La serie “TV Shots” (1970-1972) nasce da un’intuizione al contempo pop e sovversiva: trasformare il tubo catodico in un pennello di colore puro.

©Harry Gruyaert_Magnum Photos
GUIDA ALL’IMMAGINE

Tra gli anni Settanta e Ottanta Harry Gruyaert, membro di Magnum Photos, è stato uno dei pochi fotografi europei a conferire al colore una dimensione realmente creativa, emotiva. Alcuni fotografi americani, tra cui Saul Leiter e William Eggleston, avevano già intrapreso questo percorso; le loro opere portarono Harry Gruyaert a cogliere le potenzialità espressive del colore in un momento in cui la fotografia era ancora prevalentemente celebrata in bianconero.
TV Shot: un’intuizione “sovversiva”
La celebre serie “TV Shots” (1970-1972) nasce da un’intuizione al contempo pop e sovversiva: trasformare il tubo catodico in un pennello di colore puro.
Nel 1972, mentre si trovava a Londra, Harry Gruyaert affittò uno dei primi televisori a colori e, affascinato, iniziò a manipolare i comandi dell’apparecchio: alterava la saturazione, sfalsava la sintonia cromatica e muoveva l’antenna per provocare interferenze.
Harry Fotografò poi direttamente lo schermo con pellicola Kodachrome, trasformando quiz, telegiornali e spettacoli di balletto in composizioni astratte capaci di creare un’esperienza visiva intensa.
Uno shock per i puristi di Magnum
Quando Harry mostrò questi scatti ai colleghi fotogiornalisti la reazione fu di smarrimento e di aperta ostilità. Per un’agenzia come Magnum Photos – dominata dal mito del bianconero e del “momento decisivo” di Henri Cartier-Bresson – fotografare uno schermo televisivo “modificato” era un’eresia. Cartier-Bresson stesso non la considerava neppure fotografia.
Eppure, quel lavoro venne esposto alla prestigiosa Delpire Gallery di Parigi nel 1974, consacrando Harry come un pioniere.
La fuga dal “grigiore fiammingo”
L’ossessione di Gruyaert per i colori accesi nasce da una ribellione personale. Cresciuto in Belgio all’interno di una rigorosa famiglia cattolica (suo padre cercò a lungo di ostacolarne le ambizioni artistiche), Harry ricorda la giovinezza come un mondo grigio, rigido e opprimente: il colore saturo della TV e delle strade di Parigi o Londra fu per lui una vera e propria liberazione psicologica.
Una profezia visiva
I suoi TV Shots anticiparono il dibattito contemporaneo sull’ipnosi da schermo e sulla pervasività dei media, dimostrando come la televisione stesse ridefinendo la percezione della realtà ben prima dell’avvento dell’era digitale.
La serie “TV Shots” è un corpo di lavoro ampio e articolato, sia per la mole degli scatti realizzati, sia per la varietà dei mezzi esplorati.
La serie fu scattata principalmente a Londra nel 1972, ma i primi esperimenti risalgono al 1970. Harry ha lavorato per diversi mesi davanti al televisore, scattando centinaia di fotogrammi a mano libera su pellicola Kodachrome.
La serie spazia dall’attualità drammatica all’intrattenimento più leggero: grandi eventi storici e di cronaca come le Olimpiadi di Monaco del 1972 (compresi i drammatici aggiornamenti in diretta sull’attacco terroristico agli atleti israeliani) e le missioni spaziali Apollo.
Cronaca, ma non solo, Harry fotografò anche spettacoli di varietà, serie televisive americane e britanniche, fino alla celebre soap-opera britannica Coronation Street.
La monografia di riferimento dedicata alla serie è stata pubblicata dalla casa editrice Steidl nel 2007 con testi di Jean-Philippe Toussaint e Yves Bourde e raccoglie un centinaio delle immagini più interessanti del progetto.
Quando fu mostrata per la prima volta (alla Galerie Delpire di Parigi nel 1974 e successivamente all’ICP di New York), la serie fu allestita in modo spettacolare con le foto stampate su lunghi rulli di carta fotografica alti 50 centimetri ed esposte lungo le pareti per creare un grande affresco visivo.

I Giochi di Monaco ’72 e la tragedia in diretta
Questa celebre immagine ritrae il momento dell’accensione del braciere olimpico durante i Giochi di Monaco del 1972, catturato direttamente dallo schermo di un televisore a colori a Londra.
Mentre centinaia di fotoreporter si affollavano sulle piste di Monaco di Baviera, Harry scelse di rimanere nel suo appartamento londinese e di fotografare l’evento filtrato dal tubo catodico. La sua documentazione della cerimonia d’apertura prese una piega drammatica quando la diretta televisiva virò improvvisamente sull’attacco terroristico del commando “Settembre Nero” al villaggio olimpico. Gruyaert continuò a scattare senza sosta, registrando il primo dramma globale consumato in tempo reale attraverso i mass media.
La manipolazione del televisore
Per ottenere questi colori Harry usò il televisore come uno strumento pittorico: prima di premere il pulsante di scatto della sua Leica, caricata con Kodachrome, ruotava al massimo le manopole del colore, della saturazione e del registro cromatico, muovendo al contempo l’antenna per provocare interferenze e distorsioni del segnale.
L’entusiasmo di Richard Avedon
Mentre molti fotogiornalisti faticavano a cogliere il senso di fotografare un’immagine prodotta dal televisore, Richard Avedon rimase folgorato da TV Shots e definì questo progetto una delle intuizioni visive più radicali degli anni Settanta, lodando la capacità di Gruyaert di mostrare come la televisione potesse incidere sulla percezione e le emozioni del pubblico.
Lo scontro concettuale con Henri Cartier-Bresson
Quando Harry sottopose la serie al giudizio di Magnum Photos, il lavoro scatenò accese polemiche; Henri Cartier-Bresson, baluardo del purismo del bianconero e del “momento decisivo”, stroncò il progetto considerandolo un mero plagio e una “non-fotografia”.
Ci vollero anni di discussioni e il sostegno dell’ala più progressista dell’agenzia prima che il valore innovativo di questo lavoro venisse riconosciuto, il che portò all’ammissione di Gruyaert in Magnum nel 1981.
La mostra
La mostra di CAMERA Torino rappresenta la prima grande retrospettiva in Italia dedicata a Harry Gruyaert. Costruita secondo un percorso cronologico, l’esposizione si apre con i TV Shots, un’esperienza unica di dialogo tra le prime televisioni a colori e la fotografia, e prosegue con l’evoluzione del linguaggio grafico di Gruyaert, influenzato dai numerosi viaggi. La sua ricerca artistica ha inoltre beneficiato dell’evoluzione tecnica del XX secolo, la pellicola Kodachrome e la stampa Cibachrome, fino alle possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo.
La mostra è curata da François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino.
La mostra è realizzata in collaborazione con Magnum Photos, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Rappresentanza delle Fiandre in Italia, Consolato Onorario del Regno del Belgio a Torino. Ha anche il supporto di Cegeka e il patrocinio di Ambasciata del Regno del Belgio in Italia, Regione Piemonte, Città di Torino,
Gli organizzatori ringraziano la Fondazione MAST. La radio ufficiale è Radio Monte Carlo.
L’intero articolo è pubblicato su Tutti Fotografi Novembre