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Fotografia.it

Jessica Lange, da musa a fotografa

Il passaggio da modella a fotografa rappresenta una transizione ricca di fascino nel mondo della fotografia: è il ribaltamento dei ruoli

Paolo Namias | 30 Ottobre 2026

Per molte donne il passaggio dal ruolo di modella o attrice a quello di fotografa significa riappropriarsi della propria immagine, della propria narrazione visiva.

Perché questo passaggio è frequente?

Avendo passato anni sui set, chi è stata modella o attrice conosce perfettamente come la luce modella il corpo e sa come gestire la vulnerabilità di chi sta di fronte all’obiettivo. Passare alla regia dello scatto permette di superare il ruolo di “oggetto estetico” e di scegliere cosa mostrare, come raccontarlo e quale valore dare al soggetto.

Come spesso dichiarato da Jessica Lange o Sarah Moon, dopo una vita passata sotto i riflettori “mettersi dietro alla fotocamera offre la libertà dell’anonimato.”

Ecco alcune delle figure più celebri che hanno fatto questo passo.

Lee Miller (1907–1977)

Scoperta da Edward Steichen, negli anni Venti, Lee Millerfu una delle modelle più famose d’America; trasferitasi a Parigi, divenne la compagna di Man Ray e con lui cui esplorò la tecnica della solarizzazione.
Decisa a non essere solo una modella, Lee Milleraprì un proprio studio fotografico e diventò una grande fotoreporter di guerra per Vogue durante la Seconda Guerra Mondiale, documentando la liberazione di Parigi, i campi di concentramento di Buchenwald e Dachau e scattando la sua celeberrima foto nella vasca da bagno di Hitler.

Tina Modotti (1896–1942)

Emigrata dall’Italia negli Stati Uniti, lavorò come attrice nel cinema muto di Hollywood nei primi anni Venti e posò come modella per Edward Weston. Da Weston imparò la tecnica fotografica e insieme si trasferirono in Messico.
Tina Modotti sviluppò uno proprio stile unico, fondendo l’essenzialità delle forme (fiori, architetture, oggetti) con un forte impegno sociale e politico e divenne una figura chiave della fotografia del Novecento.

Bettina Rheims (1952)

Prima di dedicarsi alla fotografia, ha lavorato per anni come modella e attrice in Francia negli anni Settanta. E’ poi diventata un’apprezzata fotografa di moda e nudo d’autore; celebre per i suoi ritratti provocatori e sensuali di attrici e modelle (da Monica Bellucci a Madonna), affronta temi legati alla femminilità, all’identità di genere e alla sessualità con una complicità tutta femminile.

Sarah Moon (1941)

Negli anni Sessanta è stata un’affermata modella di alta moda a Parigi e Londra, poi il passaggio dietro l’obiettivo. Ha iniziato fotografando le sue colleghe modelle durante le pause dei servizi fotografici; il suo stile pittorico, etereo, ha rivoluzionato la fotografia di moda, portandola a firmare famose campagne per Cacharel e il Calendario Pirelli (prima donna a scattarlo nel 1972).

Berry Berenson (1948–2001)

Sorella della celebre attrice Marisa Berenson e nipote della stilista Elsa Schiaparelli, iniziò la carriera come modella e attrice. Negli anni Settanta divenne un’affermata fotografa per testate come Life, Vogue, Glamour e Newsweek; fu tra le principali fotografe delle copertine della rivista Interview di Andy Warhol.

Helena Christensen

Protagonista delle passerelle internazionali negli anni Novanta, Helena Christensen ha affiancato la carriera di fotografa a quella di modella realizzando editoriali di moda per Elle, Marie Claire e reportage per campagne umanitarie come quelle per l’UNHCR.

Gina Lollobrigida (1927–2023)

Grande attrice del cinema, negli anni Settanta ha iniziato a dedicarsi al fotogiornalismo e ha ritratto personalità del calibro di Fidel Castro (ottenne un’intervista e fece un reportage esclusivo a Cuba), Salvador Dalí, Henry Kissinger e Audrey Hepburn, oltre a pubblicare libri fotografici d’autore.

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Highway 61 di Jessica Lange: l’atmosfera della provincia americana

Questa fotografia, Cherry Chill, fu scattata nel 2008 e premiata con il Double Exposure Award ai Lucie Awards nel 2012.
Highway 61  è la storica strada che attraversa il Minnesota, dove Jessica Lange è nata e cresciuta; Jessica ha raccontato spesso che percorrere quella strada significa per lei ritrovare le proprie radici.
La scena ritrae due ragazzi sdraiati sull’erba, sotto il sole di una giornata estiva; il grande cartello “Cherry Chill” (una popolare granita alla ciliegia) fa da quinta scenica ai due giovani che cercano un momento di ristoro al calore dell’estate.

