toccare con mano, capiscono immediatamente il valore.
Quali formati di stampa proponi più spesso ai tuoi clienti?
La stampante permette una larghezza massima di circa 60 centimetri, mentre la lunghezza può variare. Ma il cliente spesso non ha un’idea precisa delle dimensioni. Per questo mostro diversi formati e li aiuto a scegliere. In generale le dimensioni più richieste sono tra i 50 e i 70 centimetri, anche se si parte da formati più piccoli, intorno ai 30 o 40.
Nei tuoi lavori utilizzi molto sia il colore sia il bianco e nero. Come scegli tra i due?
Nella maggior parte dei casi lo so già quando scatto. Il bianco e nero lo utilizzo quando voglio eliminare le distrazioni del colore e concentrarmi su un gesto o su un’emozione. Ha una capacità straordinaria di amplificare certe situazioni. Il colore invece è energia, vitalità. I matrimoni per me sono anche festa e divertimento, e il colore restituisce perfettamente quell’atmosfera.
Come si comporta Canon imagePROGRAF PRO-2600 con bianco e nero e colore?
La prima cosa che mi ha colpito è stata la fedeltà rispetto al monitor. Ho stampato immagini con contrasti molto forti, neri profondissimi e bianchi estremi. La prima prova era in bianco e nero e sono rimasto davvero colpito. La stampa era incredibilmente vicina all’immagine che vedevo sullo schermo. Considerando che il monitor emette luce mentre la stampa la riflette, la corrispondenza era sorprendente. Anche sul colore la resa è molto precisa. Io sono abbastanza pignolo: se c’è una minima deviazione me ne accorgo subito. Qui invece la fedeltà è davvero notevole.
E dal punto di vista pratico?
È una macchina molto semplice da gestire. Si accende, esegue le operazioni iniziali – come l’agitazione degli inchiostri – e poi si può stampare. Gran parte della manutenzione è automatica: la stampante esegue cicli di pulizia e controlli per mantenere sempre gli ugelli in condizioni ottimali. Più la utilizzi, più lavora in modo fluido.
In un’epoca in cui la fotografia vive sempre più spesso nello spazio effimero degli schermi, il ritorno alla stampa assume un valore quasi simbolico. Per Fabio Mirulla, raccontare un matrimonio significa costruire una memoria destinata a durare nel tempo. Con Canon imagePROGRAF PRO-2600, quel racconto non si conclude più con l’ultimo click o con il file consegnato agli sposi: prende forma sulla carta, trasformandosi in un oggetto capace di attraversare gli anni e continuare a raccontare una storia.
Canon imagePROGRAF PRO-2600 – Caratteristiche principali
