
Dati di scatto: 1/250s - F11 - ISO 100 @ 400mm
Sensore Full Frame Stacked da 67 Mpxl, AI e raffica da 30 fps: la nuova Sony A7R VI si spinge oltre la sua comfort zone tra sport, wildlife e alta risoluzione.
Sony presenta oggi la nuova Sony A7R VI, definendola la primogenita di una “nuova era”. Un’affermazione che alza inevitabilmente le aspettative, ma attenzione: non siamo davanti a una rivoluzione immediatamente evidente come lo fu, ai tempi, l’introduzione della Human Pose Estimation su Sony A7R V, tecnologia che cambiò radicalmente il sistema AF dei modelli successivi. Qui il salto generazionale passa invece attraverso una lunga serie di ottimizzazioni meno appariscenti ma molto concrete, che portano questo modello fuori dalla sua tradizionale comfort zone.
In passato la piramide professionale Sony era estremamente chiara: ogni modello occupava una posizione precisa grazie a specifiche tecniche ben definite. Con il tempo, però, questa segmentazione si è fatta più sottile e meno immediata da interpretare, soprattutto a un primo sguardo. Oggi le differenze si nascondono spesso nei dettagli: funzioni avanzate, impostazioni dedicate e caratteristiche estremamente verticali che trasformano ogni fotocamera in uno strumento quasi tailor made per un preciso ambito professionale, ma solo se si conoscono davvero le sue peculiarità. Non a caso questa nuova serie R ricorda molto Sony A1 II, il modello pensato per professionisti e agenzie, pur mantenendo una filosofia differente. Ad esempio, entrambe arrivano a 30 fps, ma dietro questo dato si nasconde una differenza sostanziale: A7R VI si ferma a 60 calcoli AF/AE al secondo, mentre A1 II raggiunge i 120 calcoli al secondo. Un dettaglio che dimostra quanto sia importante andare oltre le specifiche principali.
Detto questo, Sony A7R VI rimane fedele alla propria identità: una fotocamera ad altissima risoluzione pensata soprattutto per ritratto, paesaggio e cerimonia. Le nuove caratteristiche, però, la spingono verso prestazioni che fino a pochi anni fa sembravano impensabili per la serie R, rendendola credibile anche in ambiti come wildlife e sport. Ed è proprio in questo contesto che l’ho provata insieme al nuovo Sony FE 100-400mm F4.5 GM OSS.
Le novità partono dal sensore: un nuovo BSI-CMOS Stacked che passa da 61 Mpxl a 67 Mpxl con 16 stop di gamma dinamica. Il cambiamento più importante, però, non riguarda tanto il numero di pixel quanto la nuova architettura dei transistor sotto i fotodiodi, progettata per aumentare non solo la risoluzione ma anche la velocità di readout. I calcoli AF/AE passano infatti dai 30 al secondo di A7R V ai 60 al secondo della nuova generazione, merito anche del nuovo processore Bionz XR2 con chip AI integrato.
Questa maggiore velocità si riflette direttamente sulla raffica, che sale da 10 fps a 30 fps con buffer fino a 135 scatti Raw + Jpeg, oltre che nelle funzioni avanzate collegate allo scatto continuo. Arrivano infatti il Pre Capture, introdotto inizialmente su Sony A9 III e presente anche su Sony A7 V, che permette di registrare immagini da 0,03 secondi fino a 1 secondo prima della pressione completa del pulsante di scatto, e il Continuous Shooting Speed Boost, utile per modificare rapidamente la velocità della raffica nei momenti chiave dell’azione.
| Sony A7R V | Sony A7R VI | Sony A1 II | ||||
| Sensore | — | BSI-CMOS | — | BSI-CMOS Stacked | — | BSI-CMOS Stacked |
| Risoluzione | — | 61 Mpxl | — | 67 Mpxl | — | 50 Mpxl |
| Processore | — | Bionz XR + AI | — | Bionz XR2 + AI | — | Dual Bionz XR + AI |
| ISO | — | 100-32000 | — | 100-25600 | — | 100-32000 |
| ISO ext | — | 50-102400 | — | 50-102400 | — | 50-102400 |
| IBIS | — | 8 stop | — | 8.5 stop | — | 8.5 stop |
| EVF | — | 9.44 Mpxl 120fps | — | 9.44 Mpxl Blackout free | — | 9.44 Mpxl Blackout free |
| Display | — | 3” articolato | — | 3.2” articolato | — | 3.2″ articolato |
| AF | — | 693 punti + AI | — | 759 punti + AI | — | 759 punti + AI |
| Raffica | — | 10 fps | — | 30 fps | — | 30 fps |
| Video | — | 8K/30p | — | 8K/30p | — | 8K/30p |
| Memoria | — | Dual SD UHS-II + CFexpress A | — | Dual SD UHS-II+ CFexpress A | — | Dual SD UHS-II + CFexpress A |
| Dimensioni | — | 131 x 97 x 82 mm | — | 132.7 x 96.9 x 82.9 mm | — | 136 x 97 x 83 mm |
| Peso | — | 638 g | — | 713 g | — | 743 g |
A supporto c’è naturalmente anche un sistema AF aggiornato. I punti a rilevamento di fase e contrasto passano da 693 con copertura del 79% a 759 punti con copertura del 94% del sensore. Debuttano inoltre tre modalità di tracking del soggetto — Stable, Standard e Responsive — insieme alle nuove aree Spot XL, XS e Custom regolabili tramite ghiere, che si aggiungono alle classiche Area, Zona, Centro, Spot flessibile e Spot flessibile espanso.
La Human Pose Estimation, introdotta sulla precedente generazione, diventa ancora più precisa grazie a un’area di analisi più ridotta. Il Real Time Recognition è ora in grado di riconoscere e seguire soggetti specifici anche in presenza di sovrapposizioni, folla o distanze elevate, proprio come avviene su A1 II con il firmware più recente. Il tutto supportato da una stabilizzazione IBIS capace di compensare fino a 8.5 stop al centro e 7 stop ai bordi.
Gli algoritmi AI intervengono anche nello sviluppo del file Raw. Per ottenere immagini di dimensioni estremamente elevate resta disponibile il Composite Raw Shooting, particolarmente adatto a ritratto, architettura, paesaggio e scene notturne. Debutta però anche il nuovo Extended Raw Processing che, tramite il software di editing Sony, genera un’immagine ad altissima risoluzione quattro volte più grande partendo da un singolo scatto, come già visto su A7 V e A1 II. Sempre grazie al Deep Learning migliorano inoltre esposizione automatica e bilanciamento del bianco, con una gestione più accurata della luce riflessa e della resa cromatica.
Sul fronte video, Sony A7R VI registra in 8K fino a 30/24p con crop 1.2x e in 4K fino a 120p in oversampling dal 5K. Restano disponibili l’importazione delle LUT personalizzate, la stabilizzazione Dynamic Active e la modalità Auto Framing, che ritaglia automaticamente l’inquadratura seguendo il soggetto e mantenendolo sempre al centro della scena.
Nuova era, “quasi” nuovo corpo. Anche qui le differenze sono piccole ma significative. A parte una, il classico elefante nella stanza. La nuova Sony A7R VI introduce quello che sarà il nuovo standard per le future mirrorless Alpha: una batteria aggiornata che passa da 2200 mAh a 2670 mAh, con un incremento di circa il 17% che promette maggiore autonomia, consumi ottimizzati e supporto al fast charging. Per questo motivo il grip dell’impugnatura è stato leggermente rivisto, con un handling molto simile a quello della Sony A1 II: il feeling resta immediato ma migliora il comfort, soprattutto nell’utilizzo con teleobiettivi e lunghe focali.