Dall’altra parte dell’obiettivo

Prima di diventare l’attrice vincitrice di due premi Oscar, Jessica Lange ha studiato arte e fotografia all’Università del Minnesota, ma l’ha abbandonata per impegnarsi nella carriera; l’ha riscoperta negli anni novanta, quando il compagno Sam Shepard le regalò una Leica.
Da attrice Jessica Lange è stata sotto i riflettori per oltre vent’anni, diretta da registi importanti, truccata, ripresa e costantemente giudicata per il suo aspetto e la sua recitazione; quando si è messa dietro all’obiettivo ha scoperto il piacere di non essere più oggetto dello sguardo della gente e di essere colei che sceglie l’inquadratura.
Jessica Lange ha spiegato che la fotografia l’ha portata a guardare la realtà e a reagire in modo viscerale di fronte alle situazioni e ai momenti della vita quotidiana.
Jessicascatta esclusivamente su pellicola bianconero (ama la Tri-X) e stampa su carta baritata a finitura opaca per ottenere immagini dal sapore cinematografico.

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La vecchia chiesa finlandese

“Finland” fa parte dei reportage che Jessica Lange ha pubblicato ed esposto in diverse retrospettive. La scena è stata ripresa all’interno di una vecchia chiesa in Finlandia: sullo sfondo si notano le volte in pietra grezza, le panche in legno e la figura solitaria di una donna illuminata da un fascio di luce che penetra dalla finestra.
Jessica Lange ha raccontato spesso di non essere cresciuta in una famiglia religiosa, ma di avere sempre cercato la connessione spirituale col mondo; in questa fotografia l’architettura sacra non è vista come luogo di culto, ma come spazio di meditazione e silenzio.

La gestione della gamma dinamica

Qui nulla è posato: Jessica si è messa in fondo alla navata e ha atteso il momento in cui la luce ha rotto l’oscurità illuminando la donna in raccoglimento.
Uno degli aspetti tecnicamente complessi di questo scatto è stata la gestione della gamma dinamica della pellicola, tra la finestra quasi sovraesposta e il buio profondo nella zona delle panche; Jessica ha saputo sfruttare il contrasto luminoso per creare neri pieni, ma conservato la leggibilità della parete.

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La bambina e la farfalla

Sebbene Jessica Lange prediliga la fotografia di Street, i suoi progetti personali contengono anche frammenti dedicati ai familiari, in particolare ai nipoti, ed è il caso di questa bambina intenta a osservare una farfalla, in un gioco di ombre e luci.
Il fascio luminoso laterale lascia parte del volto e dello sfondo immersi in un’ombra profonda a creare un’atmosfera sospesa e suggerisce il mistero della scoperta.
La fotografia si caratterizza per la tipica grana e la consistenza della pellicola Kodak Tri-X spinta in fase di sviluppo: è un’immagine che avvicina la fotografia alla pittura.
Come spiegato dalla curatrice della mostra, Anne Morin, “la fotografia di Jessica Lange non nasce dalla volontà di costruire una messa in scena, ma dalla capacità di cogliere il momento rivelatore che si manifesta spontaneamente.”
Questa fotografia fa parte del progetto Highway 61.

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La bellezza semplice di Jessica Lange

Questo ritratto di Jessica, realizzato dal fotografo Manuel Outumuro, è stato scelto come immagine guida delle retrospettive fotografiche dell’artista, come nel caso di questa mostra, Still Image.
Manuel Outumuro non ha ritratto Jessica secondo i canoni hollywoodiani, ma nella semplicità della fotografia d’autore: l’inquadratura essenziale e luce morbida sottolineano la forza espressiva dell’attrice. La posa è naturale: il gomito appoggiato sul tavolo e la mano al collo disegnano una linea diagonale che guida lo sguardo verso il volto, mentre il sorriso appena accennato non nasce da una posa, ma esprime un momento confidenziale.
In un’era dominata dal fotoritocco digitale, questo scatto esalta la bellezza semplice di Jessica in un ritratto che rispetta la dignità del tempo che passa.
Manuel Outumuro usa qui uno sfondo scuro uniforme e un calibrato schema di illuminazione laterale che dà tridimensionalità ai volumi del viso.

La mostra Still Image
La mostra, attraverso una selezione di oltre 200 immagini, ripercorre quasi trent’anni di ricerca fotografica di Jessica Lange.
A cura di Anne Morin.
Prodotta da ARES in collaborazione con i Musei Reali di Torino.
https://museireali.beniculturali.it/
Fino al 7 febbraio 2027

Paolo Namias
Direttore editoriale delle pubblicazioni di Rodolfo Namias Editore
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