Dietro la foto

Questa è una delle fotografie più iconiche e cariche di significato del ventesimo secolo: cattura il momento di euforia collettiva innescato dalla fine di un’oppressione durata quasi trent’anni e la caduta del muro, che dell’oppressione era un simbolo.
Nell’immagine di Carol Guzy vi è una figura che attrae la nostra attenzione: l’uomo in piedi sul Muro, con le braccia alzate trionfalmente in un gesto di gioia e liberazione, è diventato l’emblema visivo della fine di un’epoca. Sebbene non sia possibile identificarlo, la sua posa è universale: la vittoria della libertà sulla prigionia.
Altri berlinesi sono seduti lungo il bordo del Muro e condividono il momento con la folla immensa sottostante.
La gente si è arrampicata sulla cima del Muro mentre le guardie, sopraffatte e senza istruzioni dai loro comandanti, hanno semplicemente smesso di intervenire.
Il Muro stesso è un “muro di parole”. È stato dipinto e scarabocchiato per anni dai residenti di Berlino Ovest (e poi Est, dopo l’apertura): guardando bene è possibile leggere scritte e messaggi. Sulla sinistra si legge chiaramente “LONG LIVE DALAI LA” (Lunga vita al Dalai Lama), un graffito è particolarmente interessante: il Dalai Lama aveva appena vinto il Premio Nobel per la Pace nell’ottobre del 1989, solo un mese prima della caduta del Muro. Il messaggio riflette la tensione della gente per la libertà e per i diritti umani.
Più in basso, si leggono le parole “THIS WALL HAS” e, sotto, “BROKEN MY HEART” (questo muro mi ha spezzato il cuore): è la testimonianza del dolore che la divisione ha causato a milioni di persone.
In alto a sinistra c’è uno striscione con un lungo testo in tedesco che recita: “EINE WELT OHNE MILITÄR ES GILT DIE MILITÄRISCH BEDINGTE TEILUNG DURCH BURGERRECHTE DES WELTBURGER ZU ERSETZEN” (un mondo senza eserciti: è necessario sostituire la divisione imposta con la forza con i diritti dei cittadini del mondo).
È un messaggio chiaramente pacifista.
In primo piano, di spalle, si vedono le guardie di frontiera della DDR (Germania Est), un elemento chiave della fotografia: sono in uniforme, ma si limitano a osservare, mentre fino a poche ore prima, avevano l’ordine era di sparare contro chiunque tentasse di attraversare il Muro: è la prova visiva del crollo del regime comunista.
La foto è stata scattata da diversi fotografi, qui quella di Carol Guzy di The Washington Post, ripresa il 9 o il 10 novembre 1989. In quel fine settimana migliaia di fotografi e giornalisti si precipitarono a Berlino da tutto il mondo; molti di loro rimasero a corto di rullini e dovettero implorare l’aiuto dei colleghi.
Questa inquadratura è diventata iconica perché coglie perfettamente sia l’euforia collettiva, sia la passività delle guardie di frontiera: è la testimonianza visiva della fine della Guerra Fredda, il trionfo della democrazia e il potere del popolo che abbatte i propri oppressori.
La mostra
100 fotografie per ereditare il mondo
Mudec – Museo delle Culture
Via Tortona 56, Milano
Fino al 28 giugno