Il mirino EVF resta da 9,44 milioni di punti ma ora è HDR, passando dall’equivalenza sRGB a quella DCI-P3 con una luminosità triplicata e, soprattutto, con tecnologia blackout free. Sulla calotta superiore la disposizione di ghiere e pulsanti riprende quella del modello precedente, ma tra C2 e REC compare un piccolo trigger dedicato alla retroilluminazione dei tasti posteriori, particolarmente utile per fotografia notturna e lavoro in condizioni di scarsa illuminazione. Alla ghiera PASM si aggiunge inoltre la posizione *, un Memory Recall che consente di richiamare fino a 10 modalità personalizzate senza dover passare dal menu durante lo scatto.
Anche qui, come su Sony A7 V, le porte USB-C diventano due: una dedicata al trasferimento rapido dei file e allo streaming, l’altra pensata per ricarica veloce e power supply continuo. Per il resto tutto rimane invariato, anche il display articolato.
Facciamo una premessa: le immagini che vedete sono purtroppo solo dei Jpeg lievemente aggiustati e ritagliati, data l’impossibilità di aprire o convertire i RAW provenienti da un nuovo sensore, né con Camera Raw né con il software proprietario Sony. Quindi il mio non sarà un vero e proprio andare “a fondo” della questione, non avendo pieno controllo sulla gamma dinamica, ad esempio, però sicuramente è una buona infarinatura generale. Quello che potrebbe sembrare un inconveniente mi ha permesso però di apprezzare l’incisività cromatica: l’AI che analizza il sensore spettrale svolge infatti una migliore lettura dello spettro colore, tale per cui il risultato risulta meno slavato rispetto al passato. È una cosa che si riesce ad apprezzare mettendo a paragone i Jpeg di Sony A7R V e A7R VI: per quanto mi sia stato impossibile scattare la medesima immagine, dato che ho provato il modello precedente anni fa, in condizioni simili il risultato appare comunque differente.

Lo stupore legato a questa macchina è rivolto a quello che può fare; è sì un modello comunicato principalmente per la fotografia wildlife e naturalistica, oltre che per il ritratto, ma non disdegna anche un utilizzo intensivo nello sport. Nonostante io abbia cercato di procedere nella direzione più “green”, diciamo, alla fine mi sono ritrovato in pista al Cremona Circuit durante un weekend di prove e gara per stressare buffer e raffica. Può un modello da 67 Mpxl essere davvero così preciso come viene descritto? La risposta, con grande soddisfazione e onestà, è sì.

Il plus della serie R è sempre stato quello della risoluzione: con un così elevato pixelaggio, ricomporre una scena andando a cropparla non costringe a rinunciare a qualità o dettaglio fine. Anzi, tende quasi a massimizzare l’esperienza, permettendo di cogliere in post particolari che magari erano sfuggiti in fase di scatto. In una situazione sportiva, come ad esempio le corse motoristiche, questo modello permette da solo di coprire due esigenze tipiche del professionista: la prima è legata agli scatti a bordo pista con l’utilizzo di un obiettivo tele, la seconda è quella delle foto ai clienti nel paddock con un obiettivo grandangolare o macro. Un solo corpo, molteplici casistiche differenti. Con un’ottica come il nuovo FE 100-400mm F4.5 GM OSS ci si può addirittura accontentare degli spalti per portare a casa un lavoro molto vario.
Il sistema AF è eccellente e di sicuro più preciso rispetto al passato: l’area di rilevamento è più ristretta e questo permette di riconoscere e agganciare soggetti anche molto lontani con maggiore affidabilità. Ma è soprattutto il tracciamento predittivo introdotto con questo nuovo firmware a cambiare un po’ le carte in tavola: anche in situazioni concitate, il soggetto selezionato viene mantenuto costantemente agganciato, persino quando risulta temporaneamente coperto da elementi di disturbo.

In accoppiata con la possibilità di utilizzare un’area Custom, quindi modificabile sia in orizzontale che in verticale, il sistema di rilevamento diventa pressoché infallibile. Mi sono poi dovuto ricredere sulla modalità Auto, ovvero l’automatismo che consente alla macchina di capire verso quale soggetto sia puntata senza selezionare manualmente una categoria specifica (come persone, animali o mezzi di trasporto). In questo caso specifico, infatti, con il soggetto molto lontano ha sempre riconosciuto e seguito la moto; durante l’avvicinamento è poi passato autonomamente sul casco del pilota, con una precisione tale da permettere di distinguere il volto sotto la visiera o i riflessi su di essa.

Grazie poi a una stabilizzazione di questo livello, che ora garantisce fino a 7 stop di compensazione anche ai bordi, lavorare con obiettivi pesanti come supertele o zoom diventa estremamente semplice e sicuro: la definizione rimane estremamente elevata e la nitidezza si mantiene costante anche nelle condizioni più spinte. Molte di queste immagini, infatti, non sono “piene” ma ottenute da crop al 100%.
Menzione speciale anche per la batteria, considerando che lo standard CIPA dichiarato sembra essere piuttosto conservativo per questo modello: in un intero pomeriggio di utilizzo ho realizzato circa 700 scatti (quindi il doppio se si considera il RAW + JPEG) e ho concluso con il 67% di batteria residua.
Anche qui, come già accaduto in passato, mi riservo di analizzare e sviluppare i RAW, perché mi consentiranno una maggiore manualità sul risultato finale del file. Posso però dire con estrema sicurezza che questi nuovi aggiornamenti – ovvero in primis il sensore stacked di nuova concezione, il sistema AF aggiornato e una raffica solitamente riservata a modelli nati con altri intenti – rendono questo modello uno dei più versatili in circolazione. In altre parole, una macchina a cui affidarsi praticamente ad occhi chiusi per quasi qualunque genere fotografico.
La pista è da sempre uno dei banchi di prova più difficili e, se Sony A7R VI non perde un colpo in questo contesto, è lecito aspettarsi lo stesso comportamento anche in condizioni outdoor come la fotografia naturalistica e wildlife.